giovedì 12 gennaio 2017

La mia vita da film



Il mio antidoto a questo freddo è accendere il forno e buttarci dentro qualcosa.
Nell'ordine ho sfornato:
* Dei panini dolci
* Una torta di mele senza burro né olio
* Una teglia di pizza
* Una torta cacao e amaretti
* Del pane in cassetta
* Un ciambellone con frutta secca
* La mia torta salata con ricetta collaudata.
La cosa sorprendente è che pur modificando le ricette come mi pare, esce tutto buonissimo (è il motivo per cui della maggior parte delle mie creazioni non esiste testimonianza fotografica: sono più veloce a mangiare che a fotografare).
Il pane era così morbido e profumato che me lo sono mangiato tutto da sola in meno di 48 ore: saranno stati 7-800 grammi!

Ieri, vedendo "Paterson" al cinema, mi sono molto identificata con Laura:
* Lei fissata con il bianco e nero, io con l'azzurro
* Lei a sfornare cupcake, io a sfornare torte.

L'altro giorno, il matematico, trovatosi di fronte a

* Farina 00
* Farina Manitoba
* Farina di riso
* Farina magica per pizza
* Farina integrale
* Farina di mais
* Farina di mandorle

mi ha chiesto: "a cosa ti serve tutta quella farina?" che è esattamente ciò che Paterson chiede a Laura.

martedì 3 gennaio 2017

3 parole per il 2017

raccolgo la sfida di pennablu e scrivo le mie tre parole per il 2017

prima di tutto la costanza. sono sempre stata una persona dai grandi entusiasmi e dagli altrettanto facili scoraggiamenti. quest'anno vorrei fare mia la costanza del chi va piano va sano e va lontano e anche quella della goccia che scava la roccia. magari poco ma con continuità: per portare avanti progetti di scrittura, raggiungere obiettivi nella corsa, studiare e auto-formarmi per migliorare sul lavoro.

altra parola chiave, niente affatto secondaria, è: prospettiva. ho sempre la tendenza a guardare il bicchiere mezzo pieno, a vedere solo quello che manca invece di concentrarmi su quello che c'è - e che magari prima non c'era. quando ho fatto il bilancio del 2016 era tutto un: non ho vinto il concorso, non ho passato l'esame, non ho corso la maratona, non non non... eppure ho fatto molte cose di cui dovrei andare fiera. ok, non ho corso la maratona ho pur sempre corso più di 1300 chilometri.

terza e ultima parola per il mio 2017: leggerezza. per me è sempre tutta una questione di vita o di morte. mi prendo a cuore qualsiasi cosa come se dovesse cambiare le sorti dell'umanità, quando è evidente che non è così. e quindi una gran dose di leggerezza per star serena è d'obbligo.

domenica 1 gennaio 2017

#sfangarla2016

anche quest'anno ho scritto: sul blog e non solo
anche quest'anno ho letto: 51 libri, di cui un paio stupendi
anche quest'anno ho corso: 1385 km, e ancora nessuna maratona
anche quest'anno ho pianto: troppo
anche quest'anno ho sorriso: non abbastanza
anche quest'anno mi sono arrabbiata: spesso per le cose sbagliate
anche quest'anno sono stata molto da sola: quasi sempre per scelta
anche quest'anno ho visto belle serie tv: breaking bad, the good wife, unreal...
anche quest'anno ho preferito dormire: all'avere un figlio, all'uscire la sera
anche quest'anno ho camminato, sono andata al cinema, a teatro, a cena fuori.
anche quest'anno sono sopravvissuta a me stessa, e non è stato affatto facile.

sfangarla2015
sfangarla2014
sfangarla2013

martedì 27 dicembre 2016

lo scoraggiamento

mi sono preparata per quattro mesi a correre la mia maratona personale.
mi sono allenata seriamente, ho affiancato alla corsa esercizi di core stability, mi sono alzata prestissimo al mattino quando faceva troppo caldo, ho immolato sabati e domeniche agli allenamenti lunghi.
poi è successo che l'ultimo lungo prima della maratona è andato male e da lì ho fatto andare tutto peggio.
mi sono convinta che non ce l'avrei mai fatta a correre quei 42195 metri e mi sono aggrappata a qualunque pretesto per smettere di correre:
* il raffreddore,
* la pioggia,
* le poche ore di luce,
* i troppi dolci...
in tre settimane ho buttato alle ortiche il lavoro di mesi: ho detto addio al mio addome piatto e scolpito, ho iniziato a dormire male, il mio intestino si è impigrito.

