venerdì 29 gennaio 2016

morte di un uomo infelice

ieri sera l'autore presentava in una libreria di vienna questo libro (premio campiello 2014), che è stato recentemente tradotto anche in tedesco.
ecco, che l'uomo del titolo, che è anche il protagonista del libro, sia felice è una grandissima bugia.
come può essere felice se la moglie è diventata un'estranea, con i suoi due figli passa pochissimo tempo e il suo lavoro di magistrato è quanto di più difficile si possa immaginare?
è felice perché ha accettato di aver fallito come marito, come padre, come magistrato e si accontenta del profumo di un fiore e di una giornata di sole?
io davvero non capisco.
e la cosa che mi fa più arrabbiare è che il titolo l'ha scelto l'autore, e che l'autore è laureato in filosofia.
come si può usare la parola felice con così tanta superficialità?

lunedì 25 gennaio 2016

roba da self-publishing

esce oggi, per zandegù editore, un mio nuovo manuale dedicato al self-publishing.
come vedete la copertina è blu. azzurropillin me l'avevano già fatta e non si poteva fare uguale.
il titolo riprende quello del blog che ho chiuso circa un anno fa. dalle sue ceneri è nata questa guida all'autopubblicazione che spero vi piacerà.
ci ho messo dentro tutto quello che ho imparato e la mia solita ironia.
se vi va, potete acquistarlo sul sito dell'editore, su amazon (dove, se anche non lo volete acquistare, potete leggere le prime pagine cliccando sulla copertina. comunque per kindleunlimited è gratis) o sulla solita piattaforma da cui comprate ebook, tipo kobo, itunes, googleplay.
come ogni volta che esce un mio libro mi sento euforica, terrorizzata, indifferente, certa di aver scritto un capolavoro e una cazzata in egual misura.
ecco no, indifferente manco per niente.
il libro è in prevendita da due settimane e me lo sono guardata su amazon tutti i giorni, più volte al giorno.
non sembra un sintomo di indifferenza.

a questo link trovate il post - per me commovente - che l'editore ha dedicato all'uscita di questo libro. ha speso un sacco di parole bellissime per me.

a questo link trovate il mio nuovissimo sito personale, una vetrina per i miei libri e per la mia attività di editor freelance. (il sito è stato realizzato da paolo manganiello. se avete bisogno di un sito web rivolgetevi a lui)

mercoledì 20 gennaio 2016

i buoni propositi

come raccontavo nel post scorso, ho scritto per cartaresistente i miei buoni propositi
è un post che ho scritto più di tre settimane fa. se fosse stato un vero post di buoni propositi, già oggi non avrebbe più senso. (i miei buoni propositi hanno vita più breve delle farfalle.)
invece è un post che dice, malamente, che si può essere persone migliori semplicemente continuando a tenere vive le buone abitudini che già abbiamo. quello che non dice è che a volte, a voler essere migliori, si diventa persino peggiori. pensate a quanto incattivisce voler dimagrire, non riuscirci e avere l'impressione che invece tutti gli altri ce la facciano tranquillamente.
o a quanta rabbia verso noi stessi genera il voler fare attività fisica, iscriversi in palestra, e ritrovarsi dopo un mese con un abbonamento annuale che abbiamo usato tre volte la prima settimana, due la seconda, una la terza e sappiamo non useremo mai più.
la foto che correda il pezzo non è quella del water, come avevo temuto (ma solo perché non avrebbe passato la prova igiene di mia madre). è questa qui sopra.
sono le mie scarpe da corsa n 43, il mio irrinunciabile kindle, una penna azzurra e un cuscino.
ma con la pioggia di rane in corso, anche solo continuare respirare è un'impresa non da poco.

mercoledì 13 gennaio 2016

ricominciare a correre

il 18 dicembre ho corso 21 chilometri, la distanza della mezza maratona, in 2 ore 5 minuti e 25 secondi.
poi sono tornata in italia per le feste. da lì in avanti è stata:
febbre
otite
antibiotico
candida
invasione di cavallette.
mentre voi vi baciavate sotto il vischio e facevate buoni propositi per il nuovo anno io, nel delirio della febbre, speravo solo di essere morta.
invece sono ancora viva.
e dopo 17 giorni senza corsa ho ripreso oggi e sono stata lenta, ed è stato faticosissimo, e mentre scendevo le scale ho sentito ballonzolare la ciccetta della panza e del culo ed è stato deprimente, dato che l'anno scorso avevo un addome piatto e tonico.
ho scritto un pezzo per il blog cartaresistente sui buoni propositi che uscirà nei prossimi giorni. il post stesso è un buon proposito.
mi hanno chiesto di corredarlo di una foto, è da tre giorni che mi trattengo dal mandare una foto del cesso di casa mia.

