venerdì 31 dicembre 2021

#sfangarla 2021


come da tradizione l'ultimo dell'anno, c'è il post sfangarla, per il nono anno consecutivo.
  • anche quest'anno ho scritto: con abbastanza costanza sul blog, e 2 libri e 2 mezzi libri di cui vado abbastanza fiera 
  • anche quest'anno i libri hanno avuto un ruolo determinante: ne ho letti a decine, ma ne ho anche ascoltati moltissimi (a questo link il mio anno di libri: https://www.goodreads.com/user_challenges/24901462)
  • anche quest'anno sono stata molto da sola: quasi sempre per scelta
  • anche quest'anno ho corso, ma poi ho di nuovo smesso di correre, ed è la cosa più preziosa che mi ha tolto la pandemia al momento 
  • anche quest'anno non ho mai usato il ferro da stiro (anche se mi sento ancora in colpa per non aver stirato la camicia del matematico con cui ha sostenuto l'esame di dottorato nel 2010) 
  • anche quest'anno ho visto alcune serie tv: le mie preferite "queens' gambit" "ted lasso", "dix pour cent" 
  • anche quest'anno ho preferito dormire: all'avere un figlio, all'uscire la sera 
  • anche quest'anno ho camminato, sono andata a cena fuori (rigorosamente all'aperto), e a mangiare gelati. ma non sono mai andata al cinema, né a teatro. 
  • anche quest'anno ho guardato il bagno di casa mia, lercio, e ho pensato che mia madre sarebbe inorridita (quest'anno mi sono anche chiesta come giulia possa amare pulire il bagno) 
  • anche quest'anno ho sfornato: pizze e (pochissimi) dolcini con gran soddisfazione, ma sempre da sola 
  • anche quest'anno non ho sentito il ticchettio dell'orologio biologico 
  • anche quest'anno la mia scrittura non mi ha portato dove volevo, ma comunque mi ha portato un bel passo avanti 
  • anche quest'anno non sono riuscita a cambiare lavoro. ma da più di un anno è un lavoro a tempo indeterminato e mi sa che mi conviene tenermelo stretto. 
  • anche quest'anno non ho vinto nessuno dei concorsi a cui ho partecipato
  • anche quest'anno sono sopravvissuta a me stessa. 
se vi va, sfangate anche voi nei commenti. buon 2022 a tutt*. 

mercoledì 29 dicembre 2021

il mio 2021 in libri - dicembre

a dicembre ho letto 10 libri.

a dicembre ho festeggiato l'ennesimo rifiuto di un mio manoscritto da parte di una casa editrice. i rifiuti ricevuti quest'anno non si contano. il prossimo anno ne terrò traccia pubblicamente con più cura, così quando vincerò qualcosa nessuno penserà "guarda 'sta stronza che dal nulla prende riconoscimenti che non le spettano". 
"maschiaccio e femminuccia" non ha vinto né il premio "scelto da noi", né il "premio cento", né "premio strega ragazze e ragazzi". i due manoscritti che sto facendo girare (rispettivamente da aprile e da luglio) hanno ricevuto una mezza dozzina di no ciascuno. forse il paradosso di questo 2021 è che non ho ricevuto nemmeno un sì, nonostante mi sia buttata là fuori molto più del solito.
il podcast ha avuto tre ascolti in croce e l'ho abbandonato dopo poche puntate: registrarlo e editarlo erano una sofferenza.

a dicembre ho ascoltato nomadland in audiolibro. quest'estate avrei voluto vedere il film ma lo facevano a orari improponibili, oppure usavo la scusa degli orari per non andarci. è da febbraio 2020 che non torno al cinema. l'ultimo film visto è stato sorry we missed you, una roba tristissima sulle condizioni di lavoro disumane dei corrieri. anche nomadland è tristissimo, o almeno, io l'ho percepito così. racconta delle migliaia di persone che negli stati uniti, non potendo più permettersi una casa, per evitare di finire per strada si sono trasferite in una casa su ruote, van e camper in cui vivono una vita nomade, dettata dalla stagionalità dei lavori che riescono a trovare, tutti faticosissimi e pagati il minimo. sono persone costrette a lavorare anche dopo i 70 o addirittura gli 80 anni perché non hanno una pensione sufficiente. o persone di 40 o 50 anni che hanno perso tutti i risparmi per qualche fluttuazione del mercato azionario, o la casa a causa della bolla immobiliare del 2008. persone istruite, che sono sempre appartenute al ceto medio, che hanno sempre lavorato. 
sempre sugli stati uniti, ma più concentrati sulla silicon valley, consiglio anche steve jobs non abita più qui e the uncanny valley tradotto in italiano con il titolo di la valle oscura.

ho ascoltato l'arte di passare all'azione un manuale che mi ha aiutata, almeno per un giorno, a sentirmi efficace. una delle frasi che mi è rimasta più impressa dice che siamo soliti pensare "devo preparare la cena, devo lavarmi i capelli", mentre se pensassimo "ho la fortuna di avere il frigo pieno e poter decidere cosa cucinare, ho la fortuna di avere l'acqua calda e la possibilità di lavarmi" i nostri sentimenti e la nostra prospettiva cambierebbe in modo radicale.