sabato, dopo tre settimane in cui ho finto che di correre la maratona non mi importasse niente, ho voluto provare l'ebbrezza di correre per un'ora. dopo appena trenta minuti mi sono dovuta fermare per delle dolorosissime fitte a un fianco. e non potete immaginare la frustrazione di dover camminare per cinque xxxxxxissimi chilometri per tornare a casa pensando a tutta la fatica sprecata.
ok, non correvo da venti giorni, ma erano quattro mesi che tutte le settimane facevo un allenamento di almeno due-tre ore, pensavo che un'ora di corsa si potesse dare per scontata.

non so esattamente quale sia la morale di questa storia.
forse che sono bravissima ad auto-sabotarmi,
forse che quando temo di non raggiungere ciò che desidero mi convinco che in fondo non era quello che volevo (tipo la volpe e l'uva),
forse che più che correre la maratona mi piace l'idea di averla corsa, così come dello scrivere mi piace l'aver scritto.

e ora, che le scarpe sono consumate, sono combattuta tra l'acquistarne un nuovo paio o semplicemente buttare il vecchio.

lunedì 26 dicembre 2016

biscotti per tutti

questo Natale, avendo un forno a disposizione, mi sono sbizzarrita e ho regalato biscotti a tutti.
scegliere le ricette, impastare, infornare, sfornare, impacchettare è stato piacevole, divertente, soddisfacente come poche altre cose.

ho fatto biscotti di sei tipi diversi:
* integrali con miele
* con farina di riso e gocce di cioccolato
* alla mandorla
* al cocco e mandorle
* allo yogurt
* al cacao e granella di nocciole.
i miei preferiti erano questi ultimi.
in cambio ho ricevuto così tanta attrezzatura che ora non mi resta che aprire una pasticceria. non vedo l'ora di provare lo stampo per il ciambellone!
il leccapentola è già stato testato.
quasi quasi partecipo ai prossimi casting di bake off.
e ora... dolci in forno!

giovedì 8 dicembre 2016

il demone del risparmio

sono cresciuta in una famiglia fondata sul risparmio, il valore delle cose, il riciclo.
mia mamma fa la carbonara per 5 persone con un unico uovo.
quando scartavamo i regali non potevamo strappare la carta da regalo, dovevamo staccare piano piano lo scotch e tenere la carta tutta intera, per poterla riutilizzare in futuro.
i tovaglioli di carta usati vengono conservati, nel caso si versi qualcosa sul pavimento e sia necessario asciugare e pulire.
quando faceva i dolci, mia madre metteva sempre meno zucchero e meno uova di quanto indicato nella ricetta. diluisce con il latte le uova sbattute per la frittata per farla sembrare di più.
a casa nostra non c'era cibo che finisse nella pattumiera. tutto il commestibile doveva essere mangiato. prima di arrivare a gatti o alle galline, qualsiasi cosa passava sotto il vaglio di mia madre. ho visto mia madre mangiare cose non avrei dato nemmeno al cane.
(se avete notato l'alternanza passato presente dei tempi verbali, sappiate che è dovuta al fatto che il ricordo di quello che ho vissuto in famiglia e di ciò che accade anche ora a casa dei miei, si mescolano.)