giovedì 31 dicembre 2015

#sfangarla2015

anche quest'anno non mi sono iscritta in palestra
anche quest'anno non ho scritto un romanzo decente
anche quest'anno ho scritto poco sul blog
anche quest'anno ho letto più dell'anno scorso
anche quest'anno ho usato pochissimo il ferro da stiro
anche quest'anno ho odiato l'inverno e il freddo e la pioggia e il cielo grigio
anche quest'anno non ho letto il cacciatore di aquiloni
anche quest'anno ho letto, scritto e parlato pochissimo tedesco
anche quest'anno ho guardato il bagno di casa mia, lercio, e ho pensato che mia madre sarebbe inorridita
anche quest'anno non ho sentito il ticchettio dell'orologio biologico
anche quest'anno ho fatto cazzate, e pianto, senza rimpiangere le cazzate fatte
anche quest'anno ho detto al matematico che dovevamo lasciarci
anche quest'anno ho sempre scritto perché con l'accento giusto
anche quest'anno mi sono arrabbiata per ogni perchè
anche quest'anno ho passato molto più tempo su internet che nella vita
anche quest'anno ho comprato libri che non ho ancora letto
anche quest'anno ho creduto che avrei scritto un romanzo bellissimo
anche quest'anno mi sono persa a vienna
anche quest'anno ho preso in considerazione il suicidio come unica via percorribile
anche quest'anno non ho fumato
anche quest'anno sono sopravvissuta a me stessa
anche quest'anno ho odiato vienna
anche quest'anno non ho trovato soluzioni né risposte
anche quest'anno ho trovato canzoni da ascoltare in loop fino allo sfinimento
anche quest'anno mi sono lamentata moltissimo, per qualsiasi cosa

quest'anno a differenza degli anni scorsi ho iniziato a correre

venerdì 25 dicembre 2015

natale da zia

non tornavo in italia, a casa dai miei, da natale scorso.
così tanto tempo che nel mentre il mio cuginetto è diventato un uomo (si fa crescere la barba e ha un taglio fashion).
così tanto tempo che sono diventata zia per la seconda volta, praticamente a mia insaputa.

la mia nipotina caterina ha tre anni, parla un sacco, ama peppa pig, masha e orso e vuole che le si leggano molti libri, sempre gli stessi e più volte consecutive. li sa a memoria, se sbagli una parola ti corregge, se provi a saltare una pagina ti fa tornare indietro, se le mostri un quadro di tessuto lei ti dice: "è un arazzo"!
la parola arazzo in bocca a una bambina di tre anni mi fa più impressione di una bestemmia e un miliardo di volte più piacere.

il mio nipotino nuovo - matteo, sei mesi oggi - non è un bambino, è un soprammobile: dove lo metti sta. non piange, non si lamenta, passa da un braccio all'altro senza fare una piega. se lo metti in posizione orizzontale chiude gli occhi come i bambolotti e si addormenta. potrebbe dormire anche in mezzo al mercato del pesce.
non mi entusiasma molto perché non interagisce. preferisco di gran lunga la sua sorellina che chiede il perché di ogni cosa. ricorda le risposte. e se dici a tua madre che il suo cellulare ha una suoneria rumorosa e fastidiosa, lei due giorni dopo - al primo squillo - lo ripete con le stesse identiche parole e lo stesso identico tono, come se ti facesse il verso.

quando ho preso in braccio "fratellino matteo" caterina ha detto: "la zia silvia è solo mia".
come darle torto.


