sabato 19 maggio 2018

il mio parrucchiere preferito

per tutti gli anni in cui ho abitato a ppp (piccolo paese piovoso) l'unica possibilità contemplata da mia madre per tagliarsi i capelli era "andare da cesarina" e anche dopo che cesarina è andata in pensione abbiamo continuato a tagliarci i capelli lì.
per dire: andavamo da cesarina quando ancora mia sorella minore non era nata, ma è stata l'erede di cesarina ad acconciarle i capelli per il matrimonio il mese scorso.

correva l'anno 1998, avevo 16 anni. al cinema davano "c'è posta per te" e io mi ero perdutamente innamorata di meg ryan, al punto che ero andata da cesarina con una foto dell'attrice chiedendole di farmi un taglio identico.
ovviamente con il taglio di meg ryan non sembravo affatto meg ryan e, quando l'avevo fatto notare, cesarina aveva detto che il taglio era quello (come a sottintendere che per la faccia non poteva farci niente).

poi ho lasciato ppp, e nei 4 anni passati a torino e nei 6 anni in cui ho vissuto a vienna non sono mai tornata dalla stessa parrucchiera per due volte consecutive (se non per disperazione o mancanza di fantasia). ogni volta presentavo richieste assurde, tipo di farmi la frangetta, tagliarmi i capelli cortissimi, colorarmeli di blu. e nessuno ha mai tentato di dissuadermi. io chiedevo un taglio cretino, e la parrucchiera di turno, senza fare alcuna obiezione, eseguiva alla lettera rovinandomi la testa in un modo che avrebbe richiesto dai 6 mesi a un anno per essere sistemato.

poi sono arrivata nella città di u, e qui ho trovato il parrucchiere migliore del mondo. e sospetto anche il più costoso. ogni volta che sono andata da lui con una richiesta cretina mi ha spiegato, come si fa coi bambini, che era un'idea cretina e ha fatto quello che ha voluto, lasciandomi in testa un taglio decente e un colore decente di cui sono sempre stata soddisfatta.

così martedì tornerò dal mio parrucchiere preferito sperando che mi dissuada dal tagliarmi i capelli a zero, taglio cretino suggerito dal fatto che sono costretta a lavare i capelli quasi ogni giorno dato che quasi ogni giorno vado a correre.

mercoledì 16 maggio 2018

cosa dirà la gente?

cosa dirà la gente è sia il titolo del film che sono andata a vedere ieri, sia la domanda che Louis pone ad Addie nel romanzo "le nostre anime di notte".
nel film e nel libro l'ossessione per quello che pensa e dice la gente ha un ruolo determinante nello svolgersi delle vicende, al punto da modificare la vita dei personaggi come se pensieri e parole avessero un corpo.

quando Luois si presenta a casa di Addie per la prima volta, passa dalla porta sul retro per non farsi vedere. questo è lo scambio di battute tra i due personaggi




ho smesso da tempo di farmi influenzare da quello che dice o pensa la gente, ma non avevo mai riflettuto sulle estreme conseguenze cui si può arrivare permettendo al giudizio degli altri di influenzarci.
nel film la violenza psicologica e fisica che subisce la protagonista, a causa del potere che i suoi genitori danno al giudizio degli altri, mi ha turbata profondamente.

ma davvero quello che intuiscono, immaginano, suppongono le persone, senza sapere quasi niente della realtà e delle circostanze, ha più valore della realtà e delle circostanze stesse?
ma perché?

venerdì 11 maggio 2018

il mio piccolo esercito

c'è una cosa che succede periodicamente, cui ho iniziato a far caso di recente: ogni volta che mi sento scoraggiata rispetto ai traguardi raggiunti con la scrittura, qualcuno dimostra di credere in me più di quanto faccia io, e mi costringe a crederci ancora.