ho letto mollo e tutto cambio vita di monica lasaponara - escape coach. ho iniziato a seguirla su instagram molto tempo fa, non ricordo più come, sono iscritta alla sua newsletter e ho sempre guardato i suoi contenuti con un occhio sì e uno no (per quale motivo seguire un'imprenditrice che aiuta le persone a cambiare lavoro se hai un contratto a tempo indeterminato?). quando ho scoperto che il suo ebook costava solo 1,99 per un'offerta a tempo mi sono detta che era un investimento che avrei potuto fare per valutare seriamente la possibilità di cambiare lavoro.

di solito i libri presi gratis o presi a poco prezzo raschiano il fondo della lista dei libri da leggere. il suo invece l'ho iniziato immediatamente e l'ho trovato davvero utile per fare una riflessione seria sulla propria vita professionale attuale, e su quella desiderata. 
contrariamente a quello che potrebbe far supporre il "mollo tutto" del titolo, il metodo proposto da monica non ha niente di folle o di impulsivo, è un percorso graduale, che può durare anche anni, una transizione ragionata, attenta, seria.

nei prossimi giorni conto di finire il signor sbagliosky e lezioni di fiducia per diffidenti. dalle letture del 2021 è tutto.

lunedì 27 dicembre 2021

l'abitudine dello yoga, della cacca, dei passi

a gennaio mi sono stampata l'habit tracker, un foglio in cui segnare con una x i giorni in cui avrei camminato e fatto yoga.

ho fatto yoga fino ai primi di aprile con molta costanza, poi ho smesso. così, da un giorno all'altro. prendere l'abitudine di non fare yoga è stato istantaneo e senza sforzo.
da settembre in poi ho iniziato a usare lo stesso foglio per tener traccia dei giorni in cui faccio (o non faccio) la cacca. un uso decisamente migliore.
fare yoga mi servirebbe, so per esperienza che anche solo dieci minuti al giorno di esercizi da in piedi mi evitano il mal di schiena. perché non ho continuato neanche quest'anno?

con la camminata è andata meglio.
anche se ho smesso di tenere traccia dei progressi, a maggio sono passata da un target di 5 mila passi al giorno a quello di 10 mila. sto camminando anche in questi ultimi giorni dell'anno e sono molto orgogliosa di me. ho individuato il percorso da 40 minuti, quello da 60, quello da 80 e quello da 90. il mio problema è che se devo fare lo sforzo di uscire, non voglio che sia per meno di 60 minuti.
avevo lo stesso problema a vienna, non mi allacciavo mai le scarpe da corsa per meno di 9 chilometri. il che creava, e crea, il problema che per questa smania di fare tanto, non faccio nulla.
nel mio dialetto si dice alc a le alc, nuia a le nuia (non ho idea di come si scriva, sorry), in italiano si dice meglio di niente. invece io preferisco il niente, ben sapendo che quel qualcosa, proprio perché mi costa uno sforzo maggiore in termini di energia di innesco, avrebbe ricadute ancor più positive.

da gennaio vorrei iniziare la sfida dei 10 mila Passi Al Giorno. con un hashtag tipo #10kpag. per fare 10mila passi impiego circa un'ora e mezza di camminata ininterrotta a passo spedito. sono 8 chilometri al giorno più o meno.
chi mi seguirebbe in questa follia? (anche con target meno ambiziosi). per partecipare basta un paio di scarpe comode, una strada e un contapassi (o una app contapassi sul telefono).


martedì 21 dicembre 2021

il mio 2021 in libri - novembre


 a novembre ho letto diciannove libri. o meglio, ho ascoltato diciassette audiolibri.

there's no such thing as an easy job, in italiano pubblicato con il titolo di un lavoro perfetto scritto da kikuro tsumura. è un romanzo in cui succede poco e allo stesso tempo è pieno di tensione. la protagonista, dopo aver mollato un lavoro che l'ha completamente esaurita, si candida solo per posizioni apparentemente facili, in cui è impossibile sbagliare o farsi assorbire troppo. invece, per la protagonista, un lavoro così non esiste dato che si fa coinvolgere nelle situazioni più assurde. mi ha ricordato il lavoro perfetto di arianna ciancaleoni. e a sua volta stupore e tremori di amelie notomb (che ho ascoltato a dicembre) mi ha ricordato entrambi. in quel caso la protagonista passa da un demansionamento all'altro fino a ritrovarsi a pulire i cessi.

il party di elizabeth day è un thriller avvincente, una storia ricchissima di tensione, costruita in modo magistrale. l'autrice è bravissima a centellinare le informazioni e a tenere il lettore col fiato sospeso. non è un genere di libro che leggerei di solito, ma è proprio il pregio di storytel quello di farmi uscire dalla mia comfort zone di letture.

