lunedì 16 settembre 2019

lo zafferano come tutto



sabato ho partecipato a una conferenza sullo zafferano.
in due ore sono passata da non saperne nulla a sapere moltissimo.

i bulbi di crocus sativus vengono piantati in estate, su un terreno che non deve far ristagnare l'acqua. a ottobre i fiori sbocciano e devono essere raccolti a mano. la fioritura è imprevedibile e dura per circa quaranta giorni.
dai fiori devono essere tolti i pistilli, a mano, che devono venire essicati a bassa temperatura il giorno stesso della raccolta. la produzione di un grammo di zafferano richiede i pistilli di 150 fiori e un'ora di manodopera (che in italia, nel settore agricolo, costa circa 18 euro l'ora - tasse incluse). è per questo che lo zafferano italiano di alta qualità (all red) costa anche 25 euro al grammo.
se al supermercato troviamo un grammo di zafferano a 4 euro è perché è zafferano iraniano di bassa qualità, che per costare così poco viene "tagliato" con la curcuma (o altro) e viene coltivato sfruttando la manodopera.
le caratteristiche dello zafferano che vengono valutate per stabilirne la qualità sono: il potere amaricante (dato dalla pirocrocina), il potere colorante (dato dalla crocina), e il potere odoroso (dato dal safranale, un olio essenziale molto volatile).

tutti i relatori lamentavano che la gente non sa nulla di zafferano, non sa nemmeno quale sia l'origine di questa spezia, e per fare il risotto acquista lo zafferano di marca "tre cuochi" che è di qualità infima e se fosse per loro non sarebbe nemmeno da considerarsi zafferano.
tra l'altro, la gente, che non capisce una mazza, chiama risotto alla milanese del semplice riso allo zafferano, mentre il risotto alla milanese è quello con il midollo.

tutto questo ci è stato spiegato con delle slide piene di errori: puntini di sospensione in quantità, spazi mancanti, spazi in eccesso, refusi, parole scritte attaccate tra loro.
così, mentre loro si lamentavano che io non sapessi niente di zafferano, io mi lamentavo della totale mancanza di correttezza formale del loro italiano.

ognuno ha un ambito di competenza, non possiamo sapere tutto, e probabilmente la specie umana è così evoluta perché ognuno si è specializzato in qualcosa permettendo al suo ambito di raggiungere sempre maggiori traguardi per migliorare le condizioni di tutti.
sono contenta di saperne di più sullo zafferano, che è una spezia che amo molto, soprattutto nei dolci. ma quella per la coltivazione dello zafferano in italia non è una battaglia che mi interessa combattere.

anche se i biscotti allo zafferanno che ci hanno fatto assaggiare alla fine (forse per premiarci di aver ascoltato le loro lamentele per due ore senza protestare) erano buonissimi, e quasi quasi la prossima estate due bulbi di crocus sativus me li pianto :)

martedì 10 settembre 2019

semi di girasole



per produrre grandi teoremi, il matematico ha bisogno di mangiare. non roba qualunque, ma quantità industriali di caramelle gommose e rotelle di liquirizia.
per non farlo morire precocemente di diabete ho cercato di aiutarlo a sostituire (almeno in parte) lo zucchero con qualcosa di più sano: frutta secca, barrette energetiche, frutta fresca.
ogni tentativo è stato vano: non c'è niente che produce più teoremi di un sacchetto di rotelle di liquirizia al giorno.

fino a che ha provato i semi di girasole - tostati, non salati. i semi di girasole tostati non salati hanno tutti i pregi del mondo, sono piccoli, sono ricchi di fibre, sono perfetti.
per qualche mese, quindi, grandi quantità di semi di girasole tostati non salati hanno prodotto grandi quantità di teoremi fino a che... il dramma.

nel supermercato in cui andiamo di solito hanno smesso di venderli.
panico.
settimana dopo settimana guardavamo speranzosi lo scaffale ma nulla. ha provato la versione salata, ma era troppo salata. la versione non tostata, ma era troppo non tostata.
abbiamo iniziato a settacciare come drogati tutti i supermercati della città, ma dei semi di girasole - tostati non salati - nemmeno l'ombra.

ho chiesto alle mie sorelle di provare a cercarli nei supermercati delle loro città, e ho iniziato a collezionare su whatsapp foto di semi di girasole: biologici, decorticati, salati, non tostati di tutte le marche prodotte in italia.

fino a che, oggi, ho tentato l'ultima spiaggia: l'enorme ipermercato del centro commerciale.
ho dovuto fare il giro di ogni corsia due volte, incluse le corsie coi prodotti per neonati, quella per cani e gatti e quella per il giardinaggio. e alla fine li ho trovati: i semi di girasole tostati non salati erano lì, vicino ai ceci e alle lenticchie. ne ho prese nove confezioni - su dieci - perché mi pareva brutto non lasciare almeno una dose per altri drogati.

quando il matematico ha visto la scorta, ha affermato "fino a domani dovrebbero bastare".

lunedì 9 settembre 2019

99



oggi, 9/9/19 mia nonna avrebe compiuto 99 anni.
ieri, con tutta la famiglia, abbiamo festeggiato questo suo compleanno immaginario sfondadoci di cibo, nella casa che è stata sua. anche nel giorno del suo funerale abbiamo mangiato insieme, perché ci aveva sempre raccomandato di fare di quel giorno una festa.
probabilmente di mio nipote avrebbe detto "ti as il diaul in tala pansa" (non so come si scriva, ma significa hai il diavolo in pancia).
non so cosa avrebbe detto di mia sorella, che ora non ha più il diavolo in pancia come quand'era piccola, ma un bambino.
non riesco nemmeno a immaginare cosa avrebbe detto a me. ma credo che tutti noi, incasinati e smarriti come siamo nelle nostre vite, avremmo bisogno della sua presenza e del suo affetto.

venerdì 6 settembre 2019

cosa ho imparato dai capelli a zero


  1. toccarli è una sensazione fantastica, passerei minuti interi ad accarezzarmi i capelli
  2. si sente il vento.
    quando hai i capelli lunghi, il vento tra i capelli è più o meno sinonimo di frustate in faccia. quando li hai quasi a zero, il vento è una carezza lievissima - soprattutto sulle tempie - che fa venire una leggerissima e piacevolissima pelle d'oca. è una sensazione che non ho mai provato prima, e non so se la sento così amplificata solo perché non ci sono abituata o se sarà così sempre
  3. con un taglio di capelli così estremo mi sento libera, forte, in controllo
  4. con un taglio di capelli così estremo mi sento (allo stesso tempo - e contraddittoriamente rispetto a quanto scritto al punto tre) a disagio. in alcune situazioni, vorrei quasi chiedere scusa. ieri, per esempio, ho mandato un cv (per la prima volta da quando mi sono tagliata i capelli), e oltre a sentirmi in dovere di cambiare la foto, mi sono sentita svantaggiata. ho l'impressione che dal punto di vista culturale non sia affatto accettato che le donne portino tagli di capelli così poco femminili. e pur scagliandomi con forza contro queste rigidità culturali, so per certo che coi capelli lunghi avrei più possibilità di essere presa in considerazione.

giovedì 5 settembre 2019

cose di corsa


dopo una pausa di quasi due mesi, da due giorni ho ripreso a correre.
tre anni fa, in questo periodo, mi allenavo per la maratona. correvo per 20-25-30 chilometri consecutivi. ascoltavo audiolibri e andavo, spedita. la cintura dei pantaloni non aveva abbastanza buchi per stringere e meditavo di aggiungerne uno. mi spaccavo di addominali almeno tre volte a settimana. avevo gambe e fiato. una pancia piatta e tonica invidiabile.
stamattina sono riuscita a correre per dodici minuti. non consecutivi. a una velocità inferiore a quella con cui correvo la mezza maratona.
sembra deprimente? lo è. molto. anche perché la cintura non mi serve più, i pantaloni non mi vanno larghi ma stretti, mi è venuta la panza.

in questi anni ho imparato a mettere le cose in prospettiva. non molto tempo fa, di fronte a una situazione del genere, mi sarei disperata. mi sarei detta che faccio schifo, sono una frana, butto tutto all'aria, sono una scansafatiche.
ora, semplicemente, prendo atto del fatto che le mie priorità sono cambiate. che non mi interessa correre una maratona, non mi serve avere gli addominali scolpiti. so che ricominciando ad allenarmi con costanza non sarà difficile tornare a correre per un'ora.

ho imparato a prendermi la responsabilità delle mie azioni. se sono ingrassata e meno in forma non è colpa dell'estate troppo calda. è colpa mia: mi sono impigrita, ho mangiato un mucchio di dolci.
non ho il controllo sulle stagioni ma ho il controllo su ciò che mangio, su quanto mi muovo.
non posso cambiare le cose che succedono, ma posso cambiare il mio modo di reagire alle cose.

mercoledì 4 settembre 2019

la storia di iride




il matematico ha una nuova bici. dopo aver sopportato per anni le bizze del servizio di bike sharing, che metà delle volte non funziona e l'altra metà l'ha costretto a tornare a piedi per mancanza di veicoli, il matematico si è arreso a farsi prestare una bici dai suoi zii. sono entrambi over 80 e non usavano quella bici da oltre 20 anni o forse 40. quando il matematico ha visto la carcassa che gli volevano rifilare, avrebbe voluto lasciargliela lì: un rottome tutto impolverato, con le ruote sgonfie, i raggi mezzi rotti, la sella scucita, i freni andati. l'ha portata a casa per non offenderli e subito ha cercato online dove fosse la discarica per liberarsene. tuttavia, in un impeto di ecologismo e responsabilità, ha portato la carcassa dal biciclettaio per sapere quanto gli sarebbe costato rimetterla a nuovo. il bicilettaio si è illuminato. "una iride" ha detto. "dove l'hai trovata! è una bici da collezione. dovrai usare un bel catenaccio per non fartela rubare. faccio questo lavoro da decine di anni ma non ho mai visto una bici così bella. è una piuma". così per la modica cifra di 170 euro - catenaccio incluso - il matematico pedala una iride. credo sia una bella metafora di qualcosa.

