domenica 17 ottobre 2021

come anna magnani


quella che vedete in foto è la tastiera del mio pc portatile. ce l'ho dal 2012 o 2013. ci ho scritto: 

  • 100 e più cose da fare a vienna
  • roba da self
  • ti voglio bene lo stesso
  • non un romanzo erotico
  • annunci facebook per scrittori
  • aria e altri coccodrilli
  • maschiaccio e femminuccia
  • l'inventario delle mie stranezze
  • tutti e quattro i nuovi progetti di cui vi ho parlato nelle ultime settimane
  • innumerevoli racconti, email, post per il blog...

l'ultima volta che ho portato in assistenza il pc hanno suggerito di mettere gli adesivi con le lettere, dato che alcune erano così consumate che non si vedevano più.

e lì mi sono sentita come anna magnani quando ha detto che voleva tenersi le sue rughe: non ci provate, ho impiegato anni a far diventare così la mia tastiera.

adesso il mio pc avrebbe di nuovo bisogno di assistenza e ho paura a portarcelo perché sono sicura che oltre a risolvere i problemi che ha, metterebbero gli adesivi nuovi (adesso le lettere che non si vedono sono molte di più).
il fatto è che lì fuori è pieno di persone che, credendo di farmi contenta, fanno cose che mi fanno arrabbiare o mi mettono a disagio.

a partire dalla donna delle pulizie che in ufficio mi gira il calendario, passando per i ristoratori che invece di portarmi quello che ho ordinato mi portano aperitivi alcolici (sono astemia) o amuse-bouche a base di formaggi o verdure o cren o altre cose che non mangio.

quindi niente. la mia carriera di scrittrice finisce così, con tutti i miei prossimi libri in un pc che non posso accendere perché appena ci provo emette il tipico rumore che precede l'esplosione e che non posso portare in assistenza perché sono sicura che vogliono mettermi gli adesivi con le lettere.

venerdì 8 ottobre 2021

progetto di scrittura #4 - il manuale per scrittrici


adoro i manuali di scrittura. ne leggo a palate. la mia tesi di laurea è stata il pretesto per leggerne a dozzine e prima di allora ne leggevo comunque a pacchi e non ho mai smesso.

il problema, quando hai letto così tanti manuali di scrittura, è che dal punto di vista tecnico dicono tutti le stesse cose: show don't tell, inciting incident, conflitto, no agli avverbi in -mente, climax, colpi di scena, dialoghi, struttura in tre atti...

nessuno si preoccupa di quello che invece, secondo me, è fondamentale rispetto alla scrittura, ovvero il mindset, l'atteggiamento mentale, l'approccio.

tutti si premurano di dirti come si scrive un racconto o un romanzo, ma nessuno ti aiuta a gestire tutto il resto: dal blocco dello scrittore al silenzio delle case editrici, dal confronto con il successo di altre autrici alle aspettative irrealistiche o disattese al momento della pubblicazione.

al momento ho messo insieme circa due terzi del libro e sono parecchio soddisfatta di quanto scritto fino a ora. mi sto sforzando di non aver fretta di chiudere (come faccio sempre), per essere sicura di affrontare tutti i temi che mi sembrano rilevanti nel modo più completo e utile possibile.

anni fa ho scritto un manuale dal titolo “sono uno scrittore ma nessuno mi crede”. non vi sfuggirà che non sono uno scrittore. e non perché non scriva, ma perché sono una scrittrice, una donna. il motivo per cui ho usato il maschile sovraesteso è che si faceva così. ci hanno detto che avremmo dovuto identificarci col maschile.

adesso che mi sto interessando di sessismo interiorizzato, linguaggio inclusivo, femminili professionali ho deciso che in questo nuovo manuale userò il femminile sovraesteso, o femminile universale. insomma, mi rivolgerò sempre e solo a una interlocutrice ideale. e i maschi dovranno adattarsi oppure ciao.

questo interesse per il linguaggio inclusivo potrebbe sfociare nel progetto di scrittura #5 cui sto pensando da un po'. ma come sapete, quando penso di voler scrivere un libro su qualcosa, finisco per scrivere tutt'altro.

ecco un piccolo estratto dal manuale per scrittrici:

non credere al blocco della scrittrice (ma impara a superarlo)

non credo a babbo natale e nemmeno in dio, ma al blocco dello scrittore, anzi al blocco della scrittrice, credo eccome. Sono più i giorni in cui sono bloccata che quelli in cui la scrittura fluisce, per cui so di cosa parlo. (Oggi riprendo a scrivere dopo oltre due settimane che non lo faccio.)

