venerdì 28 agosto 2015

il metodo kaizen

quando al mare era il momento del bagno, mio padre sosteneva che avrei dovuto buttarmi in acqua tutta in una volta invece di perdere tempo sul bagnasciuga andando un po' avanti e un po' indietro come facevo io.
mio padre è un sostenitore dell'innovazione, dei cambiamenti che vanno presi di petto e portati avanti con la determinazione di un carro armato.
io, senza saperlo, ho sempre praticato il metodo kaizen.
il metodo kaizen sostiene che i cambiamenti più importanti e duraturi non si ottengono con stravolgimenti epici ma a piccolissimi passi.
smettere di fumare da un giorno all'altro, iniziare una dieta, smettere di mangiarsi le unghie, iniziare a passare quotidianamente il filo interdentale. sono tutte cose che fatichiamo a fare, terrorizzati dalla paura del fallimento, dallo stravolgimento che questo porterebbe nella nostra vita o convinti di non avere tempo o costanza.
secondo il metodo kaizen bisogna familiarizzare con il cambiamento senza traumi, fare in modo che la paura non diventi castrante. per questo motivo bisogna avvicinarsi all'obiettivo con moltissima gradualità scomponendo l'azione in piccolissimi passi, che quasi sembrano non aver nulla a che fare con quello che vogliamo raggiungere. proprio come entrare in acqua un passo alla volta. stare con i piedi a mollo in cinque centimetri d'acqua non ha nulla a che fare con farsi una nuotata, ma essere lì, guardare gli altri che nuotano, prendere confidenza con l'acqua, la temperatura, la sensazione della sabbia sotto i piedi è fondamentale, serve per familiarizzare con la situazione.
in un certo senso è come il dilemma del covone di fieno: quante pagliuzze ci vogliono per fare un covone di fieno? realizzare un covone di fieno da un giorno all'altro sembra faticosissimo e fuori portata. il metodo kaizen consiste nel mettere una pagliuzza al giorno. una pagliuzza non è un covone di fieno, ma a suon di pagliuzze arriveremo ad avere un covone di fieno quasi senza accorgercene.

ecco, credo che vienna abbia usato su di me il metodo kaizen per trasformarmi in una che detesta correre e mai al mondo lo farebbe, in una che ieri ha sentito chiaramente un'emozione che ha sempre considerato contronatura: il bisogno di correre.
dopo avermi mostrato quotidianamente, per anni, gente di tutti i tipi che corre con qualunque condizione atmosferica. dopo aver convinto a correre persino il matematico - l'antisportivo per eccellenza, dopo avermi fatto consumare di passi lungo il donaukanal, dal 5 agosto sono anch'io una che corre.

per saperne di più sul metodo kaizen (che in questo post ho molto semplificato e banalizzato) vi consiglio la lettura di questo libro.

domenica 23 agosto 2015

storie di ordinaria frustrazione

tra una decina di giorni saranno 5 anni a vienna.
i due episodi che vi sto per raccontare sono accaduti rispettivamente venerdì e poche ore fa.

è da almeno un anno che devo fare questa telefonata e ogni giorno che passa diventa sempre più urgente. lo so. ma è oltremodo detestabile telefonare in una lingua straniera. chi ci ha provato sa che la conversazione telefonica è molto più difficile di qualsiasi scambio faccia a faccia. una conversazione che di persona non vi creerebbe alcuna difficoltà, al telefono può diventare difficilissima, se chi vi risponde parla una lingua che non è la vostra.
tuttavia, dopo un anno di ripensamenti e resistenze prendo il cellulare, compongo il numero, resto a guardarlo sul display, deglutisco e infine chiamo. sento il cuore battere in gola, strofino il palmo della mano libera sui pantaloni. e poi parte la dannata segreteria telefonica.
dice presumibilmente che la dottoressa è in ferie, ma non capisco nemmeno da quando a quando.
e so che probabilmente ci vorranno altri sei mesi prima che ritrovi il coraggio di fare quella chiamata.


