giovedì 30 giugno 2016

la mafia ungherese dei mobili regalati

poiché gli inquilini che verranno ad abitare l'appartamento che è stato mio e del matematico non sono interessati ai nostri mobili, abbiamo dovuto cercare qualcuno che si prendesse letto, divano, libreria e scrivania.
all'inizio speravamo di rivendere tutto e ricavarci almeno 300 euro. poi, giorno dopo giorno, vedendo che nessuno se li voleva prendere nemmeno a prezzo ribassato, ci siamo arresi a regalarli per non rischiare di rimetterci dei soldi. (nel trasloco da torino ci hanno addebitato 300 euro per smaltire dei mobili in perfetto stato da cui speravamo di ricavare dei soldi.)
quindi, memori della pessima esperienza, abbiamo provato a donarli a un paio di associazioni tipo caritas, che però non hanno magazzino e quindi hanno declinato l'offerta non avendo immediato bisogno di quel tipo di mobili.
alla fine ci siamo arresi a regalarli su willhaben.at, un sito frequentatissimo di vendita tra privati.
in meno di un'ora dalla pubblicazione degli annunci mi hanno contattata in 15.
e io ho deciso di puntare su alex, che mi è sembrato a istinto il più motivato, preciso, tempestivo e interessato.
con un po' di ritardo, che mi ha fatto temere di aver puntato sul classico cialtrone che promette e non mantiene, è arrivato alex munito di camioncino turchese-ungherese e di compare.
giovani, nerboruti, educati (si sono entrambi tolti le scarpe per entrare in casa) in meno di un'ora si sono smontati e portati via tutto con la professionalità di esperti addetti ai traslochi.
e ora immagino che porteranno i nostri mobili in ungheria e li rivenderanno a caro prezzo.
se vedete un divano ikea klippan blu elettrico a sopron, potrebbe essere il nostro.

mercoledì 29 giugno 2016

pensieri sparsi sul traslocare

1. traslocare è una gran rottura di scatole

2. traslocare con un accumulatore compulsivo richiede doti zen che non possiedo (ieri sera io e il matematico abbiamo litigato perché io volevo mettere nel sacco per la caritas una maglietta dell'ACR di 15 anni fa tutta lisa, e lui no. alla fine ci porteremo dietro anche la maglietta dell'acr.)

3. traslocare mi ha fatto venire in mente un romanzo che ho molto amato nell'adolescenza, si chiamava "il vangelo secondo larry", il protagonista aveva solo un numero limitato di oggetti (mi pare 70) e ogni volta che decideva di tenerne uno nuovo rinunciava a uno vecchio. essere come larry è l'unico modo per non uscire isterici durante un trasloco.


4. scrivere il contenuto delle scatole sulle scatole stesse è didascalico e noioso. ho optato per lasciare le scritte della traslocatrice da cui abbiamo comprato gli scatoloni usati e ho aggiunto descrizioni creative, giusto per complicarci la vita.

5. "non abbiamo tante cose, ci sta tutto" è una bugia. la verità è che abbiamo una marea di cose e non ci sta niente.

6. sono sicura che il decluttering è stato inventato durante un trasloco. l'avrei inventato io stessa ieri o l'altro ieri se non esistesse già.

7. fare gli scatoloni è come svuotare il mare con un cucchiaino.

8. le scatole per trasloco sembrano piccole solo se le riempi di cappotti invernali. riempite di libri le stesse scatole hanno il peso specifico dell'uranio impoverito.

9. anche se non hai figli, non collezioni mappamondi, leggi solo ebook, la quantità di roba che ti devi portare via ti sembrerà sempre troppa.

domenica 19 giugno 2016

come vedere le partite degli europei di calcio

tra la diretta delle partite su orf (il canale austriaco che ha acquistato i diritti tv) e la telecronaca in italiano delle partite stesse, c'è una voragine temporale di 14 secondi.
mentre la radio sta commentando l'azione da gol, i giocatori in tv stanno ancora palleggiando in modo inconcludente.
lo so che 14 secondi sembrano pochi, ma a quanto pare le azioni davvero significative durano molto meno; così, mentre in radio stanno già esultando per il gol, in tv non sta succedendo niente, e quando finalmente vedi il gol per cui i cronisti hanno già smesso di esultare, non riesci nemmeno ad essere contenta perché lo sapevi già che avrebbe segnato e a quel punto è molto meno emozionante.
ecco, vivere all'estero è così. tutto quello che capita ai tuoi amici e parenti succede e quando ti raggiunge ti lascia l'amarezza di quei 14 secondi di distanza, che non ti permette di essere davvero partecipe di niente.
come quando capisci una barzelletta quando tutti hanno già smesso di ridere.