Ci sono tanti motivi per cui è difficile portare avanti un progetto di scrittura. Molti hanno a che fare con la paura: paura dell'insuccesso, paura del successo. Paura di non essere capaci, paura che non importi a nessuno, paura che faccia tutto schifo, paura che nessun editore sulla terra vorrà pubblicarci, paura che se ci autopubblichiamo nessuno vorrà leggerci. Paura di essere troppo grasse, troppo vecchie, troppo single, troppo sposate, troppo fissate con la cioccolata per poter scrivere questo romanzo. Le paure che ci frenano sono tantissime, a volte ragionevoli a volte totalmente insensate. Quando è la paura a bloccarti dille “grazie, hai ragione”, e continua a scrivere. Scrivere è un'attività spaventosa, ti mette a nudo, ti mette in contatto con parti di te che non conosci o non frequenti di solito. Avere paura quando si scrive è normale, sarebbe folle il contrario, soprattutto se pensiamo che quello che stiamo scrivendo non resterà nascosto nell'hard disk del nostro pc ma andrà incontro al giudizio dei lettori. Quindi, se è solo paura, stai tranquilla e scrivi nonostante la paura.

Un'altra fonte di grossi blocchi nella scrittura è dovuta alla mancanza di pianificazione: non sai cosa scrivere perché non ci hai pensato prima o perché non ci hai pensato abbastanza, o perché quello a cui avevi pensato non funziona più, dato che nel frattempo hai stravolto tutto. È normale, capita in continuazione, ma si risolve mettendo assieme i pezzi. Può essere un buco di trama, mancanza di coerenza nell'agire dei personaggi, qualcosa che non ti convince nella direzione che il tuo testo ha preso. 

Per rimettersi in carreggiata, in questi casi è sufficiente un po' di riflessione. Cos'hai scritto fino a quel punto? Cosa funziona? Cosa non ti convince?

Puoi provare a fare del brainstorming e buttare giù alla rinfusa tutto quello che ti viene in mente, tutto quello che sai su un dato personaggio, o tutte le scene che sei sicura di dover ancora scrivere, oppure puoi scrivere sul tuo diario tutte le perplessità e le contraddizioni che ti impediscono di andare avanti, o ancora puoi andare a fare una passeggiata, o andare a correre, o farti una doccia, leggere un libro, uscire a cena. Tieni conto comunque che provare a scrivere anche quando non ne hai voglia o non sai cosa scrivere, è sempre utile perché ti costringe a stare focalizzata sulla storia con costanza e obbliga il tuo cervello a pensarci e a trovare soluzioni.

martedì 5 ottobre 2021

progetto di scrittura #3 - il libro che mi ha dettato roald dahl in persona


a fine maggio ho iniziato a leggere “Matilde” di roald dahl. adoro i libri di dahl, sono super cinici e cattivi nei confronti dei bambini. mi fanno davvero ridere, adesso, da adulta. non ho avuto la fortuna di apprezzarli da bambina perché piacevano a mia sorella maggiore e io dovevo schifarli per principio.

in un momento di vuoto ho ricopiato l'incipit di “Matilde” e poi è successa una cosa magica: ho scritto per dieci giorni come sotto dettatura. pagine allegre, felici, surreali, divertenti. pagine tipo quelle di roald dahl.

Spesso mi lamento il fatto che nessuno mi detti i libri. che debba proprio scriverli io, parola per parola, con gran fatica.

questo romanzo qui, che si chiama “La famiglia Preziosin” ha iniziato a dettarmelo roald dahl in persona. solo che poi se n'è andato e mi ha lasciato con un libro scritto a metà.

se rileggo quella metà di libro ho l'impressione che mi abbiano rifilato il manoscritto di un altro e mi abbiano detto: “bon, finiscilo tu”.

ma io che ne so? non ho mai scritto un libro così, non ho la minima idea di cosa dovrebbe succedere dopo. è una sensazione straniante, frustrante. il più bel libro che ho scritto è solo metà di un libro e non sono capace di finirlo.

se qualcuno ha qualche suggerimento su come fare per convincere roald dahl a dettarmi anche l'altra metà, sono tutta orecchi.

ecco un piccolo estratto da "La famiglia Preziosin" il mezzo romanzo che mi ha dettato roald dahl:

“Andrai a scuola in pigiama” dichiarò la donna pensando in quel modo di convincere Francesca a indossare una cosa qualunque.

