giovedì 27 aprile 2017

la zia certificata e la zia abusiva

la zia certificata è quella che abbraccia e sbaciucchia, che compra regali a natale, ai compleanni e ai non compleanni.
la zia certificata è quella che cambia pannolini e addormenta, inventa storie magiche per convincere a mangiare e per mettere le scarpe.
la zia certificata c'è sempre, dà i bacini alla bua, pulisce i culetti e soffia i nasini.

la zia abusiva è quella che non c'è quasi mai, che non porta regali perché pensa che abbiano troppo di tutto: troppi vestiti, troppi giocattoli, troppe uova di cioccolato, troppi gadget della paw patrol. la zia abusiva si schifa di fronte alla cacca, al vomito, al moccio, ai pidocchi, si spazientisce davanti ai capricci per mangiare e per dormire.
la zia abusiva sono io. quella nel disegno è la zia certificata.

mercoledì 26 aprile 2017

mio zio e la comicità giapponese

ieri, all'interno della rassegna "far east film festival", sono andata a vedere"my uncle", un film giapponese.
la presentatrice l'ha definito "commedia solare".
di solito evito le commedie perché non mi fanno ridere. detesto la comicità italiana, le risate strappate a suon di scoregge e parolacce. non capisco la comicità delle serie tv americane.
di solito, quando vado al cinema, tutti ridono... tranne me.
"my uncle" invece mi ha fatto sorridere. e la cosa sorprendente è che mi veniva da ridere quando ridevano anche tutti gli altri.

martedì 25 aprile 2017

shopping compulsivo

sono una che cerca di sbarazzarsi dell'inutile e di possedere meno cose possibile. mi sento immune dal potere che gli oggetti esercitano sulla maggior parte delle persone. comprare, più che appagarmi, mi mette ansia: penso a quanto quello che sto acquistando inquinerà, allo spazio che occuperà, a quanto mi sarà davvero utile.
insomma, cerco di circondarmi dell'essenziale.
questo fino a quando non ho visto un indispensabile aggeggio per fare gli spaetzli.
gli spaetzli sono degli gnocchetti della tradizione alto atesina/austriaca/tedesca che io e il matematico mangiavamo spesso la domenica nella nostra vita precedente, quella viennese.
gli spaetzli si trovano alla coop anche qui. e anzi, quelli che abbiamo provato ci sono piaciuti persino più di quelli che acquistavamo al billa (il supermercato che avevamo vicino casa).
solo che... sabato pomeriggio, vedendo quell'aggeggio, ho provato l'irrefrenabile bisogno di acquistarlo, ho sentito che poter fare gli spaetzli in casa avrebbe aggiunto senso alla mia vita.
e quindi ora mi tocca cimentarmi con gli spaetzli.

lunedì 24 aprile 2017

il matematico e lo smarrimento

il matematico ha smarrito un berretto. appena se n'è accorto è tornato sul posto e ha chiesto se avessero ritrovato il berretto in questione.
"era nero?" chiede la giovane volontaria.
"sì" risponde il matematico.
"l'abbiamo messo nello scatolone degli oggetti smarriti. vado a prenderlo".
il matematico resta in attesa.
dopo alcuni minuti gli viene detto che a quanto pare è stato smarrito lo scatolone contenente gli oggetti smarriti.
dopo altri dieci minuti pare essersi smarrita anche la volontaria che cercava lo scatolone smarrito contenente gli oggetti smarriti.
un altro volontario parte quindi alla ricerca della volontaria smarrita che cerca lo scatolone smarrito contenente gli oggetti smarriti.
la kafkiana ricerca termina infine con il ritrovamento della volontaria, dello scatolone e del berretto.
tutto è bene quel che finisce bene.

domenica 23 aprile 2017

cappuccino e brioche

nel mio piano diabolico per far credere al matematico che qui è meglio di vienna (e per me lo è di sicuro), ho inserito nella nostra routine un'abitudine apparentemente innocua: ho proposto di andare a fare colazione al bar tutte le domeniche.
essendo io la promotrice dell'iniziativa, sono l'addetta alla scelta del bar. 
se fossi pigra e ingenua lo porterei tutte le volte a "la dolce vita" il baretto sotto casa che a dispetto del nome è un posto grigio e polveroso, in cui la prima (e ultima) volta in cui sono entrata ho chiesto un tè caldo e ne avevano solo due bustine identiche. io ho usato la penultima.
poiché sono subdola, porto il matematico tutte le volte in una diversa pasticceria, in cui hanno montagne di brioche di tipi diversi, appena sfornate e belle farcite. ci sediamo e consumiamo la colazione con calma, chiacchierando.
poi magari non ci crede lo stesso che qui è meglio di vienna, però la colazione fuori gli piace eccome.

sabato 22 aprile 2017

indovina chi?

la prima volta è capitato una manciata di settimane fa.
in fila alla cassa della coop guardo la cassiera e penso "ma io quella la conosco". rifletto e rimugino e mi convinco che sia una persona conosciuta 20 anni prima quando frequentavo l'azione cattolica.
lei comunque non dà segno di conoscermi o riconoscermi, pago la mia spesa e me ne vado.
quando la volta dopo la rivedo, prendo il coraggio a due mani e mentre metto farina, zucchero e uova nella borsa le dico: noi ci conosciamo, vero? eri anche tu in azione cattolica. aggiungo.
ma avrei fatto meglio a tenerlo per me, visto che lei dice: "no, non ero in azione cattolica. ci conosciamo perché lavoravo in piadineria".
(la mia piadineria preferita, in cui sono stata quasi una volta a settimana. per mesi).

