giovedì 28 aprile 2016

vuoto di senso senso di vuoto

non sto scrivendo perché non sta succedendo niente.
magari mi immaginavate lontana dal blog perché superindaffarata in qualche interessantissima attività, invece no.

* c'è la primavera, come rappresentata in figura.

* c'è stata una scossetta di terremoto lunedì.

* c'è che ho di nuovo un aspirapolvere all'altezza dello sterno che risucchia tutto il buono. vorrei solo trovare l'interruttore per spegnerlo. (per un mesetto pareva essersi rotto, ma ora è di nuovo più operativo che mai.) chiunque l'abbia provato sa bene di cosa sto parlando. gli altri, beati voi, vi invidio e vi auguro di non scoprirlo mai.

* c'è che siamo a -64 dal trasloco e sono felicemente disperata di andarmene, o disperatamente felice. quando faccio la spesa al supermercato e guardo la data di scadenza penso: "questo scade dopo che ce ne saremo andati", "questa è l'ultima bottiglia di olio che compro".

* c'è che ho scoperto che a vienna ho imparato l'inglese. adesso lo leggo molto facilmente. il tedesco è ancora un nemico giurato.

* c'è che per fare la frittata bisogna rompere le uova.

lunedì 11 aprile 2016

beata inconsapevolezza

ieri si sono corse sia la maratona di vienna che quella di roma.
essendo iscritta a gruppi facebook dedicati all'attività fisica mi sono ritrovata la bacheca invasa da testimonianze e foto di gente che ce l'aveva fatta.
mi sono quindi incuriosita e detta: dato che hai corso la mezza maratona, perché non ti alleni per correre una maratona intera?
e lì mi si è aperto il vasto mondo delle tabelle. degli allenamenti militari basati su sigle per soli adepti.
io, nella mia beata ignoranza pensavo, corri sempre un po' di più fino a che arrivi a 42km. macché.
c'è il calendario con le ripetute per aumentare la velocità, la giornata degli esercizi per il core, la giornata del lungo, le settimane dello scarico.
perché, ho scoperto, la mezza maratona è una gara molto più simile a una dieci km che a una maratona. dipende dal lattato, qualunque cosa sia. e 42 chilometri sono una distanza che merita rispetto, mica cazzi.
ho altresì scoperto che per allenarsi per una mezza maratona, un adulto sano e non in sovrappeso impiega 6-7 mesi (io ne ho impiegati 4 contando anche le due settimane in cui sono rimasta ferma perché mi faceva male la caviglia).
inoltre non ti puoi iscrivere a una mezza maratona se non hai il certificato medico (io al mio medico non ho mai chiesto se potessi correre, l'ho fatto e basta senza nemmeno deciderlo prima. un giorno facevo una delle mie camminate e mi sono detta: e se corressi?).
infine, non ti puoi iscrivere a una mezza maratona se non hai mai corso 18 km di fila. io, la prima volta che ho corso la mezza maratona, non ne avevo corsi più di 16. ma non ero iscritta a una gara, mi sono scelta un percorso e mi sono fatta guidare dal gps dello smartphone per il calcolo dei km.
e mi sono sentita come il calabrone della famosa citazione, quello che non sa che la sua struttura alare in relazione al peso non è adatta al volo e non essendone consapevole vola lo stesso.

venerdì 8 aprile 2016

la cabina telefonica

stanotte ho sognato che io e il matematico andavamo a vivere in una cabina telefonica perché la nostra nuova casa era troppo grande e bella per me.

martedì 5 aprile 2016

scrivere = correre

non è un pensiero originale che corsa e scrittura abbiano molto in comune. queste sono, secondo me, le caratteristiche che accomunano queste due attività:

la voglia: la voglia di scrivere, come la voglia di correre, sono leggende, unicorni, comete. capita davvero di rado di essere assaliti dalla voglia di fare una delle due cose. la voglia di correre, come quella di scrivere, viene di solito mentre stai già correndo (scrivendo), non prima.

l'inutilità: scrivere e correre sono attività fini a se stesse. nessuno si arrabbierà mai con voi perché avete preferito stare sul divano o uscire. se non lo fate non succede nulla.