Francesca replicò: “Ottima idea” e trascinando le pantofole a forma di cane si diresse verso il cortile dove era in attesa l'autista con la macchina.

“Lo zaino” si ricordò appena prima di uscire dal portone, “per andare a scuola mi serve lo zaino, con l'astuccio, il diario, i quaderni, il righello”.

Subito la signora Preziosin istruì alcuni valletti in modo che procurassero l'occorrente.

Quando l'auto con Francesca uscì dal cancello della villa diretto verso la scuola, lo fece con un seguito di 14 limousine, dentro a ognuna c'erano decine di inservienti e centinaia di zaini, contenenti ciascuno tutto l'occorrente per la scuola.

Raggiunto il cortile dell'istituto Milani l'autista fermò la macchina, aprì la portiera e fece scendere Francesca. Dietro di lei una processione di valletti ricoperti di ogni tipo di zaino per la scuola.

Quando Francesca raggiunse la sua classe, bussò alla porta.

“Avanti” disse l'insegnante di matematica.

“Buongiorno” disse Francesca entrando.

La signorina Regolina era una delle maestre più esigenti e precise della scuola, non amava i ritardi, le righe storte, le scarpe slacciate e le facce sporche di cioccolata. 

“L'ultima ora è già iniziata da venti minuti, avrebbe fatto meglio a presentarsi direttamente domani mattina, magari dopo essersi tolta il pigiama e le pantofole” puntualizzò la Regolina.

Francesca sfoggiò la sua faccia più triste e mortificata: “Ha ragione, domani proverò a essere puntuale. Ma ora posso restare comunque?”

Regolina annuì a malincuore, avrebbe preferito mandarla dal preside, ma quella mattina aveva già spedito venti alunni di tre classi diverse in presidenza, e con quello aveva raggiunto il limite massimo di scolari che il regolamento permettesse di espellere dalla classe. C'è da dire che quella regola era stata introdotta proprio l'anno precedente per evitare che la Regolina facesse le sue lezioni ai banchi vuoti.

Francesca entrò e si diresse verso l'unico banco libero in ultima fila. Lo stuolo di inservienti la seguì, inciampando sugli zaini degli alunni, spostando banchi, facendo volare penne.

Regolina era sbiancata per la confusione e come d'abitudine aveva battuto le mani per riportare l'ordine, ma nessuno l'aveva sentita a causa del chiasso. In fondo alla classe ora, attorno al banco di Francesca Preziosin, c'era un semicerchio di uomini in livrea.

“Bene, potete andare” disse la Regolina rivolta ai valletti.

“Preferirei che restassero” rispose Francesca.

La Regolina pur di continuare la lezione acconsentì a malincuore e proseguì la spiegazione alla lavagna.

Francesca sbirciò sul banco della sua vicina e capì di cosa aveva bisogno. Sussurrò quindi ai valletti: “Per favore un quaderno a quadretti, pastelli colorati, una penna”.

Tutti insieme i valletti si misero a rovistare negli zaini. In pochi istanti Francesca ebbe il tavolo invaso da 48 quaderni a quadretti, 98 set da 12, 240, 3.600 pastelli a cera, a olio, acquerellabili e 9.347 penne blu, nere, rosse, verdi, cancellabili, stilografiche, a sfera, a scatto.

Francesca si mise a frugare tra tutta quella roba, cercando di fare meno rumore possibile. Sfilando un quaderno da sotto la catasta fece crollare tutto a terra con gran fracasso. 

La Regolina si voltò e guardò Francesca con occhi colmi di rimprovero. Francesca si fece piccola piccola sulla sedia, e incapace di decidere quale quaderno, quale penna, quale set di pastelli usare, rimase a fissare la lavagna con le lacrime agli occhi. Era molto in imbarazzo. Dal primo momento in cui era entrata, tutti l'avevano fissata e si erano messi a fare battutine sul suo pigiama con i pagliacci, sulle pantofole a forma di cane e sulla quantità di gente che si era portata dietro.


venerdì 1 ottobre 2021

progetto di scrittura #2 - il libro di crescita personale per ragazzi

mentre frequentavo il corso “scrivere per ragazzi” della scuola holden ho iniziato a frequentare il corso “il mercato editoriale per bambini e ragazzi” di langue e parole.