esco da lavoro e ho fame. è pomeriggio, non fa caldo ma c'è il sole. ho il kindle in borsa e l'idea di mangiare qualcosa all'aperto leggendo è allettante.
mi fermo in un posto che fa cotolette e ne ordino una. non è chiaro se sia un self service o sia previsto il servizio al tavolo, per cui dopo aver guardato il menu entro e ordino una cotoletta con le patatine e dell'acqua. anche se con qualche difficoltà, il tizio - tatuato e muscoloso - pare capirmi e dopo qualche minuto mi porta ciò che ho chiesto.
dopo aver divorato una bistecca grande due palmi decido che mi merito anche il dolce. l'unico che hanno è il tortino al cioccolato che si chiama mohr im hemd.
quando il tizio esce per servire la nuova cliente che si è seduta nel tavolo accanto, gliene ordino uno.
ora, questa è la quarta stagione in cui lavoro come cameriera, se c'è una cosa che sono certa di saper fare in tedesco è ordinare del cibo. non potrò disquisire di alta finanza ma qualsiasi tipo di interazione cliente-cameriere mi è a dir poco familiare, quindi penso di essere abbastanza brava a ordinare un mohr im hemd. la gelateria dell'anno scorso ce l'aveva persino!
il tizio mi guarda esterrefatto, non ha capito, ripeto. non ha capito. ripeto.
ora, hai tre stronzate il croce nel tuo menu, ti sto ordinando qualcosa che nel tuo menu è presente, dovresti avere abbastanza "expectancy grammar" per capire cosa cazzo ti sto chiedendo.
invece no, ripeto tre volte mohr im hemd senza che lui capisca. poi, improvvisamente, il criceto che muove i suoi neuroni e l'altre stelle si sveglia e ripete mohr im hemd in quella che dev'essere la pronuncia ufficialmente riconosciuta della parola.
ottengo il mio sudatissimo dolce, che a questo punto ha un sapore terribilmente amaro.
quando chiedo il conto il tizio mi porta un foglietto con su scarabocchiata una somma e dice il totale... in inglese.
gli ho pure lasciato 80 centesimi di mancia. ma probabilmente dato che sono così straniera non si sarebbe nemmeno arrabbiato se mi fossi fatta dare il resto.

giovedì 20 agosto 2015

in tandem verso roma


riassunto delle puntate precedenti: ho due sorelle, una di tre anni più grande e una di otto anni più piccola. di solito quando dico "mia sorella" non specifico di quale stia parlando, al punto che è possibile che qualcuno per anni abbia pensato che ne avessi una sola.
anche se non è particolarmente rilevante ai fini di questo post, parlerò di mia sorella, quella più piccola.
mia sorella più piccola ha un fidanzato che ha costruito apposta per loro un tandem, unendo due vecchie bici. durante l'inverno si sono allenati e hanno organizzato il loro viaggio, da ppp (piccolo paese piovoso del friuli) a roma. oggi, dopo 5 giorni di pedalate, sono arrivati a loreto, dove si fermeranno per qualche giorno per ripartire alla volta di roma.
io trovo che questa cosa del viaggio in tandem costruito mettendo insieme due vecchie biciclette sia una metafora dell'amore bellissima, con talmente tante sfaccettature che tentare di spiegarle sarebbe riduttivo.
mesi fa approfittando di una svendita di abiti da sposa mia sorella (sempre quella piccola) se n'è comprato uno. credo che lo userà presto, anche se quando l'ha acquistato, il tandem - forse - non esisteva ancora.
(messaggio per mia sorella: ok il matrimonio, ma non sono pronta per diventare zia, quindi andateci piano!)

giovedì 13 agosto 2015

sogno o son desto?

è da settimane ormai che tutte le notti sogno di lavorare in gelateria. so che "tutte le notti" potrebbe sembrare un eufemismo, un modo per dire spesso, parecchie volte. invece no. tutte le notti significa che tutte le mattine, al risveglio, ricordo di aver fatto il lavoro che effettivamente faccio: vendere gelato. non sono quasi mai sogni traumatici in cui devo affrontare l'imbarazzo di servire gelato completamente nuda o in cui ci sono formiche nelle vaschette di gelato o in cui c'è una quantità di clienti tale per cui mi sento molto stressata. la maggior parte delle volte è semplicemente il lavoro che svolgo normalmente, replicato, con la differenza che per tutti gli straordinari notturni non vengo pagata, e allora varrebbe la pena smettere di vendere gelato e iniziare delle attività oniriche più appaganti.

