lunedì 27 luglio 2015

la moglie del capo

per quattro mesi, della moglie del capo, si è solo sentito parlare. 

la sua presenza è aleggiata tra i tavoli della gelateria, nella curiosità dei clienti che non la vedevano, nel suo nome attaccato all'armadietto, nei vaghi riferimenti del capo a "meine Frau" (mia moglie) che era a casa perché la madre sta(va) male (non ho mai chiesto cosa intendesse per "casa"). perfetta, il vecchio che vendeva coni e coppette, (prima di licenziarsi o essere licenziato) diceva che in realtà non era la moglie ma solo la compagna. 
il capo, in un momento di confidenza, mi ha rivelato che lei ha 20 anni meno di lui. e dato che lui per me ha un'età indefinibile tra i 40 e i 50 anni sua moglie dovrebbe avere tra i 20 e i 30 anni.
venerdì scorso avrei avuto giorno libero se il capo non fosse andato in aeroporto a prendere la moglie e mi avesse quindi chiesto di lavorare in sua assenza.
sabato la moglie non si è vista, probabilmente causa jet lag (casa è un posto lontano). ieri finalmente ci ha degnato della sua presenza.
la moglie del capo è bassina, longilinea, ha un'età indefinibile tra i 18 e i 28 anni, una vocina leziosa e un cespuglio di capelli ricci castani più grande di lei. ha le unghiette curate e un bel sedere sodo (beata lei, io ho smesso di ammazzarmi di squat, tanto il mio sedere è immune). mette la cialda di decorazione in tutte le coppe (cosa che non abbiamo mai fatto fino a ora) e prepara il cappuccino con la panna in una tazza enorme (che non abbiamo mai usato), non sa dove teniamo i pomodori né le pesche sciroppate.
lavorare con lei mi imbarazza, 
perché potrebbe essere più piccola di mia sorella minore ma devo darle del lei, 
perché so dove sono le pesche sciroppate e i pomodori e mi sembra stupido dirlo a lei che è lì da molto più tempo di me, anche se negli ultimi mesi non c'è stata.
mi sorprende che "meine Frau" sia così curata e vezzosa, dopo che per mesi il capo non ha fatto altro che scartare aspiranti cameriere perché troppo truccate, con le unghie troppo smaltate, i vestiti troppo appariscenti o cose del genere.

domenica 19 luglio 2015

gelato for dummies

per fare i gusti alla frutta si usa zucchero, frutta, acqua e poco altro.
per fare i gusti alle creme si usa zucchero, latte e la pasta del gusto prescelto (pasta di nocciole, di pistacchio...)
la base di latte e zucchero con cui si fanno i gusti alle creme viene pastorizzata nel pastorizzatore. essendo la base uguale per tutti i gusti alle creme ne viene preparata una grande quantità, che poi viene prelevata di volta in volta, mescolata alla pasta del gusto prescelto e messa nel mantecatore. il mantecatore agita il composto liquido, lo raffredda e gli fa incorporare aria producendo quindi il gelato.
in modo che il gelato risulti cremoso e non diventi un blocco di marmo, si aggiungono alla base di latte delle "miscele di grassi nobili, latte in polvere, proteine, zuccheri, stabilizzanti ed emulsionanti che garantiscono una perfetta bilanciatura e di conseguenza una struttura ideale all'esposizione del gelato in vetrina." (cit, tratta dal sito della fructital, azienda leader nel settore gelato)
cosa succede se il gelataio mette nel pastorizzatore che contiene 120 litri di latte il prodotto da aggiungere alla base frutta?
succede che il gelato alle creme fatto con quella base diventa lucido, rilascia delle sacche gelatinose sospette e ha una strana consistenza che fa insospettire il capo. succede che il capo scopre cos'è successo e si incazza come una biscia.
succede che dopo aver rimuginato per ore e aver passato una notte insonne il capo decide di svuotare il pastorizzatore nello scarico e buttare tutto il gelato.
70 litri di base pastorizzata e 50 litri di gelato già prodotto.