martedì 3 settembre 2019

dove come quando perché ho deciso di tagliarmi i capelli a zero (o quasi)

è da mesi che ci penso, che continuo a rimuginare e aggiungere motivazioni.
  1. la prima, la più ovvia, è che ha fatto caldo, molto caldo, troppo caldo, e liberarmi di tutta la cofana di capelli mi è sembrata da subito un'ottima strategia per sentire meno caldo. (con un grandissimo tempismo sto per tagliarmi i capelli a zero a tre giorni dal ritorno dell'inverno, ma vabbè. ognuno ha i suoi tempi di maturazione)
  2. è un progetto artistico - assolutamente cazzaro e senza vere pretese artistiche. voglio mostrare il passare del tempo, diventare una sorta di clessidra umana. dopo essermeli rasati, non taglierò più i capelli fino a quando il romanzo che ho scritto quest'estate non sarà pubblicato. sarà una misura dell'attesa. il nome del progetto è: #mostronondico, che da un lato riprende la regola base della scrittura creativa "show don't tell" e dall'altro mi ricorda che probabilmente con i capelli a zero sembrerò un mostro (consapevolezza prima di tutto :) )
  3. è una presa di posizione personale. un modo per ricordarmi che non ho bisogno dell'approvazione di nessuno. non ho bisogno di essere femminile e carina per nessuno. non ho bisogno di chiedere il permesso a nessuno. (e probabilmente nemmeno tu)
per passare dal pensiero all'azione, non sapevo se andare da una parrucchiera, se tentare di fare da me col rasoio del matematico (per poi andare da una parrucchiera). ho provato a coinvolgere mia sorella più piccola, ero tentata di chiedere alla mia amica image coach di aiutarmi.
alla fine mi sono infilata nel salone più vicino a casa - lo stesso in cui ero andata l'ultima volta - e ho chiesto i capelli a zero. quasi a zero. la parrucchiera voleva farmi un ciuffo più lungo davanti, ma no.
alla fine non sono proprio a zero ma a 4 millimetri.
quando mi specchio mi sento molto eleven di stranger things, con il triplo degli anni



lunedì 2 settembre 2019

cosa ho fatto - e non fatto - negli ultimi tre mesi

se siete rimasti in italia quest'estate non vi sarà sfuggito che ha fatto caldo. molto caldo. troppo caldo.
a me questo caldo ha tolto la forza di vivere, l'ha prosciugata.

in questi mesi ho:

  • spento il forno: niente più pizze, crostate, biscotti
  • smesso di correre
  • mangiato gelati, merendine, brioche, biscotti, pasticcini... per consolarmi
  • messo su panza: non mi si chiudono più le braghe
  • fallito due colloqui di lavoro
  • ricominciato ad ascoltare audiolibri
  • scritto un romanzo (tra la sala studio della biblioteca e decine di bar in cui ho bevuto decine di caffè e mangiato decine di brioche, biscotti, pasticcini per consolarmi)
  • saputo che molte donne in età fertile che conosco sono incinte
  • trascorso quattro giorni al mare
  • smesso di lavorare da casa
  • deciso di rasarmi i capelli a zero - o quasi

domenica 9 giugno 2019

le piccole virtù lette di notte


durante la notte dei lettori, c'è un evento in cui i lettori hanno 5 minuti per parlare di un libro.
mi piace ascoltare i 5 minuti degli altri, scoprire nuovi aiutori o intravedere nuovi punti di vista su titoli che già conoscono.
ieri sera una signora ha letto l'incipit di "una notte d'inverno un viaggiatore", un libro che ho detestato per quella seconda persona singolare così invadente e sfacciata. 
un'altra ci ha letto qualcosa di fois perché a lei piace la letteratura sarda, che ha iniziato a conoscere grazie a michela murgia. 
un signore molto erudito ha parlato del tempo e consigliato libri su questo tema.
poi uno dei librai mi si è avvicinato e mi ha chiesto se volessi avere anch'io 5 minuti.
presa alla sprovvista i miei neuroni hanno iniziato a rimbalzare come palline da flipper impazzite da un titolo all'altro.
alla fine ho scelto un libro sicuro, solido, una di quelle letture eterne, che non esaurisce la sua forza nel breve periodo ma continua a scavare, e a sprigionare nuova energia a ogni rilettura.
non sono una che rilegge. rileggere mi delude sempre. i libri che ho amato un periodo della mia vita, riletti in un altro diventano armi spuntate, giocattoli rotti.
"le piccole virtù" di natalia ginzbug no.
è questo che ho provato a dire, confusamente, nei miei 5 minuti. leggendo la prima pagina del saggio che dà il titolo alla raccolta, e leggendo poi un pezzetto dell'intimo e struggente omaggio a pavese da "ritratto di un amico".

in realtà di quel libro avrei voluto dire altro: avrei voluto dire che nei libri, di solito, si cerca di empatizzare con i personaggi, di capire le loro motivazioni, le loro scelte, le loro contraddizioni. a volte questo lavoro riesce più facile, perché magari un personaggio somiglia a noi, si trova ad affrontare situazioni e dilemmi simili ai nostri. a volte è più difficile perché il protagonista ci è antipatico, è mosso da valori che non condividiamo. ma sempre, per quanto ci sentiamo vicini ai personaggi, sappiamo di essere altro da loro, di vivere un altro tempo, un'altra realtà, di essere circondati da persone diverse.
con "le piccole virtù" non riesco ad avere questo distacco. l'incipit di "lei e lui" e di "il mio mestiere" generano in me una totale identificazione al punto che tra me e ciò che leggo non c'è alcuna distanza. quelle parole sono le mie parole, quell'io narrante sono io.
"il mio mestiere è scrivere e io lo so bene e da molto tempo".
"Lui ha un grande senso dell'orientamento; io nessuno. Nelle città straniere, dopo un giorno, lui si muove leggero come una farfalla. Io mi sperdo nella mia propria città; devo chiedere indicazioni per ritornare alla mia propria casa."

poi ho pensato che mi sarei esposta troppo con questo discorso e ho lasciato perdere, ripiegato in fretta e furia su questioni più universali. ma l'ho fatto con una stupida voce tremante. ancora più agitata che per la presentazione del mio stesso libro.

venerdì 7 giugno 2019

professione libraia

se c'è un lavoro che mi piacerebbe fare è quello di libraia.
stare in mezzo ai libri mi rilassa, parlare di libri mi entusiasma, leggere libri mi appassiona, consigliare libri mi diverte.
oggi, ho avuto la possibilità di diventare libraia per un'ora.
la città di u ha qualche difetto, secondo il matematico è un posto noioso, in cui non c'è niente da fare, non c'è neanche un cinema in imax. però la città di u è anche la città che in italia ha più librerie per numero di abitanti e oggi e domani c'è la notte dei lettori.
la notte dei lettori è una manifestazione bellissima, in cui protagonisti diventano - appunto - i lettori. ci sono cacce al tesoro, dibattiti, incontri.
l'ora da libraia è volata, ho spostato libri, consigliato libri, parlato di chi entrerà nella cinquina dello strega e speculato sul probabile vincitore.
e quell'ora da libraia è volata, al punto che quando ho saputo che cercano personale per il periodo estivo e la vendita dei libri scolastici sono stata tentata di propormi.
e ci sto ancora pensando seriamente.

alla fine, per ringraziarmi della mia ora da libraia, mi hanno regalato questo libro:


giovedì 30 maggio 2019

professione procrastrinazione



se c'è una cosa in cui sono bravissima è procrastinare: spostare altrove - in una vita parallela, probabilmente - le cose che non ho voglia di fare.

sono così brava a procrastinare che mentre lo faccio ascolto audiolibri sulla procrastinazione, leggo articoli sulla procrastinazione, guardo video sulla procrastinazione.
se esistesse un corso di laurea in procrastinazione non solo avrei un dottorato, sarei il professore più stimato della materia.
conosco tutti i tipi di procrastinazione, le ragioni ancestrali e non che portano a procrastinare, e anche tutti i metodi per evitarla - in ordine di efficacia - in base al segno zodiacale, all'enneagramma, al gruppo sanguigno, al tipo di dieta.

potrei scrivere diversi saggi sulla procrastinazione: la procrastinazione intelligente, è facile procrastinare se sai come farlo, cinquanta sfumature di procrastinazione. sarebbero tutti dei bestseller internazionali.

ho elaborato delle tecniche di procrastinazione così efficaci che mentre procrastino mi sembra persino di fare delle cose indispensabili. svuotare la lavatrice, stendere, rifare il letto, passare l'aspirapolvere. tutte cose che detesto e che improvvisamente diventano irrinunciabili, fantastiche rispetto alla cosa che evito di fare.

la cosa che evito di fare in assoluto è scrivere un nuovo romanzo. all'inizio avevo la scusa di non avere un'idea forte, una protagonista convincente, una storia che valesse la pena di essere raccontata e che mi motivasse a scrivere. ho passato così tanto tempo a trastullarmi con questa scusa che a suon di pensarci alla fine un'idea è arrivata. mesi fa. e ho buttato giù una sinossi, scritto una scaletta, stabilito gli snodi narrativi principali, fatto un elenco di scene, delle schede personaggio con le motivazioni interne ed esterne. ho persino scritto alcune pagine.

