domenica 9 giugno 2019

le piccole virtù lette di notte


durante la notte dei lettori, c'è un evento in cui i lettori hanno 5 minuti per parlare di un libro.
mi piace ascoltare i 5 minuti degli altri, scoprire nuovi aiutori o intravedere nuovi punti di vista su titoli che già conoscono.
ieri sera una signora ha letto l'incipit di "una notte d'inverno un viaggiatore", un libro che ho detestato per quella seconda persona singolare così invadente e sfacciata. 
un'altra ci ha letto qualcosa di fois perché a lei piace la letteratura sarda, che ha iniziato a conoscere grazie a michela murgia. 
un signore molto erudito ha parlato del tempo e consigliato libri su questo tema.
poi uno dei librai mi si è avvicinato e mi ha chiesto se volessi avere anch'io 5 minuti.
presa alla sprovvista i miei neuroni hanno iniziato a rimbalzare come palline da flipper impazzite da un titolo all'altro.
alla fine ho scelto un libro sicuro, solido, una di quelle letture eterne, che non esaurisce la sua forza nel breve periodo ma continua a scavare, e a sprigionare nuova energia a ogni rilettura.
non sono una che rilegge. rileggere mi delude sempre. i libri che ho amato un periodo della mia vita, riletti in un altro diventano armi spuntate, giocattoli rotti.
"le piccole virtù" di natalia ginzbug no.
è questo che ho provato a dire, confusamente, nei miei 5 minuti. leggendo la prima pagina del saggio che dà il titolo alla raccolta, e leggendo poi un pezzetto dell'intimo e struggente omaggio a pavese da "ritratto di un amico".

in realtà di quel libro avrei voluto dire altro: avrei voluto dire che nei libri, di solito, si cerca di empatizzare con i personaggi, di capire le loro motivazioni, le loro scelte, le loro contraddizioni. a volte questo lavoro riesce più facile, perché magari un personaggio somiglia a noi, si trova ad affrontare situazioni e dilemmi simili ai nostri. a volte è più difficile perché il protagonista ci è antipatico, è mosso da valori che non condividiamo. ma sempre, per quanto ci sentiamo vicini ai personaggi, sappiamo di essere altro da loro, di vivere un altro tempo, un'altra realtà, di essere circondati da persone diverse.
con "le piccole virtù" non riesco ad avere questo distacco. l'incipit di "lei e lui" e di "il mio mestiere" generano in me una totale identificazione al punto che tra me e ciò che leggo non c'è alcuna distanza. quelle parole sono le mie parole, quell'io narrante sono io.
"il mio mestiere è scrivere e io lo so bene e da molto tempo".
"Lui ha un grande senso dell'orientamento; io nessuno. Nelle città straniere, dopo un giorno, lui si muove leggero come una farfalla. Io mi sperdo nella mia propria città; devo chiedere indicazioni per ritornare alla mia propria casa."

poi ho pensato che mi sarei esposta troppo con questo discorso e ho lasciato perdere, ripiegato in fretta e furia su questioni più universali. ma l'ho fatto con una stupida voce tremante. ancora più agitata che per la presentazione del mio stesso libro.

venerdì 7 giugno 2019

professione libraia

se c'è un lavoro che mi piacerebbe fare è quello di libraia.
stare in mezzo ai libri mi rilassa, parlare di libri mi entusiasma, leggere libri mi appassiona, consigliare libri mi diverte.
oggi, ho avuto la possibilità di diventare libraia per un'ora.
la città di u ha qualche difetto, secondo il matematico è un posto noioso, in cui non c'è niente da fare, non c'è neanche un cinema in imax. però la città di u è anche la città che in italia ha più librerie per numero di abitanti e oggi e domani c'è la notte dei lettori.
la notte dei lettori è una manifestazione bellissima, in cui protagonisti diventano - appunto - i lettori. ci sono cacce al tesoro, dibattiti, incontri.
l'ora da libraia è volata, ho spostato libri, consigliato libri, parlato di chi entrerà nella cinquina dello strega e speculato sul probabile vincitore.
e quell'ora da libraia è volata, al punto che quando ho saputo che cercano personale per il periodo estivo e la vendita dei libri scolastici sono stata tentata di propormi.
e ci sto ancora pensando seriamente.

alla fine, per ringraziarmi della mia ora da libraia, mi hanno regalato questo libro:


giovedì 30 maggio 2019

professione procrastrinazione



se c'è una cosa in cui sono bravissima è procrastinare: spostare altrove - in una vita parallela, probabilmente - le cose che non ho voglia di fare.