domenica 13 dicembre 2015

7 motivi per cui correre fa schifo più 1 per cui corro

1. è faticoso (ti manca il fiato e ti fa male dappertutto: il piede destro, poi il sinistro, poi un polpaccio, poi il fegato, la milza, la caviglia)
2. si suda (dappertutto. io ho scoperto che ho l'incavo del braccio che soffre di iperidrosi)
3. è noioso (devi mettere un piede davanti all'altro e basta)
4. la roba che hai indossato per correre è impregnata di sudore all'apparenza radioattivo che fa sembrare più saggio smaltire tutto come rifiuto speciale piuttosto che lavarla e reindossarla
5. è un'attività solitaria (è difficile trovare qualcuno che abbia voglia di venire a correre e tenga il tuo stesso ritmo)
6. è potenzialmente dispendiosissima (pensi che basti un paio di scarpe - che comunque costano parecchio, e poi ci vuole il reggiseno sportivo, la tuta tecnica quando arriva l'inverno, i guanti, un berretto, la fascia a braccio per tenere lo smartphone, il braccialetto fitness col cardiofrequenzimetro per monitorare il battito cardiaco e il dispendio calorico, il tappetino per fare gli addominali per rinforzare il core e la schiena, i pesi per fare muscoli, le cavigliere, l'elastico, i beveroni proteici, l'abbonamento in palestra...)
7. iniziare è difficilissimo (sia nel senso che partire da zero è demotivante, non hai fiato neanche per fare duecento metri, sia perché è una palla cambiarsi per andare a correre e buttarsi in strada, soprattutto con questo freddo)

+

1. perché dopo ti senti dio. invincibile, onnipotente. ce l'hai fatta. non importa per quanti chilometri né per quanto tempo tu abbia corso. il risultato è che tutto quello che prima di andare a correre ti sembrava insormontabile e impossibile, dopo la corsa ti sembra molto meno opprimente e angosciante.
corro perché per me la corsa è un antidoto al dolore.
e di questo passo diventerò una podista.

domenica 6 dicembre 2015

quel che resta del mio tesssoro

dei sette libri presi in biblioteca la volta scorsa:

* "le ho mai raccontato del vento del nord": l'avevo già letto e non ho sentito il bisogno di rileggerlo prima di attaccare il seguito.
questo romanzo ha una storia che viene da lontano. l'avevo acquistato e letto in italia, prima di sapere che sarei venuta a vienna. e l'avevo adorato. l'originale è in tedesco, dato che l'autore è viennese.
quando ad aprile del 2010 sono venuta per la prima volta a vienna a trovare il matematico, avevo acquistato in una libreria il cartonato con l'accorpamento dei due volumi (vedi foto). non sono mai riuscita a leggerlo. ci ho provato un paio di volte. riaprendolo vedo ora le mie annotazioni a matita, parole sottolineate e le loro traduzioni. sono parole che ora conosco, di alcune faccio persino un uso attivo.

* "la settima onda": mi è piaciuto meno del primo ma ho avuto il mio lieto fine. per cui ne è valsa la pena.

* "chiedo scusa" l'ho letto d'un fiato. la storia di una malattia e di una guarigione. a suo modo terapeutico.

* "mia suocera beve" l'ho mollato a pagina 40. de silva l'ho amato dall'inizio con "certi bambini" e "voglio guardare". ho apprezzato anche "non avevo capito niente", seppure non mi ricordi assolutamente nulla della trama o dei personaggi. questo "mia suocera beve" non mi ha presa e non ci ho pensato due volte a mollarlo.

* "e se poi mi innamoro, pazienza" carino ma non imperdibile.

* "noi due come un romanzo" aveva tutte le premesse per diventare il mio libro preferito di sempre. la protagonista è una libraia che vende solo romanzi d'amore e intrattiene una fitta corrispondenza cartacea con il fidanzato di quando era al liceo. (ho un debole per i romanzi epistolari, ho provato un paio di volte a scriverne uno.)
ho trovato quelle lettere di una noia e una lentezza insopportabile e ho mollato il libro a pagina 74.