mercoledì 15 luglio 2015

sto sempre a pensare al peggio

il capo si lamenta in continuazione, di tutto e di tutti.
chiama la collega "iabu" un animale che è metà asino e metà cavallo, sostenendo che non è stupida come un asino né veloce come un cavallo.
ogni volta che il capo mi chiama - data la sua indole lamentosa - mi aspetto sempre che lo faccia per sgridarmi per qualcosa.
invece oggi mi ha chiamata per dirmi brava per aver lavato dei contenitori che anche lui aveva notato essere sporchi e per chiedermi se secondo me era il caso di fare dell'altro gelato all'amarena. insomma, niente tirate d'orecchi.
ieri una cliente ha detto: "il gelato era buono ma il caffè (che avevo preparato io)..." e nella mia testa era già partito il cazziatone: "faceva schifo, era imbevibile, sapeva di ferro". invece il caffè era ausgezeichnet, cioè favoloso.

domenica 5 luglio 2015

io (e) il mio peggior nemico

il peggior nemico della sottoscritta sono io stessa.
non importa quanta gente mi dica: sei in gamba, scrivi bene, sei intelligente, ironica, hai talento.
io penso di essere una persona orrenda, e tutti questi complimenti vengono liquidati con un'alzata di spalle, come a dire: "che ne sai tu, non mi conosci abbastanza, o non conosci abbastanza persone. se ti guardassi in giro vedresti che sono tutti più brillanti, forti, belli di me".
se anche pubblicassi con einaudi e vincessi il premio strega minimizzerei dicendo: "lo sanno tutti che è un premio truccato".
sono la prima a boiccottarmi, denigrarmi, sottovalutarmi. sono la prima e forse persino l'unica a credere che non ce la farò mai. non importa in cosa, fosse anche solo ad alzarmi dal letto domani mattina.
non riesco a gioire di niente, a gratificarmi, ad avere un giudizio equilibrato su me stessa.
mi guardo da fuori e ho l'impressione di non aver combinato nulla, di aver fallito in tutto.
sono a vienna da quasi cinque anni e tutto quello che sono riuscita a fare è vendere gelati. che non si può propriamente definire una carriera sfolgorante.
voglio vivere in anestesia totale.

sabato 4 luglio 2015

"no,no. tranquilla"

la gelateria dove lavoro è come stare nella canzone di caparezza "malinconia": da qua se ne vanno tutti. (a onor del vero un po' se ne vanno spontaneamente e un po' vengono cacciati via dal capo.)
il risultato è che siamo troppo pochi, e ci si ritrova in due a fare il lavoro che normalmente verrebbe svolto da quattro persone. (uno dei due è il capo stesso, che lavora senza posa 16 ore al giorno tutti i giorni.)
ieri era l'ultimo giorno di scuola. (*sarcasm alert* sì, lo so che i vostri figli, cugini, fratelli sono in vacanza da un mese, e infatti l'italia cade a pezzi e qui in austria funziona tutto alla grande.)
significa che alle 9 del mattino (dopo un'unica ultima ora di scuola) erano previste orde di ragazzini in giro per le strade a festeggiare mangiando gelato.
la sera prima dell'ultimo giorno di scuola, sapendo benissimo della carenza di personale e della prevista invasione, mi ero offerta di andare alle 10 di mattina (anziché alle 15e30) per dare una mano.
il capo invece di dire "sì, grazie, per fortuna che ti sei offerta, altrimenti te l'avrei chiesto io" mi ha liquidata con un "no, no. tranquiiiiiiiillaaaaaaaaa, vieni alle 15".
ieri mattina, alle dieci meno cinque ho ricevuto un sms dal capo che diceva: "ich brauche hilfe" (ho bisogno d'aiuto), e schatz (altrimenti detta la solita cogliona) è andata in soccorso.