obiettivi: per riuscire a scrivere un romanzo, così come per riuscire a correre lunghe distanze, bisogna darsi degli obiettivi raggiungibili, e raggiungerli. oggi scrivo 3 pagine, oggi corro 9 chilometri. è la stessa cosa ed è l'unico modo per farlo.

infortuni: con la corsa, come con la scrittura, capita di doversi fermare per dei periodi. un ginocchio o una caviglia dolorante non sono diversi dai momenti di blocco in cui si rivede quello che si è scritto e si pianifica quello che si andrà a scrivere.

le attività collaterali: la corsa e la scrittura richiedono entrambe lo svolgimento di attività propedeutiche, per la prima ci sono gli esercizi di stretching e quelli per rinforzare il core, per la seconda quelli di documentazione e ricerca.

la sensazione di onnipotenza: aver scritto e aver corso danno una sensazione stupenda di benessere, per qualche istante ti senti dio.

la testa: correre una lunga distanza, così come scrivere un romanzo, richiede un grandissimo sforzo mentale. chi non corre pensa che una maratona sia uno sforzo fisico estremo mentre la fatica maggiore risiede nella testa, nella capacità di dosare le energie, ascoltare le reazioni del corpo e andare avanti, un passo alla volta, una parola alla volta.

la discontinuità: a volte corri leggero come il vento e le gambe vanno a meraviglia, a volte ogni passo è una fatica colossale, allo stesso modo ci sono pagine che si fanno scrivere più in fretta e altre che richiedono uno sforzo sovrumano. comunque sia, bisogna tenere duro e andare avanti.

la disciplina: sia nella corsa che nella scrittura la disciplina è fondamentale. senza disciplina i risultati non arrivano e quelli raggiunti perdono di significato. 

letture consigliate: 
* "l'arte di correre" di murakami - che non ho ancora letto ma pare essere la bibbia dei runner-scrittori.

giovedì 31 marzo 2016

quante cose devo fare

il matematico vuole fare tutto, vedere tutto, provare tutto.
io voglio stare chiusa in casa sul divano a leggere un libro.
lui vuole uscire dalla sua comfort zone.
la mia comfort zone si è ristretta al punto che ora è di due metri quadrati, qualsiasi cosa implichi
alzarmi dal divano mi crea disagio, a volte seria difficoltà, spesso profonda sofferenza.
ne consegue che il matematico ha una lista di cose che vuole fare prima di lasciare vienna lunghissima.
al momento comprende 15 cose tra cui:
* provare tutte le torte di oberlaa,
* mangiare il quadrato di wafer manner,
* leggere infinte jest di wallace - non chiedetemi perché deve farlo a vienna,
* esibirsi in un concerto di chitarra classica,
* finire di vedere il naturhistorisches museum - c'è già stato 5 volte per 4 ore vedendo ogni singolo oggetto e leggendo ogni singola descrizione,
* ordinare la cena a domicilio su foodora,
* ordinare la spesa a domicilio

la mia non è una lista, è solo una cosa: andare fino a klosterneuburg di corsa e tornare, sempre di corsa.
con grande sforzo l'ho allungata di altre due voci:
* provare la zip-line,
* andare in cima alla donauturm
anche se devo ammettere che provare tutte le torte di oberlaa non è poi così male come proposito.

sabato 26 marzo 2016

ho bisogno di tradizioni

per pasqua, da quando siamo qui, abbiamo sempre mangiato l'osterlamm, un dolce a forma di agnello.
oggi sono andata nel panificio in cui l'abbiamo sempre comprato e - sorpresa - non ne avevano più.
la prospettiva di una pasqua senza agnello ha gettato il matematico in un tale stato di agitazione che poco fa è uscito di casa con il piglio dell'uomo delle caverne che va a caccia e ha dichiarato: "ho bisogno di tradizioni".