sono così brava a procrastinare che mentre lo faccio ascolto audiolibri sulla procrastinazione, leggo articoli sulla procrastinazione, guardo video sulla procrastinazione.
se esistesse un corso di laurea in procrastinazione non solo avrei un dottorato, sarei il professore più stimato della materia.
conosco tutti i tipi di procrastinazione, le ragioni ancestrali e non che portano a procrastinare, e anche tutti i metodi per evitarla - in ordine di efficacia - in base al segno zodiacale, all'enneagramma, al gruppo sanguigno, al tipo di dieta.

potrei scrivere diversi saggi sulla procrastinazione: la procrastinazione intelligente, è facile procrastinare se sai come farlo, cinquanta sfumature di procrastinazione. sarebbero tutti dei bestseller internazionali.

ho elaborato delle tecniche di procrastinazione così efficaci che mentre procrastino mi sembra persino di fare delle cose indispensabili. svuotare la lavatrice, stendere, rifare il letto, passare l'aspirapolvere. tutte cose che detesto e che improvvisamente diventano irrinunciabili, fantastiche rispetto alla cosa che evito di fare.

la cosa che evito di fare in assoluto è scrivere un nuovo romanzo. all'inizio avevo la scusa di non avere un'idea forte, una protagonista convincente, una storia che valesse la pena di essere raccontata e che mi motivasse a scrivere. ho passato così tanto tempo a trastullarmi con questa scusa che a suon di pensarci alla fine un'idea è arrivata. mesi fa. e ho buttato giù una sinossi, scritto una scaletta, stabilito gli snodi narrativi principali, fatto un elenco di scene, delle schede personaggio con le motivazioni interne ed esterne. ho persino scritto alcune pagine.

ho tutto quello di cui ho bisogno per imbarcarmi in questa nuova impresa, sono molto più equipaggiata di quanto fossi quando ho iniziato a scrivere uno qualsiasi dei miei libri precedenti.

e invece niente. ho solo una paura fottuta di scrivere davvero questo libro. e quindi procrastino.
anche scrivere questo post mi ha aiutata a spostare un po' più avanti il momento in cui inizierò a scrivere il mio prossimo romanzo.

mercoledì 29 maggio 2019

l'epilogo del magico potere del riordino

dopo un inizio energico ed entusiasmante, il mio riordino ha subito una battuta d'arresto.
il senso di smarrimento e sopraffazione che ho provato davanti a tutti i miei libri cartacei mi ha completamente scoraggiata. e sono solo libri acquistati tra il 2000 e il 2010, anno in cui mi sono convertita al digitale.
all'inizio ero certa di poterli dare via tutti senza rimpianti. ma prendendoli in mano uno a uno non me la sono più sentita. e a quel punto è come se mi fossi arresa.
tanta soddisfazione e autostima dà riuscire a riordinare, tanto malumore e sfiducia si ottiene rinunciando.
in questi giorni di non riordino mi sono limitata a tenere fede ai due o tre paletti di ordine che ho conquistato nei giorni scorsi: rifare il letto ogni mattina, tenere il tavolo abbastanza sgombro, non lasciare troppo disordine in giro.
a parte rifare il letto, mi rendo conto che gli altri due non sono compiti ben definiti: cosa vuol dire abbastanza sgobro e non troppo disordine? non lo so nemmeno io.

lunedì 27 maggio 2019

"il magico potere del riordino" giorno 8

a casa dei miei ho più roba che a casa mia.
piena di entusiasmo ho affrontato i vestiti, e ne è uscito un sacco per la raccolta indumenti usati della caritas e una borsa di roba che ho ancora voglia di mettere. (marie kondo la sa lunga, ti fa iniziare dai vestiti perché sono la cosa più facile.)
poi è stata la volta dei libri. ho aperto tre vecchi scatoloni e preso in mano ogni libro. ho sfogliato di tutto. libri letti e non letti, acquistati e regalati, belli e brutti. ho trovato biglietti, dediche, foto, post it, sottolineature, pagine con le orecchie, segnalibri. ho tirato giù anche tutti i manuali di scrittura che avevo su uno scaffale. poi... ho rimesso tutto nelle scatole e lasciato perdere.
o do via tutto, o tengo tutto. se tengo un libro, per lo stesso motivo ne devo tenere altri 10, e poi 100 e poi finisce che posso darne via solo una piccola parte.
ho quindi affrontato un cassetto di documenti, per lo più estratti conto. per la maggior parte ancora chiusi. ho aperto ogni busta, e poi tolto da ogni busta la malefica finestrella di plastica, per poter buttare anche le buste insieme alla carta da riciclare.

insomma, questo riordino non è venuto un gran che bene. ho lasciato la stanza più in disordine di come l'avevo trovata. e quella montagna di libri è davvero inaffrontabile.