questo vissuto, ovviamente, ha ripercussioni sulla mia percezione del valore delle cose e sui miei comportamenti, che spesso possono sembrare strani o maleducati.
ecco un elenco delle conseguenze più assurde causate dal demone del risparmio acquisito da mia madre:
* in qualsiasi negozio entri, rifiuto ogni borsa o sacchetto per mettere gli acquisti. ho sempre con me una borsa riutilizzabile di stoffa e metto tutto lì. e se la dimentico tengo tutto in mano, piuttosto. il mio incubo peggiore è il sacchetto dei sacchetti: poiché nessun sacchetto può essere buttato, i sacchetti finiscono in un armadio, in un sacchetto più grande che li contiene tutti e che aumenta di volume a dismisura.
* quando compro le banane o un limone o un'arancia non li metto in un sacchetto ma attacco l'adesivo con il prezzo direttamente sulla buccia, sempre per evitare il sacchetto dei sacchetti.
* da quando ho un lettore di ebook non acquisto più libri. il pensiero di tutto lo spazio che occupano e degli alberi che sono stati abbattuti per stamparli mi fa desistere. per lo stesso motivo non esistono edizioni cartacee dei miei ebook autopubblicati.
* non riesco a fare regali ai miei nipoti. non hanno bisogno di nulla. sono sommersi da quantità industriali di giocattoli, libri, vestiti che guardano a malapena. il pensiero di aggiungere anche solo uno spillo alla montagna di inutilità che li circonda mi mette a disagio.
* se qualcuno mi chiede cosa voglio per natale, la risposta è sempre "niente", e non per timidezza o pudore, ma perché non voglio niente, non ho bisogno di niente, e qualsiasi oggetto diventa qualcosa che occupa posto, inquina e in fin dei conti non mi serve. (in questo momento le uniche cose che fanno eccezione sono degli utensili da cucina per accontentare il demone della torta e un garmin nuovo per accontentare il demone della corsa.)
* non partecipo più a concorsi letterari che richiedono copie cartacee dell'opera, né invio copie cartacee dei miei aspiranti romanzi agli editori. penso che sia un inutile spreco di carta.

a pensarci con distacco mi rendo conto che sono comportamenti bizzarri, eppure non riesco a non fare anche molte delle cose che ho criticato per anni a mia madre.

martedì 29 novembre 2016

do it yourself ma se lo compri fai prima, è più carino e costa meno

quello che vedete qui immortalato è il calendario dell'avvento da me generosamente pensato, realizzato e donato al matematico. (ci ho messo tre settimane per partorire siffatta creatura.)
è un'opera di ingegneria futuristica, che per stare in piedi sfida la gravità, mette in discussione la relatività ristretta e nega la terza legge di newton.
è un calendario ecologico: per realizzarlo sono stati usati solo 12 bicchieri invece che 24, i numeri dispari li vedete, quelli pari sono dietro. non si è fatta economia sui regalini, che sono due per bicchiere, uno attaccato sul fondo e uno attaccato sulla base.
nonostante l'apparenza non è un calendario economico: contiene cioccolatini di altissima qualità acquistati in una boutique del cioccolato.
è un calendario nostalgico-germanofono: a ogni cioccolatino è abbinata una frase motivazionale in tedesco, per ricordare i calendari dell'avvento viennesi che hanno accompagnato i nostri natali da espatriati.
il matematico trova che questo sia un calendario minimalista, avant-guard e upcycle.
se vi piace l'idea e volete copiarla ecco la ricetta:

ingredienti:
12 bicchieri di plastica
24 cioccolatini
carta stagnola qb
nastro biadesivo qb
24 frasi motivazionali a scelta (facoltative ma consigliate)
i numeri da 1 a 24 stampati su un foglio di carta adesiva

procedimento:
scegliete in rete 24 aforismi di vostro gradimento. copiateli, incollateli su un file word uno di seguito all'altro avendo cura che ci sia abbastanza spazio per ritagliare ogni frase una volta stampato il file, oppure scriveteli a mano su dei bigliettini
stampate i numeri su un foglio di carta adesiva
prendete un bicchiere, capovolgetelo, attaccate alla base il numero 1, dalla parte opposta attaccate il 2 verso l'estremità superiore (quella chiusa, per intenderci).
ripetete mantenendo l'ordine dei numeri fino a esaurimento.
prendete i bigliettini con le frasi motivazionali e piegateli. avvolgete i cioccolatini nella carta stagnola avendo cura di chiudere dentro anche una delle frasi.
ripetete fino a esaurimento.
adesso dovrete attaccare i cioccolatini dentro ai bicchieri, uno sul fondo chiuso e uno alla base su un lato.
per comporre la forma di albero di natale sbilenco mettete alla base i bicchieri 21 e 23, sopra appoggiate una striscia di cartoncino lunga quanto quattro bicchieri (io ho ritagliato una scatola di riso). a questo punto mettete uno strato di bicchieri con i numeri dal 13 al 20, altra striscia di cartoncino, altri bicchieri con i numeri dal 7 al 12, e proseguite fino in cima.
spolverizzate con abbondante zucchero a velo.
ideale da gustare in famiglia.