la seconda volta è capitata due giorni fa.
stavo tornando a casa a piedi, col matematico. sul nostro marciapiede ci vengono incontro un paio di persone. quando siamo vicine abbastanza, una ragazza dal viso familiare mi saluta. ricambio il saluto e mi chiedo: chi. cavolo. è. ?
sono passate 48 ore e ancora non me ne capacito. sono sicura di conoscerla ma non ho la più pallida idea di chi sia, di dove l'abbia incontrata.

eppure ero brava a indovina chi.

venerdì 21 aprile 2017

inettitudine

io e il matematico, quando si tratta di affrontare le piccole riparazioni domestiche, siamo dei totali inetti. possiamo rimanere senza luce in una stanza per mesi, a vienna abbiamo lasciato cigolare una porta per anni. ("ma non lo mettete un po' d'olio a quella porta?" ci chiedevano.) ce ne siamo andati che la porta cigolava ancora.
per cambiare la luce sopra lo specchio del bagno ho aspettato l'intervento di A. quando lui e mia sorella sono venuti a cena ho detto: "il matematico è via per lavoro, si è appena fulminata, non è che gli daresti un'occhiata?". in verità era così da settimane.
ieri mi si è fulminata la luce del forno, pizze e torte cuoceranno al buio per mesi fino a quando mia sorella e A. torneranno a cena e dirò: "capiti proprio oggi che si è fulminata la luce del forno".

giovedì 20 aprile 2017

il custode del latte

sono forse io la custode del latte?
no. il custode del latte è il matematico.
io sono la custode delle uova, della pasta, della carta igienica.
in questi anni, io e il matematico ci siamo divisi le responsabilità domestiche. è lui che si preoccupa che non manchino mai le patate e la carta da cucina, sono io che faccio in modo che ci sia sempre sale, zucchero, yogurt (anche perché sono l'unica che li mangia).
io sono la custode delle lavatrici, lui è il custode delle serie tv.
io faccio in modo che ci siano sempre mutande pulite per entrambi, lui fa in modo che i sottotitoli siano sincronizzati.
e vissero tutti felici e contenti.
fino a quando qualcuno viene meno ai suoi doveri e rinfacci all'altro: ma sei tu il custode...

mercoledì 19 aprile 2017

la scatola dell'infamia

ci siamo trasferiti da nove mesi, ma io ho uno scatolone del trasloco ancora da svuotare. è stato ribattezzato lo scatolone dell'infamia. dentro c'è un po' di tutto, pupazzetti e contratti, candeline e documenti, vecchi occhiali e libri. i quaderni con i miei sudati appunti di tedesco.
ogni volta che mi serve qualcosa che non trovo, è nella scatola dell'infamia.
ieri sarà stata la terza o quarta volta che ho dovuto scartabellarci dentro.
non sarebbe più facile svuotarla definitivamente e farla finita?
certo.
ma credo che lo scatolone dell'infamia mi serva da monito. anche se non so esattamente per cosa.

martedì 18 aprile 2017

ti voglio bene lo stesso

sto studiando ebook marketing. anche se non sembra, visto che i miei libri vendono poco e da settembre non ho pubblicato niente di nuovo.
quella che vedete qui, non è la copertina di un mio nuovo romanzo ma è "chi primo arriva all'altalena" dopo un cambio d'abito radicale. (la finezza della lettera B che sembra trovarsi sotto le dita è tutto merito della mia grafica di fiducia: anna)

in uno dei testi di ebook marketing che ho letto si diceva: se un libro non vende, cambiategli il titolo e/o la copertina.
in particolare c'è stata una frase che mi ha svelato il titolo giusto per il mio romanzo come un'epifania: usa titoli descrittivi, non titoli poetici. chi ti legge deve avere almeno una vaga idea di cosa ci sia nel libro, altrimenti non lo comprerà.

"chi primo arriva all'altalena" è un titolo poetico che non significa nulla. "ti voglio bene lo stesso" è la chiave del romanzo, è la frase su cui si fonda, è semplice, diretta, fa capire che in quelle pagine si parla di sentimenti e della loro imperfezione. ho sentito davvero una specie di fuoco d'artificio in testa quando sono arrivata a questa conclusione.

l'immagine di copertina è un altro paio di maniche. sono molto affezionata alla ragazza con la felpa col cappuccio, al titolo azzurro, al font screpolato. la tentazione di cambiare solo il titolo era forte. ma più forte è stato il coraggio di rivoluzionare tutto al motto di "stop wishing, start doing", smetti di sperare e datti da fare.
che è poi l'unico modo perché qualcosa che desideri accada.

non so se servirà a fargli vendere più copie da qui in avanti. ma è una piccola rivoluzione che spero porterà a molti più grandi e significativi cambiamenti.


curioso di leggerlo?

domenica 16 aprile 2017

al diavolo le tradizioni

la pasqua, nei sei anni precedenti a questo, è stata festeggiata dalla sottoscritta e dal matematico decapitando il tipico dolce a forma di agnello. spesso, durante la decapitazione, si poteva vedere la neve fioccare dalla finestra. era difficile convincersi che non fosse natale.
quest'anno, crepi l'agnello tristanzuolo, ci siamo presi questa colomba. anzi, l'ho presa io. l'ho scelta e ordinata e ritirata personalmente.
il sole splende, ci sono 20 gradi e il prossimo che prova a dirmi che a vienna è tutto meglio non rispondo. ma solo perché ho la bocca piena e sarebbe maleducazione.