martedì 11 agosto 2015

le gare di passi

mi sono fatta regalare dal matematico un braccialetto fitness: una specie di orologio da polso che oltre a segnare l'ora monitora il sonno e conta i passi.
collegando il braccialetto al proprio computer (o smartphone) è possibile visualizzare l'andamento del sonno (le ore di sonno pesante e quelle di sonno leggero) il numero di passi e altre cose che riguardano le calorie.
per stare in salute bisognerebbe camminare almeno 10.000 passi al giorno (se fatti tutti in una volta sono più di un'ora a passo spedito) che effettivamente sono parecchi. da quando ho il braccialetto (poco più di un mese) l'obiettivo di passi giornaliero calcolato automaticamente dal braccialetto è passato da 7.500 a 15.282. la mia media di passi giornaliera è oltre 19.000. un giorno ho camminato oltre 28.000 passi. da quando ho il braccialetto non è mai successo che non abbia raggiunto l'obiettivo giornaliero.
questa cosa dei passi sta diventando un po' un'ossessione.
ieri ad esempio avevo giorno libero dalla gelateria e sarei potuta rimanere tutto il giorno in casa spaparanzata sul divano (a scrivere il libro che devo consegnare entro il 13 settembre) invece la mattina sono andata a correre con il matematico e la sera, dato che mi mancavano ancora 8.000 passi per raggiungere l'obiettivo, sono andata a camminare lungo il donaukanal. il pensiero che per un giorno avrei potuto anche non raggiungere l'obiettivo non mi è nemmeno passato per la testa.
ma l'ossessione personale può assumere anche proporzioni maggiori quando il numero di passi diventa social.
dal sito del braccialetto è possibile infatti partecipare alle "gare di passi settimanali" contro degli sconosciuti che hanno lo stesso braccialetto e un obiettivo giornaliero di passi simile.
le gare di passi sono una droga, vedi che lorenzo alle 7 di lunedì mattina ha già fatto 12 mila passi e ti senti una sfaticata orrenda, dato che tu alle sette stavi ancora dormendo. ti riprometti di recuperare durante la giornata, ma ci sono 38 gradi all'ombra, temperatura che rende faticoso anche solo il pensiero di respirare, nel frattempo luca&mario hanno fatto 25mila passi. e tu 25.000 passi in un giorno non li fai da settimane. e insomma, questa cosa dei passi mi sta sfuggendo un po' di mano.
nel caso ve lo steste chiedendo il cinturino del mio braccialetto è azzurropillin.

  la barra rossa nella foto significa che è da più di un'ora che non muovo il culo, e sarebbe anche il caso di farlo. (io l'ho disattivata, ma ci sarebbe anche una notifica sonora che dice la stessa cosa)

lunedì 3 agosto 2015

33

ho compiuto gli anni, ieri. trentatré.
qualche giorno fa ho letto questo post di una che a 32 anni ha capito almeno 32 cose della vita.
beata lei, io ho capito di non averla capita proprio, la vita.

lunedì 27 luglio 2015

la moglie del capo

per quattro mesi, della moglie del capo, si è solo sentito parlare. 

la sua presenza è aleggiata tra i tavoli della gelateria, nella curiosità dei clienti che non la vedevano, nel suo nome attaccato all'armadietto, nei vaghi riferimenti del capo a "meine Frau" (mia moglie) che era a casa perché la madre sta(va) male (non ho mai chiesto cosa intendesse per "casa"). perfetta, il vecchio che vendeva coni e coppette, (prima di licenziarsi o essere licenziato) diceva che in realtà non era la moglie ma solo la compagna. 
il capo, in un momento di confidenza, mi ha rivelato che lei ha 20 anni meno di lui. e dato che lui per me ha un'età indefinibile tra i 40 e i 50 anni sua moglie dovrebbe avere tra i 20 e i 30 anni.
venerdì scorso avrei avuto giorno libero se il capo non fosse andato in aeroporto a prendere la moglie e mi avesse quindi chiesto di lavorare in sua assenza.
sabato la moglie non si è vista, probabilmente causa jet lag (casa è un posto lontano). ieri finalmente ci ha degnato della sua presenza.
la moglie del capo è bassina, longilinea, ha un'età indefinibile tra i 18 e i 28 anni, una vocina leziosa e un cespuglio di capelli ricci castani più grande di lei. ha le unghiette curate e un bel sedere sodo (beata lei, io ho smesso di ammazzarmi di squat, tanto il mio sedere è immune). mette la cialda di decorazione in tutte le coppe (cosa che non abbiamo mai fatto fino a ora) e prepara il cappuccino con la panna in una tazza enorme (che non abbiamo mai usato), non sa dove teniamo i pomodori né le pesche sciroppate.
lavorare con lei mi imbarazza, 
perché potrebbe essere più piccola di mia sorella minore ma devo darle del lei, 
perché so dove sono le pesche sciroppate e i pomodori e mi sembra stupido dirlo a lei che è lì da molto più tempo di me, anche se negli ultimi mesi non c'è stata.
mi sorprende che "meine Frau" sia così curata e vezzosa, dopo che per mesi il capo non ha fatto altro che scartare aspiranti cameriere perché troppo truccate, con le unghie troppo smaltate, i vestiti troppo appariscenti o cose del genere.

