giovedì 16 settembre 2021

gli inetti

io e il matematico siamo due inetti in casa. nessuno dei due ha mai voglia di pulire, riordinare, dare una parvenza di vivibilità alla casa. se fosse per il matematico arriveremmo ai livelli di "sepolti in casa", ridotti a scavalcare cumuli di immondizia per passare dal letto al divano, e incapaci di gettare i cartoni del latte vuoti.

in 14 anni sotto lo stesso tetto (tre tetti diversi a dir la verità), il matematico non ha mai preso una spugna in mano per pulire il bagno, né mai passato l'aspirapolvere di sua iniziativa. con grande sforzo e malvolentieri fa qualcosa se costretto. e non è che io sia un'amazzone del pulito o pretenda di avere pavimenti così lustri da poterci mangiare.
periodicamente ci diciamo che forse dovremmo cercare un aiuto domestico. tutte le volte decidiamo che non è poi così sporco né in disordine da dover sopportare che un* sconosciut* metta le mani nelle nostre cose.

a causa della nostra inettitudine, le piccole riparazioni necessarie diventano una questione di stato. abbiamo una lampadina fulminata da mesi (o più probabilmente da prima dell'inizio della pandemia), ma siamo troppo incapaci per sostituirla.

abbiamo avuto la lavastoviglie allagata per settimane, ci siamo lavati assecondando le bizze della caldaia per tre mesi, ci siamo tenuti strati di muffa sui muri per anni, prima di far intervenire qualcuno. ma anche: abbiamo lasciato l'aspirapolvere in mezzo al corridoio per due settimane in attesa che a qualcuno venisse voglia di mettere il sacchetto nuovo.

adesso la porta della camera da letto cigola così tanto che se uno dei due la apre di notte l'altro/a si sveglia. e non basta più fare la mano a geco per non farla cigolare.

in compenso, incredibile a dirsi, abbiamo filtri del condizionatore splendenti. domenica il matematico li ha puliti per la prima volta in cinque anni. filtri che andrebbero ogni due settimane, ovviamente.

sabato 11 settembre 2021

è autobiografico?


è la domanda che separa il prima dal dopo. prima non sei una scrittrice e dopo sì, sei legittimata a definirti tale. la domanda spartiacque è: "ma il tuo libro è autobiografico?".

me l'hanno chiesto per tutti i romanzi che ho scritto e pubblicato. e ho capito che:
    A. le persone non sanno cosa significhi autobiografico
    B. spesso quella domanda ne nasconde un'altra (anche se non sono sicura di sapere quale).

iniziamo affrontando il punto A e definiamo autobiografico. secondo la treccani autobiografia è la "narrazione della propria vita o di parte di essa, soprattutto come opera letteraria"

la protagonista dell'inventario delle mie stranezze ha undici anni in un tempo contemporaneo, in cui c'è internet e ci sono i cellulari. io ho avuto undici anni nel 1993. quindi, se il romanzo fosse autobiografico, sarebbe ambientato in quell'anno. ma diciamo pure che ho ambientato la mia autobiografia in epoca contemporanea per dissimulare. vi sembra possibile che io nel 1993 abbia ricevuto una diagnosi di autismo? persino oggi è difficile arrivare a una diagnosi del genere, all'epoca credo che nemmeno esistesse. quindi no, l'inventario non è autobiografico.

forse però chi mi ha posto questa domanda pensa che io possa essere la madre della protagonista, e che abbia raccontato la storia di mia figlia. in quel caso il libro più che autobiografico, sarebbe biografico, perché non racconto la mia vita ma quella di una persona che conosco. anche qui, comunque, rientriamo nel genere fantascienza, dato che non ho figli.

e ora veniamo al punto B. cosa voleva sapere davvero la persona che mi ha chiesto se l'inventario (ma anche "maschiaccio e femminuccia" o "aria e altri coccodrilli") è autobiografico? io credo che volesse sapere se sono davvero autistica (se ero davvero un maschiaccio/se sono stata davvero depressa a diciotto-vent'anni), se ho vissuto le cose che ho raccontato, se so di cosa parlo o se in definitiva sono una millantatrice, una ciarlatana, una impostrice.

ricordo molto bene quando ho terminato la lettura del romanzo "la madre di eva", un libro potentissimo che mi ha fatta piangere. il tema trattato è quello della disforia di genere. quando ho scoperto che l'autrice non aveva alcuna esperienza diretta con l'argomento ma si era semplicemente documentata, mi sono sentita tradita. improvvisamente il libro ha perso di valore ai miei occhi "ah, è tutto finto". delusione. 

ora, so che è una cosa stupida da pensare. i romanzi sono storie inventate, ne scrivo pure, ho idea di cosa siano. eppure è come se per i libri di cui mi chiedo "è autobiografico?" pretendessi che l'autore non avesse inventato tutto, perché per la mia sensibilità certi argomenti, certe storie, non si devono inventare, per rispetto, per pudore, perché è più giusto che siano raccontate da chi le conosce meglio.

voi che idea vi siete fatti? perché chiedete agli autori se il loro romanzo è autobiografico? e da scrittori? cosa pensate celi quella domanda?

domenica 5 settembre 2021

ho deciso di essere una scrittrice felice


sono da sempre una persona (e una scrittrice) infelice e insoddisfatta.
non ho mai capito chi sostiene che ognuno è artefice della sua felicità, che la felicità è una scelta.
fino a ora. ora credo di aver intuito cosa intendono e mi sono convinta che hanno ragione. 
se lo sforzo di rendere felice la mia vita intera mi sembra al di fuori delle mie possibilità, ho deciso che almeno nell'ambito della scrittura posso scegliere di essere felice.

ho passato anni a saltare da una delusione all'altra: romanzi rifiutati, racconti non pubblicati, concorsi persi, vendite insoddisfacenti. mesi a cercare di ritrovare fiducia e a mettermi a scrivere qualcos'altro. che puntualmente veniva rifiutato. e quel rifiuto appena nato mi gettava di nuovo nello sconforto e nella disperazione.
in ogni dato periodo riponevo tutte le mie speranze solo su un testo: un racconto di due pagine, un romanzo breve.
da adesso non sarà più così: ho abbastanza libri pubblicati e abbastanza libri in cantiere da vedere davanti a me solo grandi soddisfazioni e possibilità: concorsi da vincere, contratti da firmare, ristampe di cui gioire, traduzioni all'estero di cui essere orgogliosa. i rifiuti, le recensioni negative, le vendite al di sotto delle aspettative non avranno più il potere di scalfire il mio entusiasmo. anche perché sono tutte cose fuori dal mio controllo.
una grossa fetta del successo di un autrice ha a che fare con la fortuna e il tempismo. il mercato editoriale non è né giusto né meritocratico: ci sono libri straordinari che non hanno alcun successo e libri mediocri che scalano e le classifiche. io continuerò a scrivere al meglio delle mie possibilità per dare alla fortuna la possibilità di incontrarmi ancora e ancora sulla sua strada.
e tutto quello che arriverà sarà stupendo. 
intanto gioisco di tutto quello che ho raggiunto, che è meraviglioso e per nulla scontato.

sabato 28 agosto 2021

l'inventario delle mie vacanze


soundtrack

  • 180.282 passi (di cui 21.876 il primo giorno, 33.376 il secondo giorno, 45.200 il terzo giorno, 36.893 il quarto giorno, 28.196 il quinto giorno, 14.741 il sesto giorno) per un totale di 145,4 chilometri

  • innumerevoli mangiate

  • millemila anatre

  • 0 minuti su facebook e instagram (è la prima volta da quando ho gli account che provo a vivere senza e, incredibile, si vive anche senza. ora devo solo destreggiarmi tra le oltre 200 notifiche)

  • 200 microcovid presi al ristorante in cui ci hanno detto che per mangiare al chiuso non serve il greenpass
  • 1 nutria

  • 1 piatto di cozze fritte "buone, ma non quanto quelle della zia memena"

  • numerosissimi giochi logici

  • 0 parole aggiunte ai miei LIC (ndr: libri in corso)

archivio visivo delle mie vacanze









archivio sonoro delle mie vacanze

giovedì 12 agosto 2021

confessioni di una che soffre di paragonite

paragonite s.f. [der. di pragone, col suff. medico -ite]  In medicina, processo infiammatorio, acuto o cronico, dell'autostima dovuto al continuo mettere a confronto se stessi con gli altri col preciso intento di sminuirsi e sentirsi inferiori e non abbastanza.