(nel gruppo FB trovate i file scaricabili con le frasi in tedesco e i numeri che ho usato io)

sabato 26 novembre 2016

7 ragioni per cui adoro il mio nuovo lavoro

1. mi permette di essere creativa: scrivo i testi per gli annunci pubblicitari delle attività commerciali più disparate: gioiellerie, panifici, negozi di alimenti per cani, saloni di bellezza, agriturismi, ristoranti, negozi di giocattoli, scuole che organizzano corsi di yoga, di nuoto, di inglese, di tango... e mi diverto da morire

2. è molto vario: sia perché mi trovo a giocare con le parole per tanti prodotti diversi, sia perché mi occupo anche di fare fatture, caricare statistiche, chiamare i clienti...

3. imparo un sacco di cose: sto studiando per prendere la certificazione di google adwords, sto litigando con indesign, sto leggendo manuali di marketing telefonico e non

4. mi permette di fare cross-training: essendo la sede di lavoro servita poco dai mezzi pubblici, mi faccio ogni giorno 15 chilometri in bici. pare che associare altre attività alla corsa (tipo bici o nuoto) migliori le prestazioni

5. aumenta la mia resilienza: c'è una componente frustrante del mio lavoro che consiste nel chiamare i commercianti per presentare il nostro servizio, far capire il valore che avrebbe per la loro attività e incoraggiarli a conoscerlo. non importa quanto io sia consapevole della bontà di quello che facciamo: le cornette sbattute in faccia fanno male comunque. e io sto imparando a non farmi abbattere.

6. ho un capo straordinario: dal punto di vista umano è incoraggiante, positivo, "equo" nel senso che ti cazzia - con garbo - se ce n'è bisogno, e allo stesso tempo non lesina sui complimenti. dal punto di vista professionale sa, e sa fare, tantissime cose negli ambiti più diversi, e quello che non sa lo studia, lo impara, lo mette in pratica, te lo insegna con generosità e pazienza, non si scoraggia per i fallimenti, ma riparte facendo tesoro dell'esperienza. 

7. è un lavoro utile e concreto: non solo VEDO io stessa le pubblicità che realizzo (abitando a udine e lavorando per attività commerciali di udine è inevitabile) ma parlo con i nostri clienti che ci ringraziano perché gli affari che vanno meglio grazie a tutta la gente va negozio dopo aver visto gli annunci che ho creato io.


[da fine settembre lavoro per pubblicami.com una start-up che aiuta le più svariate attività commerciali a promuovere i loro prodotti su internet
per esempio: una pasticceria di udine per natale fa panettoni classici, pere cioccolato, ai frutti di bosco, zabaione.
pubblicami, con le foto della pasticceria e dei panettoni, realizza diversi annunci che, tramite facebook ads e la rete di google display, verranno mostrati agli udinesi con più di 25 anni. quelli che vogliono un panettone artigianale ai frutti di bosco/zabaione... cliccano sull'annuncio e vengono indirizzati su una pagina di approfondimento in cui ci sono molte foto della pasticceria, dei panettoni, descrizione della pasticceria e dei panettoni stessi, orari di apertura e recapiti del negozio.
la cosa bella della pubblicità online è che costa poco, perché google e fb vengono pagati solo quando la gente fa click.
diversamente dalla pubblicità sui giornali, alla radio, con i volantini... ha un grandissimo ritorno perché è estremamente targettizzata: la vedono solo persone che si trovano vicine al negozio e che hanno le caratteristiche giuste (per semplificare: se un parrucchiere per uomo fa pubblicità con pubblicami, imposteremo la campagna in modo che gli annunci vengano mostrati solo agli uomini; viceversa se si tratta di un negozio di abbigliamento da donna gli annunci verranno mostrati solo alle donne...). con appena due euro al giorno si può essere mostrati a migliaia di persone e cliccati dalle centinaia che sono interessate all'annuncio e che quindi è probabile si recheranno in negozio.
se anche tu hai un'attività commerciale e vuoi saperne di più, visita il sito pubblicami.com]

ps: quelli qui sotto sono screenshot della mia timeline di facebook. entrambi gli annunci li ho fatti io, con mio sommo orgoglio 😊


giovedì 24 novembre 2016

dialoghi tra azzurropillin e il demone della torta

DdT: che ne dici di fare una torta?
a: ottima idea, mi ha letto nel pensiero.