nessuna causa è persa di cathy la torre. l'autrice è un'avvocata italiana con madre americana che seguo su instagram. di questo libro mi ha colpito la passione. lei crede nelle sue cause e lotta per i diritti delle persone che difende. spesso persone appartenenti alla comunità LGBTQ+, o migranti, o persone con disabilità. ammiro moltissimo chi crede follemente in quello che fa e lavora sodo per ottenere quello che vuole e che sente giusto. brava cathy la torre.

domenica 19 dicembre 2021

il mio 2021 in libri - ottobre

 

a ottobre ho letto tredici libri.

a ottobre una direttrice della fotografia è morta sul set di un film a causa del proiettile partito da una pistola di scena (che non sarebbe dovuta essere carica), maneggiata da un attore famoso.

sempre a ottobre ho ascoltato un audiolibro in cui il lettore ha storpiato tutte le frasi inglesi e tedesche presenti nel testo.

questi due eventi sembrano non avere nulla in comune tra loro, invece io ci trovo un collegamento fortissimo che ha a che fare con il modo in cui ognuno fa il proprio lavoro. se sei un attore e sai che dovrai maneggiare delle armi, non ti viene la curiosità di farti spiegare come si carica una pistola, come si capisce se è caricata a salve, come si scarica? non dico che devi prenderti il porto d'armi, ma un'infarinatura per non rischiare di spararti sui piedi, magari...

e se leggi un audiolibro che contiene parole o frasi in lingue che non conosci, non senti la necessità di chiedere come si leggono per pronunciarle correttamente? non serve avere la pronuncia approvata dal british institute né dal goethe instiut ma almeno una vaga idea...

certo, in nessuno dei due casi è tuo dovere. ti pagano per fare l'attore, non per maneggiare le pistole, ti pagano per leggere l'italiano, non il tedesco o l'inglese. e però che cazzo, quello sforzetto in più non ti viene spontaneo? io un po' invidio questa gente. non sono capace di vivere e lavorare in questo modo, lasciando agli altri la responsabilità di qualcosa che mi riguarda, che porta il mio nome, che viene attribuito a me. anche quando non si tratta di mettere il mio nome e cognome in copertina.

a ottobre ho ascoltato in audiolibro yoga di carrere. una recensione su goodreads lo definisce un'accozzaglia di stronzate autoreferenziali."Pretentious bullshit. Self-absorbed, artificial narration". non avrei saputo dirlo meglio. tuttavia è interessante, ipnotico, magnetico nel suo raccontare cose a caso della vita dell'autore, completamente scollegate tra loro. lo yoga che dà il titolo al libro è solo una delle tante cose a caso di cui parla. 

a ottobre ho ascoltato in audiolibro senza paura di alessandro zan. in un post su instagram in cui si confrontavano i dati di vendita dei libri dei politici, questo risultava il meno venduto. e in effetti non l'avrei comprato, ma mi ha fatto piacere ascoltarlo. non conoscevo la storia personale di alessandro zan, parlamentare che ha dato il nome al ddl zan di cui molto si è parlato quest'anno. ho trovato la sua testimonianza autentica e coerente.

a ottobre ho smesso di scrivere anche il mio saggio dal titolo come non diventare una scrittrice di merda. ero a buon punto, oltre i due terzi. mi sembrava avere senso. ma poi l'ha perso. come tutto nella mia vita. lo scorso anno a ottobre avevo smesso di vivere con  la scusa della zona arancione, degli spostamenti vietati tra comuni, del coprifuoco. quest'anno boh. dev'essere una questione stagionale: a ottobre smetto di vivere.

venerdì 17 dicembre 2021

il mio 2021 in libri - settembre


a settembre ho letto sei libri.

ho anche portato a termine come non diventare un adulto di m***a un libro di crescita personale per ragazzi che raccoglie le 16 abitudini da coltivare per restare una persona umana.
c'è un po' il luogo comune che i bambini siano bravi e buoni e sognatori e poi l'adultità li corrompa e li trasformi negli stronzi che poi siamo noi adulti. ecco, ho fatto una lista delle abitudini/caratteristiche comuni alle persone che stimo e le ho messe in questo libro nella speranza che interrompa il processo di corruzione. al momento è stato cassato da una manciata di editori e da un'agenzia letteraria. ma non dispero, mi basta solo che una casa editrice dica sì.

a settembre ho letto stai zitta di michela murgia. è un breve saggio che spiega come le parole che vengono usate per raccontare le donne servano per lo più a sminuirle, infantilizzarle, riconoscerle solo in quanto madri di, mogli di, compagne o ex compagne di, nonne di e non in quanto professioniste o semplicemente esseri dotati di una propria identità. l'ho trovato lucido e interessante. da non perdere la rassegna stampa sessista che michela murgia propone tutte le domeniche nelle sue storie di instagram. mostra come gli uomini sono sempre dottori, ingegneri con nome+cognome e le donne no. le donne sono supermamme che fanno cose, ma senza cognome. paola, la supermamma che cura le tartarughe. se fosse stato un uomo sarebbe stato paolo rossi, il biologo marino che ha salvato centinaia di tartarughe. se sia o meno papà non sarà mai dato sapere.