ho quasi quarant'anni, non ho figli, non sono sposata, non vivo in una casa di proprietà. e tutte queste cose potrebbero avere il potere di farmi sentire non all'altezza di tutte le mie coetanee che hanno figli, sono sposate e pagano il mutuo. ma la verità è che di questi aspetti non me ne frega nulla. ho scelto di non avere figli, ho scelto di non sposarmi, ho scelto di abitare in un appartamento in affitto e nessuna di queste cose, quando mi viene fatta notare, mi infastidisce o mi dispiace o mi mette in difficoltà perché appunto io voglio vivere così: senza figli, senza vincoli formali.

soffro invece di paragonite invalidante in un altro ambito, quello della scrittura. da fuori può sembrare che sia un'autrice di successo, forse c'è persino qualcuno che guarda i miei risultati e soffre di paragonite a causa mia. dopo anni di piccole case editrici ho pubblicato non uno, ma ben due romanzi con einaudi ragazzi, cosa voglio di più?!

voglio più lettori, più recensioni, ristampe, un agente letterario. voglio che i miei libri siano tradotti all'estero. e che abbiano più lettori più recensioni più ristampe anche nelle loro edizioni straniere. voglio essere invitata alle fiere, ai festival. voglio vincere premi.

l'ambizione mi divora. non so stare nel qui e ora. non so dire che sono stata brava, che ho raggiunto ottimi traguardi, che ci vuole tempo, più tempo, e pazienza, ancora pazienza.

mi guardo intorno e vedo autrici che hanno più lettori, più recensioni, più libri pubblicati, più successo, più follower sui social, più visualizzazioni sui reel e vorrei essere loro. anche se non vorrei scrivere i libri che scrivono loro.

e so che è una cosa stupida, perché non ha alcun senso paragonarmi a persone di cui so poco o nulla, che nulla hanno in comune con me. e ugualmente continuo a sentirmi inadeguata, non abbastanza brava, impantanata nelle sabbie mobili della mediocrità quando quello che vorrei è eccellere.

voi come gestite il confronto? siete sereni? 

venerdì 23 luglio 2021

riflessioni confuse su vita, lettura, scrittura, libri

il momento in cui un mio libro esce ha sempre un impatto emotivo molto forte su di me. vengo travolta da un misto di sconcerto, gratitudine, disperazione, euforia difficili da gestire.
poi viene il crollo, il post-event blues, ne parlavo lo scorso anno dopo l'uscita di "maschiaccio e femminuccia". quest'anno mi ero illusa di essere preparata: stesso editore, stesso periodo dell'anno, stessa frenesia da creazione di contenuti (post, reel, podcast, annunci sponsorizzati, segnalibri, interviste, follia). invece no.

comunque, anche quest'anno è andata. ho fatto il possibile, dal sei luglio "l'inventario delle mie stranezze" è vostro, e tutto è definitivamente fuori dal mio controllo. non posso decidere chi può o deve leggere o non leggere il mio libro, quando lo deve comprare o dove, come lo deve recensire e su che piattaforme, quanto lo deve consigliare e con che parole e a chi, quale messaggio deve portare con sé.
sì, sono una maniaca del controllo. e vivo per questo in un'ansia perenne. lucky me.

ma non era di questo che volevo parlare. ho fatto questa introduzione per giustificare almeno in parte il fatto che da due settimane non scrivo sul blog. 

quello che volevo dire è che per me la scrittura è sempre una questione molto personale. tutte le mie storie hanno radici che affondano nella mia vita e nella mia esperienza. anche questo blog è così. tutto quello che scrivo è ombelicale, egoriferito, autoreferenziale. ha a che fare con il mio modo di percepire il mondo, viene filtrato dalla mia esperienza e ingigantito attraverso la lente che è il mio sguardo unico su cose, persone, situazioni. e pur scrivendo sempre e solo di me, in modo più o meno filtrato dalla finzione, l'ambizione è sempre quella che dalla mia esperienza personale gli altri possano trarre qualcosa di universale, valido per loro.

"nel segno dell'anguilla" e "i pesci non esistono" (i due libri che vedete nell'immagine qui sopra) sono proprio così. sono due libri meravigliosi che partono dal rapporto di chi scrive con il padre, passano attraverso la scienza - la sua fallibilità - e arrivano al senso della vita. non sono romanzi, non sono saggi, non sono biografie né autobiografie. appartengono a un genere tutto loro, un ibrido che a qualcuno farà storcere il naso e che io trovo meraviglioso.
credo che questi autori, come me, usino la scrittura come l'unico strumento possibile per comprendere la vita, la loro e quella su questo pianeta.
non so se riuscirò mai a scrivere dei libri così belli, interessanti, profondi, personali e allo stesso tempo universali, ma è l'obiettivo che mi prefiggo sempre quando scrivo.

lunedì 5 luglio 2021

l'inventario delle mie stranezze - il titolo




anni fa avevo trovato al supermercato un libro dal titolo "nato in un giorno azzurro". l'ho comprato d'impulso. ed era perfetto per me, che mi sento azzurra e voglio diventare un colore. raccontava la storia di un ragazzo asperger.
 
credo che "l'inventario delle mie stranezze" sia il titolo più riuscito tra quelli dei miei romanzi. 
per molto tempo il manoscritto ha avuto dei titoli stupidi e sbagliati, quando ho iniziato credendo di scrivere un libro sulla pasticceria si chiamava "la torta di nonna", poi si è chiamato "asperger e torta di mele". (quando leggerete il libro non vi sarà difficile trovare tra le pagine la convinzione che dovesse essere un libro sulla pasticceria.)
per un lungo periodo il titolo provvisorio è stato "sono strana e allora".
solo alla fine del libro ho capito cosa avevo scritto e ho trovato quello che è diventato il titolo definitivo.
penso che "l'inventario delle mie stranezze" sintetizzi in sé due aspetti cardine delle persone nello spettro: la tendenza a catalogare, sistematizzare, schematizzare e la perenne sensazione di essere diversi, alieni, di avere qualcosa che non va, qualcosa di probabilmente sbagliato che agli occhi degli altri - i neurotipici - viene percepito nel migliore dei casi come strano, eccentrico.
spero che questo titolo abbia il potere di attirare a sé i lettori giusti, di fare da calamita per tutte le ragazze, i ragazzi e in generale le persone che hanno bisogno di riconoscersi in Agata e Paolo (per gli amici spettro).

giovedì 1 luglio 2021

l'inventario delle mie stranezze - l'editing


ho un processo di scrittura molto controllato. mi capita raramente di scrivere in preda all'ispirazione, all'estasi creativa, di getto, in uno stato di flow.

l'unica scena dell'inventario che ho scritto in questo modo entusiasmante finiva così: 


Per entrare in classe busso. La campanella è suonata da dieci minuti e il professore di arte non sarà contento di questo mio ritardo. Invece molto gentilmente dice: – Benvenuta signorina Lumi, grazie per degnarci della sua presenza.

– Prego, – rispondo.

E tutta la classe scoppia in una risata rumorosa.

– Non farei la spiritosa, se fossi in lei, – dice.

Mi dirigo in silenzio e a testa bassa verso il mio posto, ma il professore mi ferma con un: – Signorina, è per caso nata in barca?

– N-no... perché?

Lo scroscio di risate è ancora più assordante del primo. La tentazione di coprirmi le orecchie con le mani è fortissima, ma mi limito a stringere i pugni nelle tasche dei jeans.

– Chiuda la porta e vada a sedersi.