martedì 30 giugno 2015

io e i soldi

ho un rapporto molto distorto con i soldi. e posso dire con certezza che sia dovuto all'influenza familiare.
in casa c'è sempre stata un'attenzione spasmodica al "quanto costa", al risparmio a tutti i costi, al fare il giro dei supermercati a caccia delle offerte.
in prima media ho rinunciato a continuare a giocare a basket, anche se mi piaceva moltissimo, perché avevo l'impressione che pesasse sul bilancio familiare (la scusa ufficiale è che il passaggio dalle elementari alle medie mi avrebbe costretta a studiare di più).
i miei non sono mai andati al cinema, in vacanza, a mangiare fuori per risparmiare.
il risultato è che non sono capace di spendere.
da un lato per questo retaggio familiare, dall'altro perché ho un lavoro stagionale e non so mai se o quando sarò in grado di guadagnare degli altri soldi, per cui metto da parte tutto quello che posso.
un altro problema è che mi sento in colpa nell'essere pagata per il lavoro svolto. ho sempre l'impressione di non meritare i soldi, di non essere all'altezza di quello che faccio. soprattutto in ambito editoriale, settore noto per i ritardi nei pagamenti.
io non chiedo mai. non sollecito mai. mi vergogno. so che mi devono ancora pagare le traduzioni consegnate a gennaio 2014 e ho scoperto che l'editore paga solo se mandi una letterina di sollecito sulla carta intestata di un avvocato. cosa che non farò mai. per cui posso dire per certo di aver tradotto gratis. e la cosa assurda è che mi sembra quasi giusto, in fondo mi ci sono improvvisata. in fondo erano le mie prime traduzioni, in fondo fa curriculum.
oggi ho portato a termine un lavoro di editing epico, la revisione di un romanzo di quasi 500.000 battute che mi ha tenuta impegnata per tre mesi (dato che l'ho fatto nei ritagli di tempo della gelateria).
l'autore - un autore autopubblicato di discreto successo che mi ha scovata tramite il blog robadaself - è contentissimo del mio lavoro, a due terzi mi ha versato un anticipo, domani liquiderà il resto e spera di poter contare su di me anche per i romanzi futuri.
e a me sembra di non meritare quei soldi, quella gratitudine, quella stima anche se su quelle pagine ho lavorato moltissimo e seriamente, come se fossero state mie.
so che potrei - e forse dovrei proprio - farmi un piccolo regalo, anche solo simbolico, per festeggiare questo guadagno. per gratificarmi per tutta la fatica fatta, per aver consegnato entro la scadenza. invece mi viene solo da piangere.

martedì 23 giugno 2015

cose che succedono nella gelateria dove lavoro (e sarebbe meglio che no)

* la ditta che ci rifornisce di latte e panna ci porta alle 11 del mattino 3 secchi da 5 litri di panna ordinata il giorno prima, con scadenza il giorno dopo. cosa pensano che facciamo con 15 litri di panna? il bagno?

* per il capo sono tutti arschloch (stronzi). il gelataio, la ditta che ci rifornisce di latte, perfetta, il vecchio che sta al banco e probabilmente sottrae soldi dalla cassa, l'altro cameriere, i clienti perché quando ci sono 15 gradi e piove non vengono a mangiare il gelato, i clienti perché quando ci sono 26 gradi e il sole vengono tutti insieme, i clienti se vengono appena abbiamo aperto, i clienti se vengono quando stiamo per chiudere, i fornitori che fanno pagare la nocciola a peso d'oro, la ferrero che controlla il mercato mondiale della nocciola e la fa costare come l'oro.

* la cliente che ordina un espresso e si chiude in bagno per lunghi minuti. beve il caffè freddo e se ne va lasciando il bagno tutto cagato: sia il fuori della tazza che le piastrelle dietro il water.