martedì 11 aprile 2017

azzurropillin - la newsletter

è da qualche tempo che sono iscritta a diverse newsletter.
e sapete cosa? mi piacciono molto. è un appuntamento fisso con persone che magari non conosco direttamente e non so che faccia abbiano, ma che stimo per quello che scrivono sui loro blog, personali o professionali che siano.

e allora mi sono detta: perché non scrivo anch'io una newsletter? la risposta è stata abbastanza lapidaria: non ho nessuno a cui inviarla.
è per questo che da qualche giorno compare quella striscia che invita a iscriversi alla mia sfavillante newsletter.

in sostanza, se inserirete il vostro indirizzo riceverete una email al mese in cui vi racconterò brevemente novità e progetti futuri.
niente spam né rotture di scatole. solo qualche riga ogni tanto per tenersi in contatto.

domenica 9 aprile 2017

il matematico e la monnezza

non so se per pigrizia o perché è un accumulatore compulsivo, fatto è che il matematico non butta via niente. e quando dico niente intendo nemmeno le bottiglie di plastica vuote, le cartacce, i tovaglioli sporchi.
si separa a malincuore persino dalla coppetta di gelato vuota e appiccicosa, la butta nel bidone guardando quali altri rifiuti raggiungerà, quasi a volersi assicurare che non starà male tra pacchetti di sigarette vuoti e fazzoletti di carta usati.
nelle tasche delle sue giacche è possibile trovare biglietti del cinema, dell'autobus, di musei che ha visitato una vita fa, ma anche brochure e volantini e persino il libretto rosso di mao. a ogni cambio di stagione c'è da fare i conti un nuovo pacchetto di monnezza.
ora è il momento di quello delle tasche della giacca leggera che con la primavera torna utile.

sabato 8 aprile 2017

stefania crepaldi - video-recensione di "chi primo arriva all'altalena"

premessa: seguo stefania e la sua pagina fb da mesi, e in questo tempo ho avuto modo di apprezzare la professionalità e la competenza con cui presenta sia se stessa come editor freelance, sia contenuti sempre nuovi e interessanti per gli aspiranti scrittori. anche la sua newsletter, che arriva puntuale tutti i sabati, è un bell'appuntamento.

stimo molto stefania, per questo quando alcuni mesi fa si è resa disponibile a leggere e fare una video-recensione a romanzi di scrittori emergenti che ritiene meritevoli, le ho proposto di leggere il mio libro "chi primo arriva all'altalena".
sono stati 3 o 400 i romanzi candidati, e non era affatto scontato che il mio libro sarebbe stato scelto.
ma è capitato e ora potete vedere cosa stefania pensa del mio romanzo.


il libro sarà scaricabile gratuitamente da oggi (8 aprile) fino a mercoledì 12 aprile dal kindle store di amazon. se non l'avete ancora comprato, approfittate della promozione.


[addendum: il libro oggetto della recensione ha cambiato titolo e copertina. il nuovo titolo è "ti voglio bene lo stesso", la nuova immagine di copertina rappresenta un abbraccio triste. il contenuto è sempre uguale. scarica l'ebook del romanzo da amazon]

domenica 2 aprile 2017

bologna children's book fair - esserci o non esserci

adoro la fiera del libro per ragazzi di bologna. per i bei momenti passati, per l'atmosfera, per gli incontri e le persone.
avrei davvero tanti motivi per esserci quest'anno. primo tra tutti perché ora è 500 km più vicina di quanto lo fosse fino a un anno fa. e poi perché sarebbe l'occasione per incontrare delle amiche, delle autrici, delle persone che stimo. teresa, benedetta, anna, daniele, maura...
però.
però sono terrorizzata.
da cosa?
probabilmente da qualcosa di minaccioso quanto la mia stessa ombra.
il fatto è che mi fa sentire da schifo il pensiero di incontrare degli amici che hanno appena pubblicato libri fichissimi per editori fichissimi (vedi foto) e non avere niente di altrettanto entusiasmante da sfoggiare.
so benissimo che non è una gara, che anche loro, prima di vedere i loro libri accettati, stavano come me: chiusi in casa a scrivere chiedendosi se, come, quando i loro romanzi avrebbero trovato un editore. e sono davvero felice che i loro libri siano ora in vetrina. che il loro impegno, il loro talento, la loro costanza sia stata premiata.
e quindi "in attesa di un sole" fingerò che sia "tutta colpa di un fulmine" sperando di diventare finalmente "grande".

lunedì 27 marzo 2017

il matematico e la campana tibetana

che per il matematico reinserirsi nel mondo accademico patrio sia traumatico era chiaro.
i segni del disagio erano ben evidenti, ma si manifestavano con malesseri generici come i disturbi del sonno o il parlare da solo.
adesso però il suo "adjustment disorder" ha preso forma. si è concretizzato. non è più spossatezza o irritabilità, ha le sembianze di una campana tibetana.
una campana tibetana, ai profani come me, potrebbe sembrare una specie di mortaio, o una ciotola con uno strano mestolo.
invece no, la campana tibetana è uno strumento musicale con poteri taumaturgici.
suonare la campana tibetana ti rilassa, ti guarisce, ti guida nella meditazione.
sfregare il battacchio attorno alla ciotola è un gesto sacro e curativo.
per questo ieri sera, sorseggiando camomilla in vestaglia, il matematico suonava la campana tibetana tenendola sul palmo della mano.