Ubbidisco, ma sono confusa: non volevo essere spiritosa, perché si sono messi tutti a ridere? E cosa c’entrava la barca?


ero così entusiasta di questo brano che l'ho persino letto ad alta voce al matematico. che non legge niente di mio a parte la lista della spesa, ma mi sentivo così orgogliosa che ho voluto renderlo parte del mio genio.

quando ho visto le revisioni a questo brano non sapevo se ridere o piangere: accanto a "nata in barca" c'era scritto "il modo di dire non è poi così famoso, forse sarebbe meglio aggiungere una battuta di dialogo o eliminare il riferimento".



il che mi ha insegnato almeno due cose:

  1. l'ispirazione è sopravvalutata
  2. mai fidarsi di quello che si scrive in uno stato di estasi

domenica 27 giugno 2021

l'inventario delle mie stranezze - il tema



quando mi hanno mandato le domande per l'intervista a raicultura su "maschiaccio e femminuccia" l'ultima chiedeva quale fosse il ruolo dell'autismo all'interno della vicenda (matteo, il fratello di caterina, è tratteggiato come autistico, anche se la questione non viene mai affrontata apertamente). a quella domanda non ho mai risposto, rispondo ora.
ho venduto "maschiaccio e femminuccia" come un libro sugli stereotipi di genere, il titolo lo dichiara e io l'ho sempre presentato in questo modo: all'editore, ai lettori, a chiunque.
la verità è che per me, anche quello è un libro sull'autismo, solo che quando l'ho scritto a giugno del 2017 avevo iniziato da poco il mio percorso di scoperta e non me la sentivo di espormi sull'argomento.
caterina è un maschiaccio, fatica a farsi delle amiche, schifa il riso con i funghi, preferisce i capelli corti... perché è autistica anche lei, solo che nessuno se ne accorge. il suo modo di essere autistica non è eclatante come quello di matteo, per cui semplicemente i segnali che lancia vengono sottovalutati, ignorati, minimizzati.
per chi mi ha chiesto il seguito di "maschiaccio e femminuccia"... per me è "l'inventario delle mie stranezze". nella mia testa caterina e agata sono lo stesso personaggio. caterina è in quinta elementare, agata è in prima media. il disagio di caterina resta inascoltato, quello di agata viene riconosciuto e accolto.
riccardo? è uno dei bulli che dà del filo da torcere a Spettro, un altro dei personaggi di "l'inventario delle mie stranezze".
molti sostengono che scrivere libri a partire dal tema sia "scorretto". bisogna partire dalla storia, dai personaggi, devono essere loro il punto di partenza, non dev'essere un argomento quello attorno a cui si struttura la storia. 
io non so scrivere in quel modo. per me è sempre l'argomento che voglio sviscerare  e su cui voglio riflettere il punto di partenza.
se è un modo scorretto di procedere mi dispiace, io i libri riesco a scriverli solo così: trovando motivazione nel bisogno di approfondire e metabolizzare un argomento, cercare di capire cosa ne penso.

giovedì 24 giugno 2021

maschiaccio e femminuccia - candidato al premio strega ragazze e ragazzi



chi è iscritto alla newsletter lo sapeva già: "Maschiaccio e femminuccia" era candidato al premio strega ragazze e ragazzi, che è tipo la cosa più ENORME e incredibile sia mai successa a un mio libro.

per due mesi e mezzo ho pensato di essermelo inventata, e ogni tanto rileggevo la mail con cui mi era stata comunicata la notizia per essere sicura che fosse vero, visitavo compulsivamente il sito dello strega per controllare se ci fosse traccia di questa cosa e mi sforzavo di non fare la scrittrice psicopatica friggendo interiormente senza darlo a vedere. (tra l'altro il fatto che la mail fosse stata inviata il primo aprile mi faceva dubitare della veridicità della questione: doveva essere per forza uno scherzo)

se mi seguite da un po' sapete che aspettare è la cosa che mi riesce peggio. il tempo passa velocissimo solo se mi guardo indietro. se guardo avanti è tutto un
"ma com'è che non sono ancora la rowling?"
"com'è che mancano ancora 12 giorni all'uscita dell'inventario?"
"com'è che sto libro che scrivo da febbraio non è ancora finito?"
per me "tra due settimane" è più lontano di "due anni fa".
comunque, aspetta che ti aspetta, qualche giorno fa sono usciti i titoli dei libri finalisti. se siete del settore sapete già che il mio libro non c'era, ma in fondo poco male, dato che per Einaudi Ragazzi c'è angelo petrosino, il mio scrittore preferito di quand'ero ragazzina. e poco male anche perché, se col primo libro arrivo finalista allo strega, poi cosa mi resta da fare?
certo sarebbe stato fichissimo, avrei cambiato la mia condizione lavorativa su facebook in "scrittrice finalista al premio strega", avrei registrato un reel per instagram dal titolo "faccia di una scrittrice finalista al premio strega", avevo già preparato delle grafiche da usare per le inserzioni su facebook (sempre per quella cosa che visualizzare dovrebbe far succedere le cose). insomma, sarebbe stato un lavoro vantarmi del mio nuovo status (che mi avrebbe creato una sindrome dell'impostore tale da dover intensificare le sedute dalla psicologa, proprio adesso che sta per andare in ferie).

comunque non è successo, però hanno finalmente pubblicato l'elenco dei libri candidati e ci sono davvero, non me l'ero sognata. quindi se fino a ieri avete snobbato "Maschiaccio e femminuccia" perché sembrava un librino da niente, adesso dovrete ricredervi: è nientemeno che un libro candidato al premio strega.

mercoledì 23 giugno 2021

l'inventario delle mie stranezze - la ricerca dell'editore


trovare un editore non è mai scontato, nemmeno per un autore già pubblicato. il mercato editoriale è piuttosto spietato: se il tuo libro precedente ha venduto, ok è possibile che ti venga data una seconda opportunità. ma se il libro precedente non ha venduto, ciao. sei finito. i librai se hai fatto flop la volta dopo non ti ordinano, lo spazio è limitato, i libri sono tanti, tantissimi, troppi e non c'è nessun motivo per tenere volumi a occupare gli scaffali.

con "l'inventario delle mie stranezze" sono stata molto fortunata. l'ho proposto a Einaudi Ragazzi, l'editore che aveva già pubblicato il mio "Maschiaccio e femminuccia", ho aspettato che leggessero e valutassero l'opportunità di pubblicarlo in una loro collana e tutto è stato in discesa, dato che il libro è piaciuto e la valutazione è stata subito positiva.

poteva andar male? potevano dirmi di no? sì, avrebbero potuto. mi è capitato pochi mesi fa: ho presentato a Einaudi Ragazzi un progetto per la collana "semplicemente eroi" ed è stato bocciato. succede. ma questo non significa che quel progetto non possa trovare un altro editore, o che loro non siano interessati a valutare altri miei progetti futuri.

semplicemente l'editoria è fatta di persone, gli editor che selezionano i titoli, lo fanno tenendo conto di almeno tre fattori:

  • il catalogo: inteso come le collane, la linea editoriale, i valori che vogliono portare avanti, i libri che hanno già pubblicato e quelli che vorrebbero pubblicare
  • il mercato, quello che vende e non vende
  • il gusto personale
quindi quando la responsabile editoriale di Einaudi Ragazzi ha deciso di pubblicare "l'inventario delle mie stranezze" ha reputato che fosse coerente con il catalogo, che la storia raccontata avesse un mercato, che fosse una bella storia, scritta bene e che il mio libro precedente avesse venduto abbastanza da giustificare una nuova pubblicazione a mio nome. 
e io sono stata molto felice.