mercoledì 15 giugno 2016

di bowling, banane rosse e gare di passi

il matematico beve acqua frizzante in bottiglia. invece di schiacciare le bottiglie vuote e metterle nel sacchetto della plastica il matematico le lascia in giro per la casa, soprattutto sul tavolo da pranzo, da cui spesso cadono perché urtate accidentalmente.
per scherzare gli ho chiesto se dovesse giocarci a bowling, che era un modo per invitarlo a metterle in ordine.
lui invece l'ha preso come una proposta seria, ed è così che abbiamo giocato una partita in corridoio con 10 birilli e dieci tiri, che io ho stravinto.
nella foto uno strike del matematico.


il matematico nei suoi viaggi per il mondo ha iniziato ad apprezzare il cibo "esotico". è per questo che ha comprato tre banane rosse.
la prima è stata aperta e buttata nel cestino dopo due giorni quando, guardando un video su youtube a tema, abbiamo scoperto che quelle banane erano crudissime.
ora abbiamo due banane rosse in cucina da un paio di settimane e ancora sono dure come il marmo.
a questo punto credo che ce le porteremo in italia.

questa cosa delle gare di passi ha preso un po' il sopravvento.
la settimana scorsa ho fatto più di 170.000 passi, una media di 25.000 passi al giorno. che equivalgono a più di venti chilometri a piedi, al giorno.
in questi 15 giorni ho fatto molti più passi che nell'intero mese di gennaio.

domenica 12 giugno 2016

di mezze maratone, magliette nel congelatore e foodora

a 18 giorni dal trasloco, la pazzia sembra essere il denominatore comune delle giornate mie e del matematico.
oggi per esempio sono uscita e ho corso la mezza maratona. era da un mese che non correvo più di 15 km. di solito ne corro 9 o 12.
se leggo gli scambi tra runner veri, quelli fanno almeno un'uscita di 18km prima della mezza, mangiano come si deve, hanno il coach, le tabelle, le ripetute, gli scarichi, il certificato medico, l'elettrocardiogramma sotto sforzo, mi rendo conto che il mio approccio alla forrest gump è assolutamente irresponsabile.
io esco alle 8 e mezza di mattina a digiuno e infilo 21 km a 11km/h.
al 12° km c'era il matematico al punto concordato con una bottiglietta d'acqua ed era presente anche al traguardo.

le magliette che uso al lavoro escono dalla lavatrice che profumano di ammorbidente e puzzano di sudore dopo meno di venti minuti di utilizzo.
tenerle a bagno nel bicarbonato prima di metterle in lavatrice aveva risolto il problema, fino a che ho finito il bicarbonato comprato in italia. qui a vienna pare essere venduto solo sotto forma di bustine da lievito per dolci.
è così che ho iniziato a ficcare le magliette in congelatore per una giornata. pare che il freddo uccida i batteri che causano il cattivo odore. e in effetti funziona. quindi in congelatore ci sono piselli surgelati, bastoncini di pesce e magliette.


il matematico, nelle cose da fare prima del grande trasloco, aveva inserito ordinare la cena a domicilio con foodora.
foodora è un servizio convenzionato con moltissimi ristoranti che per la consegna si avvale dell'utilizzo di ragazzi in bicicletta, riconoscibili dal marchio bianco su fondo rosa acceso.
il motivo per cui si sia fatto consegnare a casa un pasto carissimo in barattoli di plastica da un ristorante in cui sarebbe potuto benissimo andare a piedi è inspiegabile come il motivo per cui io la domenica mattina corro per 21.097 km invece di stare sul divano a poltrire.

venerdì 10 giugno 2016

due su due

la vedete la copertina qui sopra?
ecco, c'è scritto perché con l'accento grave anziché con l'accento acuto.
farlo notare o no all'autore e/o all'editore?

e che dire di questo estratto, preso da un romanzo self?
far presente o no che è scritto male, che ci sono dei gravi errori di grammatica?