ho tutto quello di cui ho bisogno per imbarcarmi in questa nuova impresa, sono molto più equipaggiata di quanto fossi quando ho iniziato a scrivere uno qualsiasi dei miei libri precedenti.

e invece niente. ho solo una paura fottuta di scrivere davvero questo libro. e quindi procrastino.
anche scrivere questo post mi ha aiutata a spostare un po' più avanti il momento in cui inizierò a scrivere il mio prossimo romanzo.

mercoledì 29 maggio 2019

l'epilogo del magico potere del riordino

dopo un inizio energico ed entusiasmante, il mio riordino ha subito una battuta d'arresto.
il senso di smarrimento e sopraffazione che ho provato davanti a tutti i miei libri cartacei mi ha completamente scoraggiata. e sono solo libri acquistati tra il 2000 e il 2010, anno in cui mi sono convertita al digitale.
all'inizio ero certa di poterli dare via tutti senza rimpianti. ma prendendoli in mano uno a uno non me la sono più sentita. e a quel punto è come se mi fossi arresa.
tanta soddisfazione e autostima dà riuscire a riordinare, tanto malumore e sfiducia si ottiene rinunciando.
in questi giorni di non riordino mi sono limitata a tenere fede ai due o tre paletti di ordine che ho conquistato nei giorni scorsi: rifare il letto ogni mattina, tenere il tavolo abbastanza sgombro, non lasciare troppo disordine in giro.
a parte rifare il letto, mi rendo conto che gli altri due non sono compiti ben definiti: cosa vuol dire abbastanza sgobro e non troppo disordine? non lo so nemmeno io.

lunedì 27 maggio 2019

"il magico potere del riordino" giorno 8

a casa dei miei ho più roba che a casa mia.
piena di entusiasmo ho affrontato i vestiti, e ne è uscito un sacco per la raccolta indumenti usati della caritas e una borsa di roba che ho ancora voglia di mettere. (marie kondo la sa lunga, ti fa iniziare dai vestiti perché sono la cosa più facile.)
poi è stata la volta dei libri. ho aperto tre vecchi scatoloni e preso in mano ogni libro. ho sfogliato di tutto. libri letti e non letti, acquistati e regalati, belli e brutti. ho trovato biglietti, dediche, foto, post it, sottolineature, pagine con le orecchie, segnalibri. ho tirato giù anche tutti i manuali di scrittura che avevo su uno scaffale. poi... ho rimesso tutto nelle scatole e lasciato perdere.
o do via tutto, o tengo tutto. se tengo un libro, per lo stesso motivo ne devo tenere altri 10, e poi 100 e poi finisce che posso darne via solo una piccola parte.
ho quindi affrontato un cassetto di documenti, per lo più estratti conto. per la maggior parte ancora chiusi. ho aperto ogni busta, e poi tolto da ogni busta la malefica finestrella di plastica, per poter buttare anche le buste insieme alla carta da riciclare.

insomma, questo riordino non è venuto un gran che bene. ho lasciato la stanza più in disordine di come l'avevo trovata. e quella montagna di libri è davvero inaffrontabile.

domenica 26 maggio 2019

"il magico potere del riordino" - giorno 7

se marie kondo mi vedesse scuoterebbe il capo per la disperazione. non sto seguendo nessuno dei suoi consigli di riordino. sto facendo tutto a caso, senza criterio, senza premeditazione. in base al tempo (inteso sia come disponibilità di ore, sia come tempo atmosferico) e all'umore del giorno.

stamattina ho pulito il portafoglio e buttato tra le altre cose:

  • una tessera bancomat, 
  • una tessera per le fotocopie di una copisteria di vienna, 
  • un badge aziendale, 
  • una tessera feltrinelli, 
  • la tessera dell'università. 

roba scaduta rispettivamente da 2, 3, 9, 10, 13 anni.

nel pomeriggio ho pulito approfonditamente il bagno (infierendo sul calcare con un vecchio spazzolino da denti) e il mobiletto sopra il lavandino.

non so cosa sto facendo, non so come lo sto facendo, non so perché lo sto facendo, ma mi ci sto mettendo d'impegno perché mi fa stare bene e sento di averne bisogno.
anche oggi ho rifatto il letto.
domani è il grande giorno in cui sistemerò la mia roba rimasta a casa dei miei genitori.

sto cercando di capire cosa fare dei miei libri. saranno almeno 100-150 quelli di cui credo vorrò liberarmi. da un lato vorrei darli via tutti in blocco, c'è qui in zona una cosa che si chiama banco lib(e)ro in cui chiunque può lasciare o prendere qualunque libro.
dall'altro penso che venderli per raggranellare qualche euro non sarebbe una cattiva idea. però il pensiero di spedirli uno per uno con piego di libri mi fa desistere. qui non c'è un libraccio, non sono libri recenti, e insomma, non so bene come fare. staremo a vedere.

sabato 25 maggio 2019

"il magico potere del riordino" giorno 6

nel giorno di riordino numero 6 ho sistemato il "cassetto dei dolci", buttato un po' di fogli di appunti inutili che tenevo sulla scrivania, fatto il trattamento "cura lavatrice" che rimandavo da mesi e desiderato che anche il matematico inizi il suo percorso di riordino.

il problema del riordino di una casa in cui vivono due persone è che se entrambi erano sciatti e una improvvisamente impazzisce e diventa una marie kondo, l'altro ha il diritto di rimanere sciatto.
non posso pretendere che il matematico svuoti il suo armadio e butti le camicie con i colletti lisi, i jeans logori, i pigiami in cui l'elastico ha ceduto, i calzini bucati, e rimetta tutto a posto.
è una cosa che vorrei tantissimo facesse, perché così non starebbe a rovistare nell'armadio in cerca di un paio di calzini con più tessuto che tallone esposto, in cerca della fascia per correre, in cerca di quella maglietta che chissà dov'è finita, ero convinto fosse in questo cassetto.

e ovviamente potrei prendere in mano la situazione e decidere io per lui cosa tenere, cosa buttare e dove mettere quello che resta. ma il riordino per conto terzi è vietatissimo, proprio perché sistemare le proprie cose è un percorso emotivo, è più una questione personale e interiorie, che una questione di ordine esteriore. per questo non è giusto mettere le mani nelle cose degli altri.

poi certo, oltre ai vestiti ci sarebbe l'armadio della vergogna del matematico da sistemare. ma essendo il mio ancora chiuso nel suo casino, non posso certo pretendere da lui una cosa che io stessa non ho voglia di fare.

venerdì 24 maggio 2019

"il magico potere del riordino" giorno 5

nemmeno oggi ho fatto alcun progresso, diciamo che sto consolidando le basi. anche oggi ho rifatto il letto e ho tenuto un po' più in ordine il tavolo e il divano (in pratica uso il divano come una scrivania tengo penne, cavi e cavetti, libri, biglietti da visita, quaderni)
in compenso mi sono comprata dei nuovi vestiti. tre magliette azzurre (non ne ho mai abbastanza) e un paio di jeans. niente di che.

visto che sono alla ricerca di un riordino generale della mia vita ho fatto un po' di pulizia digitale:
* ho fatto log out da fb sul pc di casa e sullo smartphone - con facebook lavoro per cui ora mi trovo a scrollare il feed di fb solo durante le ore di lavoro (non sono sicura sia una gran conquista)
* ho impostato una nuova password di facebook molto lunga (e quindi piuttosto dissuasiva almeno da cellulare) ed è un'intera frase che mi ricorda quale sia la mia priorità (spoiler: non è perdere tempo su facebook)
* ho disinstallato - per la milionesima volta - tutti i giochini dallo smartphone. cosa che non mi impedisce di giocare da pc, ma non si può essere perfetti. vediamo quanto duro. quella dei giochini sullo smartphone è una delle mie tecniche di procrastinazione preferite

da un lato ho l'impressione di mettere troppa carne al fuoco cercando di essere più ordinata su così tanti fronti contemporaneamente, dall'altro il contagio da un'area di ordine all'altra mi sembra quasi naturale, o comunque necessario.
spero di continuare a tenermi motivata e di trovare un nuovo equilibrio, di passare dal casino cosmico e opprimente in cui vivevo a una situazione di maggiore ordine e pulizia.

giovedì 23 maggio 2019

"il magico potere del riordino" - giorno 4

nemmeno nel quarto giorno ho riordinato alcunché. avrei potuto affrontare l'armadietto del bagno, o radunare l'arsenale di detersivi lasciatici in eredità dall'inquilino precedente. invece ho preferito attenermi al piano "aspetto di aver sistemato vestiti e libri a casa dei miei".
nel frattempo mi sono resa conto che non sono più capace di trovare i vestiti che cerco, ora che sono in ordine: piegati "alla marie kondo" sono diventati indistinguibili.
mi sono anche accorta che avere i vestiti in ordine mi motiva a tenere in ordine, per contagio, anche altre cose.
per esempio ho iniziato a rifare il letto.
non so voi, ma io ho sempre pensato che farsi il letto fosse una perdita di tempo: tanto la sera ti ci devi ficcare dentro di nuovo e si incasina tutto ugualmente, per cui rifare il letto non è mai stata una priorità. fino a che non è iniziato questo nuovo corso della mia vita (tre giorni fa, e chissà per quanto dura), in cui sento il bisogno di ordine.
dopo aver ascoltato l'audiolibro del "magico potere del riordino" ho ascoltato "rifatti il letto". non è un gran che interessante, e in effetti l'unico consiglio utile che ho trovato è già nel titolo.
in sostanza rifare il letto al mattino ti dà l'idea di aver compiuto qualcosa, e la sera, anche se la giornata è andata tutta a rotoli, quando torni a dormire e vedi il letto rifatto hai comunque un piccolo moto d'orgoglio e senti che tutto sommato qualcosa di buono hai portato a termine.