* è successo il mese scorso, quando un editore mi ha proposto di pubblicare "Aria e altri coccodrilli", lui mi diceva sì, è piaciuto molto, vogliamo farlo. e io dicevo ma siete proprio sicuri-sicuri?
* è successo quando mia cugina, che speravo se ne fosse dimenticata, mi ha chiesto di nuovo di realizzare l'edizione cartacea di "Non un romanzo erotico" perché ne vuole regalare 30 copie.
* è successo la settimana scorsa, quando l'editor che si sta occupando di Aria mi ha mandato il file con le revisioni fatte alle 6 del mattino.
* è successo quando una lettrice mi ha detto che ha cercato "Ti voglio bene lo stesso" in libreria e le hanno risposto che non era possibile ordinarlo (si può acquistare solo online da qui).
* è successo a gennaio, quando Einaudi Ragazzi mi ha detto che forse avrebbero pubblicato il romanzo che gli avevo mandato.

attorno a me sembra essersi creato un piccolo esercito invisibile che ogni volta che sono sul punto di gettare la spugna e appendere la tastiera al chiodo, manda avanti qualcuno a farmi toc-toc sulla spalla e a dirmi "ehi, non battere la fiacca, che qui c'è qualcuno che vuole leggerti ancora".

ps di servizio: qui potete acquistare l'edizione cartacea di "Non un romanzo erotico"
qui potete mettere like alla mia pagina autore su facebook

domenica 6 maggio 2018

in vista dell'armageddon

quando mi trovo in un periodo complicato, che mi fa presagire difficoltà da fine del mondo, sono due le cose che faccio istintivamente: compro un sacco di yogurt e prendo in prestito una montagna di libri in biblioteca.
la cosa paradossale è che mi rendo conto di sentirmi sotto pressione solo DOPO aver fatto queste due cose.
non penso "oddio, che periodo intenso, compro yogurt e faccio incetta in biblioteca".
succede che mi trovo con il frigo pieno di yogurt (che riuscirò a finire prima della scadenza solo mangiandone due al giorno) e libri (che non riuscirò mai a leggere entro la data di fine del prestito a meno di non prendere ferie) e mi dico ops, mi sa che il livello di stress sta raggiungendo le stelle.

la cosa che più mi agita in questo momento è "Aria e altri coccodrilli":
* andrà bene il titolo o ne devo trovare un altro?
* come migliorare il finale?
* mi faranno una bella copertina azzurropillin?
* qualcuno mi prenderà sul serio o farò la figura della scrittrice esordiente senza talento che si sbraccia per farsi notare a tutti i costi?

non so quanto durerà questo periodo di yogurt e libri, ma fino a che ci saranno entrambi mi sentirò al sicuro, anche in caso di armageddon.

lunedì 30 aprile 2018

andate e ritorni

"C’è il pilone di un ponte, lungo il Donaukanal, su cui qualcuno ha fatto un murales verde e bianco. C’è scritto, bello in grande, “sweet vienna”. Proprio così, in inglese e con le lettere minuscole. Quando l’ho visto per la prima volta ho pensato che con me Vienna non era affatto dolce. Era ostile, difficile, riservata, a tratti severa." 


sono sul treno che mi sta riportando nella città di u. dopo una settimana trascorsa a vienna, città in cui ho vissuto per sei anni.
è stata una vacanza della memoria, un itinerario nei ricordi, un'occasione per riconciliarmi con vienna, per chiudere dei cerchi e iniziare a disegnarne di nuovi.
quando sono partita ero sicura che avrei letto e scritto moltissimo, revisionato il romanzo "aria e altri coccodrilli", su cui sto lavorando con la mia editor in vista della pubblicazione.
invece sono stata così sopraffatta dalla bellezza e dalla gentilezza della città, che non ho fatto altro che percorrerla in lungo e in largo, consumando le scarpe e le scarpe da corsa, in giornate di cielo e sole caldo mai viste a fine aprile. (qualcosa come 30km al giorno tra corsa e camminata.)
ho incontrato persone che non vedevo da due anni, sono tornata a mangiare nei miei locali preferiti, mi sono comprata una felpetta della naketano, ma più di tutto mi sono sentita grata perché vienna è la città che mi ha insegnato a correre, e correre mi ha insegnato a vivere meglio. quindi in questa settimana, correndo e camminando, mi sono sentita soprattutto grata per quello che vienna mi ha insegnato.
per la disciplina, la forza, la resilienza, la visione d'insieme che ho imparato grazie alla corsa e che mi permettono ora di vivere con maggiore consapevolezza.
mi sarebbe piaciuto essere più allenata, poter correre distanze più lunghe a maggiore velocità.
quando io e il matematico abbiamo programmato questo viaggio avevo messo in conto di poter correre una mezza maratona. mi sarebbe piaciuto poter dire al donaukanal "vedi, sono di nuovo qui, ancora più forte e più veloce, e tutto per merito tuo".
invece gli ho detto "non ho migliorato l'appoggio e sono ancora lenta, ma so di poter andare dove desidero anche se non arriverò prima".