ecco, io ho deciso che questa volta starò zitta. che non è affar mio. che chi ha gli strumenti per accorgersi degli errori se ne accorgerà, e chi non se ne accorgerà pazienza.
devo smetterla con questa cosa di sentirmi in dovere di correggere tutti i refusi del mondo e farmi una vita.

sabato 28 maggio 2016

ansia da trasloco

mancano ancora 35 giorni al grande trasloco.
lunedì mattina verranno quelli dell'agenzia immobiliare a fotografare l'appartamento per poi mettere l'annuncio che lo affittano.
oggi ho trovato on-line una persona che rivendeva 16 scatoloni da trasloco usati e ho convinto il matematico ad andare a prenderli. (abbiamo risparmiato 15 euro)
è da un'ora che sto mettendo via la mia roba.
per fortuna che era il matematico quello ansioso tra i due.

sabato 21 maggio 2016

metafora della vita

il 2 dicembre il matematico compie gli anni.
quasi sei mesi fa, quindi, per festeggiare ho tra le altre cose gonfiato dei palloncini colorati con la scritta happy birthday.
erano 4, uno azzurro (il mio preferito), uno giallo (il preferito del matematico), uno verde e uno rosso (da me detestato, il rosso è proprio un colore che non mi piace).
ebbene, il palloncino azzurro si è sgonfiato già a gennaio, quello giallo ci ha lasciati poco dopo, quello verde se n'è andato qualche settimana fa. ne abbiamo gonfiato uno arancione, ed è scoppiato dopo pochi giorni.
quello rosso, porca miseria, è ancora qui, dopo quasi sei mesi!

lunedì 16 maggio 2016

non ditelo al matematico

il matematico è in cina da una settimana (e ci resterà per un'altra settimana).
pechino è una città inquinatissima, in cui internet è rotto (gmail, twitter, facebook, blogspot e molti altri siti fondamentali non funzionano, in compenso hanno dei loro siti sostitutivi approvati dal governo), e gli occhiali si rompono anche (il matematico stava per perdere una lente ma è così cecato che se si toglieva gli occhiali per capire quale fosse il problema non ci vedeva una mazza - uno dei peggiori comma 22 mai sperimentati).

nel mentre io faccio cose vietatissime:

* guardo più puntate al giorno di una stessa serie tv (in questo caso modern family, consigliata)
* mangio e bevo sul divano davanti al computer (a mia discolpa il computer è il mio, per cui se ci rovescio qualcosa sopra sono cavoli miei - di solito il divano è territorio del matematico)
* mi ubriaco, e questa è la cosa più vietata di tutte. ma capita una volta ogni due o tre anni e comunque mi limito a raggiungere la fase morbida, quella in cui ridi per niente, il mondo ti sembra un posto stupendo, quando ti alzi in piedi ti sembra di essere appena sceso da una giostra ma stai ancora bene in equilibrio. insomma, venerdì sera sono uscita e ho bevuto due di quei cocktail alcolici pieni di ghiaccio che ti sembra di bere succo di frutta e invece...
devo ammettere che le due ore passate da ubriaca sono state così piacevoli (le migliori della mia vita dopo quelle passate in anestesia totale) che la tentazione di replicare presto, per non dire sempre, è molto forte.
il mio prossimo libro sarà "da astemia ad alcolista in una sera - guida pratica all'annegamento dei problemi della vita".
* non ho un menù della settimana e faccio la spesa a sentimento, senza una lista.

domenica 8 maggio 2016

i miei peli del naso

io e il matematico stiamo insieme da 12 anni.
da allora, ogni tot, anche se lui è allergico alle foto, ci facciamo una foto di coppia. capita spesso che accada ai compleanni o quando andiamo da qualche parte insieme.
ieri siamo andati a klosterneuburg di corsa e per immortalare l'impresa l'ho costretto alla foto di rito con sullo sfondo il castello della città.
il problema, quando ci facciamo le foto in piedi, è che essendo lui 15 cm più alto di me, io se non mi sforzo, resto fuori dall'inquadratura, per entrare nella foto, quindi alzo la testa verso l'alto, come se avessi l'impressione che invece della fronte, in quel modo, verrebbe inquadrata tutta la faccia.
la verità, invece, è che mi faccio gran foto dei miei peli del naso.