uno degli incontri era con una libraria che ci ha parlato di come i libri di mindfulness, gestione delle emozioni &co per ragazzi stessero prendendo piede. spulciando la classifica americana dei libri più venduti su amazon e confrontandola con quella italiana... boooom, mi è venuta un'altra idea: un manuale di crescita personale per ragazzi. (sì, booom è il rumore che fa nella mia testa un'idea che mi sembra geniale. il problema è che anche le idee del cazzo fanno lo stesso rumore. e a volte mi ci vogliono mesi per capire che un'idea all'apparenza geniale in verità era un'idea del cazzo)

ho iniziato a scriverlo mentre stavo scrivendo quello su Kathrine Switzer, era la prima volta nella vita che mi capitava di avere due idee e di portarle avanti contemporaneamente.

ho finito di scrivere questo libro ad agosto perché mentre scrivevo questo libro ho iniziato a scrivere non un altro, bensì altri due libri.

a settembre 2020 avevo zero idee e pensavo che non avrei scritto mai più niente, a maggio 2021 avevo quattro libri: uno finito e tre in lavorazione.

lavorare a tre libri contemporaneamente è rassicurante, e folle, e divertente, ed esasperante tutto insieme.

il bello è che puoi saltare da uno all'altro in base alle idee che nel frattempo ti vengono in mente, il brutto è che puoi saltare dall'uno all'altro in base alle idee che nel frattempo ti vengono in mente, e ti sembra di avere personalità multiple e di non fare davvero progressi e di lasciarti scappare tutto tra le mani senza concludere davvero qualcosa.

al momento non uno, non due, ma ben tre editori hanno risposto attivamente di essere interessati a valutare il testo, cosa niente affatto scontata, di solito il silenzio è la risposta standard.

ecco un piccolo estratto dal capitolo 16 del libro di crescita personale per ragazzi:

16. Sii paziente

“La pazienza è la virtù dei forti”. Essere pazienti richiede uno sforzo di cui né tu né io siamo state, né siamo, capaci. 

So che nei libri non bisogna mettere frasi fatte. Quindi ricominciamo.

Pazienza deriva dal latino patire, che vuol dire soffrire. Mai prima d'ora guardare all'etimologia di una parola è stato più illuminante di così. Conosci l'espressione “patire le pene dell'inferno”? Ecco, rendere l'idea di cosa per me significa essere pazienti, avere pazienza, aspettare.

Come vedi, cara me del passato, questo doveva essere l'ultimo capitolo, ma ho dovuto metterlo per primo, perché la fretta indemoniata continua a essere la nostra cifra stilistica, e per arrivare in fondo a questo libro è necessario che tutte e due ci diamo una calmata. 

Noi siamo così, facciamo tutto in un lampo e appena finiamo ci chiediamo: e adesso? Cosa succede? Come mai non succede niente!?

Bruciamo tutto in un istante, convinte che dopo arriverà la vita vera, quello per cui davvero vale la pena. Mangiamo, divoriamo, ingoiamo senza masticare: anni di scuola, fette di torta, traguardi raggiunti, amicizie. Non sappiamo gustare niente, non sappiamo goderci i momenti ed è un problema, perché adesso mi è chiaro: dopo non succede niente di entusiasmante. E anche se lo so, continuo a chiedermi “quando arriva la vita vera?”

Tu eri certa che sarebbe arrivata quando avresti preso il diploma e avessi trovato un lavoro, o quando avresti finito l'università. Io ero certa che sarebbe arrivata con la pubblicazione del primo libro e poi del secondo, del terzo, del quarto. Ma nessuna pubblicazione ha mai fatto capitare qualcosa di magico, di meraviglioso, di risolutivo. Io ero sempre io.

La vita vera è adesso così come era allora, quando andavi a scuola, quando studiavi, quando uscivi con le amiche, quando cercavi l'anima gemella. Cara me del passato, non esiste nessun traguardo oltre il quale ci sarà qualcosa di più vero di quanto non ci sia ora. 

Ti ricordi la storia dell'Orsetto Tuttafretta? Abbiamo chiesto a papà di leggercela decine di volte. “Mi raccomando, Orsetto Tuttafretta, non prendere le foglie rosse perché fanno venire il prurito”. Ma l'Orsetto Tuttafretta è già andato a prendere le foglie per la mamma e non ha sentito quella raccomandazione. E nemmeno tu, né io.