venerdì 24 marzo 2017

verso la guarigione

sono una grammar-nazi, una rompiscatole, una che se vede un refuso ha come primo impulso quello di chiedere al suo autore di correggerlo, una che se commette il reato di refuso (purtroppo capita anche a me, non sono immune da errori) si auto condannerebbe all'ergastolo.

ma sto cercando di guarire, di liquidare gli errori - miei e quelli degli altri - con un'alzata di spalle o con una risata. ho quasi smesso di scrivere messaggi più o meno gentili a blogger o autori per dire loro che "ehi, hai scritto perché con l'accento sbagliato, po' con l'accento, qual è con l'apostrofo".
in compenso faccio foto e screenshot che pubblico compulsivamente nel gruppo facebook grammarnazi italiani.

però sto cercando di approcciare un metodo più costruttivo, e l'infografica qui accanto, che ho realizzato personalmente, fa parte di questo percorso di crescita personale e guarigione dal gammarnazismo che mi affligge. se volete condividerla penso si possa fare da questo link

ps: se in un messaggio whatsapp o in una chat con me vi scappa un refuso state tranquilli, non vi scusate e non correggete.

domenica 19 marzo 2017

i mantra che mi ripeto per cercare di stare a galla

nel web è piuttosto facile incappare in aforismi di tutti i tipi. non so se sia perché sono iscritta a particolari gruppi fb, o se capiti a tutti. fatto è che ho trovato in giro delle frasi brevi, brillanti e di impatto che sono diventate un po' i miei motti. ecco quindi i miei preferiti.

non importa quanto sei lento a correre, sarai sempre più veloce di chi è rimasto sul divano. questa frase la uso per trovare la voglia di mettermi le scarpe e andare. non sempre funziona. oggi per esempio non ha fatto effetto.

meglio fatto che perfetto. sono una rompiscatole epica, se le cose che faccio non vengono come dico io "è tutta una merda", senza via di mezzo. quindi per convincermi ad agire invece che stare a rimuginare e procrastinare cerco di ripetermi questa frase.

fake it util you make it. questa è un po' un'americanata. per chi non sa l'inglese, significa: fingi di saper fare qualcosa fino a quando la fai. l'idea è che impari a fare qualcosa solo facendola davvero. puoi leggere tutte le guide e i manuali possibili, ma a un certo punto devi metterti a fare. e se all'inizio non hai la più pallida idea di cosa tu stia facendo. alla fine a suon di provarci ci sarai riuscito. è quello che mi ripeto tutti i giorni in ufficio, per esempio quando apro indesign o photoshop e tento di produrre il materiale che mi è stato richiesto.

se vuoi veramente qualcosa troverai una strada, altrimenti troverai una scusa. questo più che un mantra da ripetere è una sorta di linea guida e di promemoria.

se fai sempre le stesse cose otterrai gli stessi risultati / niente cambia se non cambi niente sembra una banalità, ma è di una verità sconcertante. a volte, quando mi sento impantanata, insoddisfatta, inquieta, mi rendo conto che in effetti non sto facendo alcuno sforzo per non esserlo.

you are stronger than you think. sei più forte di quanto credi. questa frase la ritrovo spesso e per quanto mi sembri potente non riesco a farla mia.

mercoledì 8 marzo 2017

4 considerazioni (controcorrente) sul vivere a vienna

sono stata per quasi sei anni un'expat a vienna.
sono tornata da otto mesi, ma alcuni luoghi comuni e frasi fatte continuano a perseguitarmi. ecco quindi 4 considerazioni sul vivere a vienna che vanno contro il sentire comune.

1. ah, allora saprai benissimo il tedesco.
ecco, no. un non madrelingua non sa il tedesco. un non madrelingua studia il tedesco, impara il tedesco frequentando dei corsi, si scontra tutti i giorni con quella lingua non romanza piena di consonanti e parole composte. 
un non madrelingua di media intelligenza, arriva a padroneggiare il tedesco con grande sforzo, a suon di comunicazioni frustranti e fallimentari.
perché, che ci si creda o no, si può vivere una vita intera in un paese straniero senza impararne la lingua. da adulti non basta essere esposti a una lingua per saperla.

2. ah, ma lì, anche se non sai il tedesco, ti basta l'inglese.
sicuramente a vienna, percentualmente, si trova più gente che parla un discreto inglese di quanta se ne trovi in italia. tuttavia "ti basta l'inglese" è un'affermazione credibile per chi va a vienna in vacanza per qualche giorno. per vivere a vienna l'inglese non basta: ci sarà sempre un idraulico, una cassiera, un passante che non saprà l'inglese e che non perderà l'occasione per umiliarti.

3. eh, avrai trovato lavoro in pochissimo tempo.
sicuramente a vienna ci sono più opportunità di lavoro che in un qualunque paesino della provincia italiana. ma... sorpresa! il lavoro non ti viene di certo a cercare. ci sono sicuramente alcuni ambiti come quello della ricerca universitaria in cui ci sono opportunità anche per chi parla solo l'inglese. ma senza conoscere bene il tedesco (almeno a livello B2) è difficile trovare un lavoro anche come cameriere. certo, c'è chi sapendo solo l'italiano è andata a fare le pulizie o la baby sitter in una famiglia italiana e si è sistemata, ma probabilmente avrebbe trovato un'occupazione identica a roma o milano o firenze.