domenica 19 luglio 2015

gelato for dummies

per fare i gusti alla frutta si usa zucchero, frutta, acqua e poco altro.
per fare i gusti alle creme si usa zucchero, latte e la pasta del gusto prescelto (pasta di nocciole, di pistacchio...)
la base di latte e zucchero con cui si fanno i gusti alle creme viene pastorizzata nel pastorizzatore. essendo la base uguale per tutti i gusti alle creme ne viene preparata una grande quantità, che poi viene prelevata di volta in volta, mescolata alla pasta del gusto prescelto e messa nel mantecatore. il mantecatore agita il composto liquido, lo raffredda e gli fa incorporare aria producendo quindi il gelato.
in modo che il gelato risulti cremoso e non diventi un blocco di marmo, si aggiungono alla base di latte delle "miscele di grassi nobili, latte in polvere, proteine, zuccheri, stabilizzanti ed emulsionanti che garantiscono una perfetta bilanciatura e di conseguenza una struttura ideale all'esposizione del gelato in vetrina." (cit, tratta dal sito della fructital, azienda leader nel settore gelato)
cosa succede se il gelataio mette nel pastorizzatore che contiene 120 litri di latte il prodotto da aggiungere alla base frutta?
succede che il gelato alle creme fatto con quella base diventa lucido, rilascia delle sacche gelatinose sospette e ha una strana consistenza che fa insospettire il capo. succede che il capo scopre cos'è successo e si incazza come una biscia.
succede che dopo aver rimuginato per ore e aver passato una notte insonne il capo decide di svuotare il pastorizzatore nello scarico e buttare tutto il gelato.
70 litri di base pastorizzata e 50 litri di gelato già prodotto.

mercoledì 15 luglio 2015

sto sempre a pensare al peggio

il capo si lamenta in continuazione, di tutto e di tutti.
chiama la collega "iabu" un animale che è metà asino e metà cavallo, sostenendo che non è stupida come un asino né veloce come un cavallo.
ogni volta che il capo mi chiama - data la sua indole lamentosa - mi aspetto sempre che lo faccia per sgridarmi per qualcosa.
invece oggi mi ha chiamata per dirmi brava per aver lavato dei contenitori che anche lui aveva notato essere sporchi e per chiedermi se secondo me era il caso di fare dell'altro gelato all'amarena. insomma, niente tirate d'orecchi.
ieri una cliente ha detto: "il gelato era buono ma il caffè (che avevo preparato io)..." e nella mia testa era già partito il cazziatone: "faceva schifo, era imbevibile, sapeva di ferro". invece il caffè era ausgezeichnet, cioè favoloso.

domenica 5 luglio 2015

io (e) il mio peggior nemico

il peggior nemico della sottoscritta sono io stessa.
non importa quanta gente mi dica: sei in gamba, scrivi bene, sei intelligente, ironica, hai talento.
io penso di essere una persona orrenda, e tutti questi complimenti vengono liquidati con un'alzata di spalle, come a dire: "che ne sai tu, non mi conosci abbastanza, o non conosci abbastanza persone. se ti guardassi in giro vedresti che sono tutti più brillanti, forti, belli di me".
se anche pubblicassi con einaudi e vincessi il premio strega minimizzerei dicendo: "lo sanno tutti che è un premio truccato".
sono la prima a boiccottarmi, denigrarmi, sottovalutarmi. sono la prima e forse persino l'unica a credere che non ce la farò mai. non importa in cosa, fosse anche solo ad alzarmi dal letto domani mattina.
non riesco a gioire di niente, a gratificarmi, ad avere un giudizio equilibrato su me stessa.
mi guardo da fuori e ho l'impressione di non aver combinato nulla, di aver fallito in tutto.
sono a vienna da quasi cinque anni e tutto quello che sono riuscita a fare è vendere gelati. che non si può propriamente definire una carriera sfolgorante.
voglio vivere in anestesia totale.