lunedì 2 maggio 2016

l'arte del trasloco

tutti i giorni qualcuno impacchetta le sue cose e le trasferisce altrove. a volte è uno spostamento di pochi chilometri altre volte è uno spostamento intercontinentale. in ogni caso traslocare è un'esperienza (per quanto traumatica) che quasi tutti fanno almeno una volta nella vita e a cui tutti sopravvivono.
io stessa ho cambiato diverse case e città ma sono sempre stati spostamenti "leggeri", in cui la mia roba stava tutta in uno zaino e una valigia, più o meno.
il trasloco del trenta giugno dovrebbe essere piuttosto facile e indolore. mi guardo attorno, penso alle cose che devo radunare e mi sembra fattibile. poi guardo il mobile sotto la tv pieno di roba del matematico e la libreria, altrettanto piena di roba del matematico, e il tavolino ricoperto di roba del matematico e mi chiedo come faremo a trovare un compromesso tra il mio metodo di trasloco e il suo.
il mio metodo è: se non serve e/o è brutto e/o è rotto e/o non l'hai mai usato... buttalo via.
il suo metodo è: non so cosa sia, da dove venga, da quante ere geologiche di polvere sia sormontato, ma è assolutamente indispensabile e viene con me.
abbiamo ancora in casa una borsa piena di medicinali scaduti, alcuni sono stati comprati a torino 6-8 anni fa, e sono ancora qui. c'è una scatola piena di cavi che non è mai stata aperta da quando siamo qui, ma che sicuramente ci seguirà a udine. e poi ci sono tre cellulari, un computer e una macchina fotografica, tutti rotti.
troveranno la strada per la discarica?

giovedì 28 aprile 2016

vuoto di senso senso di vuoto

non sto scrivendo perché non sta succedendo niente.
magari mi immaginavate lontana dal blog perché superindaffarata in qualche interessantissima attività, invece no.

* c'è la primavera, come rappresentata in figura.

* c'è stata una scossetta di terremoto lunedì.

* c'è che ho di nuovo un aspirapolvere all'altezza dello sterno che risucchia tutto il buono. vorrei solo trovare l'interruttore per spegnerlo. (per un mesetto pareva essersi rotto, ma ora è di nuovo più operativo che mai.) chiunque l'abbia provato sa bene di cosa sto parlando. gli altri, beati voi, vi invidio e vi auguro di non scoprirlo mai.

* c'è che siamo a -64 dal trasloco e sono felicemente disperata di andarmene, o disperatamente felice. quando faccio la spesa al supermercato e guardo la data di scadenza penso: "questo scade dopo che ce ne saremo andati", "questa è l'ultima bottiglia di olio che compro".

* c'è che ho scoperto che a vienna ho imparato l'inglese. adesso lo leggo molto facilmente. il tedesco è ancora un nemico giurato.

* c'è che per fare la frittata bisogna rompere le uova.

lunedì 11 aprile 2016

beata inconsapevolezza

ieri si sono corse sia la maratona di vienna che quella di roma.
essendo iscritta a gruppi facebook dedicati all'attività fisica mi sono ritrovata la bacheca invasa da testimonianze e foto di gente che ce l'aveva fatta.
mi sono quindi incuriosita e detta: dato che hai corso la mezza maratona, perché non ti alleni per correre una maratona intera?
e lì mi si è aperto il vasto mondo delle tabelle. degli allenamenti militari basati su sigle per soli adepti.
io, nella mia beata ignoranza pensavo, corri sempre un po' di più fino a che arrivi a 42km. macché.
c'è il calendario con le ripetute per aumentare la velocità, la giornata degli esercizi per il core, la giornata del lungo, le settimane dello scarico.
perché, ho scoperto, la mezza maratona è una gara molto più simile a una dieci km che a una maratona. dipende dal lattato, qualunque cosa sia. e 42 chilometri sono una distanza che merita rispetto, mica cazzi.
ho altresì scoperto che per allenarsi per una mezza maratona, un adulto sano e non in sovrappeso impiega 6-7 mesi (io ne ho impiegati 4 contando anche le due settimane in cui sono rimasta ferma perché mi faceva male la caviglia).
inoltre non ti puoi iscrivere a una mezza maratona se non hai il certificato medico (io al mio medico non ho mai chiesto se potessi correre, l'ho fatto e basta senza nemmeno deciderlo prima. un giorno facevo una delle mie camminate e mi sono detta: e se corressi?).
infine, non ti puoi iscrivere a una mezza maratona se non hai mai corso 18 km di fila. io, la prima volta che ho corso la mezza maratona, non ne avevo corsi più di 16. ma non ero iscritta a una gara, mi sono scelta un percorso e mi sono fatta guidare dal gps dello smartphone per il calcolo dei km.
e mi sono sentita come il calabrone della famosa citazione, quello che non sa che la sua struttura alare in relazione al peso non è adatta al volo e non essendone consapevole vola lo stesso.