* la fidanzata del cameriere, che passa pomeriggi interi seduta a un tavolo della gelateria guardando il suo fidanzato cameriere che lavora mentre lei sorseggia cola light e fuma.

* la donna delle pulizie turca, che non riesce a mettere i bicchieri della stessa forma vicini e ogni volta si trovano bicchieri della birra insieme a quelli della coca cola, calici da vino enormi insieme a calici da acqua minuscoli, coppe alte e strette vicino a coppe basse e larghe.

* la donna delle pulizie turca che parla solo turco e nessuno di noi la capisce, che adesso che c'è ramadan alle 21 si mette a mangiare e a bere e a fumare incurante del fatto che sia sul lavoro.

* la donna delle pulizie turca che probabilmente butta tutte le immondizie da riciclare (plastica, vetro, lattine) in un bidone a caso, senza separarle.

* l'altra cameriera che mi chiede quando preferisco lavorare e il giorno dopo aver concordato i turni li vuole cambiare tutti di nuovo.

giovedì 18 giugno 2015

molta pubblicità per nulla



quest'anno la canalis pubblicizza ciotto dalzino (giotto dolcino) la versione al gusto di limone di questo cioccolatino.
giotto fa schifino, sembra la sottomarca scadente dei ferrero rocher, quindi non assaggiare giotto dolcino non sarà un dramma, ma perché martellarci di pubblicità se poi il prodotto non è reperibile in nessun supermercato?
l'anno scorso era capitata la stessa cosa con caramel sutra, un gelato della ben&jerry, e con la cioccolata milka champiolada, quella prodotta in occasione dei mondiali.
c'era tutta vienna tapezzata di manifesti di questi due prodotti e nessun supermercato li aveva. trovavi i congelatori pieni di gelati ben&jerry di tutti i tipi, tranne che caramel sutra.
c'erano espositori pieni di cioccolata milka di tutti i tipi tranne la champiolada.
questo post per rassicurare gli addetti al marketing che hanno realizzato queste pubblicità: funzionano, se il prodotto non vende non è colpa vostra, è perché non esiste.

martedì 16 giugno 2015

du bist ein schatz

faccio la cameriera in una gelateria.
un lavoro che non mi gratifica, che non mi interessa, che non mi piace.
non mi piace perché mi costringe a stare in contatto con la gente, spesso maleducata, spesso antipatica, spesso stronza.
non mi piace perché non ha niente a che fare con i libri o con la scrittura, che sono la cosa che mi interessa. (anche se posso sbirciare i titoli dei libri che leggono i clienti. l'altro giorno uno dei clienti abituali più gentili stava leggendo tiziano terzani, ovviamente in tedesco.)
non mi piace perché mi costringe spesso a lavorare la sera, mentre io alle dieci e mezza vorrei essere a dormire.
insomma, ci sarebbero tutti i presupposti per fare questo lavoro con gran scazzo e menefreghismo. invece lo faccio come se fosse questione di vita o di morte. se mi accorgo di non aver pulito bene un tavolo dove si è seduta della gente me ne vergogno moltissimo. per evitare che il gelato che porto ai tavoli sia sciolto corro parecchio. quando finisco il mio turno mi preoccupo di lasciare le cose sistemate come io vorrei trovarle se dovessi iniziare il turno in quel momento. insomma, me la prendo molto a cuore.

oggi, finalmente, tutto questo mio darmi stupidamente da fare, come se importasse davvero qualcosa, mi è stato riconosciuto.
du bist ein schatz (sei un tesoro) ha detto il mio capo dopo che ieri gli ho pulito tutta la gelateria e dopo che oggi, in meno di un'ora ho sistemato tutti i tavoli all'aperto, servito i clienti, fatto tre lavastoviglie, ricordatogli di riaccendere un frigorifero che ieri aveva staccato per far scongelare.

sabato 30 maggio 2015

quando si diventa qualcosa?