mercoledì 22 maggio 2019

"il magico potere del riordino" - giorno 3

nel giorno tre non ho riordinato niente e so che marie kondo non sarebbe fiera di me.
il magico potere del riordino, secondo marie, sta nel sistemare "tutto in una volta". l'approccio soft di un po' alla volta, non sortisce lo stesso effetto. a suo dire il magico potere si manifesta solo se il riordino non si protrae a lungo nel tempo ma viene concentrato. credo che tutto sommato abbia senso, sia perché si sfrutta quello che in inglese chiamano "momentum", in italiano credo tradurrei con inerzia, sia perché interrompersi rischia di generare procrastinazione.
lo dice una che ha un master in procrastinazione e cattiva gestione del tempo.

nel giorno tre mi sono anche resa conto di non aver messo a posto le scarpe. ma ne ho pochissime paia, per cui non dovrebbe essere un gran lavoro.

nel giorno tre ho guardato l'armadio della vergogna, consapevole che sarà inevitabile affrontarlo se voglio proseguire nel mio riordino.
l'armadio della vergogna è il posto in cui butto dentro cose a caso. dall'estratto conto alle bomboniere, dal porta torta ingombrante ai pettorali delle corse cui ho partecipato.
l'armadio della vergogna è un gran casino. ma non è poi così grande e in fondo non contiene chissà quali mostri.
il vero mostro è la scatola della vergogna: lo scatolone che non ho mai disfatto dopo il trasloco di tre anni fa. ci sono dentro libri e quaderni dei vari corsi di tedesco, candele, pupazzi e chissà cos'altro. ogni tanto lo apro e ci rovisto dentro, per poi rimetterlo al suo posto.
non me la sento di affrontare né l'armadio né la scatola.
prima ho intenzione di affrontare vestiti e libri che ho a casa dei miei.

state vedendo anche voi con quale maestria spargo procrastinazione? non sistemo l'armadio qui perché prima devo sistemare altri vestiti e libri. giustissimo no? lo dice marie kondo che prima bisogna sistemare i vestiti, poi i libri, poi le carte e gli oggetti misti.
così, mentre attendo di andare dai miei a svolgere il mio dovere di riordinatrice della mia vita, del mio casino e dell'universo, l'armadio, da piccolo e gestibile, diventerà enorme e impossibile.

quello che ho imparato della procrastinazione è la sua natura di lente di ingrandimento, la sua capacità di trasformare una piccola incombenza un po' noiosa in una montagna insormontabile, che diventa sempre più grande e impossibile da affrontare.

martedì 21 maggio 2019

"il magico potere del riordino" - giorno 2

già il giorno due mi sono discostata dalle indicazioni della preziosa marie kondo. la sua idea è che la casa vada riordinata seguendo questo ordine: vestiti, libri, carte, oggetti vari, ricordi.
a suo parere riordinare per stanze: camera, cucina, bagno... non ha senso perché solitamente in casa le cose sono sparpagliate in più stanze e quindi in ogni stanza si avrà l'impressione di cominciare a riordinare da capo.
nel giorno due però non ho riordinato i libri per il semplice fatto che tutti i miei libri cartacei sono nella mia stanza di adolescente a casa dei miei genitori, qui ho solo centinaia di ebook divisi in tre cartelle del kinde: letto, comprato, roba da self. con il kobo prendo solo libri in prestito da MLOL.

nel giorno due ho riordinato la biancheria per la casa (lenzuola e asciugamani) e la cucina. è stato molto veloce per due ragioni: 
  • siamo qui da appena tre anni, per cui non abbiamo avuto abbastanza tempo per incasinare e accumulare troppo 
  • la cucina è minuscola, per cui non c'è mai stato spazio per l'inessenziale o per quelle che marie kondo chiama "scorte". (avendo fatto la spesa a piedi per 10 anni, e dovendo quindi portare a casa tutto a braccia, questa passione per le scorte non mi è mai venuta)
la cosa che mi ha dato più soddisfazione sono stati i cassetti in cui tengo le posate, gli strofinacci e roba del genere. erano ingestibili, e vergognosamente sporchi. ma in pochissimo tempo (togliendo - pulendo - rimettendo tutto in modo più ordinato e ragionato) il risultato è stato eccellente. io mi sento benissimo e lo strisciante senso di colpa per "tutto il casino" si sta lentamente dissolvendo.

ah, dimenticavo, nel giorno due - grazie al geniale consiglio di bean - ho anche lavato il costume che ho usato l'estate scorsa e che giaceva sul fondo del cesto della roba sporca. 

lunedì 20 maggio 2019

"il magico potere del riordino" - giorno 1

come consigliato da marie kondo, ho iniziato a sistemare a partire dai vestiti.
marie dice di prendere tutti i vestiti, gli unici esclusi sono quelli in lavatrice, ammucchiarli sul pavimento (io li ho messi sul letto), prendere in mano un capo alla volta, e decidere se è il caso di tenerlo o di liberarsene. lei dice di sentire le vibrazioni che trasmette e buttare tutto quello che non trasmette gioia.
sembra un concetto piuttosto fuffoso e cretino detto così, la verità è che prendendo in mano un vestito ci si ricorda dove e quando è stato preso, in quale occasione è stato indossato e sono quei ricordi ad attribuire al vestito positività o meno. io per esempio ho sentito molta "negatività" quando mi sono arrivati in mano i pantaloni e le magliette con cui lavoravo a vienna in gelateria. inutile dire che non ho mai più indossato quella roba e che me ne sono liberata con sollievo.
contrariamente a quanto suggerisce marie kondo, io ho deciso di non buttare niente nell'immondizia e di portare le cose che non uso in un punto vendita HM che ne farà riuso tessile o rivenderà in negozi dell'usato in cambio di un buono da 5 euro per ogni sacco di roba.

nonostante non curi particolarmente il mio abbigliamento e non ami fare shopping, ho riempito quattro borse di abiti che non indossavo da tempo, che non mi piacevano più, che erano macchiati, rovinati, bucati.

questo processo di selezione mi ha trasmesso molta energia, mi ha fatto sentire bene.
mettendo nelle borse le cose che sento non appartenermi più, mi sono liberata del passato, della me stessa che indossava quella roba e magari era più infantile, meno felice, o semplicemente più giovane.

ho evitato per anni marie kondo e il suo libro perché non sentivo di averne bisogno o forse più semplicemente sentivo che non era il momento giusto.
oggi, nel mio primo giorno di riordino, posso dire che mi è molto chiaro quale sia il "magico potere" di cui si parla nel titolo, e che prima di affrontare la questione pensavo fosse solo una trovata di marketing.

riordinare è un lavoro che ha una grossa componente emotiva, che ti costringe a fermarti e a riflettere su situazioni, persone, eventi passati cui magari non pensavi da tempo. che ti mette davanti a quello che sei stato, a quello che sei e che ti costringe a interrogarti su chi vuoi essere nel futuro: vorrò mettere questa cosa?
il fatto di doversi ripetere questa domanda decine di volte con in mano capi nuovi, vecchi, vecchissimi, regalati, usati tantissimo o per nulla, ha a che fare non tanto o non solo con quella maglietta o con quel paio di pantaloni ma con l'immagine che abbiamo di noi stessi e che vogliamo trasmettere agli altri.

fine delle trasmissioni dal primo giorno di riordino.

domenica 19 maggio 2019

"il magico potere del riordino" premessa



ho sviluppato uno stile di vita minimalista in adolescenza.
sono state due, le letture che hanno confermato in me questa predilezione: 
* "il vangelo secondo larry"  di janet tashjian
* la frase "più cose possediamo più preoccupazioni abbiamo" che - se la memoria non mi inganna - dovrebbe essere presa da un romanzo di dominique lapierre. forse "la città della gioia" ma non ci metterei la mano sul fuoco.