sabato 4 luglio 2015

"no,no. tranquilla"

la gelateria dove lavoro è come stare nella canzone di caparezza "malinconia": da qua se ne vanno tutti. (a onor del vero un po' se ne vanno spontaneamente e un po' vengono cacciati via dal capo.)
il risultato è che siamo troppo pochi, e ci si ritrova in due a fare il lavoro che normalmente verrebbe svolto da quattro persone. (uno dei due è il capo stesso, che lavora senza posa 16 ore al giorno tutti i giorni.)
ieri era l'ultimo giorno di scuola. (*sarcasm alert* sì, lo so che i vostri figli, cugini, fratelli sono in vacanza da un mese, e infatti l'italia cade a pezzi e qui in austria funziona tutto alla grande.)
significa che alle 9 del mattino (dopo un'unica ultima ora di scuola) erano previste orde di ragazzini in giro per le strade a festeggiare mangiando gelato.
la sera prima dell'ultimo giorno di scuola, sapendo benissimo della carenza di personale e della prevista invasione, mi ero offerta di andare alle 10 di mattina (anziché alle 15e30) per dare una mano.
il capo invece di dire "sì, grazie, per fortuna che ti sei offerta, altrimenti te l'avrei chiesto io" mi ha liquidata con un "no, no. tranquiiiiiiiillaaaaaaaaa, vieni alle 15".
ieri mattina, alle dieci meno cinque ho ricevuto un sms dal capo che diceva: "ich brauche hilfe" (ho bisogno d'aiuto), e schatz (altrimenti detta la solita cogliona) è andata in soccorso.

martedì 30 giugno 2015

io e i soldi

ho un rapporto molto distorto con i soldi. e posso dire con certezza che sia dovuto all'influenza familiare.
in casa c'è sempre stata un'attenzione spasmodica al "quanto costa", al risparmio a tutti i costi, al fare il giro dei supermercati a caccia delle offerte.
in prima media ho rinunciato a continuare a giocare a basket, anche se mi piaceva moltissimo, perché avevo l'impressione che pesasse sul bilancio familiare (la scusa ufficiale è che il passaggio dalle elementari alle medie mi avrebbe costretta a studiare di più).
i miei non sono mai andati al cinema, in vacanza, a mangiare fuori per risparmiare.
il risultato è che non sono capace di spendere.
da un lato per questo retaggio familiare, dall'altro perché ho un lavoro stagionale e non so mai se o quando sarò in grado di guadagnare degli altri soldi, per cui metto da parte tutto quello che posso.
un altro problema è che mi sento in colpa nell'essere pagata per il lavoro svolto. ho sempre l'impressione di non meritare i soldi, di non essere all'altezza di quello che faccio. soprattutto in ambito editoriale, settore noto per i ritardi nei pagamenti.
io non chiedo mai. non sollecito mai. mi vergogno. so che mi devono ancora pagare le traduzioni consegnate a gennaio 2014 e ho scoperto che l'editore paga solo se mandi una letterina di sollecito sulla carta intestata di un avvocato. cosa che non farò mai. per cui posso dire per certo di aver tradotto gratis. e la cosa assurda è che mi sembra quasi giusto, in fondo mi ci sono improvvisata. in fondo erano le mie prime traduzioni, in fondo fa curriculum.
oggi ho portato a termine un lavoro di editing epico, la revisione di un romanzo di quasi 500.000 battute che mi ha tenuta impegnata per tre mesi (dato che l'ho fatto nei ritagli di tempo della gelateria).
l'autore - un autore autopubblicato di discreto successo che mi ha scovata tramite il blog robadaself - è contentissimo del mio lavoro, a due terzi mi ha versato un anticipo, domani liquiderà il resto e spera di poter contare su di me anche per i romanzi futuri.
e a me sembra di non meritare quei soldi, quella gratitudine, quella stima anche se su quelle pagine ho lavorato moltissimo e seriamente, come se fossero state mie.
so che potrei - e forse dovrei proprio - farmi un piccolo regalo, anche solo simbolico, per festeggiare questo guadagno. per gratificarmi per tutta la fatica fatta, per aver consegnato entro la scadenza. invece mi viene solo da piangere.