su consiglio di alice bigli di "allenatori di lettura" ho letto l'unica persona nera nella stanza di nadeesha uyangoda. non credo di aver capito dove volesse andare a parare. leggendolo ho solo realizzato che do per scontato il mio essere bianca e che sono inconsapevolmente razzista. se era questo l'intento è stato raggiunto.

queste e altre letture mi hanno fatto capire che vorrei essere una femminista intersezionale. 

mercoledì 15 dicembre 2021

il mio 2021 in libri - agosto


ad agosto ho letto otto libri.

ad agosto ho avuto una crisi esistenziale. scoprire che i miei romanzi sono stampati in un posto in cui schiavizzano i lavoratori mi ha turbata moltissimo e ha rimesso in discussione il mio ruolo di autrice.  ho iniziato a chiedermi: chi sono? cosa scrivo? perché scrivo? per chi scrivo? con chi pubblico? che senso ha quello che scrivo? che senso ho? che senso ha la mia vita? è colpa mia? che alternative ho? smetto di scrivere?

non penso che einaudi o gli altri editori che stampano a grafica veneta potessero sapere. immagino che qualcuno delle case editrici abbia visitato e visiti periodicamente la sede degli stampatori cui si affida. ma mica sono ispettori del lavoro. non è che nel giro dello stabilimento ti dicono "e questa è la sezione in cui i nostri renatini mettono le fascette in condizione di schiavitù". solo la parmigiano reggiano può vantarsi dello sfruttamento della manodopera in una pubblicità.
io da autrice non ho voce in capitolo su niente che non riguardi il testo. la tiratura, la copertina, il prezzo, il tipo di carta, se fare o meno l'ebook, la data di uscita... sono tutte scelte della casa editrice in cui io non vengo coinvolta. nel momento in cui firmo il contratto di edizione accetto che sia la casa editrice a fare questo tipo di scelte.  

per trovare alcune risposte almeno provvisorie al baratro di domande e dubbi in cui ero precipitata ho riletto the big magic di elizabeth gilbert. un saggio sulla creatività che mi ha dato almeno un salvagente cui aggrapparmi in mezzo al naufragio. devo dire che l'ho apprezzato più della prima volta. 

ho letto il ragazzo fiume di tim bowler, un libro per ragazzi che affronta il tema della morte. c'è la protagonista, e c'è questo nonno che sta morendo. c'è il fiume e questo nuotare dalla sorgente alla foce che è un po' la vita.

la casa che mi porta via di sophie anderson è un libro per ragazzi che affronta il tema della morte. (ups, i did it again) non mi ero resa conto di aver letto tutti questi libri sulla morte ad agosto. un mese allegro a quanto pare. la protagonista è la nipote della baba yaga, ed è destinata a fare da traghettatrice delle anime dei morti. è una rivisitazione della leggenda di origine slava. un immaginario che non conoscevo e che mi ha affascinata.

lunedì 13 dicembre 2021

il mio 2021 in libri - luglio


a inizio luglio è uscito il mio secondo romanzo per ragazzi con einaudi: l'inventario delle mie stranezze. l'uscita di un romanzo è sempre un momento denso di emozioni contrastanti e per me anche destabilizzanti. 
dopo anni e oltre dieci pubblicazioni non credo di essermi ancora abituata al fatto che quando esce un mio libro non succede niente. (voi che pubblicate confermate? o a voi succede qualcosa?)
io mi riempio solo di ansia preventiva, e poi... niente. il libro esce ed è tutto come prima.

ho letto i pesci non esistono di lulu miller, sicuramente una delle letture più interessanti, sfaccettate, coinvolgenti dell'anno. un misto di autofiction, saggio, biografia difficile da incasellare ma davvero intrigante.

ho ascoltato su "ad alta voce" febbre di jonathan bazzi: un romanzo che racconta con lucidità la presa di consapevolezza del protagonista (e dell'autore) che quella febbricola persistente che lo sfinisce per settimane significa che è sieropositivo.

a fine luglio è emerso da un'inchiesta che all'interno di grafica veneta, un notissimo stampatore in cui vengono prodotti i libri di tutte le principali case editrici italiane, venivano sfruttati dei lavoratori, erano schiavizzati, privati di documenti e telefono, legati alle sedie.
ho impiegato giorni prima di avere il coraggio di aprire i miei due libri pubblicati con einaudi ragazzi e vedere dove fossero stati stampati.
indovinate un po'? 

sabato 11 dicembre 2021

il mio 2021 in libri - giugno

a giugno ho letto otto libri.

giugno è stato il mese in cui si è miseramente infranta l'illusione covata da aprile che la candidatura di maschiaccio e femminuccia al premio strega ragazze e ragazzi venisse accettata.

a giugno ho ascoltato in audiolibro la figlia unica di guadalupe nettel. l'incipit mi ha folgorata. la testimonianza chiara, lucida, sintetica di una donna childfree come me.