* "non dirmi che hai paura" l'ho appena terminato e mi è piaciuto molto. è la storia di un sogno, di una passione che porta lontano, che chiede di essere vissuta.

mercoledì 25 novembre 2015

il mio tesssoro

quando stava per finire la stagione in gelateria ero molto preoccupata dalla prospettiva dell'inverno associato alla disoccupazione.
in realtà, l'inverno è arrivato solo ieri e la disoccupazione si sta rivelando un sollievo.
i mesi in ostaggio del massimo del gelato mi hanno prosciugata e distrutta sia a livello fisico che psicologico.
ora mi sento un malato in convalescenza. leggo un romanzo dietro l'altro come se non ci fosse un domani, come se i libri fossero l'unica cura possibile alla mia malattia.
ieri ho scoperto una biblioteca che ha una sezione di libri italiani che non coincide con dante, petrarca, boccaccio e italo svevo, ma ha anche parecchie novità.
oggi mi ci sono precipitata.
anche se lo scaffale era minuscolo mi sono sentita come una bimba la mattina di natale.
ho fatto incetta di titoli e quando sono uscita raggiante dalla biblioteca tenevo i libri stretti al petto come se temessi che qualcuno potesse rubarmi il mio tesssoro.


e ora scusate.
ho da leggere.

lunedì 2 novembre 2015

il gesto delle mani

il matematico mi ha trascinata a vedere un documentario di 77 minuti, senza dialoghi, senza musica, in cui si vede della gente che realizza una statua di bronzo in un antico laboratorio artigianale di milano.
ci sono andata perché il matematico me l'aveva presentato come un film (in) italiano premiato alla berlinale.
e sapete cosa? è un documentario bellissimo, incredibilmente avvincente. l'inizio sembra un giallo. ti chiedi: ma che diavolo stanno facendo? cosa succederà?
alla fine c'era il regista in sala, francesco clerici, classe '83. ha raccontato di come abbia fatto tutte le riprese da solo, di come non sapesse nemmeno lui cosa sarebbe successo, di come non abbia mai chiesto agli operai di dire, fare, ripetere, cambiare qualcosa, di come la sua fidanzata martina l'abbia costretto a tagliare il film, che inizialmente durava più di due ore. di come diversi produttori si siano offerti e poi rifiutati di fare il film che voleva lui, senza musica, senza dialoghi, senza alcun artificio.
di come, quando alla berlinale gli hanno chiesto l'indirizzo email del suo ufficio stampa, lui abbia dato un suo altro indirizzo e abbia risposto fingendosi l'ufficio stampa.
uscendo dal cinema ti resta addosso la sensazione che fare statue di bronzo sia un processo pallosissimo e misterioso e la domanda: l'artista che ha solo realizzato lo stampo in cera, può davvero considerarsi l'artista, dato che non era lì nemmeno a guardare quando colavano il bronzo fuso nello stampo?

venerdì 30 ottobre 2015

l'arte di ridimensionare i successi

il romanzo di un autore self esordiente che ho revisionato personalmente da cima a fondo, è da una settimana nella classifica degli ebook a pagamento più venduti su amazon.
la mia prima reazione è stata: wow, come sono brava. potrei effettivamente fare l'editor freelance, aprire partita iva, crearmi un sito internet personale su wordpress, fare della mia passione il mio lavoro, aiutare gli autori self anche nella promozione, diventare il guru dell'editoria self, far capire come si possa fare editoria self di qualità.
poi mi sono detta che è stata solo una botta di culo, che in fondo il libro non l'ho scritto io, che tanto amazon.it non se lo caga nessuno, che sta vendendo solo perché il prezzo è basso, che è solo un ebook, che nei rapporti con l'autore sono stata pessima (come pessima sono nei rapporti con chiunque, inclusa me stessa), che arrivo a detestare anche le cose che mi piacciono, che faccio schifo, la vita fa schifo e sarebbe meglio morire.

lunedì 26 ottobre 2015

come il dottor house











sono pessima nelle interazioni sociali.
mi mettono a disagio le persone troppo espansive, quelle che quando mi parlano invadono il mio spazio personale costringendomi a fare un passo indietro, quelle che baciano e abbracciano con slancio a prescindere, quelle che mi chiedono l'amicizia su facebook anche se io non so chi siano, quelle che concludono le email con "un abbraccio" anche se non mi hanno mai scritto prima.
trovo tutti questi comportamenti invadenti, e reagisco chiudendomi a riccio, risultando secca e antipatica.
anche i complimenti mi mettono terribilmente a disagio tanto quanto mi lusingano. invece di dire grazie, tendo a sminuire il motivo per cui si complimentano. (di solito capita con la gente che legge quello che scrivo e mi contatta per dirmi che l'ha apprezzato. mi viene sempre da replicare, ma va, cosa vuoi che sia...)
mi sento molto dottor house.

