mercoledì 26 luglio 2017

giusto due robine da leggere

la biblioteca sta per chiudere per ferie e io, sentendomi di fronte all'armageddon, ho fatto la prepper dei libri e ho arraffato tutto quello che mi è venuto sotto mano.
anche se avrei voluto un altro romanzo di yalom, l'ancella della atwood (sì, sto guardando la serie tv e mi sta inquietando molto), i libri di alice basso, quelli di kent haruf e un mucchio d'altra roba che per leggere avrei bisogno di un anno sabbatico.


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lunedì 24 luglio 2017

l'abbandono

ho preso molto sul serio il diritto del lettore di abbandonare i libri quando non gli piacciono.
sono sia una lettrice compulsiva che un'abbandonatrice compulsiva. se un libro mi annoia lo mollo senza troppi rimpianti.
il mio motto è: "ci sono troppi libri belli per dover perder tempo con quelli brutti". (in questo caso bello e butto sono aggettivi che non implicano la bellezza in senso assoluto e universale, al contrario.)
quindi, che sia pagina 10, 100, 300 capita che mi arrenda, che smetta di perdere tempo con un libro che non mi coinvolge e passi ad altro. verso i vent'anni ho abbandonato a venti pagine dalla fine "l'insostenibile leggerezza dell'essere", libro di cui non ricordo altro, se non questo aneddoto.

venerdì ero sul punto di abbandonare "la cura schopenauer" di yalom, autore di cui ho adorato altri due romanzi.
oggi posso dire di essere felicissima di non averlo fatto.

chissà quanti romanzi straordinari mi sono persa per impazienza.

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mercoledì 19 luglio 2017

la mia laurea triennale

questo post di VolevoEssereJoMarch mi ha fatto tornare in mente il giorno della mia laurea triennale.
è stata 11 anni fa quasi esatti, credo fosse il 21 di luglio.
faceva un caldo infernale, mi ero portata in borsa una maglietta di ricambio.
discutevo una tesi sulla scrittura creativa che aveva in bibliografia quasi 100 manuali di scrittura, tutti letti davvero. scrivere quella tesina era stata l'unica cosa che mi aveva appassionato in quei tre anni, assieme a un laboratorio di scrittura, al corso di letterature comparate di molesini, e all'esame di filosofia del linguaggio.
non vedevo l'ora di sbrigare quella formalità e chiudere con l'università. mi era sembrata tutta una perdita di tempo e una presa in giro.
per questo non avevo voluto festeggiare niente né invitare nessuno, con me c'erano solo mia sorella e un'amica di numero.
lo stesso giorno si laureava anche M. una delle compagne con cui avevo più familiarizzato. le foto che ho di quel giorno sono quelle che mi ha scattato suo padre. in testa la corona d'alloro di M.

ho perso anni interi a memorizzare nozioni completamente inutili che ho dimenticato il giorno dopo aver dato l'esame. ogni tanto compaiono frammenti isolati di informazioni tipo queste:

  • "la secchia rapita" un'opera di tassoni di cui ricordavo anche male il titolo, 
  • "frizionò la città con molto sale" il verso di una traduzione dal latino di un'opera che non ricordo, 
  • "i giacinti romani fioriscono nei vasi" il verso di una poesia tradotta da montale.


credo che se dovessi scegliere ora una facoltà non rifarei lettere per nessun motivo al mondo. forse mi iscriverei a informatica. o a un corso di grafica, o a uno di copywriting.

quando penso ai miei anni di università, l'unica cosa che mi auguro è che nessuno dei medici con cui avrò a che fare si sia laureato in medicina come io mi sono laureata in lettere.

domenica 16 luglio 2017

come un unicorno senza corno

hai mai provato a fare la salsa mou?
servono solo due ingredienti: zucchero e panna. o quattro: in alcune ricette dicono di aggiungere acqua e burro.
non c'è food-blog che non decanti la semplicità di questa preparazione.
prendi una pentola dal fondo spesso, metti lo zucchero, lo fai caramellare (non è chiaro se senza mescolare o mescolando continuamente) e poi aggiungi la panna (non è chiaro se calda o fredda).
che ci vuole? probabilmente un corso avanzato di pasticceria.

ci ho provato due volte e per due volte lo zucchero, dopo essere diventato liquido, si è ricristallizzato.
e la cheesecake al mou che sognavo è rimasta una cheesecake senza niente.


ps: qui una mia intervista

giovedì 13 luglio 2017

di fallimenti, rifiuti e resilienza

stamattina mi è arrivata questa newsletter. se sapete l'inglese vi consiglio di leggerla. altrimenti vi toccherà leggerla filtrata da me.

quello che dice è che, soprattutto per chi lavora in ambiti creativi, sentirsi dire di no, non solo è normale ma è addirittura auspicabile.

bisogna ambire a ricevere una valanga di no, da un lato perché buttarsi e tentare è l'unico modo per essere certi di non aver perso un'opportunità, dall'altro perché non bisogna lasciarsi abbattere dai rifiuti ma considerarli come parte integrante del progetto di crescita e di raggiungimento del successo.

le persone più di successo, che ammiriamo, per forza di cose sono le persone che più di tutti hanno affrontato rifiuti e fallimenti con grinta e resilienza.

e quindi via, a cercare un editore per "Aria e altri coccodrilli".