"Per anni ho cercato di convincere le mie amiche che riprodursi costituisca un errore irreparabile. Dicevo loro che un figlio, per quanto tenero e dolce nei momenti buoni, avrebbe sempre rappresentato un limite alla loro libertà, un fardello economico, per non parlare del logorio fisico ed emotivo che provoca: nove mesi di gravidanza, altri sei o più di allattamento, insonnie frequenti durante l'infanzia, poi un'angoscia costante per tutta l'adolescenza. "in più la società è progettata in modo tale che siamo noi, e non gli uomini, a prenderci cura dei figli, e spesso questo implica il sacrificio della carriera, delle attività solitarie, dell'erotismo e a volte della coppia" spiegavo loro con veemenza. "Ne vale davvero la pena?"

tengo a precisare che, contrariamente alla protagonista, pur condividendo in pieno queste motivazioni, non cerco di convincere nessuno della loro bontà. volete fare figli? fateli, basta che non rompiate le scatole a me che non ne voglio.
il libro poi prende tutt'altra direzione, ma questo paragrafo è il motivo per cui sono arrivata in fondo. mi ha un po' ricordato nessuno sa di noi di simona sparaco, entrambi raccontano il dramma di una neo madre. anche se sono drammi diversi.

sempre in audiolibro ho ascoltato un'amicizia di silvia avallone. l'ho trovato un bel romanzo. una sorta di due di due al femminile, con un ritmo narrativo e una tensione incalzanti.

martedì 7 dicembre 2021

il mio 2021 in libri - aprile

ad aprile ho letto 5 libri.

aprile è stato il mese in cui ho portato a termine il romanzo un miglio al giorno - storia della prima maratoneta. ricapitolando: a gennaio ho scoperto la storia di kathrine switzer, mi sono rimessa a correre e ho scritto un libro sulla corsa. capito cosa intendo che quello che leggo, scrivo, vivo è un tutt'uno?! non c'è vita senza lettura, non c'è lettura senza scrittura, non c'è scrittura senza vita e senza lettura... 

ho letto qualcosa per cui vivere di richard roper, un romanzo con protagonista un uomo che di mestiere cerca i parenti delle persone che muoiono da sole e va ai loro funerali. leggendolo non si trova il senso della vita ma è una bella storia, toccante, delicata.

ho letto nonna gangster di david walliams. questo autore è considerato "l'erede di roald dahl". e secondo me a ragione. ho letto questo e un altro paio di suoi romanzi e li ho trovati spassosissimi, pieni di inventiva e assurdità esilaranti, ma anche profondi e sensati, nel senso che sono libri con una trama, non una semplice accozzaglia di trovate senza capo né coda buttate lì per far ridere. il guizzo in più che secondo me rende questo autore imperdibile è che i romanzi, seppur autoconclusivi e slegati tra loro, hanno un personaggio ricorrente che fa un po' da mascotte.



domenica 5 dicembre 2021

il mio 2021 in libri - marzo

a marzo ho letto 5 libri.

qui in provincia di udine c'erano oltre 600 casi di covid per 100.000 abitanti, il picco più alto raggiunto per quanto riguarda occupazione della terapia intensiva, numero di morti, numero di nuovi positivi, numero di persone in isolamento. il titolare settantenne del posto dove lavoro si è ammalato di covid, ci siamo tutte fatte il tampone, siamo state in "smart uorky" finché non abbiamo avuto l'esito negativo.

a fine marzo il titolare è tornato. sia lui sia la moglie sia il figlio si sono ammalati in modo lieve. la moglie ha solo perso il gusto e l'olfatto ma invece di stare a casa è venuta in ufficio da noi a prendere delle carte. tutto bellissimo.

a marzo ho corso per 10 km in un'ora. era da oltre un anno che non accadeva. tutto merito di kathrine switzer, la prima maratoneta.

a marzo ho letto masao, l'eore di fukushima di sergio rossi. tra i libri della collana "semplicemente eroi" che ho letto è quello che mi ha interessata e coinvolta di più. 

ho letto mio fratello di chiama jessica di john boyne. ennesimo libro sulla disforia di genere. dico ennesimo perché è un tema che mi affascina molto e anche adesso ne sto leggendo uno che tratta questo tema tra i libri di dicembre. la cosa che ho apprezzato di più sono state le pagine iniziali: il ritratto dell'orrida famiglia in cui è cresciuto il protagonista è vivido ed efficace.

ho letto dear writer, you have to quit di becca sime. dal titolo sembra che uno debba smettere di scrivere, ma no. l'idea è che bisogna smettere di credere a tutto quello che "gli esperti" dicono sulla scrittura e continuare a scrivere al proprio ritmo, alle proprie condizioni, senza lasciarsi influenzare dalle ricette preconfezionate che funzionano per gli altri ma che non necessariamente funzionano per tutti.