venerdì 16 ottobre 2015

buon viaggio

vado in banca e ordino 1200 shekel.
prima di ordinarli non sapevo che shekel fosse la valuta di israele.
torno in banca e ritiro i 1200 shekel che ho ordinato, chiedo di prelevare il corrispettivo dell'importo direttamente dal mio conto corrente.
la cassiera mi fa firmare la ricevuta, mi consegna i soldi e mi dice "buon viaggio".
e io penso che è sempre così, giudichiamo le cose, le persone, le situazioni in base agli elementi che abbiamo a disposizione, e ci sembrano sempre più che sufficienti per emettere un giudizio e farci un'idea coerente e completa della situazione.
la verità invece è che vediamo solo un quadrato dove c'è un cubo. vediamo una facciata bidimensionale e non ci accorgiamo che è solo il lato di una figura tridimensionale complessa che non dovrebbe essere liquidata frettolosamente a una prima occhiata.
io non viaggio da nessuna parte, questi shekel sono per il matematico che la settimana prossima va a gerusalemme.

giovedì 15 ottobre 2015

il record negativo di passi

in questo schema ci sono i miei passi quotidiani degli ultimi sette giorni. le barre verdi indicano che ho fatto abbastanza passi da raggiungere l'obiettivo giornaliero, le barre azzurre indicano i passi che ho fatto ma senza raggiungere l'obiettivo, la parte grigia della barra indica i passi mancanti per il raggiungimento dell'obiettivo.
ecco, ieri nell'arco di tutta la giornata ho fatto complessivamente 481 passi. non mi sono nemmeno tolta il pigiama. sono rimasta sdraiata sul divano per tutto il giorno, il massimo dello sforzo è stato andare fino al bagno per fare pipì.
ho solo letto, ascoltato musica, cazzeggiato davanti al computer, scribacchiato ed è stato bellissimo.
così come bellissimo è stato, oggi, fare dieci minuti di addominali, correre per 9km nonostante la giornata uggiosa, rilassarmi sotto una doccia stupendamente calda, pranzare, andare in biblioteca e scrivere. scri-ve-re.

lunedì 12 ottobre 2015

l'ultimo giorno in gelateria

l'ultimo giorno in gelateria è un sollievo e una tristezza.
guardi i tavoli all'aperto ricoperti delle foglie secche dei tigli e pensi.
pensi a quante volte hai passato la spugna su quei tavoli e al ciclo vitale di quegli alberi, che prima hanno rilasciato per settimane una sostanza appiccicosa, poi hanno fatto cadere i loro semi e ora stanno liberandosi delle foglie secche.
pensi a quanti clienti hai servito con il sorriso anche se si sarebbero meritati il caffè bollente in faccia, e a quanti clienti ti hanno sorriso quando tu non ne avevi alcuna voglia.
pensi al panificio dove tutte le mattine compravi il dolce alle mele, al giornalaio che ti riconosceva e ti dava il kronen zeitung e il kurrier senza che glieli dovessi chiedere, ai colleghi della pizzeria vicino che ti salutavano e alla proprietaria del negozio di vestiti che ti sorrideva. al tizio che prendeva la birra grande e ti diceva che eri troppo seria e che quando sorridevi era molto meglio. al signore tedesco che ti parlava in italiano per averci abitato per anni, e ti diceva di quanto sia bella l'italia.
pensi a tutti i colleghi con cui hai lavorato e se ne sono andati o sono stati cacciati e ti senti una sopravvissuta e hai la sensazione di essere sopravvissuta non tanto perché sei più brava ma più scema, più incline a farti usare e sfruttare e umiliare. pensi a quanto lavoro non tuo hai fatto perché le cose funzionassero bene. pensi che hai buttato altri sei mesi della tua vita nel cesso e oggi si tira un'altra volta lo sciacquone. e la merda va giù, insieme alle lacrime, alla rabbia, alla stanchezza, al noncelapossofare.