(demone della torta e azzurropillin si mettono davanti al computer e cercano la ricetta su google)

DdT: dai, guarda questo ciambellone marmorizzato che buono che sembra!
a: non ho lo stampo per il ciambellone
DdT: allora che ne dici di questi tortini al cioccolato?
a: sono pieni di burro e non ho il burro
DdT: torta di mele?
a: il matematico non la mangia, non gli piacciono le mele, sono troppo sane
DdT: questo plumcake allo yogurt?
a: non ho lo stampo per plumcake
DdT: cheescake? fammi indovinare, non hai uno stampo con cerniera
a: esatto.
DdT: questa torta paradiso?
a: perfetta!

(demone della torta e azzurropillin vanno in cucina e iniziano a mescolare uova, zucchero, farina)

DdT: ma almeno setacciala quella farina
a: non ho il setaccio
DdT: la ricetta dice 150 gr di zucchero, non 100
a: lo zucchero fa malissimo, e io non dovrei nemmeno farla questa torta, se non taci metto il Tic. la prima e ultima volta che ho fatto una torta con il Tic ne è uscito un frisbee

(demone della torta e azzurropillin infornano. 35 minuti dopo, a torta sfornata)

a: senti che profumo
DdT: guarda com'è lievitata bene
a: che ne dici di un assaggino?


(questo è quello che rimane dopo l'assaggino)

il giorno dopo

DdT: facciamo una torta?
a: non ci provare, mica mi posso mangiare una torta al giorno. però uffa, ho proprio voglia di fare una torta
DdT: ma sì, dai, poi la porti in ufficio
a: come no, siamo in due in ufficio, e il mio capo è salutista, vive di quinoa, pane tibetano e frutta secca
DdT: vorrà dire che te la mangi tutta tu, con questo tempaccio, ci vuole proprio una coccola
a: ok, vada per una torta, ma salata. almeno rimedio la cena.



questa la ricetta io la faccio con prosciutto cotto e mozzarella. non diventa alta come nella loro foto perché uso mezza bustina di lievito (visto che nelle indicazioni c'è scritto che una bustina intera si usa per 500gr di farina), ma il risultato è strepitoso, io la adoro.
se il demone della torta non mi lascia in pace finisce che divento una foodblogger.

sabato 19 novembre 2016

Le piccole cose della felicità

mentre il matematico a barcellona cambia le sorti della teoria degli insiemi, la sottoscritta si esercita a godere delle piccole cose e ci riesce anche:

una notte di sonno ristoratore

un bel romanzo letto sul divano sotto al plaid

un bel film al cinema

una tazza di tè aromatizzato alla vaniglia e caramello

dei muffin profumati in forno

mercoledì 16 novembre 2016

il mio personale eat pray love

tre cose mi piacciono davvero: 
* infornare dolci e guardare videoricette su internet
* correre
* leggere e scrivere
l'unione e l'intersezione di queste tre passioni porta a fare cose strane come:
* realizzare dolci senza zucchero perché lo zucchero rallenta moltissimo la corsa (l'unico esperimento riuscito in tal senso è questa torta di mele. ma qualsiasi torta di mele con lo zucchero è più buona.) 
* leggere libri sul running (al momento questo
* scrivere storie su gente che corre
* ascoltare audiolibri mentre corro
e quindi niente, il mio stile di vita è: cook run read
e per smaltire tutti i dolci che sto sfornando devo correre parecchio, ma con questo freddo non ne ho nessuna voglia.


in foto i classici biscotti brutti ma buoni, con farina di riso e gocce di cioccolato fondente. e se ve lo state chiedendo... sì, hanno lo zucchero.

sabato 12 novembre 2016

le ho mai raccontato del vento di vienna

giovedì mi è stato fatto notare a lavoro che sono tenace, che non mi abbatto facilmente.
non è qualcosa che direi di me stessa e, a dir la verità, nel momento in cui mi è stata detta quella frase, ero così frustrata che mi sarei messa a piangere.
il fatto è che non sono tenace, è il clima di vienna che mi ha resa così.
a vienna l'inverno arriva prestissimo. siamo a metà novembre e qui ancora non ho tirato fuori il cappotto che a vienna starei usando da un mese. a vienna adesso nevica, la temperatura massima prevista per oggi è di due gradi. qui ci sono già dieci gradi.
a vienna c'è un vento gelato che ti si infila dappertutto: anche se hai la giacca antivento brevettata dagli ingegneri della nasa, il vento di vienna non lo sa e ti ghiaccia la pelle, le ossa e l'anima.
a vienna le giornate invernali sono più corte: oggi di 12 minuti. sembra una sciocchezza ma non lo è.
insomma, l'inverno di vienna ti forgia, ti tempra, ti obbliga a resistere.
sono tenace? è per il clima di vienna, e non solo quello meteorologico. 