venerdì 8 aprile 2016

la cabina telefonica

stanotte ho sognato che io e il matematico andavamo a vivere in una cabina telefonica perché la nostra nuova casa era troppo grande e bella per me.

martedì 5 aprile 2016

scrivere = correre

non è un pensiero originale che corsa e scrittura abbiano molto in comune. queste sono, secondo me, le caratteristiche che accomunano queste due attività:

la voglia: la voglia di scrivere, come la voglia di correre, sono leggende, unicorni, comete. capita davvero di rado di essere assaliti dalla voglia di fare una delle due cose. la voglia di correre, come quella di scrivere, viene di solito mentre stai già correndo (scrivendo), non prima.

l'inutilità: scrivere e correre sono attività fini a se stesse. nessuno si arrabbierà mai con voi perché avete preferito stare sul divano o uscire. se non lo fate non succede nulla.

obiettivi: per riuscire a scrivere un romanzo, così come per riuscire a correre lunghe distanze, bisogna darsi degli obiettivi raggiungibili, e raggiungerli. oggi scrivo 3 pagine, oggi corro 9 chilometri. è la stessa cosa ed è l'unico modo per farlo.

infortuni: con la corsa, come con la scrittura, capita di doversi fermare per dei periodi. un ginocchio o una caviglia dolorante non sono diversi dai momenti di blocco in cui si rivede quello che si è scritto e si pianifica quello che si andrà a scrivere.

le attività collaterali: la corsa e la scrittura richiedono entrambe lo svolgimento di attività propedeutiche, per la prima ci sono gli esercizi di stretching e quelli per rinforzare il core, per la seconda quelli di documentazione e ricerca.

la sensazione di onnipotenza: aver scritto e aver corso danno una sensazione stupenda di benessere, per qualche istante ti senti dio.

la testa: correre una lunga distanza, così come scrivere un romanzo, richiede un grandissimo sforzo mentale. chi non corre pensa che una maratona sia uno sforzo fisico estremo mentre la fatica maggiore risiede nella testa, nella capacità di dosare le energie, ascoltare le reazioni del corpo e andare avanti, un passo alla volta, una parola alla volta.

la discontinuità: a volte corri leggero come il vento e le gambe vanno a meraviglia, a volte ogni passo è una fatica colossale, allo stesso modo ci sono pagine che si fanno scrivere più in fretta e altre che richiedono uno sforzo sovrumano. comunque sia, bisogna tenere duro e andare avanti.

la disciplina: sia nella corsa che nella scrittura la disciplina è fondamentale. senza disciplina i risultati non arrivano e quelli raggiunti perdono di significato. 

letture consigliate: 
* "l'arte di correre" di murakami - che non ho ancora letto ma pare essere la bibbia dei runner-scrittori.

giovedì 31 marzo 2016

quante cose devo fare

il matematico vuole fare tutto, vedere tutto, provare tutto.
io voglio stare chiusa in casa sul divano a leggere un libro.
lui vuole uscire dalla sua comfort zone.
la mia comfort zone si è ristretta al punto che ora è di due metri quadrati, qualsiasi cosa implichi
alzarmi dal divano mi crea disagio, a volte seria difficoltà, spesso profonda sofferenza.
ne consegue che il matematico ha una lista di cose che vuole fare prima di lasciare vienna lunghissima.
al momento comprende 15 cose tra cui:
* provare tutte le torte di oberlaa,
* mangiare il quadrato di wafer manner,
* leggere infinte jest di wallace - non chiedetemi perché deve farlo a vienna,
* esibirsi in un concerto di chitarra classica,
* finire di vedere il naturhistorisches museum - c'è già stato 5 volte per 4 ore vedendo ogni singolo oggetto e leggendo ogni singola descrizione,
* ordinare la cena a domicilio su foodora,
* ordinare la spesa a domicilio

la mia non è una lista, è solo una cosa: andare fino a klosterneuburg di corsa e tornare, sempre di corsa.
con grande sforzo l'ho allungata di altre due voci:
* provare la zip-line,
* andare in cima alla donauturm
anche se devo ammettere che provare tutte le torte di oberlaa non è poi così male come proposito.

