domenica 10 giugno 2018

campagna di sensibilizzazione degli autisti


è successo che giorni fa avevo bisogno di prendere una corriera che mi portasse da una zona industriale deserta, al centro città.
ovviamente le corriere interurbane che conducono alla civiltà passano ogni 2-3 ore, per cui perderla avrebbe significato tribolazioni non indifferenti.
dopo aver atteso 20 minuti alla fermata, ho chiamato il servizio clienti dell'azienda addetta, che mi ha detto di chiamare un altro numero, a cui nessuno ha risposto.
dopo 30 minuti di attesa ho capito che avrei dovuto affrontare le tanto temute tribolazioni.
una volta arrivata a casa sana e salva ho scritto una mail all'azienda addetta per sapere se avessero cambiato orario. l'azienda ha risposto così:


e poi ieri, tornando da ppp alla città di u, l'autista a un paio di chilometri dalla mia fermata ha pensato bene di prendere la terza uscita di una rotonda invece della seconda.
fortunatamente i due altri passeggeri che viaggiavano con me sono stati capaci di riportarlo sulla retta via.
speriamo che sensibilizzino in fretta gli autisti.

sabato 26 maggio 2018

le cose che ho da dire


mi sono iscritta ai corsi di scrittura online di zandegù.
ho attivato questo abbonamento perché è da un anno che non scrivo un romanzo e avevo bisogno di stimoli. oppure, perché avevo bisogno di un'altra scusa per rimandare il momento in cui mi sarei rimessa a scrivere.
e insomma, in uno dei corsi c'è lo scrittore marco lazzarotto che dà dei consigli su come trovare e ordinare le idee per scrivere; in particolare suggerisce di fare l'esercizio "le cose che ho da dire".
l'esercizio consiste nell'aggiornare quotidianamente la propria lista di cose da dire usando la formula
"ho da dire di..."
è un esercizio banale, cosa ci vuole? non serve neanche essere scrittori o aspiranti tali. non si tratta delle cose che ho da scrivere né delle cose di cui vorrei scrivere, semplicemente cose che ho da dire, e chiunque ha da dire qualcosa.
tranne me, evidentemente: è da una settimana che ci penso e non ho avuto ancora il coraggio di prendere il mio quadernetto e fare questo esercizio.

(se avete cose da dire, vi consiglio caldamente di provare i corsi online di zandegù. sono in abbonamento, potete iscrivervi anche solo per un mese.
è tipo netflix, vi guardate le lezioni quando vi pare, ed è figo uguale. la buona notizia è che fino a domenica 28/5 potete abbonarvi con il 35% di sconto, il codice sconto è HAPPY35. io ve l'ho detto, approfittatene!)

mercoledì 23 maggio 2018

grazie, graziella e grazie a


quando stai per pubblicare un libro arriva il momento in cui devi scrivere i ringraziamenti.
non sono obbligatori, però quando stai per mandare il manoscritto editato all'editore, ti chiedi se vuoi scrivere dei ringraziamenti o meno, e io me lo sono chiesta.

da lettrice ho l'impressione che non siano così interessanti, nella maggior parte dei casi è un elenco del telefono che interessa solo a chi è citato.
e in fondo sono prevedibili e si assomigliano tutti:
* ci sono i ringraziamenti per i genitori,
* le mogli ringraziano i mariti per aver loro concesso il tempo per scrivere,
* i mariti non ringraziano le mogli perché loro il tempo se lo prendono e non hanno bisogno di chiederlo a nessuno,
* tutti ringraziano gli editor e lo staff della casa editrice
* e poi c'è una sfilza di nomi di amici che in un modo o nell'altro hanno sostenuto l'autore/autrice con chiacchierate, bevute, cene, risate...

nei romanzi che hanno richiesto consulenze tecniche si ringrazia il medico legale, il chirurgo, il liutaio che hanno fornito insostituibili consigli e dettagli per rendere il libro più credibile e realistico.

c'è poi la captatio benevolentiae di chi ringrazia i propri lettori senza i quali l'autore/l'autrice non sarebbe nessuno e non avrebbe senso di esistere.