domenica 6 novembre 2016

dell'autobiografia

ieri sono andata in libreria a vedere la presentazione di questa graphic novel.
eravamo in 5 a fare da pubblico. (a difesa di chi non è venuto, vorrei dire che fuori diluviava e sarei rimasta volentieri a casa anch'io.)

l'autore diceva di essere partito da tre concetti: violenza, sopravvivenza e rabbia.
l'autore e l'illustratrice hanno lavorato 7-8 mesi a questo libro, che racconta una storia cruenta, a dispetto delle illustrazioni apparentemente tenere e quasi infantili.
ovviamente, dato che i personaggi sono degli animali non antropomorfi, non si può dire che il libro sia autobiografico. ma quello che ho chiesto all'autore, e su cui mi interrogo anche rispetto a ciò che scrivo, è: può l'autore di un'opera dire che ciò che ha creato non è autobiografico? non in senso stretto, ovvio.
ma non è il risultato del gesto creativo un'opera che riguarda l'autore talmente da vicino da essergli successa così com'è, da essere in qualche modo una parte della sua vita, dato che è dalla sua vita e dalla sua esperienza che attinge?
sia l'autore che la libraia si sono scagliati contro questa ipotesi, dicendo che è pieno di fumettisti autoreferenziali che scrivono roba da reality show e impoveriscono la produzione.
io penso invece che anche nell'autobiografismo, come in qualsiasi narrazione, c'è un lavoro di selezione delle cose da raccontare e di quelle da omettere, c'è la scelta di uno stile, di un linguaggio, di un tono, di un ritmo.
se ciò che si sceglie di raccontare e il modo in cui si decide di farlo sono originali, notevoli, forti, evocativi, unici, interessanti, universali allora - autobiografia o no - siamo di fronte a un'opera d'arte.
in my opinion.

martedì 1 novembre 2016

correndo con i racconti di carver

in tutti i corsi di scrittura che si rispettino arriva sempre il momento in cui ti rifilano un racconto di carver.
di qualsiasi racconto si tratti, perché ogni volta è uno diverso, questo viene presentato come il meglio. i racconti di carver sono sempre perfetti, sempre densi, sempre pervasi di tensione, sempre universali, aprono sempre squarci sull'umanità, sui sentimenti, sulle debolezze, sulla fragilità.

anche quest'anno voglio partecipare al concorso 8x8, è un concorso per racconti, cui partecipo da anni venendo sistematicamente snobbata. a vincere sono sempre racconti carveriani.
e allora ho pensato, perché non ascoltare i racconti di carver mentre corro, così da carpirne il segreto e scrivere un racconto carveriano anch'io (con cui magari vincere il concorso)?

negli ultimi giorni ho corso così tanto che mi sono ascoltata "cattedrale", "una cosa piccola ma buona" e "con tanto di quell'acqua a due passi da casa". alla fine di tutti i racconti mi sono chiesta "ma quindi? cosa mi vuoi dire?"

i racconti di carver mi fanno sentire stupida e/o presa in giro. è come se mi prendesse per mano, mi guidasse in un posto in cui promette ci sarà una sorpresa, e poi, giunti sul posto... tutte le volte non vedo niente di speciale. (che poi è la stessa sensazione che ho provato con i nove racconti di salinger)

la cosa buona dei racconti di carver è che, se ascoltati, danno un ritmo perfetto alla mia corsa. è anche grazie a lui (oltre che a un provvidenziale gel alle maltodestrine) se stamattina ho portato a casa quasi 30 km in 2 ore e 50.

[gli audiolibri con i racconti di carver possono essere scaricati gratuitamente - e legalmente - da questo sito. dove trovate anche molti altri audiolibri]

[nella foto ogni colonna rappresenta il numero di passi effettuato in un quarto d'ora.]

sabato 29 ottobre 2016

cose che succedono

martedì, nel giorno più piovoso di sempre, ho forato la ruota posteriore della bici.
se il tempo fosse stato decente me la sarei fatta a piedi fino a casa, visto che pioveva sono tornata in ufficio con la coda tra le gambe.