venerdì 3 dicembre 2021

il mio 2021 in libri - febbraio


a febbraio ho letto 6 libri e mi sono completamente invasata con la storia della prima maratoneta: Kathrine Switzer. avevo letto una sua intervista nel libro di gennaio i can run, da lì ho iniziato ad approfondire. ho ascoltato decine di ore di interviste e mi sono letta il suo memoir marathon woman in cui racconta la sua storia incredibile. così potente che ho ricominciato a correre.

ho letto anche tieni duro di austin kleon, lo stesso autore del libro ruba come un'artista. l'ho trovato un librino interessante, con buone idee.

ho ascoltato coraline in audiolibro su storytel. non amo le storie "di paura" ma neil gaiman sa come si racconta una storia e devo dire che l'ho apprezzata. l'idea di un'altra mamma e un altro papà al di là di una porta è geniale.


mercoledì 1 dicembre 2021

il mio 2021 in libri - gennaio


come da tradizione, ecco il riepilogo del mio anno 2021 attraverso i libri che ho letto.
come faccio a ricordare tutti i libri che ho letto quest'anno, in ordine di data? semplice, ho catalogato tutto su goodreads

a gennaio ho letto 11 libri. 
gennaio è stato il mese dei buoni propositi: yoga e almeno 5.000 passi al giorno. e magari ricomincio a correre.
galeotto il "magari ricomincio a correre" ho letto i can run di amy lane ed è stata la tessera che ha innescato un effetto domino che sarà più chiaro con le letture di febbraio.

a gennaio è uscito miasma di sara gavioli. amo sara gavioli, leggo sempre tutto quello che scrive a prescindere e spero che presto pubblichi qualcos'altro.

sempre per i buoni propositi ho letto build your best writng life di kristen kieffer, un manuale di scrittura che non snocciola regole di stile ma parla di mindset del modo in cui ti devi pensare nella scrittura e con la scrittura in relazione al tempo, agli altri, al mercato editoriale.

venerdì 19 novembre 2021

scriviti felice (oppure no)


da qualche anno ho ripreso a tenere un diario. ho iniziato a farlo grazie al libro di julia cameron "la via dell'artista". la sua idea è quella di scrivere tre pagine al mattino appena svegli perché si è troppo rintronati per essere critici e sulla difensiva e quindi arrivano le idee migliori.

la mia idea è di scrivere quello che mi va, quando mi va, e quanto mi va. e di solito non mi va mai la mattina appena sveglia. però mi va. scrivere mi permette di rielaborare il mio vissuto, di capire cosa penso, di immaginare la persona che voglio diventare.

il mio rapporto con la scrittura del diario andava a gonfie vele fino a quando ho iniziato a leggere "write yourself happy" un libro che spiega come sia molto meglio scrivere un diario a partire da emozioni positive come la gratitudine, la speranza, lo stupore...

secondo "scriviti felice" usare il diario per lamentarsi, sfogarsi, autocommiserarsi come faccio io è "detrimental" (dannoso) perché rischia di portarti in un circolo vizioso di pensieri negativi. mentre scrivere a partire da emozioni positive è molto meglio.

mi hanno così convinta che... ho smesso di scrivere il mio diario. se scriverlo come dico io è detrimental, scriverlo come dicono loro mi sembrerebbe artificioso. quindi non scrivo affatto e sono comunque in un circolo vizioso di pensieri negativi. solo che invece di vomitarli sul quadernetto me li tengo tutti in testa.


venerdì 12 novembre 2021

il ritorno di anna magnani

ci ho messo quasi un mese a riavere indietro il mio computer (altrimenti detto anna magnani)

la prima assistenza che ho contattato il 13 ottobre non ha mai risposto, né alle chiamate né ai messaggi whatsapp regolarmente visualizzati.

la seconda assistenza mi ha riempita di messaggi ansiogeni, pieni di emoticon del tizio che si colpisce la fronte disperato, come se non avesse mai visto un computer rotto.

tesoro, se ti mando il computer a riparare è perché ha qualcosa che non va, non puoi aspettarti di trovare tutto a posto.

la fonte di rumore che precede l'esplosione era dovuta al fatto che nella ventola avevano fatto un nido i conigli. quindi una volta sostituita sarebbe stato tutto a posto.

ma la ventola era un tutt'uno col dissipatore, e il computer è vecchio e il ricambio sembrava introvabile.

altre emoticon di tizio che si batte la fronte.

alla fine, dopo 13 giorni e 176 emoticon disperate, ho riavuto indietro la mia anna magnani.

il pc è ancora lento, è ancora impossibile da riavviare, il disco C è ancora pieno ai limiti della capienza ma il rumore pre esplosione è cessato e posso finalmente tornare a scrivere i miei best-seller. (e i post sul blog)

PS: no, non mi ha messo gli adesivi sui tasti, ma solo perché ho lasciato un biglietto sopra la tastiera in cui lo pregavo di non farlo.

domenica 17 ottobre 2021

come anna magnani


quella che vedete in foto è la tastiera del mio pc portatile. ce l'ho dal 2012 o 2013. ci ho scritto: 