voglio scrivere anch'io dei ringraziamenti così banali e prevedibili? ovviamente no!
ho qualcuno da ringraziare che non sia l'editor, l'editore, gli amici, i familiari? nemmeno questo.
forse a fare la differenza, come sempre, non è COSA si scrive ma COME lo si scrive, e allora la bravura dovrebbe stare nello scrivere le cose che scrivono tutti, ma in modo originale.

i miei ringraziamenti non convenzionali suonerebbero più o meno così:

Ringrazio la WGKK per aver pagato la maggior parte dell'onorario della mia psichiatra.
Ringrazio i miei genitori per non avermi impedito di continuare gli studi, di leggere, di scrivere.
Ringrazio il libro "Due di due" cui io e questo romanzo dobbiamo moltissimo.
Ringrazio la tavoletta di cioccolato "Milka Oreo" per non avermi mai delusa né tradita, per esserci stata anche nei momenti in cui nulla aveva senso.

ps: ho aggiunto a tutti i post che parlano di aria e altri coccodrilli l'etichetta, così cliccandola potete ricostruire la strada che ha fatto per arrivare fino a qui. per farlo ho aggiornato dei post che ora risultano scritti oggi. sorry.

pensare a tutto per non dover far niente

non so decidermi, continuo a pensare a cosa potrei scrivere e non scrivo nulla.
rileggo romanzi già scritti con l'intenzione di rimaneggiarli, e non mi decido a  intervenire su nessuno. penso a cosa potrei aggiungere e cosa togliere. ma resto nel mondo del possibile, del potrei, del dovrei, del sarebbe. 
oggi, come se tre cantieri aperti non fossero abbastanza, ne ho aperto un quarto, rileggendo un romanzo scritto nientemeno che nel 2011.
a quasi sei anni di distanza ci ho ritrovato tutte le mie ossessioni immutate, è come se quel libro contenesse già tutti i libri che ho scritto dopo.
la maternità, di cui ho parlato in "childfree"
le litografie di escher, che ritornano anche in "chi primo arriva all'altalena"
il suicidio, appena accennato in "chi primo arriva all'altalena" e tema centrale di "aria e altri coccodrilli" romanzo in cerca di editore
la passione per la scrittura, che c'è in "non un romanzo erotico" ma anche in "chi primo arriva all'altalena" che per metà è un romanzo epistolare.

dramma a lignano

22enne si toglie la vita.

nei mesi che ho impiegato a scrivere il mio romanzo sul suicidio, per motivarmi alla scrittura e convincermi della sua necessità, cercavo quasi tutti i giorni notizie di suicidi, in particolare di suicidi di adolescenti, perché adolescenti sono le protagoniste del mio romanzo "aria e altri coccodrilli". questo il macabro resoconto con le storie che più mi avevano colpita:

  • 18 gennaio 2016: una ragazzina di 12 anni di Pordenone si è buttata dalla finestra lasciando il messaggio "adesso sarete contenti"
  • 8 marzo 2016: una ragazza di Udine si è gettata dal balcone dopo una lite con la madre
  • 15 aprile 2016: un ragazzo di 15 anni di Carpenedolo si è gettato dal campanile dopo essere stato cancellato dalle amicizie di FB da una compagna
  • 11 maggio 2016: una ragazza francese di 19 anni si è suicidata buttandosi sotto ai binari in diretta su Periscope.
nei primi sei mesi del 2016, in Italia, 78 ragazzi si sono tolti la vita con successo.

mi rendo conto che non sia un argomento entusiasmante, ma credo che sia necessario che se ne parli, anche nei romanzi YA. 
per ogni ragazzo che si toglie la vita con successo, ci sono molti tentati suicidi che non finiscono sui giornali, e chissà quanti ragazzi che si trovano da soli a fronteggiare i pensieri suicidari:
del resto non è esattamente qualcosa di cui ci si vanta o di cui si possa parlare con gli amici durante la ricreazione.

l'articolo di giornale riporta anche i numeri verdi a cui è possibile rivolgersi per avere supporto e aiuto psicologico: 
Telefono Amico 199.284.284, 
Telefono Azzurro 1.96.96, 
Progetto InOltre 800.334.343, 
De Leo Fund 800.168.768