sabato 19 giugno 2021

l'inventario delle mie stranezze - le beta reader



prima di mandare un testo a qualsiasi editore, faccio sempre leggere quello che scrivo a un manipolo di lettrici di fiducia. quelle che in gergo si chiamano beta reader. ovvero persone fidate che danno un parere personale informato e mettono in luce punti deboli, buchi di trama, incongruenze.
la lettura dei beta reader è fondamentale per me, la uso per sancire la fine della fase di scrittura e per essere sicura di aver scritto una storia che regge. 
nel caso di "l'inventario delle mie stranezze" ho cercato anche delle lettrici più "scientifiche" che potessero darmi un riscontro su quanto scritto in riferimento all'autismo.
è vero che è solo un romanzo, una storia di finzione senza alcuna pretesa di scientificità. non ho scritto un saggio (anche se ne ho letti molti e la maggior parte guardano all'autismo come a un'accozzaglia di deficit, e alle persone autistiche come a persone difettose da normalizzare), ma dopo aver passato quattro anni a studiare le parole giuste per raccontare l'autismo, per me è molto importante che nel mio libro tutti i fatti raccontati, i comportamenti descritti, le espressioni usate siano corretti e verosimili.
vorrei che qualsiasi persona autistica leggendo "l'inventario delle mie stranezze" si riconoscesse nei protagonist* e trovasse validazione del suo modo di essere e di sentire. anche se so che in fondo non è possibile, perché ogni persona autistica lo è a modo suo, e presenta caratteristiche proprie a volte persino opposte. può amare gli animali, o starne lontana per motivi sensoriali. può essere plusdotata o avere difficoltà di apprendimento. 
per un controllo sulla parte "scientifica" ho scelto tre beta reader che conoscono molto bene l'autismo, o per il fatto di essere esse stesse autistiche e/o per il fatto di avere figl* nello spettro.
marika, elena e tiziana sono state preziosissime nel restituirmi le loro impressioni. 
l'aspetto che mi è stato contestato con più enfasi è che i protagonist* sono entrambi "geni matematici" cosa che rafforza lo stereotipo e non rappresenta le persone autistiche che invece devono vedersela con la discalculia.
ora, se mi seguite da un po', sapete che il mio fidanzato è un matematico, stiamo insieme dal 2003, conviviamo dal 2007. la matematica permea la sua vita e di riflesso anche la mia. qualche anno fa siamo andati a una conferenza che parlava di sindrome di asperger nel cinema e ci abbiamo trovato un docente di matematica suo collega, che ha un figlio nello spettro, e probabilmente è spettro pure lui.
è vero che gli stereotipi sono limitanti, forvianti, a volte ingiusti, ma come per "mafia, pizza e mandolino" hanno in sé un fondo di verità. se avessi trasformato Agata in una ragazzina con problemi di discalculia avrei forse dato una rappresentazione meno stereotipata dell'autismo, ma non sarei stata a mio agio. credo comunque di aver messo in luce l'altro lato della medaglia, quanto quella "genialità" (che in fondo è limitata a un unico ambito) costi in termini di bullismo, sensorialità, socialità, abilità manuali...
un'altra cosa che so mi esporrà a contestazioni è la scelta di usare l'etichetta "sindrome di asperger" anche se so benissimo che è stata tolta dal manuale diagnostico (DSM-5) anni fa.
avrei voluto scrivere un libro perfetto, capace di raccontare e rappresentare tutt* le persone neuroatipiche, soprattutto le bambine/ragazze/donne/altro, perché ci sono così poche rappresentazioni di questo modo di essere che davvero nella mia intenzione vorrei che questo libro le abbracciasse tutte. ma non è possibile. 
ho scritto il libro migliore che ho potuto e spero che il mio inventario apra la strada a tanti altri inventari, di altre bambine/ragazze/donne/altro capaci di rappresentare la neuroatipicità da altri punti di vista.
nonostante le imperfezioni e le inesattezze spero di essere riuscita a far tesoro dei consigli delle mie beta reader. se ci sono degli errori, sono colpa mia.

martedì 15 giugno 2021

l'inventario delle mie stranezze - la scrittura


dopo oltre una quindicina di libri scritti (6 pubblicati con editore, 3 autoprodotti, 3 disponibili gratuitamente su wattpad, altri che non-hanno-mai-visto-la-luce-per-fortuna) ho imparato che se sai cosa scrivere, la fase di scrittura è più facile. per questo, dopo aver passato mesi a capire cosa volevo scrivere, per essere sicura-sicura di cosa stavo per fare ho chiesto una consulenza a veronica di scrivi e riscrivi. lei è stata molto gentile e professionale e tutti i suoi consigli e le sue indicazioni sono stati molto utili per mettere meglio a fuoco la storia e passare alla fase successiva, fiduciosa di portare a termine la missione.

un'altra cosa che ho capito è che sapere come hanno affrontato altri scrittori lo stesso argomento è vitale. e io ho scoperto che gli altri scrittori pensano che autismo sia sinonimo di spiccate capacità investigative e che l'autismo sia una prerogativa dei maschi. (lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, giallo con protagonista maschio - il mistero del london eye, giallo con protagonista maschio - smart, giallo con protagonista maschio - tutt'altro che tipico, non giallo con protagonista maschio). non sto dicendo che sono brutti libri, anzi, sto dicendo che questo mi lasciava spazio per scrivere una storia realistica con una protagonista autistica. la consapevolezza di poter dire qualcosa di diverso e non fare l'ennesimo libro stampino di cui non si sentiva il bisogno, per me è una leva molto importante (e di solito lo è anche per l'editore).

un'altra cosa che ho capito, è che scrivere un libro è un atto intenzionale. come fare un puzzle. non può succedere che rovesci i pezzi sul tavolo e magicamente si incastrano da soli. devi metterti lì, con pazienza, e dedicarci tempo. per questo affronto la fase di scrittura in modo militare. ogni giorno devo portare a casa almeno 600 parole. alcune volte sono 800 o anche 1.000, altre volte sono 100. nei giorni in cui sono solo cento o addirittura zero, cerco di essere comunque gentile con me stessa e di non darmi troppo addosso.

per tenere monitorati i progressi uso un'applicazione che si chiama write o meter e che restituisce degli schemetti e delle statistiche adorabili. 

vivo la fase di scrittura (e la vita intera) con una fretta indemoniata. non vedo l'ora di arrivare in fondo. ho bisogno di avere una prima stesura nel più breve tempo possibile. una cosa che mi ha aiutata moltissimo nel velocizzare il processo è stato l'aiuto impagabile di marika e dei suoi messaggi vocali, ogni volta che avevo un dubbio sulla durata della fase di diagnosi, sui meltdown, sulla sensorialità, chiedevo a lei e subito grazie ai suoi input proseguivo.

vista da qui, mi viene da dire che la fase di scrittura dell'inventario è stata facile, ma so che non è vero. se rileggo il quadernetto su cui scrivevo all'epoca, è pieno di dubbi e disperazione, paura di non arrivare in fondo. 

venerdì 11 giugno 2021

l'inventario delle mie stranezze - l'idea


quando ho iniziato a scrivere "l'inventario delle mie stranezze" era gennaio del 2020 ed ero certa che avrei scritto un libro sulla pasticceria. c'erano una nonna e una nipote e tante ricette di dolci.

ho passato mesi a fare scalette, sinossi, schede dei personaggi. ho anche scritto qualche pagina. eppure sentivo che la storia girava a vuoto, non mi convinceva.

poi, verso maggio, la svolta! non volevo scrivere un libro sulla pasticceria, ma uno sull'autismo.

il seme era stato gettato nel 2016, quando il mio fidanzato matematico mi aveva detto: "ma se tu fossi asperger?". aveva letto un articolo su come l'asperger femminile fosse sotto-diagnosticato perché le femmine hanno maggiori capacità mimetiche e già da piccole imparano a nascondere i tratti autistici imitando gli altri (masking). nelle caratteristiche che venivano elencate come tipiche dall'articolo, aveva mi aveva riconosciuta.
sul momento avevo minimizzato e scacciato la domanda con un gesto della mano. "ma va, figurati".
poi, però, ho iniziato a leggere, informarmi, iscrivermi a gruppi facebook sul tema. ho mollato la psicologa che mi seguiva perché mi aveva detto "lei, asperger? non è possibile, ha un buon contatto visivo", e ne ho scelta una specializzata in autismo. e mentre cercavo risposte per me, ho accumulato una quantità enorme di conoscenze, storie, vissuti, informazioni.

per me scrivere è sempre stato un modo per sistematizzare e rielaborare un argomento che mi sta a cuore. ho scritto "l'inventario delle mie stranezze" per rispondere alla domanda "ma se tu fossi asperger?".
ci sono voluti cinque anni per raccogliere informazioni, consapevolezza, testimonianze, parole. non l'ho fatto pensando che alla fine ne avrei scritto un libro, ma l'ho fatto con tutta la cura e l'attenzione possibili. 

so che non è un libro perfetto, ma spero che sia un buon libro.

lunedì 7 giugno 2021

l'inventario delle mie stranezze - la copertina



il 6 luglio uscirà il mio prossimo romanzo e avrà questa faccia. vi piace?