  • 100 e più cose da fare a vienna
  • roba da self
  • ti voglio bene lo stesso
  • non un romanzo erotico
  • annunci facebook per scrittori
  • aria e altri coccodrilli
  • maschiaccio e femminuccia
  • l'inventario delle mie stranezze
  • tutti e quattro i nuovi progetti di cui vi ho parlato nelle ultime settimane
  • innumerevoli racconti, email, post per il blog...

l'ultima volta che ho portato in assistenza il pc hanno suggerito di mettere gli adesivi con le lettere, dato che alcune erano così consumate che non si vedevano più.

e lì mi sono sentita come anna magnani quando ha detto che voleva tenersi le sue rughe: non ci provate, ho impiegato anni a far diventare così la mia tastiera.

adesso il mio pc avrebbe di nuovo bisogno di assistenza e ho paura a portarcelo perché sono sicura che oltre a risolvere i problemi che ha, metterebbero gli adesivi nuovi (adesso le lettere che non si vedono sono molte di più).
il fatto è che lì fuori è pieno di persone che, credendo di farmi contenta, fanno cose che mi fanno arrabbiare o mi mettono a disagio.

a partire dalla donna delle pulizie che in ufficio mi gira il calendario, passando per i ristoratori che invece di portarmi quello che ho ordinato mi portano aperitivi alcolici (sono astemia) o amuse-bouche a base di formaggi o verdure o cren o altre cose che non mangio.

quindi niente. la mia carriera di scrittrice finisce così, con tutti i miei prossimi libri in un pc che non posso accendere perché appena ci provo emette il tipico rumore che precede l'esplosione e che non posso portare in assistenza perché sono sicura che vogliono mettermi gli adesivi con le lettere.

venerdì 8 ottobre 2021

progetto di scrittura #4 - il manuale per scrittrici


adoro i manuali di scrittura. ne leggo a palate. la mia tesi di laurea è stata il pretesto per leggerne a dozzine e prima di allora ne leggevo comunque a pacchi e non ho mai smesso.

il problema, quando hai letto così tanti manuali di scrittura, è che dal punto di vista tecnico dicono tutti le stesse cose: show don't tell, inciting incident, conflitto, no agli avverbi in -mente, climax, colpi di scena, dialoghi, struttura in tre atti...

nessuno si preoccupa di quello che invece, secondo me, è fondamentale rispetto alla scrittura, ovvero il mindset, l'atteggiamento mentale, l'approccio.

tutti si premurano di dirti come si scrive un racconto o un romanzo, ma nessuno ti aiuta a gestire tutto il resto: dal blocco dello scrittore al silenzio delle case editrici, dal confronto con il successo di altre autrici alle aspettative irrealistiche o disattese al momento della pubblicazione.

al momento ho messo insieme circa due terzi del libro e sono parecchio soddisfatta di quanto scritto fino a ora. mi sto sforzando di non aver fretta di chiudere (come faccio sempre), per essere sicura di affrontare tutti i temi che mi sembrano rilevanti nel modo più completo e utile possibile.

anni fa ho scritto un manuale dal titolo “sono uno scrittore ma nessuno mi crede”. non vi sfuggirà che non sono uno scrittore. e non perché non scriva, ma perché sono una scrittrice, una donna. il motivo per cui ho usato il maschile sovraesteso è che si faceva così. ci hanno detto che avremmo dovuto identificarci col maschile.

adesso che mi sto interessando di sessismo interiorizzato, linguaggio inclusivo, femminili professionali ho deciso che in questo nuovo manuale userò il femminile sovraesteso, o femminile universale. insomma, mi rivolgerò sempre e solo a una interlocutrice ideale. e i maschi dovranno adattarsi oppure ciao.

questo interesse per il linguaggio inclusivo potrebbe sfociare nel progetto di scrittura #5 cui sto pensando da un po'. ma come sapete, quando penso di voler scrivere un libro su qualcosa, finisco per scrivere tutt'altro.

ecco un piccolo estratto dal manuale per scrittrici:

non credere al blocco della scrittrice (ma impara a superarlo)

non credo a babbo natale e nemmeno in dio, ma al blocco dello scrittore, anzi al blocco della scrittrice, credo eccome. Sono più i giorni in cui sono bloccata che quelli in cui la scrittura fluisce, per cui so di cosa parlo. (Oggi riprendo a scrivere dopo oltre due settimane che non lo faccio.)

Ci sono tanti motivi per cui è difficile portare avanti un progetto di scrittura. Molti hanno a che fare con la paura: paura dell'insuccesso, paura del successo. Paura di non essere capaci, paura che non importi a nessuno, paura che faccia tutto schifo, paura che nessun editore sulla terra vorrà pubblicarci, paura che se ci autopubblichiamo nessuno vorrà leggerci. Paura di essere troppo grasse, troppo vecchie, troppo single, troppo sposate, troppo fissate con la cioccolata per poter scrivere questo romanzo. Le paure che ci frenano sono tantissime, a volte ragionevoli a volte totalmente insensate. Quando è la paura a bloccarti dille “grazie, hai ragione”, e continua a scrivere. Scrivere è un'attività spaventosa, ti mette a nudo, ti mette in contatto con parti di te che non conosci o non frequenti di solito. Avere paura quando si scrive è normale, sarebbe folle il contrario, soprattutto se pensiamo che quello che stiamo scrivendo non resterà nascosto nell'hard disk del nostro pc ma andrà incontro al giudizio dei lettori. Quindi, se è solo paura, stai tranquilla e scrivi nonostante la paura.