mercoledì io e il matematico abbiamo partecipato a una gara di corsa a staffetta di due ore, correndo un'ora ciascuno. io sono andata fortissimo (terza tra le donne, con 4:59 min/km) e mi sono presa la soddisfazione, nell'ultimo tratto, di superare il vecchietto che per tutta la gara mi è stato tenacemente davanti, staccandomi anche di parecchio.

giovedì, googlando il mio nome, ho trovato questa meravigliosa recensione assolutamente spontanea di "chi primo arriva all'altalena". non conoscevo il blog ma è stata una bellissima sorpresa.

venerdì sono andata a sentire andrea molesini che presentava il suo ultimo romanzo "la solitudine dell'assassino". andrea molesini è stato uno dei miei docenti all'università. il suo corso di letterature comparate uno dei più belli che abbia seguito, lui un oratore carismatico e coltissimo, come ha confermato anche ieri.



domenica 23 ottobre 2016

sorellanza

ho due sorelle ma spesso chi non le ha viste pensa che io ne abbia una sola perché quando parlo di una di loro dico "mia sorella" senza specificare quale. così può succedere che qualcuno pensi che ho una sorella sposata che d'estate gira la toscana in tandem, anche se ha due figli, e che si è presa due lauree, una in traduzione e interpretazione, l'altra in neurofisiopatologia (o qualcosa del genere).
io sono la sorella di mezzo, quella sfigata, che quando era piccola non riusciva a raggiungere la perfezione della sorella maggiore, la bambolina di porcellana, e che quando è cresciuta non poteva competere con la neonata di casa.
siamo tre sorelle e siamo diversissime sotto tutti i punti di vista.
abbiamo pensieri, interessi, caratteri quasi opposti: se ci ritrovassimo nello stesso cinema multisala sceglieremmo tre film diversi, se ci iscrivessimo in palestra una farebbe zumba, l'altra sala pesi e la terza nuoto, se andassimo a cena fuori una vorrebbe prenotare in pizzeria, quell'altra mangerebbe a casa e la terza preferirebbe un ristorante.
è possibile che non troveremmo un accordo su niente.
però ieri eravamo tutte e tre a casa dei nostri genitori a festeggiare il compleanno della più grande e dopo sette anni siamo riuscite a fare una foto di noi tre.
a questo punto dovrei mettere una bella frase a effetto, sul passare del tempo e la saggezza e la sorellanza. ma non ce l'ho.

mercoledì 19 ottobre 2016

il set diluvio plus

la mia sede di lavoro è a 7,5 chilometri da casa.
oppure 9, quando la strada che faccio di solito si allaga e devo prenderne un'altra.
non ho la patente né il patentino.
ci arriva un unico autobus che parte dalla stazione (20 minuti a piedi da casa) e ha un solo orario utile per l'andata e un solo orario utile per il ritorno.
per essere libera di fare come mi pare, ho deciso di andare al lavoro in bici. sempre. anche quando piove.
potendo vantare decenni di formazione cattolica, gruppi parrocchiali, campi estivi, volontariato ho fatto mia la frase di baden powell, fondatore del movimento scout, che dice: "non esiste buono o cattivo tempo ma solo buono o cattivo equipaggiamento".
motivo per cui mi sono dotata di giacca, cappuccio e sovrapantaloni impermeabili acquistati in un negozio di articoli per motociclisti.
il completo si chiama "set diluvio plus", e adesso non vedo l'ora che piova per provarlo.

giovedì 6 ottobre 2016

il problema delle chiavi

tutto è iniziato con il matematico, che è riuscito a perdere tre chiavi su quattro di due diversi lucchetti della bici.
poi mi ci sono messa io, che per ben due volte, nell'ultima settimana, ho lasciato le chiavi di casa appese alla porta. cioè, io apro la porta di casa, e poi lascio tutto il mazzo attaccato alla serratura, in un condominio di sei piani, in un piano con altre tre porte.
ieri, mentre andavo in bici, ho preso una buca e il portachiavi a forma di pesce attaccato alla chiave della bici è guizzato via in mezzo alla strada. ho sentito il rumore e mi sono fermata per capire cosa fosse, quando ho realizzato la perdita ho deciso che non sarebbe valsa la pena buttarsi in mezzo alla strada e rischiare di farsi investire per un gingillo di legno, per quanto carino.
infine, l'altro giorno ho chiuso la bici, sia con il lucchetto incorporato alla ruota posteriore che con un ulteriore lucchetto (perché anche se non è una bici da corsa superleggera in alluminio, quel trabiccolo mi è comunque molto prezioso) e... ho lasciato entrambe le chiavi attaccate ai lucchetti, per ore.
io sono molto distratta e gli altri, per fortuna, sono molto onesti - per ora.