(la foto è quella dell'agnello di qualche pasqua fa)

giovedì 24 marzo 2016

letture che danno dipendenza

era da ottobre scorso, quando ho scoperto che la quadrilogia di elena ferrante è folgorante, che non mi capitava di incappare in una lettura che dà dipendenza.
questa volta mi è successo con il romanzo "sul lettino di freud" di irvin yalom, autore di cui non avevo mai sentito parlare e che ho scoperto solo perché è nelle offerte del mese di amazon.
nonostante la prosa prolissa e sovrabbondante, cosa che in genere detesto, quel libro mi ha catturata al punto che ora sto leggendo "le lacrime di nietzsche", romanzo che provvidenzialmente hanno messo in offerta lampo proprio quando stavo per acquistare un altro libro dello stesso autore.
credo che il pregio delle sue pagine sia la profonda leggerezza, l'ironia seria. la capacità di dire cose importanti col sorriso, di far riflettere senza appesantire.

mercoledì 16 marzo 2016

ancora childfree

a tre anni esatti dalla prima edizione di childfree ho deciso di pubblicarne una seconda in cui sottoscrivo tutto e faccio qualche precisazione.

questa edizione ha una nuova copertina, grazie a cartaresistente, e da oggi è in promozione gratuita nel kindlestore di amazon.
chi non l'ha ancora acquistato può scaricare l'ebook a questo link.
chi l'ha già acquistato dovrebbe contattare il servizio clienti di amazon per ottenere la nuova versione (che è quasi identica a quella scaricabile in pdf da qui, quindi potrebbe non valerne la pena).
la verità è che questa è solo una becera operazione di marketing per farmi conoscere, rilanciare gli altri titoli e cose del genere.
ma voi mi conoscete già, per cui potete ignorare il tutto o, in uno slancio di altruismo, consigliare l'ebook agli amici.

venerdì 11 marzo 2016

- 111

è iniziato ufficialmente il conto alla rovescia. mancano 111 giorni al 30 giugno, quello che al momento si presenta come l'ultimo giorno di azzurropillin a vienna.
la prossima destinazione sarà la ridente udine, cittadina friulana a 30 chilometri da ppp, il piccolo paese piovoso e pettegolo da cui ho tentato di scappare.
a questo punto pare però che per andare avanti sia necessario tornare. e allora torneremo, io e il matematico, da dove siamo partiti 9 anni fa.
la cosa straniante è che per quanto si presenti come un ritorno, questo viaggio sarà come andare in un paese straniero. abbiamo abitato per quasi 4 anni a torino e per quasi 6 anni a vienna. non stiamo stabilmente in italia da così tanto tempo da sentirci apolidi, non ci sentiamo affatto viennesi, ma abitare qui ci ha così cambiato che non ci sentiamo nemmeno più tanto italiani.
e forse può sembrare un'esagerazione, ma come vi sentireste a incontrare una persona che non vedete da sei anni e con cui non avete più mantenuto i contatti ma con cui dovrete per forza andare d'accordo? ecco, io provo lo stesso disagio, lo stesso senso di spaesamento, di timore, di imbarazzo.
la cosa più paradossale è che il sollievo non è affatto il sentimento preponderante.
ho passato almeno gli ultimi tre anni desiderando di andarmene da qui, e ora che so con certezza che tra 111 giorni me ne andrò davvero, la felicità è spazzata via da 50 sfumature di paura diverse.

mercoledì 2 marzo 2016

vita a tempo determinato

i miei orizzonti sono sempre stati molto limitati dalla scarsa durata dei miei contratti di lavoro e di quelli del matematico. abbiamo sempre viaggiato a vista, con la consapevolezza che "tanto è al massimo per un anno", "tanto non resteremo a lungo", "tanto ce ne dobbiamo andare".

alla luce di questi mantra, uno tende a risparmiare perché non sa se e quando, al termine del contratto, sarà ancora in grado di guadagnare dei soldi, tende a non accumulare per evitare di rendere il trasloco epico, tende a rinunciare a delle cose.
ecco le cose a cui ho/abbiamo rinunciato nella nostra vita a tempo determinato:

* comprare libri cartacei: costano, occupano molto spazio, sono pesanti (al contrario degli ebook, più economici, invisibili, eterei, senza peso.)

* comprare delle tende (il matematico vorrebbe dormire nella totale oscurità, in austria non sanno cosa siano le persiane, gli scuri, le tapparelle. da sei anni teniamo dei cartoni davanti alle finestre della camera da letto, tanto in questa casa saremmo dovuti rimanere un anno, al massimo due.)