4. beata te, vienna è la città con la migliore qualità della vita.
è successo per anni. ogni volta che veniva stilata la classifica mondiale delle città più vivibili, vienna era prima e tutti mi invidiavano. ovviamente queste classifiche tengono conto dell'assistenza sanitaria, del sistema scolastico, della criminalità, dei trasporti. che sono tutti degli indicatori oggettivi e misurabili. 
quello di cui non tengono conto, ma che determina la qualità della vita di ciascuno - sono parametri soggettivi come la rete sociale, la realizzazione personale e professionale.
stare bene all'estero, soprattutto all'inizio, senza il supporto della famiglia e degli amici, senza la possibilità di esprimersi nella propria lingua, senza un lavoro gratificante, è davvero difficilissimo.
per me lo è stato moltissimo. al punto che alla fine ero così depressa e suicidaria che mi sono ritrovata a fare 9 mesi di terapia psicanalitica bisettimanale. 
ma per fortuna vienna ha la migliore qualità della vita e più di metà della spesa l'ha pagata l'assicurazione sanitaria.


PS: l'immagine è la copertina di una guida di vienna agile e scanzonata scritta da me. perché se è vero che è stata una città orribile in cui vivere è una città splendida in cui fare la turista.
si può acquistare su amazon sia in formato cartaceo che ebook. a questo link.

domenica 5 marzo 2017

è come per la crema pasticcera

prendo mezzo litro di latte, aggiungo la vaniglia e lo metto a scaldare.
nel frattempo mescolo due uova* con 80 grammi di zucchero, poi incorporo 50 grammi di amido di mais.
quando il latte è caldo, lo aggiungo al composto di uova gradualmente, mescolando molto bene per evitare la formazione di grumi. metto il tutto sul fuoco.
è a questo punto, mentre mescolo senza che nulla accada, che vengo sistematicamente assalita dai dubbi: perché non si addensa? alzo l'intensità della fiamma? siamo sicuri che ho messo l'amido di mais? perché se non l'ho messo è tutto inutile. ma quanto ci vuole? avrò sbagliato qualcosa? ma perché sto qui a mescolare del latte? quasi quasi spengo tutto e lascio perdere.
ecco, per me avere successo con la scrittura è come voler fare la crema pasticcera. ho messo tutti gli ingredienti sul fuoco e sto mescolando, da anni, col dubbio che sia tutto inutile, col dubbio di non aver aggiunto l'amido di mais. ma lasciar perdere adesso sarebbe come spegnere il fuoco un attimo prima che la crema si addensi.
per cui continuo a mescolare e a scrivere, perché con la crema pasticcera è questione di un attimo: un secondo prima stai sbuffando su una pentola piena di latte, un secondo dopo hai mezzo litro di crema profumata alla vaniglia con cui farcire brioche, bignè, bomboloni, pan di spagna, torte.


* sì, lo so che la crema pasticcera si fa solo coi tuorli, ma mi scoccia buttare gli albumi e non so fare le meringhe. per cui la mia crema pasticcera si realizza rigorosamente con uova intere.

ps: la foto è presa dal sito misya.info. e se amate la crema pasticcera dovete provare questa sua ricetta.

mercoledì 1 marzo 2017

di nascosto e a mia insaputa

dieci giorni fa ho trovato il modo per ricominciare a correre.
l'ho imparato dai nostri politici, quelli che hanno polizze vita o comprano case a loro insaputa.
io a mia insaputa corro. mi limito a pochi giri del parco dei criceti e non porto con me alcun rilevamento cronometrico per non dovermi confrontare con la frustrazione di essere diventata una "tartarunner" per stupidità e pigrizia.
adesso devo solo trovare un modo per scrivere un romanzo a mia insaputa.

lunedì 20 febbraio 2017

in 5 righe

sabato parteciperò a un laboratorio di scrittura.
come esercizio in preparazione al laboratorio ci è stato chiesto di rispondere in cinque righe a queste due domande:


Chi sei? Che rapporto hai con la scrittura?


sono silvia e sono una che scrive. per passione scrivo narrativa; scrivo nel mio blog perché mi va; per lavoro scrivo per la pubblicità; scrivo email per coltivare i legami. tutta la mia vita passa attraverso le parole, scritte da me o da altri. quando non scrivo e non leggo cucino dolci, o dormo. prima di cadere in letargo stavo per correre una maratona. sono una a cui piace andare al cinema da sola, che non ha piante né animali domestici perché non sa prendersi nemmeno cura di se stessa, che vive rapporti conflittuali con un po' tutto - inclusi i suoi capelli bianchi.

giovedì 16 febbraio 2017

è facile superare il blocco se sai come farlo

non so se capiti anche agli altri, ma a me capita in continuazione, in diversi ambiti della mia vita.
c'è una cosa da fare, ci sono io che voglio farla, ma... non ci riesco, semplicemente.
non per mancanza di tempo o di competenze, semplicemente, non ci riesco.
sono bloccata.