mercoledì 5 ottobre 2016

il demone della corsa e gli altri

oggi mi sono ritrovata la mattina inaspettatamente libera e che ho fatto?
colazione al bar?
dormito?
letto?
scritto una pagina del mio prossimo non-seller?
macché! mi sono corsa una mezza maratona. il perché?
io non lo so, chiedetelo al mio demone della corsa, vi assicuro che sarei rimasta volentieri sul divano a cazzeggiare.

c'è poi il demone del refresh: quante copie avrò venduto di "chi primo arriva all'altalena negli ultimi dieci minuti? (spoiler: oggi solo una), quante pagine saranno state lette su kindle unlimited mentre mi lavavo i denti? (spoiler: oggi 158)
ci sono nuove recensioni?
e su goodreads cosa ne dicono?
e quindi via, a ricaricare le stesse tre pagine internet decine di volte al giorno come se da un'ora all'altra le vendite del mio libro potessero passare da zero a cento o le recensioni da nove a novanta.

a tormentarmi c'è poi il demone del mangiar sano: dopo aver eliminato i dolci dalla mia dieta vi ho introdotto i semi di chia (hanno potere addensante e pare siano un superfood che ti fa correre veloce come flash), il tic (un dolcificante in gocce sostitutivo dello zucchero con cui ho anche provato a fare un dolce che è risultato orrendo, un tentativo di avvelenamento), lo yogurt greco (i miei preferiti sono gli oikos della danone), la bresaola, la pasta integrale, la marmellata biologica con solo tre ingredienti: frutta, zucchero d'uva, succo di limone.

c'è infine il demone della scrittura che si fa beffe di me: quando avevo tutto il tempo del mondo per scrivere, latitava, adesso che ho un lavoro vero e un ufficio vero e ho poco tempo libero, fa capolino in continuazione. e anzi, in questi giorni, in cui avevo il pc in assistenza, mi ha persino dettato l'epilogo di un romanzo che era fermo da mesi. peccato che non avessi niente per scriverlo.

domenica 2 ottobre 2016

Childfree: sono un mostro e quindi mi intervistano

negli ultimi mesi sono stata contattata da tre riviste che volevano il mio parere sull'essere childfree. prima vanity fair, poi lettera 43 e infine confidenze.
se alle prime due non sono riuscita a rispondere per mancanza di tempestività (c'erano poche ore per realizzare l'articolo), alla terza ho risposto.
la cosa che mi fa sorridere è che sembrano considerarmi una sorta di portavoce del movimento o esperta, in realtà non sono niente, ma a quanto pare il mio piccolo pamphlet è diventato piuttosto popolare.
sono stata persino invitata a milano l'8 ottobre, a presenziare alla prima di "lunàdigas", un film documentario sulle donne che non vogliono avere figli.

"Lunàdigas è una parola della lingua sarda usata dai pastori per definire le pecore che in certe stagioni non si riproducono. Le autrici hanno scelto Lunàdigas come titolo icastico del loro lavoro in mancanza di una parola altrettanto incisiva nella lingua italiana.
Il film racconta una realtà articolata e poco conosciuta, dalla quale emergono ragioni e sentimenti inaspettati, sempre diversi per ogni singola donna. Emozioni affini od opposte, a volte contraddittorie, dai contorni netti: compiacimenti, dolori, dubbi, certezze, pregiudizi. Lunàdigas è ambientato in Italia e racconta le storie di donne celebri e anonime, incontrate da sole e in gruppo, single e in coppia; le donne nate prima, durante e dopo la guerra, ma anche le trentenni e le ventenni di oggi, determinate nella scelta di non avere figli".

ottobre 8 @ 21:30 - 23:30
Sala Greenhouse – Unicredit Pavilion,
 Piazza Gae Aulenti, 10 Milano,
20124 Italia

Lunàdigas è in concorso al festival internazionale Visioni dal Mondo - Immagini della realtà. L'anteprima italiana sarà a Milano, sabato 8 ottobre alle 21,30, nella Sala Greenhouse dell'Unicredit Pavilion.

Se potete, andate!
Io poi vi segnalo la mia intervista, se/quando esce.