* comprare un'aspirapolvere (il mio sogno da sempre. ma ingombra, costa, in casa non c'è spazio, la scopa fa uguale)

* comprare degli utensili per la cucina (non abbiamo un tagliere, né uno schiaccia patate, né un coltello affilato per tagliare la carne. abbiamo tre pentole di numero: una padella per la carne, una pentola per la pasta, un pentolino per varie ed eventuali. mi sono piegata di recente a comprare una zuccheriera, una cacaiera e uno spremiagrumi.)

* farsi degli amici (quando non sai se e quanto resterai in un posto non investi davvero nelle relazioni per rendere il distacco meno traumatico. è ingiusto nei confronti di chi resta, che comunque non investe a sua volta nella relazione con te, perché sa che sei di passaggio.)

* investire nella formazione/crescita professionale (se avessi saputo che saremmo rimasti a vienna per sei anni mi sarei iscritta all'università, avrei frequentato dei corsi di formazione, studiato il tedesco con più convinzione, cercato di fare dei lavori più gratificanti. ma la stagione in gelateria doveva essere una sola, forse due.)

* personalizzare il posto in cui si vive (non abbiamo nemmeno un quadro alle pareti, né un poster. ci siamo limitati ad appendere un calendario nell'unico chiodo che era già presente in salotto.)

* comprare un impianto stereo serio (questo è un desiderio del matematico, che ama ascoltare la musica.)

* comprare un nuovo mocio (si è rotto qualche settimana fa. l'abbiamo riparato alla bell'e meglio con del nastro da regalo. tanto andremo via presto e comunque non lo usiamo molto.)

lunedì 22 febbraio 2016

la faccia come il culo

ricordate com'era finita al massimo del gelato? se no, ecco il post di ripasso.
per farla breve, comunque, era finita male. molto male. era finita che l'ultimo mese andavo al lavoro piangendo.
ebbene, oggi il massimo del gelato ha provato a chiamarmi. e anche se non ho risposto, so benissimo che chiama perché sta per ricominciare la stagione e vuole accaparrarsi la più cogliona di tutti, quella che si fa usare e sfruttare senza battere ciglio, quella che è un gran valore aggiunto perché l'anno scorso ha imparato a fare tutto: a usare il software, a servire i tavoli, a incassare, a preparare le coppe, i caffè, le bevande, a stare al banco a fare coni, coppette e vaschette di gelato da asporto, e fa persino l'inserimento dei nuovi colleghi.
ecco, errare è umano, perseverare diabolico. per cui no, non tornerò a farmi prendere in giro, anche se è stato il lavoro più pagato che mi sia mai capitato.
comunque non sono sorpresa che abbia chiamato, i lavori stagionali sono così: i sei mesi di non lavoro servono a dimenticare i sei mesi di lavoro. e si ricomincia tutto da capo come se niente fosse.
un ex collega che è stato licenziato a fine luglio 2014 sentendosi dire che è un coglione è stato richiamato per la stagione 2015 dalla stessa identica persona che l'aveva sbattuto fuori a calci.

giovedì 18 febbraio 2016

le mie serie tv preferite

io e il matematico, da cinque anni a questa parte, guardiamo insieme delle serie tv in lingua originale (inglese) con i sottotitoli (in inglese), cosa che ha migliorato il mio inglese esponenzialmente e mi ha resa fan di queste serie tv, che sono le mie preferite di sempre.

in treatment: è di qualche anno fa, ma noi la stiamo guardando solo ora e io la adoro. il protagonista è uno psicoterapeuta che tratta alcuni pazienti. ogni puntata corrisponde a una seduta di terapia. i pazienti sono sempre gli stessi: incasinati, umani, contraddittori. (3 stagioni di 30-40 episodi ciascuna)

broadchurch: è una serie tv incentrata attorno all'omicidio di un bambino, avvenuto nella non-più-così-ridente cittadina di broadchurch. la cosa bella di questa serie è che fino all'ultimo sembrano tutti possibili colpevoli. molto drammatico e angosciante ma molto molto bello. (2 stagioni di 8 episodi ciascuna)