facciamo un esempio: ci sono io che devo correre. ma oggi non ne ho voglia, domani fa troppo freddo, dopodomani piove, il giorno dopo è troppo buio. e arriva il momento in cui semplicemente sono terrorizzata all'idea di correre. inizio a leggere articoli su come tenere alta la motivazione per correre anche quando è inverno, inizio a guardare i risultati degli altri podisti amatoriali nel gruppo fb runlovers, e l'ansia da prestazione aumenta al punto in cui non riesco proprio a pensare di correre. nel frattempo le settimane passano, dall'ultimo allenamento sono passati mesi, ho anche iniziato a mangiare peggio, a ingurgitare quantità spropositate di dolci. sono ingrassata, che di per sé non sarebbe un problema, dato che ero ai confini del sottopeso, ma ovviamente io mi vedo enorme e la probabilità che anche mezz'ora di corsa potrebbe essere insostenibile diventa sempre più alta. e inizio a detestarmi perché so benissimo che sarebbe bastato mettere le scarpe e correre. invece ne ho fatta una questione di stato irrisolvibile, che peggiora giorno dopo giorno.

facciamo un secondo esempio: ci sono io che vorrei scrivere un romanzo. ci penso, ho un'idea, me la palleggio in mente, mi sembra buona. mi sembra buonissima, la miglior idea che mi sia mai venuta. ho già scritto almeno altri 5 o 6 romanzi, ma questo è diverso, è IL ROMANZO, non posso permettermi che venga male.
inizio a leggere saggi su come strutturare una narrazione, possibilmente in inglese, perché gli anglofoni se sanno di più. leggo dell'altra roba su come scrivere in modo più veloce, più efficace, più convincente. fino a che scrivere un romanzo diventa un'impresa impossibile, in cui non riuscirò mai. mettersi davanti al computer a scrivere è ormai fuori discussione. scrivere quel romanzo, sviluppare quell'idea, è diventato qualcosa di fuori dalla mia portata.
eppure sarebbe bastato mettersi lì e scrivere. invece mi metto lì e gioco a candy crush, e sono arrivata al livello 2072. con tutto il tempo che ho perso giocando a candy crush avrei potuto scrivere 50 romanzi e preparare altrettante maratone.
invece sono qui. bloccata.

sono sicura che è facile superare il blocco se sai come farlo, ma io non lo so.

sabato 11 febbraio 2017

Mi ammazzo per il resto tutto ok - Riflessioni sulla lettera di Michele Valentini

Qualche giorno fa è stata pubblicata dai giornali, per volere dei genitori, questa lettera di Michele Valentini, un 30enne che si è suicidato.
I genitori hanno voluto che la lettera fosse resa pubblica perché tutti sapessero che loro figlio è stato ucciso dal precariato.
Ho riflettuto molto prima di pubblicare questo post e ho impiegato un paio di giorni a scriverlo perché non sono solita esprimere giudizi e detesto chi lo fa, finendo nella solita trappola: riempire i vuoti d'informazione con supposizioni prive di fondamento.
Tuttavia questa volta vorrei dire la mia, perché quella lettera potrei averla scritta io (in modo non molto diverso) anche solo sei mesi fa.

Avrei potuto scriverla perché ero profondamente depressa e tormentata dai pensieri suicidari.

Per la mia comprensione delle cose (forse inesatta, ma spero non del tutto sbagliata) in questo caso c'è stato un abbaglio collettivo.
Michele ha scritto che a ucciderlo è stata la mancanza di un lavoro stabile e di un futuro certo e nessuno ha messo in dubbio le sue motivazioni.
Che è un po' come credere a un ubriaco che, dopo essere inciampato sui suoi stessi piedi, inveisce contro la società che permette ai marciapiedi di esistere indisturbati. Non è più probabile che sia stata la mancanza di equilibrio e lucidità dovuta al tasso alcolico a farlo cadere?

A uccidere Michele non è stata la precarietà, la società, il modello unico e tutti gli altri fantasmi contro cui si scaglia Michele nella sua lettera, e ora la sua famiglia.
Se la precarietà uccidesse, ci sarebbero tutti i giorni suicidi di massa, perché c'è un'intera generazione di adulti che vive - sopravvive - arrabattandosi, facendo più lavoretti contemporaneamente, senza alcuna certezza economica che permetta di costruirsi un futuro.

Quello che ho capito sulla mia pelle, è che non ci si suicida a causa della situazione in cui ci si trova, ma a causa della prospettiva da cui si guarda quella situazione.

A uccidere Michele è stata la depressione.

Lo sguardo depresso è uno sguardo impietoso su se stessi e sul mondo, è un giudizio che non lascia scampo, è una lente deformante che ricopre tutto ciò su cui si posa lo sguardo con un manto di catrame, nero, vischioso.

Essere depressi significa che, indipendentemente da quanti amici, quanto successo, quanti soldi hai, riesci a concentrarti solo su quello che non sei e vorresti essere, su quello che non hai e vorresti avere, su quello che sognavi e non hai ottenuto, su dove non sei e dove credevi saresti stato.

Le persone clinicamente depresse (che non sono persone un po' tristi o giù di morale) non stanno tutte a letto a piangere, non si trascinano in pigiama giorno dopo giorno. Di solito, le persone depresse, si sforzano di vivere: escono con gli amici, cucinano, lavorano, studiano, fanno tutto quello che ci si aspetta da loro, ma lo fanno sperando di morire, desiderando di essere inghiottiti da un buco, di essere colpiti da una pallottola vagante. Le persone depresse, spesso, sono bravissime a fingere di stare bene, a mimetizzarsi tra i normali.

Il gesto di Michele poteva essere l'occasione per portare l'attenzione su una malattia grave - mortale - quale è la depressione non riconosciuta e non trattata. Invece si è preferito ancora una volta dare la colpa alla crisi economica e alla precarietà, che innegabilmente hanno avuto un ruolo nel suicidio di Michele, ma che da sole non avrebbero di certo potuto ucciderlo.