martedì 23 giugno 2015

cose che succedono nella gelateria dove lavoro (e sarebbe meglio che no)

* la ditta che ci rifornisce di latte e panna ci porta alle 11 del mattino 3 secchi da 5 litri di panna ordinata il giorno prima, con scadenza il giorno dopo. cosa pensano che facciamo con 15 litri di panna? il bagno?

* per il capo sono tutti arschloch (stronzi). il gelataio, la ditta che ci rifornisce di latte, perfetta, il vecchio che sta al banco e probabilmente sottrae soldi dalla cassa, l'altro cameriere, i clienti perché quando ci sono 15 gradi e piove non vengono a mangiare il gelato, i clienti perché quando ci sono 26 gradi e il sole vengono tutti insieme, i clienti se vengono appena abbiamo aperto, i clienti se vengono quando stiamo per chiudere, i fornitori che fanno pagare la nocciola a peso d'oro, la ferrero che controlla il mercato mondiale della nocciola e la fa costare come l'oro.

* la cliente che ordina un espresso e si chiude in bagno per lunghi minuti. beve il caffè freddo e se ne va lasciando il bagno tutto cagato: sia il fuori della tazza che le piastrelle dietro il water.

* la fidanzata del cameriere, che passa pomeriggi interi seduta a un tavolo della gelateria guardando il suo fidanzato cameriere che lavora mentre lei sorseggia cola light e fuma.

* la donna delle pulizie turca, che non riesce a mettere i bicchieri della stessa forma vicini e ogni volta si trovano bicchieri della birra insieme a quelli della coca cola, calici da vino enormi insieme a calici da acqua minuscoli, coppe alte e strette vicino a coppe basse e larghe.

* la donna delle pulizie turca che parla solo turco e nessuno di noi la capisce, che adesso che c'è ramadan alle 21 si mette a mangiare e a bere e a fumare incurante del fatto che sia sul lavoro.

* la donna delle pulizie turca che probabilmente butta tutte le immondizie da riciclare (plastica, vetro, lattine) in un bidone a caso, senza separarle.

* l'altra cameriera che mi chiede quando preferisco lavorare e il giorno dopo aver concordato i turni li vuole cambiare tutti di nuovo.

giovedì 18 giugno 2015

molta pubblicità per nulla



quest'anno la canalis pubblicizza ciotto dalzino (giotto dolcino) la versione al gusto di limone di questo cioccolatino.
giotto fa schifino, sembra la sottomarca scadente dei ferrero rocher, quindi non assaggiare giotto dolcino non sarà un dramma, ma perché martellarci di pubblicità se poi il prodotto non è reperibile in nessun supermercato?
l'anno scorso era capitata la stessa cosa con caramel sutra, un gelato della ben&jerry, e con la cioccolata milka champiolada, quella prodotta in occasione dei mondiali.
c'era tutta vienna tapezzata di manifesti di questi due prodotti e nessun supermercato li aveva. trovavi i congelatori pieni di gelati ben&jerry di tutti i tipi, tranne che caramel sutra.
c'erano espositori pieni di cioccolata milka di tutti i tipi tranne la champiolada.
questo post per rassicurare gli addetti al marketing che hanno realizzato queste pubblicità: funzionano, se il prodotto non vende non è colpa vostra, è perché non esiste.

martedì 16 giugno 2015

du bist ein schatz

faccio la cameriera in una gelateria.
un lavoro che non mi gratifica, che non mi interessa, che non mi piace.
non mi piace perché mi costringe a stare in contatto con la gente, spesso maleducata, spesso antipatica, spesso stronza.
non mi piace perché non ha niente a che fare con i libri o con la scrittura, che sono la cosa che mi interessa. (anche se posso sbirciare i titoli dei libri che leggono i clienti. l'altro giorno uno dei clienti abituali più gentili stava leggendo tiziano terzani, ovviamente in tedesco.)
non mi piace perché mi costringe spesso a lavorare la sera, mentre io alle dieci e mezza vorrei essere a dormire.
insomma, ci sarebbero tutti i presupposti per fare questo lavoro con gran scazzo e menefreghismo. invece lo faccio come se fosse questione di vita o di morte. se mi accorgo di non aver pulito bene un tavolo dove si è seduta della gente me ne vergogno moltissimo. per evitare che il gelato che porto ai tavoli sia sciolto corro parecchio. quando finisco il mio turno mi preoccupo di lasciare le cose sistemate come io vorrei trovarle se dovessi iniziare il turno in quel momento. insomma, me la prendo molto a cuore.