Ogni tanto ancora oggi me lo dico da sola “Silvia, hai fatto di nuovo l'Orsetto Tuttafretta”, quando esco per fare la spesa e dimentico la lista a casa, quando invio un'email lasciando metà delle domande senza risposta e subito dopo ne devo inviare un'altra, quando decido di fare una torta al cioccolato e solo dopo aver rotto le uova nella ciotola mi accorgo che mi manca lo zucchero, o la farina, o il cioccolato. O tutti e tre.

martedì 28 settembre 2021

progetto di scrittura #1 - un libro di corsa


un anno fa mi trovavo in un limbo, ero in attesa di sapere se einaudi ragazzi avrebbe accettato di pubblicare “l'inventario delle mie stranezze”, (spoiler alert: sì, ha accettato) e stavo cercando disperatamente l'idea per un nuovo libro.

ci sono scrittori/scrittrici che hanno molte più idee di quante possano concretizzare, io no. non so mai se o quando arriverà un'idea buona per un libro.

a novembre ero così disperata al pensiero che non avrei mai più scritto nulla che ho iniziato a frequentare il corso “scrivere per ragazzi” della scuola holden.

il corso prometteva che entro la fine di gennaio avremmo avuto tra le mani un progetto di libro, ed era proprio quello di cui avevo bisogno.

ho passato il mese di dicembre a convincermi che avrei scritto un libro per ragazzi a tema minimalismo: due sorelle, una frugale e una malata di shopping...


a gennaio ho acquistato l'ebook “i can run”. era in offerta del mese su amazon e io ero diventata tutt'uno col divano. volevo ricominciare a correre. dentro quel libro c'era un'intervista a Kathrine Switzer, la prima donna a correre una maratona come atleta registrata nel 1967. Boooom.

ho ripreso a correre ascoltando ore di podcast e di interviste alla Switzer, che è ancora bella arzilla e a settant'anni suonati corre e porta avanti l'associazione no-profit 261 fearless eccetera eccetera.

ho letto la sua autobiografia “marathon woman” e ho deciso che la sua storia era troppo bella e potente per restare lì.

le sorelle minimaliste sono state velocemente dimenticate e a fine aprile non solo riuscivo di nuovo a correre per un'ora consecutiva, ma avevo finito il mio nuovo romanzo: “un miglio al giorno – storia della prima maratoneta”.

in questi mesi “un miglio al giorno” è stato rifiutato da una mezza dozzina di editori. sto aspettando ancora qualche risposta. se nessuno si dirà interessato entro aprile 2022 ho deciso che lo autopubblicherò.

Ecco un piccolo estratto dal libro di corsa:

Mio padre si liscia la barba e dice: - No, tesoro, sono sicuro che non vuoi diventare una cheerleader, sono così stupidine.

Non ha tutti i torti, le cheerleader hanno l'aria di non avere un cervello, ma sono sicura che essere una di loro mi aprirebbe le porte per la popolarità, lo dice anche Helen, mi farebbe sembrare carina e interessante. Potrei fare il tifo per John insieme alle altre, sarebbe più facile avere delle amiche, avvicinare i ragazzi.

- Non voglio saperti a gironzolare attorno agli armadietti in attesa dei ragazzi - dice mia madre, guardandomi da sopra le lenti degli occhiali da lettura.

- E poi - aggiunge mio padre - non dovresti stare in disparte a fare il tifo per gli altri, gli altri dovrebbero fare il tifo per te. Ti piace correre, sei un'atleta in gamba.

I complimenti di mio padre sono sempre una carezza gradita. Resto in silenzio, sperando che continui. 

- La vita è fatta per essere protagonisti, non spettatori. La tua scuola ha una squadra femminile di hockey. Dovresti farne parte, essere una leader.

- Ma non ho la più pallida idea di come si gioca a hockey, non mi faranno mai entrare nella squadra - protesto.

- È facile, basta che ti alleni. Corri un miglio ogni giorno e in autunno sarai pronta per la stagione dell'hockey.

- Un miglio? - urlo. Mio padre è impazzito. Un miglio è lunghissimo, sono uno virgola sei chilometri, un'immensità, tipo la distanza da qui alla luna. Correre un miglio, per quanto ne so, è come scalare l'Everest.

- Guarda, ti spiego come fare - prende un foglio di carta e una penna, disegna un rettangolo (casa nostra) e poi un rettangolo esterno più grande. - Il nostro giardino misura quaranta per ottanta, quanto fa il perimetro?

- Duecentoquaranta metri - rispondo, impiegando più tempo di quanto vorrei.

- Quindi per fare un miglio ti basta fare il giro della casa per sette volte.

- È tantissimo.

- Puoi cominciare subito. Basta che esci dalla porta. Inizia piano, col tempo migliorerai. Ti assicuro che correndo un miglio al giorno per tutta l'estate, in autunno sarai ammessa nella squadra di hockey.