"il vangelo secondo larry" è un romanzo per ragazzi che ho letto attorno ai vent'anni. il protagonista è un ragazzino che sceglie di vivere con 70 oggetti in tutto, abiti e materiale scolastico inclusi. ogni volta che un nuovo oggetto tenta di entrare nella sua vita, deve scegliere di cosa liberarsi per accoglierlo. oppure può decidere che quel nuovo oggetto non gli serve e quindi restare così com'è. è solo una storia inventata piuttosto irrealistica, ma è entrata prepotentemente nel mio modo di percepire il rapporto con le cose, rendendomi consapevole di quale approccio volessi conservare e che viene riassunto molto bene nella frase "più cose possediamo più preoccupazioni abbiamo".

per quanto mi riguarda gli oggetti occupano spazio - fisico e mentale - inquinano, per la maggior parte danno una gioia limitatissima che non ne giustifica l'acquisto e spesso non hanno nemmeno utilità. ci illudiamo che ce l'abbiano, che non potremo fare a meno di quella cosa fantastica, per poi usarla per un paio di settimane e infine mai più.
è per questo che acquisto pochissime cose, che leggo solo in ebook o libri presi in biblioteca, che non stampo foto né mail, che mi libero facilmente delle cose, che non accetto di buongrado i regali (nel 90% dei casi sono cose che non mi sarei mai comprata, che non mi sono utili, che non mi piacciono, che non mi interessano, che dimostrano che la persona che mi ha fatto quel regalo non mi conosce).

tre anni fa, in occasione dell'ultimo trasloco (vienna - città di u), mi sono liberata di moltissima roba: tutte le cose mie e del matematico sarebbero dovute stare dentro una macchina coi sedili posteriori abbassati, al massimo sul portapacchi superiore.
nonostante abbia dato una sfoltita ai miei possedimenti appena tre anni fa, mi sento di nuovo inquieta, insoddisfatta, in un certo senso sopraffatta dalle cose. non mi sento a mio agio negli spazi della casa, ho l'impressione che ci sia troppo roba, che sia sempre tutto per aria.

l'altro giorno, dopo averlo schivato e schifato per anni, ho scaricato l'audiolibro "il magico potere del riordino". ho ignorato tutte le indicazioni che che non sento affini al mio sentire e ho deciso di provare a riorganizzare le mie cose in modo da sentirmi meno schiacciata.
vedremo che succede.

sabato 27 aprile 2019

con conoscenza del tedesco


sto cercando di cambiare lavoro. senza fretta e senza troppa convinzione.
ogni tanto, quando trovo un'inserzione allettante, invio il mio cv rispolverato per l'occasione.
qualche giorno fa ho risposto a un annuncio in cui cercavano una persona che conoscesse il tedesco.
dopo aver premuto invio mi sono chiesta se davvero ho voglia di mettermi a leggere, a scrivere, a parlare di nuovo la lingua che per anni è stata motivo di frustrazioni, umiliazioni, fatica, solitudine, incomprensioni.
da quando ho lasciato vienna e sono tornata in italia a luglio del 2016 non ho più avuto nulla a che fare con il tedesco. e a dir la verità, ancora prima di tornare in patria, avevo mollato la presa, smesso di impegnarmi per migliorare, per impare nuovo lessico, perfezionare la pronuncia, consolidare le nozioni di grammatica.

non ho nulla contro la lingua in sé, anche se non è semplice e non fa nulla per rendersi simpatica. mi chiedo se uscendo dal contesto delle questioni di vita o di morte - come era a vienna quando il tedesco mi serviva per farmi sturare il water dall'idraulico, lavorare, avere un etto di prosciutto cotto - riprendere a usare questa lingua sarà più facile, divertente, stimolante oppure farà riemergere tutto il vissuto non idilliaco che questo idioma porta con sé.

domenica 21 aprile 2019

sul minimum viable product



nella mentalità da start up in cui sono immersa esiste il concetto di "minimum viable product".
in pratica, se hai un'idea di business, non metti sul mercato un prodotto fighissimo e super accessoriato, che ti è costato un sacco di soldi realizzare nella sua versione definitiva e immutabile, ma sondi il terreno con il prodotto più basico possibile. aspetti di ottenere feedback dagli "early adopter" (quelli che per primi lo usano) per capire se la tua idea ha un senso e un mercato, e solo se questo test ha successo ti imbarchi nell'impresa.
questa indagine aiuta a indirizzare meglio l'idea e a realizzare un prodotto davvero utile, magari diverso da quello immaginato all'inizio, ma più rispondente alle esigenze degli utenti finali.

è con in mente questo concetto che ho partecipato al premio per racconti di cui ieri sono stati annunciati i 20 finalisti. (su oltre 1000 partecipanti)
per essere selezionati era sufficente inviare un incipit di mezza pagina. solo successivamente si sarebbe dovuto caricare il racconto completo.
il mio incipit era il mio minimum viable product. purtroppo non ha ottenuto il successo sperato. ma poco male, dato che non mi ero imbarcata nell'impresa.

so di autori - probabilmente di mentalità lontana da quella da start up - che non solo hanno scritto l'intero racconto, ma hanno anche speso dei soldi per farlo revisionare da un editor. spero almeno che trovino una rivista in cui piazzarlo dopo tutto quello sbattimento.

sabato 13 aprile 2019

di procrastinazione, pessimismo e inettitudine

mi avevano contattata a gennaio per chiedermi di presentare "aria e altri coccodrilli" il 10 aprile.
a gennaio, aprile mi sembrava un mese irraggiungibile, una data fantascientifica. è per questo che l'otto aprile avevo preparato solo un terzo del mio intervento e solo alle dieci di sera del nove aprile ho preparato il secondo terzo. mettendo tra l'altro in difficoltà la persona che sarebbe intervenuta con me. l'ultimo terzo mi sono detta che avrei potuto improvvisarlo. anche perché non c'era più tempo. (sul tema procrastinazione imprescindibile questo video)

alla fine della presentazione gli organizzatori mi hanno regalato un libro di storia locale scritto da autore locale e un mattone dipinto a mano. un vero mattone da costruzione, pesantissimo. che abbiano voluto darmi un messaggio? (qui ci starebbe bene una foto ma non ho voglia di alzarmi dal divano da cui sto scrivendo quindi immaginatelo come un mattone. con un fiore di ortensia blu dipinto sopra. se mi avete seguito su instagram l'avete visto nelle storie)

non ho niente da mettermi. ho pochi vestiti, che uso estate e inverno: jeans e t-shirt cui sopra metto una felpa quando fa freddo. ho 36 anni e mi vesto come un'adolescente scappata di casa e sto bene così, nel mio mondo. quando devo andare nel mondo di fuori e mostrare una parvenza di professionalità, rispettabilità, adultità... entro nel panico.
per fortuna ho un'amica adorabile, che fa la image coach, crea i miei outfit rispettando il mio stile e impedisce che mi vesta di stracci. stalkeratela, iscrivetevi alla sua newsletter, amatela perché se lo merita!

domani scade un concorso letterario per racconti. per partecipare bisogna caricare solo un incipit di 1.000 battute. se si è tra i 20 selezionati ci saranno tre giorni di tempo per caricare il racconto intero di 12 mila battute. so che non sarò mai tra i venti, per cui dopo un paio di settimane di procrastinazione oggi, a 24 ore dalla scadenza, ho scritto le prime mille battute. se sarà necessario scriverò le altre 11 mila, ma so già che non sarà necessario.

il 19 aprile presenterò di nuovo il mio romanzo "aria e altri coccodrilli". ancora non mi capacito di questa cosa che il libro piace, che della gente mi invita a parlare, che dell'altra gente mi ascolta interessata, che parte di quella gente compra pure il libro. io dico sì alle presentazioni a prescindere, perché a caval donato non si guarda in bocca. ma non so parlare in pubblico, sono molto emotiva e mi prende una gran strizza.
mi sembra tutto molto surreale.

dopo pasqua annunceranno i finalisti del concorso 8x8. è il quinto o sesto anno consecutivo in cui partecipo. come dicono in spagna: il no ce l'hai già. quindi pur senza alcuna speranza, mi sottopongo al processo di selezione che è l'unico modo per avere un sì.

l'altro giorno è venuto l'omino della caldaia per il controllo annuale. mi sono ritrovata a pulire quintali di polvere e di calcare, a sistemare tonnellate di roba fuori posto in un paio d'ore di lavoro matto e disperatissimo. ne sono uscita spossata, confusa ma contenta di vedere tutto pulito e ordinato. la mia vita è così piena di cose che detesto fare ma mi piace aver fatto.
mi chiedo perché a 36 anni non sono ancora in grado di badare a me stessa, di tenere insieme le poche cose di cui è fatta la mia vita. non ho figli, né animali domestici, né piante, né un'auto. eppure mi sento incasinata come se fossi una donna in carriera con cinque figli, tre cani, una serra, i genitori anziani da accudire.

un paio di settimane fa ho acquistato "piantina carina". un vaso minuscolo con dei semi da cui è cresciuta un'erba verde e sottile. mi ha dato - e mi sta dando - molta gioia, marie kondo sarebbe fiera di piantina carina.
l'unico dubbio è su cosa ne sarà di lei quando... morirà. dovrei buttare tutto? aspettare che rinasca? non ne ho la minima idea. questa foto ritrare una piantina carina simile alla mia. la mia è troppo lontana dal divano.




questo post chilometrico racchiude tutti i singoli post che avrei voluto scrivere in quest'ultimo periodo e che non ho scritto perché il mio mondo - fatto di procrastinazione, pessimismo e inettitudine - l'ha impedito.

martedì 2 aprile 2019

2 aprile - giornata mondiale della consapevolezza dell'autismo

oggi, in occasione sella giornata mondiale della consapevolezza dell'autismo, il blog azzurropillin si tinge di blu e  vi consiglia due libri sulla sindrome di asperger, in particolare sulla sindrome di asperger nelle donne.

fino a poco tempo fa la sindrome di asperger sembrava essere prerogativa maschile, è solo da pochi anni che ci si è resi conto che è una condizione anche femminile, più difficile da diagnosticare perché le donne hanno maggiori capacità mimetiche e quindi sono più brave a imitare e uniformarsi, insomma, a fingere di essere neurotipiche anche quando sono neurodiverse.

cos'è la sindrome di asperger.
non è una malattia, non si soffre di asperger, si è asperger. essere asperger significa avere uno stile cognitivo diverso. pensare in modo diverso. è come un diverso sistema operativo che funziona bene come quello tradizionale, anzi, in alcuni ambiti anche meglio. il rovescio della medaglia è che comporta delle difficoltà soprattutto nell'ambito sociale.

il primo libro che vi consiglio sull'argomento è questa graphic novel. si intitola "la differenza invisibile" e racconta la storia di una ventisettenne. di come cerchi e trovi un nome per quello che da fuori è il suo modo bizzarro di essere e di comportarsi. quel nome è sindrome di asperger.
una volta trovata la diagnosi si sentirà finalmente libera di essere se stessa e smetterà di fare quello che gli altri si aspettano da lei.