quando si diventa madri? quando si inizia a pianificare una gravidanza? quando l'esito del test di gravidanza è positivo? il giorno del parto? il giorno in cui si adotta un bambino? quando ci si sente pronte per avere un secondo figlio?
quando si è in forma? quando si raggiunge il peso sperato? quando ci si guarda allo specchio e ci si piace indipendentemente da quello che dice la bilancia o l'immagine riflessa? quando dopo essersi ammazzati di addominali-flessioni-squat-trazioni la ciccia è sparita e al suo posto sono emersi dei muscoli? e, nel caso, quanti muscoli devono emergere per essere in forma?
quando si è depressi? quando si è un po' tristi per più di 5 minuti al giorno? quando si piange al pensiero di alzarsi dal letto? quando non si esce dal pigiama per più di tre giorni di fila?

io mi chiedo, quando si diventa scrittori?
a 12 anni - quando ho deciso che sarei diventata scrittrice - mi sembrava un traguardo netto, come la linea d'arrivo dei 100 metri: pubblico un libro, sono scrittore. ora che di anni ne ho 20 in più non lo so. ho vinto dei concorsi, sono autrice di racconti, di un manuale, di un romanzo breve, eppure non mi sento più scrittrice di quando a 12 anni, senza aver scritto nemmeno una favoletta, avevo deciso - leggendo - che il mio mestiere è scrivere.
sembra il paradosso di achille e la tartaruga, più mi avvicino alla tartaruga meno sembra raggiungibile.

quando si diventa qualcosa?

martedì 26 maggio 2015

non un romanzo erotico

esce oggi il mio primo romanzo (breve).
è disponibile solo in ebook - nei soliti siti dove si comprano gli ebook - e nel sito ufficiale dell'editore.

questa la sinossi:

Che fare quando i romanzi erotici che traduci per lavoro non fanno che ricordarti che non hai una vita sessuale? Puoi chiuderti in casa o lasciarti curare da baci che sono meglio di cerotti... ex fidanzato permettendo!

Ester è una traduttrice di romanzi erotici, invaghita da sempre del caporedattore. La sua vita sessuale non potrebbe essere più diversa da quella dei protagonisti dei libri che traduce: è appena stata lasciata dal fidanzato fedifrago e ha l'impressione che là sotto qualcosa abbia smesso di funzionare. Certo, le piacerebbe provarci con il caporedattore, ma la sua vita è andata a rotoli. Per fortuna la sorella Adele la aiuta a sistemare il monolocale minuscolo in cui si è trasferita, a dare una svolta al suo look da sciattona e a ritrovare un po' di autostima. E anche se lasciarsi alle spalle una lunga storia non è facile, Ester proverà a curare le ferite tornando a fidarsi di sé e dell'amore. 

il prezzo, stabilito dall'editore, mi sembra piuttosto alto. quindi voi, miei amati lettori, potrete ricevere il seguito di questo romanzo al prezzo di una recensione. vi basterà inviarmi una mail o un messaggio su FB con il link alla recensione che avete lasciato (su amazon, sul vostro blog, su anobii...) e riceverete in cambio il file con "E VISSERO inFELICI e sCONTENTI".

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mercoledì 20 maggio 2015

la conta

il mio capo vuole che tutto sia contato.
ogni articolo ha il suo numero.
negli espositori ci devono essere:

192 coni wafer 16x12
45 coni a forma di fiore 15x3
30 coni con il bordo cioccolato granella di nocciole 6x5
20 coni giganti 20x1
110 coppette da una pallina 10x11
110 coppette da due palline 10x11
90 coppette da tre palline 10x9
90 coppette da quattro palline 10x9
10 coppette da sei palline 10x1
10 coppette da otto palline 10x1
10 bicchieri per il frappè grande da asporto 10x1
20 bicchieri per il frappè piccolo da asporto 20x1
e poi
15 pacchi di wafer
15 pacchi di cialde cilindriche
15 pacchi di cialde cilindriche al cioccolato
20 box di polistirolo da 3/4 di litro per il gelato da asporto
20 box di polistirolo da 1 litro
8 box di polistirolo da 1 litro e mezzo
8 box di polistirolo da 2 litri

ogni mattina il capo vuole che tutto sia riempito a dovere, a volte lo fa personalmente, a volte lascia fare a noi e poi controlla.
poi verso l'una, quando arriva perfetta, l'addetto al banco, riconta tutto e controlla che i soldi in cassa coincidano con il numero di coni e coppette vendute.
quando va via perfetta verso le 20 il capo riconta tutto di nuovo, e controlla che l'incasso coincida con il venduto.
quando chiude verso le 22 riconta tutto di nuovo e ricontrolla che i conti tornino.
e non capisco per quale motivo lo faccia, se per una forma di autismo o per timore che uno dei suoi dipendenti "lo freghi" e ne approfitti per sottrarre del denaro dalla cassa.

e tutto questo contare è così ridicolo e assurdo agli occhi del collega G che ogni volta che può regala un cono per poi ridere sotto i baffi quando i con(t)i non tornano.
di solito danno la colpa a me, che ho contato male al mattino, quando ho riempito gli espositori.

giovedì 14 maggio 2015

temperatura gelato

secondo il matematico c'è una temperatura per ogni cosa:
per mettere i guanti (5°C)
per mettere la giacca più leggera (da 6 a 15°C)
per mettere la giacca più pesante (da 10°C in giù)
per mettere la maglietta a maniche corte (dai 20°C in su)
per il berretto (dai 10°C in giù)
scaldacollo (7°C)
pantaloni corti (25°C)
sandali (30°C)
e poi c'è la temperatura gelato.
la temperatura gelato è dai 20°C.
oggi che finalmente ho giorno libero e stavo sclerando davanti al computer ho proposto di andare a mangiare un gelato. (sì, lo so che lavoro in una gelateria e il gelato dovrebbe essermi venuto a noia. invece no, non ho mai tempo per godermene uno con calma. ogni tanto rubacchio un cucchiaino, ma non è come gustarsi un cono con calma, seduti, al sole.)
- che temperatura c'è? - ho chiesto.
- 19.7° -  ha risposto il matematico, sempre sintonizzato sul sito wunderground.com
- se ti punto un phon addosso possiamo mangiare lo stesso un gelato?
- facciamo che si approssima per eccesso.
e così siamo andati a mangiare il gelato in un posto in cui il fior di latte si chiama "milchblume"

sabato 9 maggio 2015

la lavastoviglie

da quando ci siamo trasferiti a vienna, abitiamo sempre nella stessa casa, dotata di lavastoviglie.
essendo solo in due e non avendo abbastanza stoviglie non l'abbiamo MAI usata. fino a oggi.
oggi il microlavello era pieno dei piatti accumulati in due giorni e, un po' per pigrizia un po' per la difficoltà logistica di non avere posto per mettere i piatti sporchi insaponati, ho deciso di usare LA LAVASTOVIGLIE.
abbiamo trovato una pastiglia finish calcificata che deve avere almeno 5 anni e che non sapevamo dove mettere, abbiamo infilato le posate nel portaposate pieno di polvere, quando abbiamo chiuso lo sportello lampeggiavano la spia del sale e quella del brillantante.
ora la lavastoviglie è accesa e il matematico ne sta registrando il suono, che si aggiungerà nel suo personale archivio sonoro a quello della lavatrice, del microonde, della caldaia.