è molto arancione. 
la copertina che avevano messo come provvisoria nel catalogo che ne annunciava l'uscita era ocra e marrone, mi sembrava la copertina di un libro fantasy. questa mi piace MOLTO di più.
a realizzarla è stato uno degli studi grafici più prestigiosi e fighi in circolazione: theWORLDofDOT. hanno vestito e continuano a vestire una gran quantità di best-seller, tipo i romanzi di Maurizio De Giovanni. (immagino sia di buon auspicio)
la copertina di "maschiaccio e femminuccia" era pronta già a febbraio 2020, anche se il libro sarebbe uscito solo a luglio. quella dell'inventario si è fatta aspettare, ma più la guardo più la amo. spero la amerete anche voi.
oggi inizia per me il mese più lungo dell'anno, quello in cui mi preparo, e vi preparo, all'arrivo di un mio romanzo. spero che lo accoglierete con affetto.

potete ordinarlo da subito nella vostra libreria di fiducia, o su amazon: qui

venerdì 4 giugno 2021

chiedi alla scrittrice #15


quali sono i tuoi tic nella scrittura?

ho un'ossessione per gli schemetti, i grafici, i numeri. la sensazione di controllo che mi danno i numeri, permea ogni ambito della mia vita, non poteva quindi non entrare anche nella mia scrittura.

per ogni progetto di scrittura fisso un numero di parole complessivo, un target di parole giornaliero, imposto una data prevista di fine stesura e, a mano a mano che il progetto prende forma, aumento o diminuisco il numero di parole complessivo e/o giornaliero, e sposto la data di completamento. tutto questo viene registrato attraverso una app magnifica che si chiama writeometer.

questo è il grafico del romanzo "l'inventario delle mie stranezze" (il mio nuovo romanzo che uscirà a luglio, ormai lo sapete, vero?)



questo è il grafico del progetto cui ho iniziato a lavorare da pochi giorni con molta gioia e felicità. 



se avete letto il "chiedi alla scrittrice #5" sapete che per me scrivere è un tormento.
le prime 7000 parole di questa nuova storia sono state divertimento puro. per la prima volta ho avuto la sensazione che qualcuno mi dettasse. adesso è già di nuovo la solita agonia, come potete vedere dalla forma piatta che si sta delineando (se fosse l'andamento dei nuovi casi di coronavirus sarebbe una buona notizia), ma ho scoperto come ci si sente quando si è ispirati e nel flow e avvinghiati alla musa. wow.

un'altra follia legata alla scrittura è il fatto che oltre a sincronizzare tutti i file su dropbox e onedrive, ogni sera mi mando via mail il file su cui ho lavorato. vuoi mai che il pc, dropbox e onedrive mi abbandonino tutti nello stesso giorno.

terzo tocco di follia ossessiva, e poi la smetto altrimenti rischio il tso, è che nomino i file con "AAMMGG nome del progetto" (es: 210603 la famiglia preziosin, 210604 la famiglia preziosin...). ogni giorno, prima di cominciare a scrivere, duplico il file di testo del giorno precedente e lo rinomino con la nuova data. quindi sul desktop c'è una cartella che porta il nome del progetto, al suo interno ci sono tutti i file che riguardano quel progetto. se è un libro in lavorazione ci sono solo i file word (uno per ogni giorno in cui ho scritto, con la data relativa), se è un libro pubblicato ci sono dentro il contratto, i rendiconti, il cud, i file con le grafiche, il materiale promozionale...

e con questo folle post si chiude la rubrica #chiediallascrittrice.
dalla prossima settimana si cambia argomento. stay tuned!

martedì 1 giugno 2021

chiedi alla scrittrice #14


quali sono le tue abitudini di lettura?

leggere è una cosa che faccio tutti i giorni almeno per dieci minuti prima di andare a dormire.
sono un'amante del formato digitale, leggo quasi tutto in ebook. ho un kobo per leggere gli ebook presi in prestito da MLOL, e un kindle per leggere gli ebook in lingua inglese che acquisto dal kindlestore. leggo quattro tipi di libri: libri per ragazzi, libri di crescita personale, manuali di scrittura, romanzi non di genere.
in cartaceo leggo quello che non trovo in ebook, in quel caso faccio riferimento alla biblioteca che si trova a 600 passi da casa.
per alcuni mesi l'anno attivo l'abbonamento a storytel, per cui alla lista di libri letti aggiungo anche quelli ascoltati in formato audiolibro.

al momento sto leggendo: 
su kobo "l'arte di legare le persone" di milone, (romanzo)
su kindle "59 seconds", (crescita personale) 
in cartaceo "nonna gangster" (per ragazzi). 

su storytel sto ascoltando "nonna gangster" (in inglese): sì, alterno la lettura del libro cartaceo in italiano all'ascolto dell'audiolibro in inglese.  
ah, e nel frattempo sto scrivendo. due libri. contemporaneamente.

per tenere traccia di tutto questo casino di letture uso goodreads.

venerdì 28 maggio 2021

chiedi alla scrittrice #13


come reagisci alle recensioni negative?

ci rimango sempre male quando leggo su amazon o goodreads che a qualcuno non è piaciuto quello che ho scritto. ovviamente vorrei che il mio libro fosse sempre trovato dai lettori giusti al momento giusto. 

le recensioni negative sono quelle che mi restano più impresse e le tengo in considerazione, soprattutto se c'è qualcosa che posso imparare per fare meglio, però spesso mi feriscono molto più del necessario. con alcune recensioni negative mi sono trovata d'accordo. in particolare con quelle che lamentano che il libro era troppo corto e frettoloso. hanno sempre ragione. non mi piace leggere libri lunghi, e non mi piace nemmeno scrivere libri lunghi. però è vero che alcune delle mie storie avrebbero meritato spazi più ampi di quelli che ho riservato loro. probabilmente dovrei parlarne in terapia, di quanta paura mi facciano i libri lunghi, da leggere e da scrivere.

non ho mai contestato una recensione negativa perché chiunque ha il diritto di esprimere quello che da un libro ha ricavato e perché ho visto scrittori fare figure imbarazzanti sui social attaccando persone che avevano avuto l'ardire di scrivere un parere non lusinghiero su una loro opera.
io, da lettrice, ho fatto una scelta piuttosto radicale: abbandono i libri che non mi piacciono per non dover mai lasciare una recensione negativa. arrivare in fondo a un libro che non è stato scritto per me mi rende inutilmente livorosa verso il libro, verso l'autore, verso il mondo. e ho deciso che nessun libro, nessun autore e nessun mondo meritano il mio livore. leggo per piacere e interesse personale, se la lettura di un libro non mi dà piacere né stimola la mia curiosità, lo lascio e basta.

mi piacerebbe che i miei lettori non si sentissero mai costretti a portare a termine la lettura di un mio libro. se non vi piace quello che state leggendo, lasciate stare. così non mi sento ferita dalle recensioni negative che scrive chiunque arrivi in fondo a un libro che ha detestato. 

[comunicazione di servizio: azzurropillin è anche un podcast, lo trovate su spreaker e spotify. l'ebook del romanzo "aria e altri coccodrilli" è in promozione gratuita permanente su tutti gli store (amazon, kobo, google play books, apple books), azzurropillin è anche una newsletter che arriva una volta al mese non sporca e non fa ingrassare. ci si iscrive qui]

martedì 25 maggio 2021

chiedi alla scrittrice #12


com'è il tuo spazio di lavoro?

non ho una scrivania, non ho nemmeno una libreria. il mio spazio di lavoro sono io con il mio portatile. spazio che può essere ricreato ovunque: al tavolino di un bar, in biblioteca, sul treno (pandemia permettendo). 

quando sono a casa, scrivo semisdraiata sul divano. 

mi affascinano molto gli scrittori che hanno scrivanie più o meno ordinate, con scaffali pieni di libri, candele, frasi motivazionali, piante, soprammobili... io penso che mi distrarrebbe avere attorno tutta quella roba.
anche in ufficio ho una scrivania completamente sgombra: tastiera, mouse, schermo del computer. quest'anno ho aggiunto un calendario, grande tocco di personalizzazione.
mentre lavoro uso fogli, penne, ma poi metto tutto nel cassetto. probabilmente la donna delle pulizie pensa che non ci lavori nessuno: tranne quando in autunno mi cadono quintali di capelli e lascio sul pavimento l'equivalente di una parrucca. o quando fuori piove e faccio un macello di stampi sotto la scrivania. 