lunedì 5 ottobre 2015

la notte dei musei, il concertone e il record di passi

sabato c'è stata la lange nacht der museen.
io e il matematico abbiamo visto:
il museo delle croste e degli animali impagliati (un misto di quadri del seicento e di animali).
il museo d'arte ceca (non dei ciechi. quattro foto in bianco e nero di sedie).
l'archivio di stato (tipico odore di carta polverosa con documenti antichi. notevole la pagina di un giornale di satira italiano che raffigurava cecco beppo.)
il museo dell'arte del niederosterreich (vedi foto).
la casa delle farfalle (avvistate una ventina di farfalle in tutto - conteggio mio, di 7 specie diverse - conteggio del matematico).
una stanza con gli affreschi.
poi siamo andati a vedere zucchero che cantava al concertone a favore dei rifugiati. ha cantato indaco dagli occhi del cielo in inglese, una canzone che non conoscevo e va' pensiero.
dopo di che io mi sono trascinata stancamente verso casa tagliando il traguardo dei 30.000 passi (cioè 20 km percorsi a piedi nella sola giornata di sabato), mentre il matematico è andato al museo dei soldi, a quello dei denti e a quello della farmacia.

lunedì 28 settembre 2015

il demone della corsa, ovvero come sono passata dal divano al correre per dieci chilometri

all'inizio erano solo lunghe passeggiate e grande ammirazione per il matematico che per tre volte a settimana andava a correre la mattina alle sette, con qualunque temperatura, incurante del tempo atmosferico.
a dir la verità più che autentica ammirazione era un atteggiamento di scherno del tipo "sì, bravo, ma tu sei fuori come un balcone".
poi qualcosa è cambiato e le lunghe passeggiate si sono trasformate in blande corsette di qualche minuto fino a che ho iniziato ad andare a correre col matematico.
all'inizio lui correva e io arrancavo dietro per un po', fino a che mi mettevo a camminare. in qualche settimana sono arrivata a correre per mezz'ora consecutiva. raggiunto quell'obiettivo il demone della corsa si era già impossessato di me: mi svegliavo la mattina alle sei, senza nessuna sveglia e altra ragione che riuscire ad andare a correre prima del lavoro.
a quel punto ho trovato su internet questo schema. e a fine agosto ho iniziato a seguirlo a partire dalla terza settimana.


non avevo in programma nessuna gara, solo l'obiettivo di arrivare a correre per dieci chilometri consecutivi.
oggi mi aspettava il riposo della settima settimana, invece approfittando del pomeriggio di sole ho impostato 10 km di corsa sul cellulare (uso la app rundouble) e sono andata. al primo chilometro mi sembrava di morire, non avevo fiato, c'era un po' di vento contrario, ieri avevo corso più di 6 km, mi faceva male la milza, il fegato, l'intestino, un ginocchio, un polpaccio. poi ho ingranato e con il nuovo cd dei negramaro (la rivoluzione sta arrivando) a fare da colonna sonora ho tagliato il traguardo dopo 58 minuti e 25 secondi.
so che è una cazzata, ma mi sono sentita una supereroina. volevo correre 10 km in meno di un'ora e ci sono riuscita, con 9 giorni d'anticipo!
il prossimo obiettivo potrebbe essere la mezza maratona. o forse solo migliorare il tempo sui 10 km. ci devo ancora pensare.

domenica 27 settembre 2015

il progetto fotografico

se fossi una fotografa, mi dicevo, fotograferei gli oggetti smarriti.
se avessi una macchina fotografica decente, pensavo, immortalerei le cose lasciate o perdute per strada.
se sapessi come si fa, riflettevo, metterei in piedi un progetto fotografico per ritrarre la poesia e il dramma delle cose senza i loro proprietari.
anna ha detto: "ma che te frega, fai le foto col cell".
già, è così semplice, just do it.
così da qualche settimana faccio le foto agli oggetti e poi le pubblico su FB con l'hashtag #dichièquesto.
questo ombrello l'ho fotografato alla fine di una corsa di 6km, mentre l'altro giorno, durante la mia corsa di 8km ho visto un trolley viola, spalancato.
sarebbe stato il pezzo migliore della collezione, ma non me la sono sentita di interrompere il mio allenamento per scattare la foto.