oggi, finalmente, tutto questo mio darmi stupidamente da fare, come se importasse davvero qualcosa, mi è stato riconosciuto.
du bist ein schatz (sei un tesoro) ha detto il mio capo dopo che ieri gli ho pulito tutta la gelateria e dopo che oggi, in meno di un'ora ho sistemato tutti i tavoli all'aperto, servito i clienti, fatto tre lavastoviglie, ricordatogli di riaccendere un frigorifero che ieri aveva staccato per far scongelare.

sabato 30 maggio 2015

quando si diventa qualcosa?

quando si diventa madri? quando si inizia a pianificare una gravidanza? quando l'esito del test di gravidanza è positivo? il giorno del parto? il giorno in cui si adotta un bambino? quando ci si sente pronte per avere un secondo figlio?
quando si è in forma? quando si raggiunge il peso sperato? quando ci si guarda allo specchio e ci si piace indipendentemente da quello che dice la bilancia o l'immagine riflessa? quando dopo essersi ammazzati di addominali-flessioni-squat-trazioni la ciccia è sparita e al suo posto sono emersi dei muscoli? e, nel caso, quanti muscoli devono emergere per essere in forma?
quando si è depressi? quando si è un po' tristi per più di 5 minuti al giorno? quando si piange al pensiero di alzarsi dal letto? quando non si esce dal pigiama per più di tre giorni di fila?

io mi chiedo, quando si diventa scrittori?
a 12 anni - quando ho deciso che sarei diventata scrittrice - mi sembrava un traguardo netto, come la linea d'arrivo dei 100 metri: pubblico un libro, sono scrittore. ora che di anni ne ho 20 in più non lo so. ho vinto dei concorsi, sono autrice di racconti, di un manuale, di un romanzo breve, eppure non mi sento più scrittrice di quando a 12 anni, senza aver scritto nemmeno una favoletta, avevo deciso - leggendo - che il mio mestiere è scrivere.
sembra il paradosso di achille e la tartaruga, più mi avvicino alla tartaruga meno sembra raggiungibile.

quando si diventa qualcosa?

martedì 26 maggio 2015

non un romanzo erotico

esce oggi il mio primo romanzo (breve).
è disponibile solo in ebook - nei soliti siti dove si comprano gli ebook - e nel sito ufficiale dell'editore.

questa la sinossi:

Che fare quando i romanzi erotici che traduci per lavoro non fanno che ricordarti che non hai una vita sessuale? Puoi chiuderti in casa o lasciarti curare da baci che sono meglio di cerotti... ex fidanzato permettendo!

Ester è una traduttrice di romanzi erotici, invaghita da sempre del caporedattore. La sua vita sessuale non potrebbe essere più diversa da quella dei protagonisti dei libri che traduce: è appena stata lasciata dal fidanzato fedifrago e ha l'impressione che là sotto qualcosa abbia smesso di funzionare. Certo, le piacerebbe provarci con il caporedattore, ma la sua vita è andata a rotoli. Per fortuna la sorella Adele la aiuta a sistemare il monolocale minuscolo in cui si è trasferita, a dare una svolta al suo look da sciattona e a ritrovare un po' di autostima. E anche se lasciarsi alle spalle una lunga storia non è facile, Ester proverà a curare le ferite tornando a fidarsi di sé e dell'amore. 

il prezzo, stabilito dall'editore, mi sembra piuttosto alto. quindi voi, miei amati lettori, potrete ricevere il seguito di questo romanzo al prezzo di una recensione. vi basterà inviarmi una mail o un messaggio su FB con il link alla recensione che avete lasciato (su amazon, sul vostro blog, su anobii...) e riceverete in cambio il file con "E VISSERO inFELICI e sCONTENTI".