ci sono scrittori che per accompagnare la scrittura usano tazze di tè o di caffè, bicchieri di vino, biscotti. io quando scrivo non riesco a mangiare né a bere. se vado a scrivere in un bar, prima consumo quello che ho ordinato, e poi scrivo.

credo di essere arrivata alla conclusione che il mio spazio di lavoro è dentro la mia testa.

venerdì 21 maggio 2021

chiedi alla scrittrice #11


che rapporto hai con il blocco dello scrittore?

quando termino un libro, mi capita di avere un blocco delle idee, di non sapere cosa scrivere dopo. a volte passo mesi interi temendo che non scriverò più nulla, che sono stata fortunata a scrivere fino a ora, ma che basta, ho esaurito le cose di cui mi interessava scrivere, sono finite le storie che avrei potuto scrivere solo io. ho questa idea per cui non voglio scrivere tanto per scrivere, ma voglio scrivere storie in cui credo e che sento di poter scrivere meglio di chiunque altro proprio per il fatto che sento mie. 

il blocco delle idee può durare anche anni, se non faccio nulla per forzarlo.

poi, però, succede che arriva una calamita, un frammento di idea magnetica che raccoglie intorno a sé, con forza, altri luoghi, personaggi, vicende. ed è attorno a quel frammento che inizio a costruire una nuova storia, a mettere insieme altre idee, organizzare il materiale, immaginare una successione di eventi. solo dopo una prima fase di riflessione, mi metto a scrivere.

può capitare che mentre scrivo mi trovi di fronte a un passaggio che non funziona, a una scena che non riesco a scrivere, a qualcosa che stride ed è in contraddizione con quanto già scritto. mi capita di non riuscire ad andare avanti, e questo blocco nella scrittura cerco di superarlo attraverso altra scrittura. prendo il mio quadernetto e scrivo cosa non mi convince, perché mi sono bloccata. mettendo a fuoco il problema cerco attraverso la scrittura di trovare la soluzione. 

alcuni dicono che il blocco dello scrittore non esiste. scrivere è un mestiere e non si è mai sentito di un meccanico che non ti cambia le gomme perché ha il blocco del meccanico, o di una parrucchiera che non taglia i capelli perché ha il blocco della parrucchiera.
io penso che esista e di esserne spesso vittima, ma non sono ancora a un punto della mia carriera di scrittrice in cui questa cosa è rilevante.

martedì 18 maggio 2021

chiedi alla scrittrice #10


cosa pensa la tua famiglia di quello che scrivi?


la mia non è una famiglia di lettori. tutto quello che ho scritto, per anni, non è mai stato letto né dai miei genitori né dalle mie due sorelle. (per prendere in giro mia sorella minore, dico di lei che legge solo i necrologi.)
su quello che scrivevo ho sempre cercato pareri esterni, per lo più online. mandavo in giro racconti.
il fatto che la mia vita da scrittrice sia rimasta online per quasi vent'anni, ha permesso alla mia analogica famiglia di ignorare tutti i libri pubblicati solo in ebook, e tutti i racconti pubblicati su siti web e riviste digitali.

il mio fidanzato matematico aveva provato a leggermi e a darmi dei consigli. ma visto che non ero capace di distinguere me stessa dai miei testi, ha capito che non era aria e ha lasciato perdere. adesso non legge niente di quello che scrivo, tranne la lista della spesa. 

mia cugina tiziana è stata una delle mie prime fan. si era innamorata di un racconto intitolato "monica" e ogni volta mi chiede se ho qualcosa da farle leggere.

per mia mamma sono diventata scrittrice quando è uscita la prima edizione di "aria e altri coccodrilli", il primo libro pubblicato solo in cartaceo da un editore tradizionale. alla mia prima presentazione dal vivo, si è comprata il 20% dell'intera tiratura e l'ha regalata ad amiche e parenti. credo che lei, alla fine, il libro non l'abbia letto.

la pubblicazione di "maschiaccio e femminuccia" con einaudi ragazzi mi ha fatta rivalutare persino agli occhi di mia sorella maggiore, che è diventata testimonial ufficiale, spacciatrice, sponsor di caterina e riccardo. ha rifilato "maschiaccio e femminuccia" a chiunque. persino alla cassiera della conad. o della crai. o della coop. o forse a tutte e tre. per mesi mi ha girato via whatsapp i messaggi di amiche, parenti, lontane conoscenti, che a mano a mano che leggevano le facevano sapere.

spero che a luglio, quando uscirà  "l'inventario delle mie stranezze", la mia famiglia gli riservi la stessa calorosa accoglienza.

venerdì 14 maggio 2021

chiedi alla scrittrice #9


rileggi i tuoi libri?

non amo rileggere i libri in generale. mi è  capitato di rimanere molto delusa in passato rileggendo romanzi che avevo molto amato. non erano più belli, emozionanti, profondi come li ricordavo. mi è capitato da ragazzina con "l'affresco" di laura guidi, è stato scioccante. la prima lettura era stata folgorante, non riuscivo a staccarmi dalle pagine. ero completamente immersa nel mondo di questo ragazzo che impara a fare il pittore a bottega nella firenze (?) del rinascimento (?). quando anni dopo l'ho riletto, in quelle pagine non ho trovato nessuna delle emozioni che la prima volta mi avevano travolta. quel libro era diventato un giocattolo rotto, un trucco di magia svelato.
e la stessa cosa è capitata con "scrivere zen" di natalie goldberg, "la fine della solitudine" di benedict wells e tanti, tanti altri.
ora, se un libro mi è piaciuto, non lo rileggo. mi sono convinta che leggere il libro giusto al momento giusto è un caso così fortuito, che è difficile ricapiti. un po' come vincere alla lotteria.
quando rileggo un libro che mi era piaciuto e resto delusa, provo sempre un misto di pena e tenerezza per la me del passato, penso di essere stata un'ingenua a lasciarmi abbindolare da un testo di nessun valore.
rileggere i miei libri mette in moto lo stesso meccanismo. con l'aggravante che sono doppiamente delusa e in imbarazzo con me stessa.
nei giorni scorsi, einaudi mi ha mandato "l'inventario delle mie stranezze" editato, da revisionare. quindi non solo sono costretta a rileggermi, ma sono costretta a farlo con un grado di attenzione e profondità molto superiore. (ho dovuto rileggerlo non una, non due, ma per ben tre volte in pochi giorni)
le montagne russe emotive che mi provoca rileggere quel libro con tutte le note e gli appunti di chi è intervenuto sul testo sono difficili da gestire.
sono felice, e lusingata, e mi sento fortunata. ma sono anche terrorizzata: e se quando esce nessuno se ne accorge? e se chi se ne accorge dice che fa schifo? e se non trova i lettori giusti? e se io sono una pessima scrittrice? e se non riuscirò mai più a scrivere e a pubblicare niente? e se chi sta lavorando al libro in casa editrice pensa che sia la peggior cosa che si siano mai messi in catalogo? e se la copertina sarà brutta? (ok, questo non c'entra e non dipende da me, però la faccia di un libro è importante. quando alla scadenza del contratto ho potuto dare ad "aria e altri coccodrilli" la copertina che volevo è stato davvero un sollievo. ma non è stato sufficiente a farmi rileggere il libro)
credo che rileggere (i miei libri, e quelli degli altri) significhi tornare al passato, ed è una cosa che non mi piace. non sono affatto una persona nostalgica, mi penso in un'ottica di continuo miglioramento, tutto quello che è venuto prima è stato peggiore di quello che verrà, quindi non c'è nessun motivo per guardarsi alle spalle. (non ho mai capito gli adulti che dicono ai bambini e agli adolescenti "beata gioventù, che bella età, i migliori anni")
ci sono troppe nuove pagine da leggere per indugiare su pagine già vissute.

martedì 11 maggio 2021

chiedi alla scrittrice #8



quanto hai guadagnato dai tuoi libri?