mercoledì 6 maggio 2015

pregiudizi infondati

uno pensa che a stare con un matematico si risparmierà di fare i conti.
è per questo che ogni sera, quando torno da lavoro, faccio contare le mance che ho guadagnato al matematico
[per chi non lo sapesse, in austria è d'uso lasciare circa il 10% del totale al cameriere come mancia, o quantomeno arrotondare l'importo. su una consumazione di 10 euro bisognerebbe lasciare 11, ma se avete speso 9 e 60 potete lasciare 10 e il cameriere non vi guarderà male. se invece avete speso 9 e 60, date una banconota da 10 e vi aspettate 40 centesimi indietro... il cameriere vi guarderà con disprezzo, penserà che siete dei taccagni orrendi e la prossima volta vi rovescerà addosso quello che avete ordinato.]
nei tre anni precedenti a questo ho lavorato per datori di lavoro che si tenevano le mie mance. quest'anno invece le mance che guadagno sono mie, tranne il 3% dell'incasso che devo dare al collega che prepara le ordinazioni.
ieri faceva molto caldo e si è lavorato moltissimo, così tanto che il mio contapassi a fine giornata segnava 17 chilometri percorsi, di conseguenza mi aspettavo tantissime mance.
ma dal conto del matematico le mance erano decisamente inferiori alle aspettative e prima di addormentarmi non ho fatto che rimuginare su come fosse possibile.
fino a quando, questa mattina, contandole da me, mi accorgo che il conto del matematico era totalmente sbagliato, che le mie mance erano molto superiori e che tutto era come mi aspettavo.
insomma, il matematico in fondo è un logico, aspettarsi che sappia contare è solo un pregiudizio infondato.

sabato 2 maggio 2015

l'eredità

dopo aver bevuto un generoso bicchiere di frullato banana-fragole mi viene il singhiozzo.
il matematico mi allunga prontamente una confezione di biscotti e dice: - mangiane uno, asciuga.
mentre mastico il biscotto dico: - è morta.
- chi? - chiede lui.
- la persona che per farmi passare il singhiozzo mi ha detto di mangiare un biscotto o un cracker perché "asciuga".
- be', ma è così che funziona. le persone continuano a vivere in chi le ha conosciute attraverso quello che hanno lasciato. e comunque anche se è una stronzata che asciuga, funziona veramente, e la mia qualità della vita è molto migliorata. adesso so che se mi verrà il singhiozzo non dovrò fare nessuna delle cazzate che non funziona tipo trattenere il fiato, tapparmi le orecchie, saltellare su un piede solo. e ogni volta che vedo una discussione su internet su come far passare il singhiozzo sghignazzo.

e a me viene da ridere, e anche un po' da piangere, al pensiero che quel che resta di noi dopo che ce ne saremo andati, è un rimedio per il singhiozzo o poco più.

domenica 26 aprile 2015

un miglio nei miei mocassini


è un periodo faticoso. al lavoro è ancora il massimo della disperazione, e io sto lavorando da dieci giorni consecutivi senza giorni liberi. (sì, è arrivata la primavera anche qui, il sole splende e tutti vogliono il massimo del gelato.)

quindi a lavoro corro su e giù come una pazza, e sarebbe tutto più facile se potessi farlo con delle scarpe comode. 
le prime scarpe acquistate appositamente si sono rivelate comodissime, hanno solo un difetto: mi fanno puzzare i piedi in modo pestilenziale.
ho quindi comprato, per ovviare a quell'inconveniente, un paio di adidas che sembrano fatte di legno e cartone tanto sono dure e mi fanno male ai piedi.
ieri sera, disperata, mentre io e il matematico aspettavamo la metro, gli ho chiesto di fare cambio di scarpe in modo che me le sfondasse un po' (sì, abbiamo entrambi il 42, solo che io sono alta un metro e 67 e lui un metro e 83).
non so se la sua passeggiata nelle mie scarpe abbia fatto effetto, oggi ho ripiegato sulle calzature comode e puzzone.