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mercoledì 20 maggio 2015

la conta

il mio capo vuole che tutto sia contato.
ogni articolo ha il suo numero.
negli espositori ci devono essere:

192 coni wafer 16x12
45 coni a forma di fiore 15x3
30 coni con il bordo cioccolato granella di nocciole 6x5
20 coni giganti 20x1
110 coppette da una pallina 10x11
110 coppette da due palline 10x11
90 coppette da tre palline 10x9
90 coppette da quattro palline 10x9
10 coppette da sei palline 10x1
10 coppette da otto palline 10x1
10 bicchieri per il frappè grande da asporto 10x1
20 bicchieri per il frappè piccolo da asporto 20x1
e poi
15 pacchi di wafer
15 pacchi di cialde cilindriche
15 pacchi di cialde cilindriche al cioccolato
20 box di polistirolo da 3/4 di litro per il gelato da asporto
20 box di polistirolo da 1 litro
8 box di polistirolo da 1 litro e mezzo
8 box di polistirolo da 2 litri

ogni mattina il capo vuole che tutto sia riempito a dovere, a volte lo fa personalmente, a volte lascia fare a noi e poi controlla.
poi verso l'una, quando arriva perfetta, l'addetto al banco, riconta tutto e controlla che i soldi in cassa coincidano con il numero di coni e coppette vendute.
quando va via perfetta verso le 20 il capo riconta tutto di nuovo, e controlla che l'incasso coincida con il venduto.
quando chiude verso le 22 riconta tutto di nuovo e ricontrolla che i conti tornino.
e non capisco per quale motivo lo faccia, se per una forma di autismo o per timore che uno dei suoi dipendenti "lo freghi" e ne approfitti per sottrarre del denaro dalla cassa.

e tutto questo contare è così ridicolo e assurdo agli occhi del collega G che ogni volta che può regala un cono per poi ridere sotto i baffi quando i con(t)i non tornano.
di solito danno la colpa a me, che ho contato male al mattino, quando ho riempito gli espositori.

giovedì 14 maggio 2015

temperatura gelato

secondo il matematico c'è una temperatura per ogni cosa:
per mettere i guanti (5°C)
per mettere la giacca più leggera (da 6 a 15°C)
per mettere la giacca più pesante (da 10°C in giù)
per mettere la maglietta a maniche corte (dai 20°C in su)
per il berretto (dai 10°C in giù)
scaldacollo (7°C)
pantaloni corti (25°C)
sandali (30°C)
e poi c'è la temperatura gelato.
la temperatura gelato è dai 20°C.
oggi che finalmente ho giorno libero e stavo sclerando davanti al computer ho proposto di andare a mangiare un gelato. (sì, lo so che lavoro in una gelateria e il gelato dovrebbe essermi venuto a noia. invece no, non ho mai tempo per godermene uno con calma. ogni tanto rubacchio un cucchiaino, ma non è come gustarsi un cono con calma, seduti, al sole.)
- che temperatura c'è? - ho chiesto.
- 19.7° -  ha risposto il matematico, sempre sintonizzato sul sito wunderground.com
- se ti punto un phon addosso possiamo mangiare lo stesso un gelato?
- facciamo che si approssima per eccesso.
e così siamo andati a mangiare il gelato in un posto in cui il fior di latte si chiama "milchblume"

sabato 9 maggio 2015

la lavastoviglie

da quando ci siamo trasferiti a vienna, abitiamo sempre nella stessa casa, dotata di lavastoviglie.
essendo solo in due e non avendo abbastanza stoviglie non l'abbiamo MAI usata. fino a oggi.
oggi il microlavello era pieno dei piatti accumulati in due giorni e, un po' per pigrizia un po' per la difficoltà logistica di non avere posto per mettere i piatti sporchi insaponati, ho deciso di usare LA LAVASTOVIGLIE.
abbiamo trovato una pastiglia finish calcificata che deve avere almeno 5 anni e che non sapevamo dove mettere, abbiamo infilato le posate nel portaposate pieno di polvere, quando abbiamo chiuso lo sportello lampeggiavano la spia del sale e quella del brillantante.
ora la lavastoviglie è accesa e il matematico ne sta registrando il suono, che si aggiungerà nel suo personale archivio sonoro a quello della lavatrice, del microonde, della caldaia.