iniziamo col dire come guadagna un autore. l'autore che si autopubblica guadagna dalla/e piattaforma/e in cui vende i suoi libri una percentuale che varia tra il 30 e il 70% del prezzo di copertina. (per approfondire suggerisco questo articolo di libroza, non è recentissimo ma è ancora buono per farsi un'idea)

se l'autore firma un contratto con un editore, l'autore guadagna una percentuale dalle vendite che può andare dal 4-5% fino al 10% per l'edizione cartacea. per semplificare diremo come gli americani, "one book one buck", che in italiano traduciamo con "una copia venduta dall'editore, un euro incassato dall'autore". (per approfondire suggerisco questo articolo di bookblister, non è recentissimo ma è ancora buono per farsi un'idea)

forse nel confronto tra la percentuale che arriva all'autore con il self, e quella che gli arriva con l'editore, vi sembrerà folle che ci sia ancora qualcuno che si rivolge all'editoria tradizionale. con amazon ogni mese mi arriva il 70%, perché devo affidarmi a un editore che, se mi va bene, mi dà il 10% sulle vendite una volta l'anno? perché il selfpublishing non è gratis. non carichi un file e ciao. cioè, puoi anche farlo, ma difficilmente venderai più di una copia.
affinché un libro sia appetibile, serve una copertina professionale (diciamo circa 100 euro, è un prezzo molto indicativo, si trovano copertine preconfezionate a molto meno e copertine illustrate a molto di più).
per fare in modo che il lettore non inorridisca guardando l'anteprima gratuita serve un editing e una correzione di bozze (in base alla lunghezza del testo e alle tariffe del professionista cui ci si rivolge, il prezzo varia, ma può arrivare tranquillamente a 1.000 euro per un testo di 300 pagine), poi potrebbe esserci bisogno di impaginarlo, e ovviamente bisogna promuoverlo: se nessuno sa che un libro esiste, nessuno lo compra.
certo la promozione si può fare da sé, contattare i blogger, farsi conoscere attraverso i social. ma richiede un sacco di tempo e molta pazienza. è più facile e veloce pagare le inserzioni su amazon o su facebook. volendo si può arruolare un ufficio stampa, ma in questo modo i costi lievitano in fretta. autopubblicare (o autoprodurre) un libro significa ricoprire tutti i ruoli che in una casa editrice vengono svolti da diverse figure professionali. quindi pubblicare con un editore significa liberarsi di parecchio lavoro (copertina, editing, distribuzione, una piccola parte della promozione) e sperare di usare il prestigio del suo marchio - se ce l'ha - e la sua capacità di distribuzione per vendere più copie. 

esempio concreto. facciamo finta che abbia scritto un libro di 350 pagine e che mi autopubblichi. ho fatto quasi tutto da me e i due professionisti cui mi sono rivolta sono solo un grafico per la copertina e un editor per la revisione del testo. in tutto ho speso mille euro.
vendo l'ebook a €2,99 e guadagno circa €1,60 a copia. solo per rientrare nei costi devo vendere 650 ebook. se realizzo anche il cartaceo e ho un margine un po' più alto, magari mi basta vendere 4-500 copie, un po' in ebook e un po' in cartaceo. sembrano poche, in realtà sono moltissime per il mercato italiano. in italia, infatti, i libri che vendono più di 500 copie l'anno sono meno del 10%. capite quindi che autopubblicarsi non è poi tutto questo carnevale di rio.
dite che bisognerebbe vendere a prezzi più alti? io ho già nelle orecchie il coro di "ma un ebook a 5 euro è una follia" e soprattutto: chi acquista l'ebook di un esordiente a 5 euro se con le varie offerte del giorno, della settimana, del mese... con 99 centesimi ti porti a casa l'ebook  di uno scrittore famoso pubblicato da un grande editore?
dite che allora bisogna risparmiare sui servizi professionali e farsi la grafica e la revisione da sé? se un libro confezionato in modo professionale fatica a farsi conoscere e a trovare lettori, un libro confezionato in modo approssimativo e amatoriale non ha nessuna possibilità di essere apprezzato. 

e adesso vediamo il mio caso specifico. ho iniziato a (auto)pubblicare nel 2012. sono quella che viene definita "autrice ibrida", pubblico un po' in self e un po' tradizionalmente. ecco tutti i libri da cui ho guadagnato in questi anni.





* childfree - sono un mostro non voglio avere figli

* sono uno scrittore ma nessuno mi crede

* non un romanzo erotico

* roba da self-publishing

* ti voglio bene lo stesso

* 100 e più cose da sapere per chi vuole visitare Vienna

* annunci facebook per scrittori

* aria e altri coccodrilli 

* maschiaccio e femminuccia

* l'inventario delle mie stranezze 

per dieci libri ho incassato meno di 5.000 euro. in 9 anni. 

a questa cifra bisogna sottrarre i soldi spesi tra annunci facebook, grafiche di copertina (per i libri in self), pieghe dal parrucchiere per andare alle presentazioni, biglietti dei mezzi per recarmi alle presentazioni, corsi di scrittura, consulenze editoriali, manuali...
solo negli ultimi sei mesi ho speso quasi mille euro in corsi online. non dubito di aver reinvestito tutto quello che ho guadagnato, se non di più!

si vive di scrittura? io sono ben lontana dal riuscirci. avrei potuto guadagnare di più? certamente. scrivendo cose più commerciali, pubblicando più libri, magari dello stesso genere, all'interno della stessa serie...
ci sono autori italiani che vivono di scrittura? certo. ma il 90% degli autori  - self e/o pubblicati tradizionalmente - vende e guadagna (molto) meno di me.
lo so che in giro c'è gente che promette di fare i soldoni pubblicando su amazon, ma è molto più difficile di quanto vogliano farvi credere. e bisogna investire migliaia di euro in anticipo.

ah, dimenticavo i 5mila euro di cui vi dicevo... si intendono lordi (se siete autori e avete dei dubbi sulle questioni fiscali, vi suggerisco di ascoltare questo episodio del podcast di sara gavioli )

trovate i miei libri tutti insieme su amazon, o su goodreads.

venerdì 7 maggio 2021

chiedi alla scrittrice #7



quando e quanto scrivi?


per lunghi periodi non scrivo. penso a quello che potrei o vorrei scrivere. impiego mesi interi, di solito, per trovare un'idea che mi convinca al punto di mettermi a scrivere.
proprio perché scrivere non mi viene facile, l'idea deve essere così potente e interessante per me, da farmi superare la resistenza che provo al pensiero di soffrire davanti alla tastiera per ore e ore e giorni e mesi.

quando decido di mettermi a scrivere seriamente perché l'idea mi convince, attuo una strategia militare. cascasse il mondo devo portare a casa 600 parole al giorno, tutti i giorni. sono circa due cartelle, una quantità che ho capito essere la misura ideale: né troppo da scoraggiarmi e portarmi al burn out, né poco da non tenermi motivata.
quando non c'era la pandemia, lasciavo lo smartphone a casa, andavo in biblioteca o in un bar con il mio bel portatile, e digitavo allegramente. l'idea era quella di trovarmi in un posto in cui non conoscessi la password del wi-fi e potessi scrivere senza la distrazione di internet.

adesso che c'è la pandemia e non si può andare da nessuna parte mi tocca scrivere a casa, ma scrivere a casa significa scrivere connessa a internet, cosa che mi procura una quantità immensa di distrazione, procrastinazione, disperazione. no, non posso staccare il wi-fi perché il mio fidanzato matematico deve lavorare. quando eravamo a vienna il matematico si portava il modem in ufficio per togliermi internet e costringermi a scrivere.

dato che la mattina lavoro, scrivo preferibilmente di pomeriggio. ma non è raro che mi ritrovi la sera alle 21 senza aver scritto un tubo e con l'obbligo di quelle 600 parole che incombe sulla mia testa come un'ascia. 

se fossi bravissima, scriverei prima di andare in ufficio. togliersi dal groppone l'incombenza appena alzata sarebbe meraviglioso, ma amo molto dormire, e scrivere al mattino presto non è una cosa che mi entusiasmi. per cui non sono bravissima. ma in un modo o nell'altro a suon di portare a casa 600 parole i libri li scrivo. uno all'anno, come cavando fuori sangue dalle rape. ma sto cercando di migliorare.

martedì 4 maggio 2021

chiedi alla scrittrice #6


quali sono i manuali di scrittura che consigli?

per molto tempo ho pensato che per imparare a scrivere avrei dovuto padroneggiare la tecnica: sapere come si scrive un incipit accattivante, come si creano personaggi tridimensionali, come si struttura la trama, come ci si presenta agli editori...

i miei manuali del cuore (quelli che ho letto prima dei trent'anni e di cui conservo un bel ricordo di lettura, anche se non ricordo assolutamente nulla del contenuto) sono:

scrivere è un tic di francesco piccolo: è una raccolta divertente delle esperienze di altri scrittori. è in una collana di minimum fax di cui ho letto parecchi titoli tra cui un altro che ho apprezzato è pronto soccorso per scrittori esordienti di jack london

(non) un corso di scrittura e narrazione di giulio mozzi: di questo libro ricordo in particolare la lezione sul dialogo. l'ho trovata illuminante.