giovedì 23 aprile 2015

perfetta

nella gelateria dove lavoro, al banco, a riempire coni e coppette, c'è il signor feta, un vecchio rincoglionito con 35 anni di esperienza nel settore.
quando il capo lo chiama, urlando da una parte all'altra "HERR FETTA" io capisco perfetta.
perfetta, invece di spatolare il gelato e pulire la sua postazione, resta fino a fine turno con le braccia conserte.
così, ieri, quando se n'è andato, non avendo di meglio da fare, mi sono messa a sistemare il casino che aveva lasciato (pur non avendo 35 anni di esperienza nel settore, era chiaro che aveva lasciato una merda). ovviamente non è un lavoro che mi compete, né lo so fare tanto bene, ma sicuramente il gelato spatolato da me avrebbe avuto un aspetto migliore del gelato non spatolato che aveva lasciato lui.
quando è uscito dallo spogliatoio e mi ha vista al banco, il signor perfetta è venuto lì e mi ha detto "non si fa così, guarda come si fa" e io gli ho risposto "se può mostrarmi come si fa, potrebbe anche farlo". (il sottotesto era, stronzo del cazzo, invece di ringraziarmi che faccio il tuo lavoro vieni pure a farmi la lezione?! ma vaffanculo, va'.)

giovedì 16 aprile 2015

tre incaute a vienna


















(da sinistra a destra: mia madre, mia zia, l'amica)

le tre incaute hanno un'età compresa tra i 60 e gli 80 anni e girano per vienna con la leggerezza e l'inconsapevolezza di tre ragazzine delle elementari in gita.
le tre incaute dopo le iniziali difficoltà, che mi hanno fatto temere di doverle andare a recuperare a klosteneuburg, hanno capito come funziona la metro e con le mie indicazioni a prova di idiota sono riuscite a girare senza perdesi troppo e persino a tornare a casa.
le tre incaute forse, alla fine, sarebbero riuscite a raggiungere la stazione e a prendere il treno giusto da sole, ma per sicurezza ce le ho accompagnate io.

domenica 12 aprile 2015

il potere del pollice opponibile

quando mi sono messa a cercare lavoro a vienna ho optato per un lavoro non qualificato, alla portata di tutti: la cameriera.
a giudicare dalla gente che vedo sfilare in questi giorni al massimo della disperazione fare la cameriera è un lavoro difficilissimo.
la tizia che dovrebbe essermi d'aiuto:

non sa i numeri: se sull'ordine (che viene preso con un computerino e stampato - quindi non c'è nessun problema di interpretazione di grafie) c'è scritto un espresso macchiato al tavolo 22, lei porta il caffè al tavolo 24, dove le dicono che non lo volevano. quindi lo riporta indietro e dice al capo che io ho sbagliato a prendere l'ordinazione. (nel frattempo il caffè si raffredda e arriva al tavolo giusto quando ormai fa schifo.)

non sa leggere: se sull'ordine c'è scritto tre palline con la panna, lei porta tre palline senza panna (il fatto che siano senza panna non è colpa sua, ma distrazione di chi prepara gli ordini. ma porca miseria... guarda!). in ogni caso ci sarebbe ancora possibilità di redenzione se una volta arrivata al tavolo tornasse indietro e farsela mettere su indicazione del cliente. invece no, se ne frega. e sono io quella che deve andare dentro e fuori.

non vede: se porta un bicchiere di caffelatte alto venti centimetri, sul piattino mette un cucchiaino da espresso lungo sette centimetri. 

non ce la fa: se le faccio vedere come chiudere con catena e lucchetto i tavoli, la sera. lei riesce a chiuderli nell'unico modo in cui sarà possibile per chiunque portarsi via le sedie.

non è dotata di pollice opponibile: per portare i vassoi bisogna puntare il pollice sulla parte superiore e tenere le altre dita sotto, a supporto. lei non ce la fa. motivo per cui porta un vassoio alla volta, quando il minimo sindacale sarebbe tre. però almeno la mancanza di pollice opponibile spiega la totale assenza di qualsiati tipo di intelligenza.