un'altra lettura molto consigliata è "aspergirls" di rudy simone. una raccolta di testimonianze che racconta i tanti e diversi modi in cui si manifesta la sindrome, quanto può essere difficile conviverci, quali sono le strategie per vivere meglio.


giovedì 7 marzo 2019

giada santi - veranda #25


ieri sera io e il matematico siamo andati al cinema a vedere "free solo", il documentario che ha vinto l'oscar. il protagonista è alex honnold, l'arrampicatore che ha compiuto un'impresa impensabile: scalare senza corda "el capitan", una parete di roccia verticale alta 900 metri.
ci sono molte cose che si potrebbero dire su questo documentario. la più banale: è magnifico.
un'altra a caso: non è giusto che alcune persone sappiano benissimo cosa vogliono fare nella vita (anche se in questo caso si tratta di fare una cosa pericolosissima che se sbagli muori) mentre io, a quasi 37 anni, non so ancora che cazzo ci sto a fare qua.

mercoledì 6 marzo 2019

damiano oliva - mediterraneo #24


sul fondo del cesto della roba sporca c'è un costume da bagno. devo lavarlo a mano. lo so. da mesi. ma non ne ho mai voglia e continuo a rimandare il momento in cui mi deciderò a mettere quel costume a mollo, in una bacinella.
oggi, mentre mettevo in lavatrice i capi scuri, ho ripensato a quel costume e mi sono chiesta: ma quand'è che l'ho usato? quando sono andata al mare?
ho impiegato qualche istante per ricordare la sveglia presto, la corriera che mi ha portato a grado, la giornata d'agosto passata a fare castelli di sabbia e castelli di melma coi nipotini.
ci sono dei compiti davanti ai quali mi blocco, anche se so che richiederebbero solo pochi minuti. piccole attività che rimando perché mi annoiano da morire: pulire il lavandino, portare fuori la spazzatura, sistemare un ripiano, passare l'aspirapolvere.
quando non sono più procrastinabili le faccio. in pochi minuti e con grande soddisfazione. e mi chiedo perché ci abbia messo così tanto a decidermi a compiere quella piccola azione, che nella mia testa era diventata enorme e insopportabile, ma che nella realtà si è risolta in un attimo facendomi sentire molto sollevata.

martedì 5 marzo 2019

alessandro coppola - linda darnell scende le scale del Panna Meena ka Kund #23


non ho senso dell'orientamento. faccio un giro su me stessa e non so più dove sono. in un negozio non mi accorgo se la porta da cui sono entrata è diversa da quella da cui sto uscendo.
e giro in tondo, mi ritrovo al punto di partenza senza sapere come ho fatto, continuo a camminare in linea retta per chilometri e mi accorgo di aver proseguito nella direzione opposta a quella in cui credevo di andare solo quando è troppo tardi per tornare indietro.
è la storia della mia totale mancanza di senso dell'orientamento, ed è la storia della mia vita.
mi sembra di essere in un labirinto, in un quadro di escher. credo di aver trovato una via d'uscita da una situazione scomoda e mi ci trovo ancora più invischiata. credo di essermi lasciata alle spalle qualcosa e mi si para di nuovo davanti.
vorrei un google maps della vita: tra venti giorni gira alla larga da tizio, prosegui dritto per quarantacinque giorni...

lunedì 4 marzo 2019

barbara civilini - giù #22


credo ci sia un posto, là fuori, da qualche parte, in cui finiscono tutti i cv, i manoscritti, i messaggi in bottiglia che non ricevono risposta.
immagino questo buco nero che li risucchia e li fa sparire, o una forza di gravità, che li porta in un pozzo senza fondo, in una fossa delle marianne profondissima e insondabile.
partecipo per l'ennesimo anno di fila al concorso 8x8 e so già che quel racconto, come tutti quelli che l'hanno preceduto, finirà giù da qualche parte.
è un'ostinazione infantile, donchisciottesca, la mia. o forse un'abitudine: essere ignorati anche quest'anno dal concorso 8x8. un evento da celebrare, un anniversario, una ricorrenza.

domenica 3 marzo 2019

valentina malgarise - splash! un tuffo nell'azzurro #21


un paio di giorni fa, a casa di mia nonna, sono nati due agnellini.
la pecora che li ha partoriti ha deciso che uno dei due non gli piace, non è adatto alla vita, e l'ha abbandonato.
quando ho visto la famigliola sul prato, c'era la pecora con il suo agnellino preferito accanto, e l'agnellino ripudiato a qualche metro di distanza. a nulla sono valsi i tentativi di mia zia di far ravvedere la madre "snaturata": non vuole sapere di accogliere l'agnellino rifiutato (che mia zia allatta con un biberon e si porta in casa per evitare che la madre lo uccida).
quando ho visto questa situazione ho pensato a quante volte ho sentito dire che qualcosa era contronatura, o che "gli animali sono meglio degli uomini".
in realtà la natura contempla un'ampia gamma di comportamenti che ci paiono crudeli e inaccettabili.
alcuni li raccontano vincenzo venuto e telmo pievani in questo bellissimo podcast

sabato 2 marzo 2019

federica carioli - acquaria #20


ci sono donne straordinarie, magiche, dotate di superpoteri, capaci di equilibrismi, tuffi carpiati e capriole sott'acqua. claudia de lillo, alias elasti, alias nonsolomamma, è una così.
questa sera, in una libreria della città di u, presentando il suo ultimo romanzo "nina sente", elasti ha incantato il pubblico.
moderna mrs maisel ci ha fatti ridere, ci ha tenuti incollati alla sua storia, alla storia della sua protagonista e non abbiamo potuto fare a meno di pendere dalle sue labbra e applaudirla.
quando la presentazione è terminata mi è venuto da piangere.
ci sono donne straordinarie, la consapevolezza che non sarò mai così - brillante, sorridente, elasti(ca) - è desolante.
[AVVERTENZA: se non eravate alla sua presentazione - e non avete visto quanto sono imbranata io alle presentazioni - non provate a dire che mi butto giù]

venerdì 1 marzo 2019

elisa talentino - brezza #19



ci sono giorni in cui vorrei solo fingermi morta, per quanto tutto mi sembri inutile, insensato e stupidamente difficile.
tuttavia ci sono almeno tre motivi per cui oggi è valsa la pena non fingersi morti:
* sfornare una torta (e dei biscotti con la frolla avanzata)
* ascoltare i podcast di storielibere.fm (qualsiasi cosa va bene ma soprattutto copertina di matteo b. bianchi che coniuga due cose che amo tantissimo: i libri e i podcast di storielibere.fm)
* la serata pizza+serie tv

giovedì 28 febbraio 2019

andrea antinori - la notte azzurra #18


il mio prossimo romanzo è una balena: è azzurra, è enorme, è punteggiata di stelle, ha tutti i pezzi al posto giusto. solo che è sott'acqua, è troppo grossa per essere vista nel suo insieme e io ho un telescopio, più adatto per guardare il cielo che sotto il mare. di sicuro non ho canne né reti da pesca. e se anche le avessi sarebbero totalmente inadatte a un mammifero così grosso.
scrivere il mio prossimo romanzo sarà come riuscire a pescare questa grossa balena. non ho letto moby dick ma, se ho capito bene, ha dato parecchie gatte da pelare al capitano achab. non ho idea di che fine abbiano fatto lui e la sua balena.
non ho idea di che fine farò io, con la mia.

mercoledì 27 febbraio 2019

lucrezia di carne - con lo sguardo verso il cielo #17





"Comincio questa lettera che il cielo è un fondo azzurro di cartone. Sembra che le sagome delle case siano state ritagliate da un bambino, tutte nette e sicure."

è l'incipit del racconto "lettera col silenzio" di simona vinci, presente nella raccolta "in tutti i sensi come l'amore". uno dei miei libri preferiti in assoluto (tra parentesi, non mi spiego come non sia finito in questo elenco di libri della vita).
in ogni caso, il cielo oggi era come in quella descrizione, ed è stato bellissimo approfittare della combo sole + temperatura primaverile per fare una lunghissima passeggiata e alleggerire un po' i pensieri.

martedì 26 febbraio 2019

daniele catalli - azzurro - una storia #16


in mancanza di un vero e proprio portatorte ho adibito un piatto della misura esatta della tortiera a "piatto dei dolci".
un giorno ho affidato al matematico il trasporto di una torta, ma durante il tragitto verso la destinazione il matematicco ha fatto urtare il piatto contro un marciapiede.