78 ragioni per cui il vostro libro non sarà mai pubblicato e 14 motivi per cui invece potrebbe anche esserlo di pat walsh: di questo non ricordo nulla, tranne che l'ho comprato alla fnac di torino perché mi piaceva il titolo.

dalla lettura di quasi cento manuali, nel 2013 ho pubblicato per zandegù editore "sono uno scrittore ma nessuno mi crede" una sorta di bignami che raccoglie i consigli e le indicazioni riguardanti la scrittura che mi erano stati più utili fino a quel momento. su kobo mi hanno lasciato una recensione a una stella che dice: "se fosse facile conquistare un editore come dice la scrittrice...", io ho conquistato diversi editori seguendo proprio quei consigli.

in tempi più recenti ho capito che va bene conoscere la teoria, ma quello che più conta è il mindset l'atteggiamento mentale con cui scrivi, con cui ti pensi come scrittore, con cui vivi l'attesa. ho quindi indirizzato le mie letture verso manuali che potessero aiutarmi a migliorare il mio modo di dedicarmi alla scrittura. ecco i miei preferiti:

tieni duro! 10 regole per essere creativi anche quando tutto rema contro di austin kleon: è un librino breve e veloce con una carrellata di riflessioni interessanti su cosa significhi essere creativi e su come coltivare la propria creatività. uno dei concetti che ho fatto mio è: concentrati sul verbo, dimentica il sostantivo. non pensare di essere uno scrittore, scrivi. solo praticando il verbo si diventa il sostantivo

la via dell'artista di julia cameron: un percorso in dodici settimane, ricco di esercizi, per ritrovare e potenziare la propria creatività.

la scrittura è difficile di marco freccero: un punto di vista sullo scrivere che parte dalle stesse mie premesse, e arriva in un luogo molto più sicuro ed equilibrato di quello in cui mi trovo.

in inglese consiglio:

you are a writer di jeff goins: è uno dei pochi manuali che ho riletto. forse è quello che più di tutti mi ha aiutato a liberarmi dall'idea che sono gli altri a dovermi autorizzare, a darmi il permesso di scrivere. 

dear writer, you need to quit di becca syme: dal titolo si potrebbe pensare che l'autrice consigli agli scrittori di smettere di scrivere. non è così, l'autrice dice agli scrittori cosa dovrebbero smettere di pensare per essere scrittori più felici. uno dei suoi suggerimenti chiave è "metti in discussione la premessa" qualunque sia. per esempio: per essere un bravo scrittore devi strutturare la trama, devi scrivere tutti i giorni, devi pubblicare almeno x libri al mese. nessuna di queste cose è vera né obbligatoria. ognuno ha il suo modo e se funziona è valido.

the successful author mindset di johanna penn: l'autrice è la regina indiscussa del self publishing e nessuno meglio di lei ha un atteggiamento positivo e improntato all'abbondanza.

sabato 1 maggio 2021

chiedi alla scrittrice #5


per te scrivere è un divertimento o un tormento?

scrivere non mi diverte, non scrivo velocemente, perché nessuno mi detta. sono molto veloce a digitare a tastiera cieca, se qualcuno mi dettasse sfornerei romanzi a volontà. 

invece, quando scrivo, ho spesso l'impressione di dover dissotterrare le parole a mani nude. scrivo lentamente, con fatica, tornando più e più volte sulle stesse frasi, gli stessi paragrafi. 
scrivo in fretta solo le frasi e i paragrafi che ho già elaborato in testa, ma una volta trascritti impiego molto tempo a trovare nuove frasi e nuovi paragrafi.

invidio molto gli scrittori per cui la scrittura sgorga naturale come acqua da una fonte. a me non succede così. so che ci sono autori che riescono a scrivere anche cinquemila parole al giorno, che dettano i libri al registratore. il mio processo di scrittura è lento, faticoso, doloroso. mi sono sempre sentita una scrittrice inadeguata per per il fatto che scrivere, per me, non è un'allegra passeggiata nei campi fioriti, ma un percorso di guerra fatto sui gomiti, strisciando sotto al filo spinato.
solo di recente ho letto un manuale che mette in discussione la premessa che solo chi sforna ventimila battute al giorno è un vero scrittore.
ognuno ha il suo modo e i suoi tempi, e ogni processo creativo ha lo stesso diritto di esistere, fintanto che porta al risultato sperato.

come diceva qualcuno, "a me non piace scrivere, piace aver scritto". così come non mi piace correre, né pulire casa. mi piace aver corso e aver la casa pulita.
però per ottenere il risultato c'è un unico modo: passare attraverso il processo. e quindi scrivo. perché aver scritto mi piace e mi dà soddisfazione e mi fa stare bene.

martedì 27 aprile 2021

chiedi alla scrittrice #4


quali sono i soldi meglio spesi come scrittore?

ho iniziato a quattordici anni a spendere soldi per diventare scrittrice. nell'arco di 25 anni ho speso migliaia di euro in manuali e corsi di scrittura, più di recente ho speso alcune centinaia di euro in annunci sponsorizzati su facebook, editing e consulenze editoriali varie. eppure questi soldi, che ho sicuramente investito per migliorare la mia scrittura e far splendere e far conoscere le mie storie, mi sembrano comunque soldi spesi come persona, al pari del denaro impiegato per andare al cinema, per praticare il running o per viaggiare.

dire quale sia stato il miglior investimento è difficile. sicuramente ha avuto grandissimo impatto il manuale "scrivere zen" di natalie goldberg, anche se ora non è più uno dei miei punti di riferimento. ho un bellissimo ricordo del corso sullo "scrivere di sé" tenuto da eric minetto nel 2010, di recente ho letto "dear writer, you need to quit" e ne ho ricavato degli ottimi spunti, che continuo a rigirarmi in testa.

credo che tutti i soldi spesi siano serviti, se non nell'immediato in quello che in inglese chiamano "the compound effect" che in italiano viene forse tradotto con "effetto valanga" ma che io immagino come i puntini di un quadro puntinista. il puntino in sé non vale un granché, ma è nel contesto di molti puntini vicini che ogni corso, manuale, consulenza crea un senso e aumenta il valore.

sabato 24 aprile 2021

chiedi alla scrittrice #3


qual è il primo libro che ti ha fatta piangere?

non sono sicura che sia stato il primo, e sono certa che oggi non mi farebbe piangere affatto. ma ho un ricordo molto vivido di quanto ho pianto, da adolescente, per il finale di "le parole che non ti ho detto" di nicholas sparks.

dovevo avere più o meno sedici anni. sicuramente era un libro preso in prestito in biblioteca. ho una memoria molto chiara di me che vado in bagno, mi siedo davanti alla porta per un po' di tranquillità e privacy appositamente per leggere le ultime pagine. e a un certo punto ho gli occhi così pieni di lacrime che non vedo neanche cosa leggo. e mi soffio il naso con la carta igienica e sono disperata. veramente sto annegando nelle lacrime. me le asciugo un po' con la carta e un po' con la maglia e cerco disperatamente di non bagnare le pagine.

a oltre vent'anni di distanza, ho idea di quale fosse la trama di "le parole che non ti ho detto"? nessuna, nemmeno la più vaga. non so niente di cosa succeda in quel libro. so solo che ho pianto. tanto. 

ancora oggi mi capita di piangere per i libri. ho pianto per "proibito leggere", in cui non succede davvero niente per cui uno dovrebbe mettersi a piangere. ho pianto per "l'anno in cui imparai a raccontare storie", che potrebbe commuovere anche voi se siete nel mood giusto.

ho pianto anche con la serie tv "la regina degli scacchi". e piango anche per la sindrome premestruale che mi fa credere che moriremo tutti malissimo. 

poi per fortuna sforno una torta al cioccolato e passa.