Mi dispiace se sarò considerata indelicata e irrispettosa nei confronti dei genitori del ragazzo e del loro dolore, non è contro di loro che rivolgo queste riflessioni, è solo che non sopporto l'omertà e la vergogna che continuano a ruotare attorno alla depressione e alle malattie mentali in generale.
Le parole di Michele avrebbero potuto essere le mie, quella lettera avrei potuta scriverla io, che a 34 anni sono precaria, che in dieci anni di vita attiva non ho mai avuto un contratto a tempo indeterminato, che ho cambiato città e nazione e decine di datori di lavoro.
Se sono qui a raccontarlo è solo perché ho avuto il coraggio di ammettere di avere una malattia - la depressione - e di farmi curare.

venerdì 3 febbraio 2017

le 9 cose che so fare bene e 1 in cui sono negata

prendendo spunto da questo articolo ho deciso di elencare le cose che so fare bene.
come si dice nell'articolo, non è questione di vanteria ma di consapevolezza.
ecco quindi le cose che so fare bene:

 1 trovare refusi (li vedo ovunque, mi balzano agli occhi come insegne al neon - quelli degli altri.dei miei non mi accordo e per due settimane migliaia di persone hanno visto un mio annuncio pubblicitario con su scritto VEGA al posto di veNga. oh yea!)
 2 trovare quadrifogli (a volte mi capita anche mentre cammino. butto l'occhio su un ciuffo di trifogli ed ecco che li vedo: quadrifogli)
 3 fare puzzle (è una cosa che adoro, perché mi viene benissimo: in pochi mesi ho fatto da sola un puzzle da 5.000 pezzi.)
 4 dormire molte ore di fila come un sasso (alle 22e30 appoggio la testa sul cuscino e fino a quando non suona la sveglia la mattina dopo... dormo. è così semplice e stupendo che mai al mondo rinuncerei a questo mio talento)
 5 portare a termine gli impegni presi (così come mi piace chi fa quello che dice, anch'io faccio di tutto per mantenere la parola data. se dico che alle 17 sarò sotto casa tua, alle 16e58 sarò sotto casa tua. se dico che il lavoro sarà consegnato entro venerdì, il lavoro sarà consegnato entro venerdì)
 6 stare da sola (mi viene molto più facile che stare con gli altri. preferisco mille volte una serata in casa a leggere che una serata fuori)
 7 stare in silenzio (come si suol dire: "un bel tacer non fu mai scritto". se parlo è per dire qualcosa su cui ho riflettuto e che ritengo sensato. il silenzio è davvero sottovalutato, tranne che da me.)
 8 scrivere email (mi viene naturale. apro un nuovo messaggio e comincio a scrivere.)
 9 mangiare dolci (avrei preferito scrivere "sfornare dolci". ma la verità è che i dolci che sforno non sono poi così buoni. mi sembrano buoni solo perché ho un vero talento per ingurgitare qualsiasi cosa contenga zucchero.)

la cosa in cui sono negata: stare al telefono (ho acquistato un pacchetto che include 500 minuti al mese di chiamate gratuite: alla fine del mese ne ho consumati 3 o 4, 10 al massimo. detesto parlare al telefono, mi imbarazza, mi agita, dico tutte le cose sbagliate, spesso la cattiva ricezione mi fa perdere dei pezzi di conversazione e mi sento a disagio. parlo veloce perché ho paura di far perdere tempo a chi c'è dall'altra parte, ho un tono secco e militaresco - non molto diverso da quello normale - che indispone l'interlocutore. stare a vienna per sei anni ha sicuramente peggiorato la situazione, dato che spesso le conversazioni dovevano avvenire in tedesco, e chiunque abbia parlato una lingua straniera al telefono SA quale dramma si consumi ogni volta.)

mercoledì 1 febbraio 2017

There's a hole in my soul

Per riempire la voragine lasciata dal mio amato forno, mi sono cimentata in diverse ricette che, pur essendo sfiziose, non richiedessero l'uso dell'amato elettrodomestico. 
















Ecco quindi spadellata una focaccia ripiena che ha tutta l'aria di essere cruda e buonissima (ma lo scoprirò solo domani a pranzo) 
ed ecco servita questa sublime panna cotta allo zafferano senza gelatina né colla di pesce (che è prodotta con cotenna e ossa di maiale e la cosa mi fa piuttosto senso). Visto che prima di riavere un forno passeranno molti altri giorni, prevedo altre sperimentazioni azzardate.

venerdì 27 gennaio 2017

il dramma

quando il 60% del tuo buon umore dipende da quello che (pensi) infornerai e sfornerai, la cosa peggiore che ti può capitare è che il tuo forno si rompa.
nell'unico giorno in cui hai ospiti a cena.
e infatti ieri è successo: ho acceso il forno e dopo 10 minuti è saltato il salvavita lasciando la casa al buio, e noi con una torta salata cruda e senza connessione a internet.
la torta salata è stata cotta al microonde: il risultato si è rivelato così gommoso e pallido che probabilmente non vedremo più l'ospite.
ma il peggio doveva ancora venire: l'assistenza clienti del forno passa attraverso un call center in albania.