sabato 26 marzo 2016

ho bisogno di tradizioni

per pasqua, da quando siamo qui, abbiamo sempre mangiato l'osterlamm, un dolce a forma di agnello.
oggi sono andata nel panificio in cui l'abbiamo sempre comprato e - sorpresa - non ne avevano più.
la prospettiva di una pasqua senza agnello ha gettato il matematico in un tale stato di agitazione che poco fa è uscito di casa con il piglio dell'uomo delle caverne che va a caccia e ha dichiarato: "ho bisogno di tradizioni".

(la foto è quella dell'agnello di qualche pasqua fa)

giovedì 24 marzo 2016

letture che danno dipendenza

era da ottobre scorso, quando ho scoperto che la quadrilogia di elena ferrante è folgorante, che non mi capitava di incappare in una lettura che dà dipendenza.
questa volta mi è successo con il romanzo "sul lettino di freud" di irvin yalom, autore di cui non avevo mai sentito parlare e che ho scoperto solo perché è nelle offerte del mese di amazon.
nonostante la prosa prolissa e sovrabbondante, cosa che in genere detesto, quel libro mi ha catturata al punto che ora sto leggendo "le lacrime di nietzsche", romanzo che provvidenzialmente hanno messo in offerta lampo proprio quando stavo per acquistare un altro libro dello stesso autore.
credo che il pregio delle sue pagine sia la profonda leggerezza, l'ironia seria. la capacità di dire cose importanti col sorriso, di far riflettere senza appesantire.

mercoledì 16 marzo 2016

ancora childfree

a tre anni esatti dalla prima edizione di childfree ho deciso di pubblicarne una seconda in cui sottoscrivo tutto e faccio qualche precisazione.

questa edizione ha una nuova copertina, grazie a cartaresistente, e da oggi è in promozione gratuita nel kindlestore di amazon.
chi non l'ha ancora acquistato può scaricare l'ebook a questo link.
chi l'ha già acquistato dovrebbe contattare il servizio clienti di amazon per ottenere la nuova versione (che è quasi identica a quella scaricabile in pdf da qui, quindi potrebbe non valerne la pena).
la verità è che questa è solo una becera operazione di marketing per farmi conoscere, rilanciare gli altri titoli e cose del genere.
ma voi mi conoscete già, per cui potete ignorare il tutto o, in uno slancio di altruismo, consigliare l'ebook agli amici.

venerdì 11 marzo 2016

- 111

è iniziato ufficialmente il conto alla rovescia. mancano 111 giorni al 30 giugno, quello che al momento si presenta come l'ultimo giorno di azzurropillin a vienna.
la prossima destinazione sarà la ridente udine, cittadina friulana a 30 chilometri da ppp, il piccolo paese piovoso e pettegolo da cui ho tentato di scappare.
a questo punto pare però che per andare avanti sia necessario tornare. e allora torneremo, io e il matematico, da dove siamo partiti 9 anni fa.
la cosa straniante è che per quanto si presenti come un ritorno, questo viaggio sarà come andare in un paese straniero. abbiamo abitato per quasi 4 anni a torino e per quasi 6 anni a vienna. non stiamo stabilmente in italia da così tanto tempo da sentirci apolidi, non ci sentiamo affatto viennesi, ma abitare qui ci ha così cambiato che non ci sentiamo nemmeno più tanto italiani.
e forse può sembrare un'esagerazione, ma come vi sentireste a incontrare una persona che non vedete da sei anni e con cui non avete più mantenuto i contatti ma con cui dovrete per forza andare d'accordo? ecco, io provo lo stesso disagio, lo stesso senso di spaesamento, di timore, di imbarazzo.
la cosa più paradossale è che il sollievo non è affatto il sentimento preponderante.
ho passato almeno gli ultimi tre anni desiderando di andarmene da qui, e ora che so con certezza che tra 111 giorni me ne andrò davvero, la felicità è spazzata via da 50 sfumature di paura diverse.