- ma te l'ho scheggiato io? - ha chiesto mia madre mentre lavava il piatto per restituirmelo, dopo una festa di compleanno a dicembre.
- no, mamma, è colpa di vincenzo. ha fatto urtare il piatto contro un marciapiede.

dopo il compleanno di mio padre a gennaio.
- ma te l'ho scheggiato io? - ha chiesto mia madre mentre lavava il piatto per restituirmelo.
- no, mamma, è colpa di vincenzo. ha fatto urtare il piatto contro un marciapiede.

sabato porterò una torta per il compleanno di mia madre. credo porterò la torta su un altro piatto.

lunedì 25 febbraio 2019

fabio buonocore - pensieri fluttuanti #15


andare controcorrente è faticoso, scoraggiante, sfidante.
a ogni angolo di strada ti viene da chiederti ma perché non posso girarmi e andare dove vanno tutti? anche se a te è evidente che sono gli altri ad andare dalla parte sbagliata e accodarti e seguire la strada più battuta sarebbe innaturale.
però la tentazione è forte.

domenica 24 febbraio 2019

caterina redaelli - memorie d'azzurro in conserva #14


nella posta in entrata ho 44 email non lette: sono le newsletter cui tengo di più, quelle di cui rimando la lettura a quando avrò più tempo, più calma, più concentrazione.
da un lato mi illudo che le leggerò - a un certo punto - dall'altro so che più tempo passerà più se ne accumuleranno. arriverà il giorno in cui sarà più facile cancellarle piuttosto che aprirle.
nelle settimane scorse mi sono disiscritta a un po' di newsletter che mi sembravano meno di valore, ma ci sono queste altre che mi piacciono, che hanno contenuti interessanti, cui vorrei davvero dedicare attenzione. stanno lì, nella posta, in attesa che mi decida.

sabato 23 febbraio 2019

francesca segantini - experience tranquillity #13


nell'ultimo periodo attendo il weekend come una boccata d'aria dopo un lungo tempo d'apnea.
per qualche motivo che non è chiaro nemmeno a me stessa il lavoro ultimamente mi pesa, lo faccio con stanchezza, per dovere, senza slancio.
arrivare al venerdì sera mi fa tirare un sospiro di sollievo, mi fa sentire sopravvissuta: la combo pizza+divano+serie tv mi rimette al mondo.
e poi il sabato e la domencia ho tutto il tempo per immergermi nelle mie amate letture, per sfornare dolci, per la colazione al bar la domenica mattina, per riprendere fiato... fino a lunedì, quando torno in apnea.
mi tappo il naso e mi butto sotto.

venerdì 22 febbraio 2019

werther banfi - se vedi azzurro, a che serve imporre a te stesso di dire: è grigio! #12


per vedere azzurro devo sforzarmi, ogni stralcio d'azzurro è sempre il frutto di una scelta, di un'azione volontaria che costa fatica.
l'azzurro non è il battito del cuore delle mie giornate ma il fiatone della corsa, dopo aver fatto lo sforzo di allacciare le scarpe e buttarmi in strada.
ho capito tardi che essere felice, essere azzurra, è una scelta. per la maggior parte della mia vita ho rimandato la felicità al futuro: sarei stata felice una volta preso il diploma, ma nemmeno allora ero felice. allora mi sono detta che dovevo laurearmi per esserlo. ma nemmeno dopo l'università ero felice. e così a ogni traguardo. sarò felice quando avrò un lavoro, quando sarò una scrittrice, quando...
ma ogni tappa era come raggiungere l'oasi di un miraggio: al suo posto non c'era nulla di diverso. da lontano vedevo acqua e verde rigoglioso, ma una volta lì...
ho intuito un paio d'anni fa che non sarei mai stata felice se avessi continuato a procrastinare, a collegare il mio stato d'animo a un evento futuro.
solo di recente mi sono resa conto che non c'è alcun motivo per non festeggiare adesso, per non essere grata ogni giorno, per non gioire delle piccole cose nel momento in cui accadono.

giovedì 21 febbraio 2019

luisa tosetto - in a blue bubble #11


di recente si parla spesso della bolla. pare che ognuno si crei la sua, resti nel suo ambiente composto di persone, luoghi, siti internet, che fanno eco al suo pensiero e confermano le sue credenze.
nella mia bolla azzurra ci sono molti libri, tutti sono lettori fortissimi, i lettori deboli leggono 12 libri l'anno, quasi tutti conoscono l'inglese benissimo e spesso anche una seconda, una terza e a volte persino una quarta lingua straniera. tutti sono laureati, a volte hanno conseguito uno dottorato di ricerca, di solito la più sfigata sono io, che ho solo una laurea triennale.
tutti sono di ampie vedute, hanno molteplici interessi e passioni, praticano regolarmente uno sport - soprattutto la corsa.
tutti guardano le serie tv, preferibilmente in lingua originale, vanno al cinema, a teatro, alle mostre d'arte, viaggiano.
la mia bolla è fatta di persone colte, impegnate, rispettose di sé, dell'altro, dell'ambiente.
nessuno scoppi la mia bolla.

mercoledì 20 febbraio 2019

federico cinque - dimenticato #10


vorrei dire che ho un rapporto equilibrato con il mio smartphone, ma la verità è che ci perdo un sacco di tempo, ore intere passate a scrollare il newsfeed di facebook, ad ascoltare stories su instagram. e poi altre ore intere perse a giocare a giochini idioti.
sono del parere che uno strumento non sia buono o cattivo di per sé, ma anche se sui social cerco di seguire solo persone e contenuti interessanti, moltissimo del tempo che passo sullo smartphone è improduttivo e perso.
avrei letto centinaia di libri, scritto una decina di romanzi e preparato una dozzina di maratone, se solo non avessi avuto uno smartphone.
per fortuna non cerco un principe azzurro.

martedì 19 febbraio 2019

leda curzio - inside out #9


è una cosa che faccio spesso, quella di guardarmi da fuori, soprattutto quando ho l'impressione che ci sia qualcosa che non va.
quando non mi sento a mio agio, quando tutti ridono tranne me, quando avrei voglia di rimanere sotto al piumone e basta... mi fermo e mi guardo da fuori, mi sdoppio.
faccio come moscarda, il protagonista di "uno nessuno e centomila" di pirandello: cerco di capire chi sono, come mi vedono gli altri, come mi vedo io mentre mi vedono gli altri.
sono adeguata? sto facendo qualcosa di sconveniente? sto parlando a voce troppo alta? sto fissando le persone in modo inquietante?
non so se serva a qualcosa, ma so che quando mi guardo da fuori significa che la vita non è in discesa, che mi richiede uno sforzo extra di comprensione, di azione, di adattamento.
e non ho nemmeno un naso che pende a destra.

lunedì 18 febbraio 2019

marianna balducci - il movimento azzurro #8



quando il matematico ha visto questa immagine ha detto "è uguale alla copertina di aria e altri coccodrilli". e allora parliamone.
da quando è uscito questo mio romanzo ho passato tutto il tempo sulla difensiva. mi aspettavo in continuazione di dovermi difendere, di dover dire cose come "mi dispiace che non ti sia piaciuto, può capitare, ogni libro deve trovare i suoi lettori"...
invece ogni volta resto sorpresa e commossa dalle recensioni, dai commenti entusiastici, dai messaggi privati da parte di sconosciuti.

quando mi sono vista taggata da alicechimera mi aspettavo qualcosa come, libro deludente, ho aspettato settimane per riceverlo perché l'editore era in ferie ed era introvabile, tempo perso. invece ha scritto "Questo libro l’ho scoperto quasi per puro caso, eppure ad ora si è dimostrato come uno dei migliori libri letti negli ultimi anni, e non esagero. Lo dico per lo stile, per la forza che alcuni pensieri dei personaggi riescono a trasmettere e vorrei vederlo distribuito in tutte le librerie d’Italia e consigliato dai media."

da parole e ombra mi aspettavo dicesse senza infamia e senza lode, un libro sugli adolescenti per gli adolescenti, invece ha scritto "Interessante, curato e non banale"

silvia cacitti mi aspettavo non dicesse nulla, invece non solo ha scritto "reputo Silvia Pillin molto brava e mi fa piacere parlarne", ma ha anche contattato due librerie in cui lei stessa si è presa la briga di presentare me e il mio romanzo.

per finire, l'intervista di qualche giorno fa con the eat culture. ero certa che a ramona il mio libro non fosse piaciuto affatto, che accettasse di intervistarmi solo perché me l'aveva chiesto prima di sapere che il libro faceva pena e lei è una a cui piace portare a termine le cose. invece non solo mi ha fatto un sacco di complimenti commoventi, ma ha messo insieme questa magnifica intervista

e io davvero non so come sia possibile. ogni volta che su amazon, anobii, goodreads trovo una nuova recensione mi aspetto una stroncatura, invece sono sempre parole lusinghiere e non so davvero come ringraziarvi per l'accoglienza che avete riservato al mio piccolo romanzo.

domenica 17 febbraio 2019

pier paolo porta - depuratore #7




sono fermamente convinta che "you get what you give", "chi semina vento raccoglie tempesta", "chi mal semina, mal raccoglie"... insomma, quello che otteniamo dipende da quello che facciamo, dal modo in cui ci poniamo, dall'atteggiamento che mostriamo verso gli altri e verso gli eventi.
quello che questa immagine mi dice è che forse ci vorrà del tempo, forse ciò che di azzurro, bello, positivo metto là fuori farà dei percorsi tortuosi e invisibili ma prima o poi arriverà, ritornerà moltiplicato, sarà chiaro e visibile per tutti.
è una cosa che cerco di ricordare sempre quando interagisco sui social: niente polemiche, niente lamentele, niente condivisioni di contenuti xenofobi, omofobi, negativi, niente pubblicità a libri trash e brutti, non solo perché aumentano la negatività, il risentimento, l'impressione che tutto faccia schifo e vada male, ma soprattutto perché dare spazio a quei contenuti significa fare il gioco di chi li ha creati, fare pubblicità gratuitamente proprio a chi ci fa indignare e arrabbiare e vorremmo non avesse spazio. 
quello che mi sforzo di fare è condividere bellezza, gratituidne, bei libri, persone che creano contenuti positivi, che proprio per l'assenza di livore, polemica, grosse sparate, rischiano di restare nell'ombra perché siamo troppo impegnati a condividere contenuti livorosi e polemici.
quello che vi chiedo, quindi, è di segnalare sotto questo post siti, blog, account instagram da seguire perché pieni di bellezza, positività e gratitudine.
Tratto da: https://www.universonline.it/_tempo_libero/proverbi/detti-lettera-s/semina.phpq

sabato 16 febbraio 2019

ottavia baldi - minuscolenormerie #6

io e il matematico non abbiamo niente di appaiato. posate, bicchieri, biancheria per la casa... è tutto un po' di recupero, preso quando serviva, un po' qua e un po' là.
quando abbiamo bisogno di qualcosa, di solito, se è possibile, la compriamo azzurra. che poi, uno dice azzurro... ma ci sono così tante sfumature e possibilità, che anche questo tentativo di uniformare le cose le rende comunque un po' spaiate.
di recente è entrata una pinzatrice azzurra e dato che lo scarico della doccia si è otturato e il metodo infallibile "aspettare che si sistemi da solo" non ha funzionato, un minuto prima di allagare la casa mi sono arresa ad acquistare uno sturalavandini. azzurro.
non volendo un sacchetto, perché i sacchetti sono il male: non solo inquinano, ma una volta entrati in casa finiscono nel sacchetto dei sacchetti, che è un'entità dotata di vita propria che aumenta di volume a dismisura fino a sottrarre spazio vitale.
quindi, dicevo, per non chiedere un sacchetto ho girato mezza città di u tenendo orgogliosamente in mano il mio fantastico sturalavandini per il manico, a mo' di scettro. tipo spada.
e insomma, ero quasi a casa quando ho incrociato una persona che conosco e che sarebbe stato meglio non salutare agitando lo sturalavandini.