questa la chiamata
call center: [voce metallica] questa chiamata sarà inoltrata a un call center situato a tirana, in albania, i dati personali saranno trattati secondo le norme della privacy e bla bla bla per altri 2 minuti.
call center: [voce umana] sono aneta come posso esserle utile?
io: buongiorno. mi si è rotto il forno. può mandare qualcuno a ripararlo?
call center: il forno ha più di 12 anni?
io: non ne ho la più pallida idea. davvero, non posso nemmeno saperlo, vivo da sei mesi in una casa in affitto, non so quanti anni ha questo forno.
call center: se il forno ha più di 12 anni non posso inoltrare la richiesta di intervento. il forno ha più di 12 anni?
io: le ho detto che non lo so e non lo posso sapere. il forno non è mio, non l'ho comprato io.
call center: il forno ha più di 12 anni?
io: non lo so, magari se le do il modello può sapere più o meno di quand'è
call center: mi può dire se il forno ha più di 12 anni.
io: no, il forno ha meno di 12 anni, mi mandi qualcuno.
call center: la farò richiamare.

e mi hanno richiamata, per dirmi che mi richiameranno mercoledì prossimo per fissare un appuntamento.
mi aspetta almeno UNA. SETTIMANA. SENZA. FORNO.

mercoledì 25 gennaio 2017

mangia dormi ripeti

in queste settimane mi sono ridotta ai bisogni primari: mangio e dormo.
le ore in cui dormo sono le uniche in cui non mangio.
se non sto mangiando né dormendo, sto cucinando o pensando a cosa cucinare o guardando videoricette o mettendomi il pigiama.
ho sempre freddo, anche quando sono sola in ufficio e posso mettere il riscaldamento a palla, ho le mani e i piedi congelati con 25 gradi nella stanza.
di correre non se ne parla. l'ultima volta che ci ho provato ho corso 20 minuti e camminato 40 per tornare indietro.
la cintura che all'inizio dell'estate non aveva abbastanza buchi, ora ne ha fin troppi.
quando finisce questo inverno?

giovedì 12 gennaio 2017

La mia vita da film



Il mio antidoto a questo freddo è accendere il forno e buttarci dentro qualcosa.
Nell'ordine ho sfornato:
* Dei panini dolci
* Una torta di mele senza burro né olio
* Una teglia di pizza
* Una torta cacao e amaretti
* Del pane in cassetta
* Un ciambellone con frutta secca
* La mia torta salata con ricetta collaudata.
La cosa sorprendente è che pur modificando le ricette come mi pare, esce tutto buonissimo (è il motivo per cui della maggior parte delle mie creazioni non esiste testimonianza fotografica: sono più veloce a mangiare che a fotografare).
Il pane era così morbido e profumato che me lo sono mangiato tutto da sola in meno di 48 ore: saranno stati 7-800 grammi!

Ieri, vedendo "Paterson" al cinema, mi sono molto identificata con Laura:
* Lei fissata con il bianco e nero, io con l'azzurro
* Lei a sfornare cupcake, io a sfornare torte.

L'altro giorno, il matematico, trovatosi di fronte a

* Farina 00
* Farina Manitoba
* Farina di riso
* Farina magica per pizza
* Farina integrale
* Farina di mais
* Farina di mandorle

mi ha chiesto: "a cosa ti serve tutta quella farina?" che è esattamente ciò che Paterson chiede a Laura.

martedì 3 gennaio 2017

3 parole per il 2017

raccolgo la sfida di pennablu e scrivo le mie tre parole per il 2017

prima di tutto la costanza. sono sempre stata una persona dai grandi entusiasmi e dagli altrettanto facili scoraggiamenti. quest'anno vorrei fare mia la costanza del chi va piano va sano e va lontano e anche quella della goccia che scava la roccia. magari poco ma con continuità: per portare avanti progetti di scrittura, raggiungere obiettivi nella corsa, studiare e auto-formarmi per migliorare sul lavoro.

altra parola chiave, niente affatto secondaria, è: prospettiva. ho sempre la tendenza a guardare il bicchiere mezzo pieno, a vedere solo quello che manca invece di concentrarmi su quello che c'è - e che magari prima non c'era. quando ho fatto il bilancio del 2016 era tutto un: non ho vinto il concorso, non ho passato l'esame, non ho corso la maratona, non non non... eppure ho fatto molte cose di cui dovrei andare fiera. ok, non ho corso la maratona ho pur sempre corso più di 1300 chilometri.

terza e ultima parola per il mio 2017: leggerezza. per me è sempre tutta una questione di vita o di morte. mi prendo a cuore qualsiasi cosa come se dovesse cambiare le sorti dell'umanità, quando è evidente che non è così. e quindi una gran dose di leggerezza per star serena è d'obbligo.

domenica 1 gennaio 2017

#sfangarla2016

anche quest'anno ho scritto: sul blog e non solo
anche quest'anno ho letto: 51 libri, di cui un paio stupendi
anche quest'anno ho corso: 1385 km, e ancora nessuna maratona
anche quest'anno ho pianto: troppo
anche quest'anno ho sorriso: non abbastanza
anche quest'anno mi sono arrabbiata: spesso per le cose sbagliate
anche quest'anno sono stata molto da sola: quasi sempre per scelta
anche quest'anno ho visto belle serie tv: breaking bad, the good wife, unreal...
anche quest'anno ho preferito dormire: all'avere un figlio, all'uscire la sera
anche quest'anno ho camminato, sono andata al cinema, a teatro, a cena fuori.
anche quest'anno sono sopravvissuta a me stessa, e non è stato affatto facile.

sfangarla2015
sfangarla2014
sfangarla2013