how i met your mother (e alla fine arriva mamma): questa l'ho vista da sola perché è una serie tv-commedia romantica. e il matematico è allergico al romanticismo. per quasi 200 episodi il protagonista, ted, cerca di raccontare ai suoi figli come abbia conosciuto sua moglie, e quindi la loro madre. ovviamente il racconto è pieno di digressioni che coinvolgono il gruppo di amici e tutti i suoi precedenti fallimenti sentimentali. molto belle le prime 8 stagioni, pessima l'ultima che non ho nemmeno finito di vedere. (9 stagioni di 22-24 episodi)

six feet under: questa serie tv è davvero particolare. è ambientata in un'agenzia di pompe funebri a conduzione familiare. ogni episodio ruota quindi attorno alla morte di qualcuno, ma a fare da contorno ci sono le vicende personali dei componenti della famiglia che gestisce l'agenzia. venata di umor nero e un pizzico di cinismo, è davvero una bella serie, anche se con degli alti e bassi. (5 stagioni da 12-13 episodi)

orange is the new black: è ambientata in un carcere femminile americano. potrebbe sembrare la premessa per una serie tv di scarso interesse, a basso tasso di immedesimazione, invece è impossibile non rimanere con il fiato sospeso e non fare il tifo per le protagoniste. (3 stagioni di 13 episodi)

martedì 9 febbraio 2016

100 e più cose da sapere per chi vuole visitare vienna

questo è l'ultimo post promozionale per un bel po', promesso.

da oggi on-line una guida alla città di vienna da me personalmente scritta.
avendo avuto carta bianca su tutto ne è uscita una guida sintetica, dal tono ironico e con una struttura a elenchi, quindi di più facile consultazione. sarà la prima guida turistica che leggerete da cima a fondo!
per non essere tacciata di superficialità, l'ho arricchita con dei link che vi permetteranno di approfondire.
la guida è in vendita su amazon a questo link, dove troverete l'indice completo dei contenuti.
a occuparsi della copertina, della grafica, dell'impaginazione, della promozione il blog quivienna, per il quale occasionalmente scrivo.

quivienna è candidato tra i 100 migliori blog a tema espatrio. può essere votato a questo link fino al 21 febbraio.

venerdì 29 gennaio 2016

morte di un uomo infelice

ieri sera l'autore presentava in una libreria di vienna questo libro (premio campiello 2014), che è stato recentemente tradotto anche in tedesco.
ecco, che l'uomo del titolo, che è anche il protagonista del libro, sia felice è una grandissima bugia.
come può essere felice se la moglie è diventata un'estranea, con i suoi due figli passa pochissimo tempo e il suo lavoro di magistrato è quanto di più difficile si possa immaginare?
è felice perché ha accettato di aver fallito come marito, come padre, come magistrato e si accontenta del profumo di un fiore e di una giornata di sole?
io davvero non capisco.
e la cosa che mi fa più arrabbiare è che il titolo l'ha scelto l'autore, e che l'autore è laureato in filosofia.
come si può usare la parola felice con così tanta superficialità?

lunedì 25 gennaio 2016

roba da self-publishing

esce oggi, per zandegù editore, un mio nuovo manuale dedicato al self-publishing.
come vedete la copertina è blu. azzurropillin me l'avevano già fatta e non si poteva fare uguale.
il titolo riprende quello del blog che ho chiuso circa un anno fa. dalle sue ceneri è nata questa guida all'autopubblicazione che spero vi piacerà.
ci ho messo dentro tutto quello che ho imparato e la mia solita ironia.
se vi va, potete acquistarlo sul sito dell'editore, su amazon (dove, se anche non lo volete acquistare, potete leggere le prime pagine cliccando sulla copertina. comunque per kindleunlimited è gratis) o sulla solita piattaforma da cui comprate ebook, tipo kobo, itunes, googleplay.
come ogni volta che esce un mio libro mi sento euforica, terrorizzata, indifferente, certa di aver scritto un capolavoro e una cazzata in egual misura.
ecco no, indifferente manco per niente.
il libro è in prevendita da due settimane e me lo sono guardata su amazon tutti i giorni, più volte al giorno.
non sembra un sintomo di indifferenza.