venerdì 15 febbraio 2019

filippo spinelli - you are my path #5


spesso ho l'impressione di camminare sull'orlo del precipizio, di andare di notte, nel buio, senza saper bene dove, e non sempre la luna è abbastanza splendente da mostrarmi dove metto i piedi.
questa immagine mi ricorda il famoso discorso di steve jobs, quello in cui dice che puoi unire i puntini solo guardando indietro. che devi andare avavanti avendo fiducia che prima o poi i puntini si uniranno.
secondo me, qualunque cosa accada, un modo di unire i puntini si trova sempre: vediamo faccine sorridenti o tristi con i due punti e una parentesi, è davvero possibile vedere qualunque cosa, inventarsi collegamenti, giustificazioni, immaginare un disegno, un destino, un progetto anche nel caos di puntini più totale: basta ignorare quelli che non servono a confermare la nostra visione.
un po' come quando ci sembra che l'oroscopo parli di noi, solo perché dimentichiamo o non facciamo caso a tutte le cose che non sono coerenti con la nostra situazione.
a 36 anni suonati non ho idea di quale sia la mia strada, di dove sto andando, di cosa sto facendo, di perché lo sto facendo, ma scommetto che alla fine della strada mi inventerò qualcosa di credibile per giustificare tutto questo girare a vuoto.

giovedì 14 febbraio 2019

paolo masiero - azzurro #4


sono molto cinica e disillusa riguardo i sentimenti e le persone. non credo nei per sempre e tanto meno nel "fin che morte non ci separi" perché la realtà ci dice che ci si separa molto prima della morte, semplicemente siamo persone, e le persone e i sentimenti sono entità vive, in continua evoluzione, e non è affatto detto che si cambi nela stessa direzione.
il romanticismo mi annoia, lo trovo stucchevole, noioso, imbarazzante, prevedibile.
questo non significa che non apprezzi le piccole attenzioni, la tenerezza, i gesti gentili.
è solo che i cliché fatti di rose rosse, cene a lume di candela, gioielli e regali preziosi non hanno il minimo effetto su di me.
mi piace molto questa immagine in cui la presenza, l'affetto, la tenerezza è così lieve che si mimetizza con lo sfondo. niente fuochi d'artificio, effetti speciali, gesti eclatanti, solo un'azzurra carezza.

mercoledì 13 febbraio 2019

alessandra manfredi - azzurro dentro #3


quest'immagine tocca un tema che mi sta particolarmente a cuore: l'inquinamento e in particolare quello causato dalla plastica.
dal 2007 faccio la spesa con le borse di tessuto riusabili: non ho mai chiesto un sacchetto al supermercato, nemmeno da quando ci sono quelli compostabili. produrli e trasportarli richiede comunque energia e produce co2. nella maggior parte dei negozi quando tentano di imbustarmi la roba chiedo che non lo facciano (poco importa se si tratta di libri, vestiti, medicinali...)
dal 2009 non bevo acqua in bottiglia, ho iniziato a filtrare l'acqua del rubinetto di torino con la caraffa brita per poi passare a brita on-tap un sistema filtrante che si applica direttamente al rubinetto di casa (il cui filtro interno si cambia ogni tre mesi).
l'anno scorso ho sentito la conferenza di un veterinario che passa tutto il tempo libero a filmare la plastica (cannucce, sacchetti, bottiglie, bastoncini cotonati...) che vede sulle spiagge e durante le immersioni. tantissima, anche in luoghi che ci illudiamo essere ancora incontaminati.
alla fine ho così scocciato il matematico sulla questione bottiglie di plastica che l'ho costretto a convertirsi: da bevitore di acqua gassata in bottiglia è diventato bevitore di acqua di rubinetto, con tanto di borraccia chilly al seguito.
adesso non mi resta che passare allo shampoo solido e allo spazzolino di bambù.
azzurro è anche il colore delle scelte sostenibili.

martedì 12 febbraio 2019

pietro gottuso - il principio azzurro #2


nell'azzurro succedono cose, nell'azzurro c'è stupore. l'azzurro è magia.
l'azzurro è un prestigiatore che fa uscire un coniglio dal cappello.

lunedì 11 febbraio 2019

lisa lazzaretti - un po' di cielo, niente nuvole #1


ho scoperto, quando non era più visitabile, che c'è stata una mostra di opere d'arte sul tema del colore azzurro. e chi meglio di me, che ha fatto dell'azzurro il suo stile di vita e la sua massima aspirazione, avrebbe potuto apprezzarla?
ogni giorno, per qualche giorno, sceglierò una delle opere del premio renner e la userò per scriverci qualcosa.

azzurro è
lo spazio per sé,
un ritaglio di perfezione.
azzurro è calma - dolcezza - cielo
è tempo: futuro, nostalgia.

martedì 5 febbraio 2019

10 days gratitude challenge - cosa ho capito a cosa è servito

a cosa è servito riepilogare le cose della gratitudine per dieci giorni di fila? cosa ho capito? a cosa è servito?

ho capito che:

  • mangiare è una delle cose mi dà più gioia
  • scrivere tutti i giorni sul blog non è difficile come credevo
  • il lavoro in questo periodo non aiuta
  • concentrarmi sulle cose che mi fanno essere grata mi spinge a fare cose per avere motivi di gratitudine
  • faccio sempre le stesse cose e sono grata sempre per gli stessi motivi (sfornare e mangiare dolci, correre, leggere)
  • mi riesce diffile coinvolgere gli altri: mi sarebbe piaciuto che questi 10 giorni di gratitudine diventassero collettivi, che alle mie ragioni si sommassero le vostre. non ce l'ho fatta. 
  • trovare motivi per lamentarsi è molto più facile che trovare motivi per cui essere grati
  • le piccole magagne quotidiane hanno su di me un effetto molto più negativo, di quanto le piccole cose della felicità abbiano un effetto positivo. insomma, passo più tempo immusonita perché non ci sono cucchiai puliti, che felice perché ho mangiato qualcosa di buono. 
insomma, non mi ha cambiato la vita ma ho fatto qualcosa. e fare qualcosa è sempre meglio che aspettare che qualcosa succeda.

lunedì 4 febbraio 2019

10 days gratitude challenge - giorno 10

Se non fosse l'ultimo giorno di sfida credo che avrei mollato. Oggi è stato il lunedì più lunedì di sempre. Mi sono alzata di cattivo umore, a colazione il matematico si è fregato l'ultimo cucchiaio pulito e il resto non ha risollevato le sorti.

Motivo di gratitudine 1: i due mandarini che ho mangiato dopo pranzo. Erano tutti e due buoni. Di solito tra i mandarini si annida sempre lo spicchio schifoso o il mandarino disgustoso. Invece quei due erano buoni tutti e due.

Motivo di gratitudine 2: la pausa alle macchinette. Le bevande "al gusto di" non sono migliorate quanto a sapore, ma uscire dall'ufficio e staccare per qualche minuto era quello di cui avevo bisogno a metà pomeriggio.

Motivo di gratitudine 3: anche il peggiore lunedì dura al massimo 24 ore.

La challenge è finita. Andate in pace. Io vado a dormire.

domenica 3 febbraio 2019

10 days gratitude challenge - giorno 9


nel weekend è più facile trovare motivi di gratitudine. oggi ho fatto un sacco di cose belle:


  1. la colazione al bar, questa domenica non da sola come la settimana scorsa ma con il matematico. che come da tradizione mi legge le notizie. rigorosamente da bbc news perché loro sanno scrivere le notizie
  2. cioccolatiamo: una piazza piena di stand dedicati al cioccolato con un sacco di assaggini buonissimi. ho provato un cremino, del cioccolato con frutti di bosco, del cioccolato con arachidi e persino il cioccolato ruby, quello rosa che sa un po' di cioccolato bianco e un po' di frutti di bosco
  3. una corsa al parco con un raggio di sole (il primo dopo due giorni di pioggia) e un sacco di gente. c'era anche il cane anarchico.
  4. how to train your dragon: al cinema, in lingua originale, senza sottotitoli.
  5. #propagandatop un programma di la7 che mi fa ridere fino alle lacrime - su cose che di per sé non dovrebbero far ridere. ma facciamo che ridiamo per non piangere. anche perché domani è lunedì.