lunedì 21 settembre 2015

cose che detesto dei miei colleghi

lei:
per lei è tutto egal. indifferente e chisseneimporta. ha 23 anni, è alta e gnocca e vive la sua vita leggera e sorridente al motto di egal.
le cose che mi danno fastidio di lei sono:
1. invece di pulire i portacenere col pennello per rimuovere la cenere li svuota soltanto
2. quando fa le palline di gelato col porzionatore non lo sciacqua mai, così in tutte le vaschette ci sono tracce di tutti gli altri gusti di gelato.
3. non ha nessuna fretta di portare le cose ai tavoli, se la prende con gran calma, e chissene se le coppe di gelato si sciolgono e i caffè si raffreddano
4. non sa mai quanti soldi ha nel portafoglio con cui incassa ai tavoli. un giorno l'ha persino dimenticato a casa. l'altro ieri aveva meno di dieci euro perché la sera prima era uscita e se li era bevuti.
(questo significa che non ha idea di quanti soldi di mancia le restino, mentre io ogni giorno arrivo al lavoro con i miei 50 euro composti da 3 banconote da 10, 2 banconote da 5 e 10 euro di monete miste. così la sera so esattamente quanto ho incassato e quante mance ho fatto.)

lui:
lui ha 25 anni, ha venduto orologi sulle navi da crociera, gioca a calcio e ha il tesserino per fare l'arbitro. è alto e gnocco, è più depilato e profumato di una donna e vive la sua vita al motto: "cado dalle nuvole".
le cose che mi danno fastidio di lui sono:
1. lascia le confezioni vuote nei frigoriferi. finisce il succo di frutta, il latte, il prosecco, il vino bianco, non importa se una bottiglia di vetro o un cartone di tetrapak, quando è finito lui lo rimette al suo posto invece di buttare i vuoti.
2. si rolla le sigarette e usa il cellulare in mezzo al locale come se fosse a casa sua. usa il caricabatterie del capo per caricare il suo cellulare, lascia il tabacco sul bancone, ma anche il vocabolario di inglese, i filtri per le sigarette, l'accendino. si comporta sul lavoro come se fosse a casa sua.
3. mette la musica a palla. a lavoro ascoltiamo radio arabella, a lui non piace, quindi per reazione mette sul suo cellulare della musica balcanica che piace a lui a volume altissimo, in modo da sovrastare la radio della gelateria. il capo per fortuna gli ha detto di non farlo. ma anche solo il fatto che abbia pensato di farlo mi sembra assurdo.
4. non fa le lavastoviglie. al massimo mette tazze e bicchieri sporchi nel lavandino, ma che lui si degni di caricare una lavastoviglie è una pretesa assurda da parte mia.

la donna delle pulizie
ha un'età indefinita tra 40 e un milione di anni. ma ha un figlio che avrà 14 anni, per cui non può essere poi così vecchia, anche se intabarrata nel velo e in strati e strati di vestiti e golfini e gambaletti bucati è difficile dargliene meno. vive la sua vita al motto di "chi va piano va sano e va lontano"
le cose che mi danno fastidio di lei:
1. non capisce niente: in 5 mesi non ha capito che non è indifferente da che parte mettere il bidone delle immondizie sul carrello, dato che da un lato è attaccato il pennello per pulire i posacenere, il bidone deve andare per forza dall'altro. in 5 mesi non ha capito le forme dei bicchieri e continua a mettere i bicchieri del campari tra quelli per il caffelatte o viceversa. in 5 mesi non ha capito niente di niente.
2. pulisce tutto al rallentatore, forse per sembrare meticolosa. in realtà è solo lenta. di una lentezza che mi esaspera e a volte mi fa fare le cose al posto suo.
3. quando pulisce il pavimento con l'acqua non solo non lascia un passaggio in modo che non si debba calpestare dove ha appena pulito, ma una volta arrivata in fondo... ricomincia da capo! per cui è impossibile non sporcare dove lei sta pulendo.
4. quando crede di non aver niente da fare... si siede. ora, lavora al massimo tre ore consecutive, possibile che abbia bisogno di sedersi durante l'orario di lavoro?

sabato 12 settembre 2015

horror vacui

da quando sono a vienna mi succede tutti gli anni, a settembre.
mentre gli altri ricominciano, fanno buoni propositi, si impegnano... io mi trovo disoccupata.
il 30 settembre chiude la gelateria. entro fine settembre devo consegnare un lavoro di editing.
poi il vuoto.
e insieme allo spettro della disoccupazione arriva l'inverno (da voi l'autunno). una stagione che qui dura sei mesi, in cui le giornate corte, fredde, grigie si susseguono senza soluzione di continuità e non si vede mai il sole.
il mix tra non avere motivi di uscire dal pigiama e la luce artificiale accesa da quando mi alzo a quando vado a dormire potrebbe essere letale.