a questo link trovate il post - per me commovente - che l'editore ha dedicato all'uscita di questo libro. ha speso un sacco di parole bellissime per me.

a questo link trovate il mio nuovissimo sito personale, una vetrina per i miei libri e per la mia attività di editor freelance. (il sito è stato realizzato da paolo manganiello. se avete bisogno di un sito web rivolgetevi a lui)

mercoledì 20 gennaio 2016

i buoni propositi

come raccontavo nel post scorso, ho scritto per cartaresistente i miei buoni propositi
è un post che ho scritto più di tre settimane fa. se fosse stato un vero post di buoni propositi, già oggi non avrebbe più senso. (i miei buoni propositi hanno vita più breve delle farfalle.)
invece è un post che dice, malamente, che si può essere persone migliori semplicemente continuando a tenere vive le buone abitudini che già abbiamo. quello che non dice è che a volte, a voler essere migliori, si diventa persino peggiori. pensate a quanto incattivisce voler dimagrire, non riuscirci e avere l'impressione che invece tutti gli altri ce la facciano tranquillamente.
o a quanta rabbia verso noi stessi genera il voler fare attività fisica, iscriversi in palestra, e ritrovarsi dopo un mese con un abbonamento annuale che abbiamo usato tre volte la prima settimana, due la seconda, una la terza e sappiamo non useremo mai più.
la foto che correda il pezzo non è quella del water, come avevo temuto (ma solo perché non avrebbe passato la prova igiene di mia madre). è questa qui sopra.
sono le mie scarpe da corsa n 43, il mio irrinunciabile kindle, una penna azzurra e un cuscino.
ma con la pioggia di rane in corso, anche solo continuare respirare è un'impresa non da poco.

mercoledì 13 gennaio 2016

ricominciare a correre

il 18 dicembre ho corso 21 chilometri, la distanza della mezza maratona, in 2 ore 5 minuti e 25 secondi.
poi sono tornata in italia per le feste. da lì in avanti è stata:
febbre
otite
antibiotico
candida
invasione di cavallette.
mentre voi vi baciavate sotto il vischio e facevate buoni propositi per il nuovo anno io, nel delirio della febbre, speravo solo di essere morta.
invece sono ancora viva.
e dopo 17 giorni senza corsa ho ripreso oggi e sono stata lenta, ed è stato faticosissimo, e mentre scendevo le scale ho sentito ballonzolare la ciccetta della panza e del culo ed è stato deprimente, dato che l'anno scorso avevo un addome piatto e tonico.
ho scritto un pezzo per il blog cartaresistente sui buoni propositi che uscirà nei prossimi giorni. il post stesso è un buon proposito.
mi hanno chiesto di corredarlo di una foto, è da tre giorni che mi trattengo dal mandare una foto del cesso di casa mia.

giovedì 31 dicembre 2015

#sfangarla2015

anche quest'anno non mi sono iscritta in palestra
anche quest'anno non ho scritto un romanzo decente
anche quest'anno ho scritto poco sul blog
anche quest'anno ho letto più dell'anno scorso
anche quest'anno ho usato pochissimo il ferro da stiro
anche quest'anno ho odiato l'inverno e il freddo e la pioggia e il cielo grigio
anche quest'anno non ho letto il cacciatore di aquiloni
anche quest'anno ho letto, scritto e parlato pochissimo tedesco
anche quest'anno ho guardato il bagno di casa mia, lercio, e ho pensato che mia madre sarebbe inorridita
anche quest'anno non ho sentito il ticchettio dell'orologio biologico
anche quest'anno ho fatto cazzate, e pianto, senza rimpiangere le cazzate fatte
anche quest'anno ho detto al matematico che dovevamo lasciarci
anche quest'anno ho sempre scritto perché con l'accento giusto
anche quest'anno mi sono arrabbiata per ogni perchè
anche quest'anno ho passato molto più tempo su internet che nella vita
anche quest'anno ho comprato libri che non ho ancora letto
anche quest'anno ho creduto che avrei scritto un romanzo bellissimo
anche quest'anno mi sono persa a vienna
anche quest'anno ho preso in considerazione il suicidio come unica via percorribile
anche quest'anno non ho fumato
anche quest'anno sono sopravvissuta a me stessa
anche quest'anno ho odiato vienna
anche quest'anno non ho trovato soluzioni né risposte
anche quest'anno ho trovato canzoni da ascoltare in loop fino allo sfinimento
anche quest'anno mi sono lamentata moltissimo, per qualsiasi cosa

quest'anno a differenza degli anni scorsi ho iniziato a correre

venerdì 25 dicembre 2015

natale da zia

non tornavo in italia, a casa dai miei, da natale scorso.
così tanto tempo che nel mentre il mio cuginetto è diventato un uomo (si fa crescere la barba e ha un taglio fashion).
così tanto tempo che sono diventata zia per la seconda volta, praticamente a mia insaputa.

la mia nipotina caterina ha tre anni, parla un sacco, ama peppa pig, masha e orso e vuole che le si leggano molti libri, sempre gli stessi e più volte consecutive. li sa a memoria, se sbagli una parola ti corregge, se provi a saltare una pagina ti fa tornare indietro, se le mostri un quadro di tessuto lei ti dice: "è un arazzo"!
la parola arazzo in bocca a una bambina di tre anni mi fa più impressione di una bestemmia e un miliardo di volte più piacere.

il mio nipotino nuovo - matteo, sei mesi oggi - non è un bambino, è un soprammobile: dove lo metti sta. non piange, non si lamenta, passa da un braccio all'altro senza fare una piega. se lo metti in posizione orizzontale chiude gli occhi come i bambolotti e si addormenta. potrebbe dormire anche in mezzo al mercato del pesce.
non mi entusiasma molto perché non interagisce. preferisco di gran lunga la sua sorellina che chiede il perché di ogni cosa. ricorda le risposte. e se dici a tua madre che il suo cellulare ha una suoneria rumorosa e fastidiosa, lei due giorni dopo - al primo squillo - lo ripete con le stesse identiche parole e lo stesso identico tono, come se ti facesse il verso.

quando ho preso in braccio "fratellino matteo" caterina ha detto: "la zia silvia è solo mia".
come darle torto.


domenica 13 dicembre 2015

7 motivi per cui correre fa schifo più 1 per cui corro

1. è faticoso (ti manca il fiato e ti fa male dappertutto: il piede destro, poi il sinistro, poi un polpaccio, poi il fegato, la milza, la caviglia)
2. si suda (dappertutto. io ho scoperto che ho l'incavo del braccio che soffre di iperidrosi)
3. è noioso (devi mettere un piede davanti all'altro e basta)
4. la roba che hai indossato per correre è impregnata di sudore all'apparenza radioattivo che fa sembrare più saggio smaltire tutto come rifiuto speciale piuttosto che lavarla e reindossarla
5. è un'attività solitaria (è difficile trovare qualcuno che abbia voglia di venire a correre e tenga il tuo stesso ritmo)
6. è potenzialmente dispendiosissima (pensi che basti un paio di scarpe - che comunque costano parecchio, e poi ci vuole il reggiseno sportivo, la tuta tecnica quando arriva l'inverno, i guanti, un berretto, la fascia a braccio per tenere lo smartphone, il braccialetto fitness col cardiofrequenzimetro per monitorare il battito cardiaco e il dispendio calorico, il tappetino per fare gli addominali per rinforzare il core e la schiena, i pesi per fare muscoli, le cavigliere, l'elastico, i beveroni proteici, l'abbonamento in palestra...)
7. iniziare è difficilissimo (sia nel senso che partire da zero è demotivante, non hai fiato neanche per fare duecento metri, sia perché è una palla cambiarsi per andare a correre e buttarsi in strada, soprattutto con questo freddo)

+

1. perché dopo ti senti dio. invincibile, onnipotente. ce l'hai fatta. non importa per quanti chilometri né per quanto tempo tu abbia corso. il risultato è che tutto quello che prima di andare a correre ti sembrava insormontabile e impossibile, dopo la corsa ti sembra molto meno opprimente e angosciante.
corro perché per me la corsa è un antidoto al dolore.
e di questo passo diventerò una podista.