Un'altra fonte di grossi blocchi nella scrittura è dovuta alla mancanza di pianificazione: non sai cosa scrivere perché non ci hai pensato prima o perché non ci hai pensato abbastanza, o perché quello a cui avevi pensato non funziona più, dato che nel frattempo hai stravolto tutto. È normale, capita in continuazione, ma si risolve mettendo assieme i pezzi. Può essere un buco di trama, mancanza di coerenza nell'agire dei personaggi, qualcosa che non ti convince nella direzione che il tuo testo ha preso. 

Per rimettersi in carreggiata, in questi casi è sufficiente un po' di riflessione. Cos'hai scritto fino a quel punto? Cosa funziona? Cosa non ti convince?

Puoi provare a fare del brainstorming e buttare giù alla rinfusa tutto quello che ti viene in mente, tutto quello che sai su un dato personaggio, o tutte le scene che sei sicura di dover ancora scrivere, oppure puoi scrivere sul tuo diario tutte le perplessità e le contraddizioni che ti impediscono di andare avanti, o ancora puoi andare a fare una passeggiata, o andare a correre, o farti una doccia, leggere un libro, uscire a cena. Tieni conto comunque che provare a scrivere anche quando non ne hai voglia o non sai cosa scrivere, è sempre utile perché ti costringe a stare focalizzata sulla storia con costanza e obbliga il tuo cervello a pensarci e a trovare soluzioni.

martedì 5 ottobre 2021

progetto di scrittura #3 - il libro che mi ha dettato roald dahl in persona


a fine maggio ho iniziato a leggere “Matilde” di roald dahl. adoro i libri di dahl, sono super cinici e cattivi nei confronti dei bambini. mi fanno davvero ridere, adesso, da adulta. non ho avuto la fortuna di apprezzarli da bambina perché piacevano a mia sorella maggiore e io dovevo schifarli per principio.

in un momento di vuoto ho ricopiato l'incipit di “Matilde” e poi è successa una cosa magica: ho scritto per dieci giorni come sotto dettatura. pagine allegre, felici, surreali, divertenti. pagine tipo quelle di roald dahl.

Spesso mi lamento il fatto che nessuno mi detti i libri. che debba proprio scriverli io, parola per parola, con gran fatica.

questo romanzo qui, che si chiama “La famiglia Preziosin” ha iniziato a dettarmelo roald dahl in persona. solo che poi se n'è andato e mi ha lasciato con un libro scritto a metà.

se rileggo quella metà di libro ho l'impressione che mi abbiano rifilato il manoscritto di un altro e mi abbiano detto: “bon, finiscilo tu”.

ma io che ne so? non ho mai scritto un libro così, non ho la minima idea di cosa dovrebbe succedere dopo. è una sensazione straniante, frustrante. il più bel libro che ho scritto è solo metà di un libro e non sono capace di finirlo.

se qualcuno ha qualche suggerimento su come fare per convincere roald dahl a dettarmi anche l'altra metà, sono tutta orecchi.

ecco un piccolo estratto da "La famiglia Preziosin" il mezzo romanzo che mi ha dettato roald dahl:

“Andrai a scuola in pigiama” dichiarò la donna pensando in quel modo di convincere Francesca a indossare una cosa qualunque.

Francesca replicò: “Ottima idea” e trascinando le pantofole a forma di cane si diresse verso il cortile dove era in attesa l'autista con la macchina.

“Lo zaino” si ricordò appena prima di uscire dal portone, “per andare a scuola mi serve lo zaino, con l'astuccio, il diario, i quaderni, il righello”.

Subito la signora Preziosin istruì alcuni valletti in modo che procurassero l'occorrente.

Quando l'auto con Francesca uscì dal cancello della villa diretto verso la scuola, lo fece con un seguito di 14 limousine, dentro a ognuna c'erano decine di inservienti e centinaia di zaini, contenenti ciascuno tutto l'occorrente per la scuola.

Raggiunto il cortile dell'istituto Milani l'autista fermò la macchina, aprì la portiera e fece scendere Francesca. Dietro di lei una processione di valletti ricoperti di ogni tipo di zaino per la scuola.

Quando Francesca raggiunse la sua classe, bussò alla porta.

“Avanti” disse l'insegnante di matematica.

“Buongiorno” disse Francesca entrando.

La signorina Regolina era una delle maestre più esigenti e precise della scuola, non amava i ritardi, le righe storte, le scarpe slacciate e le facce sporche di cioccolata. 

“L'ultima ora è già iniziata da venti minuti, avrebbe fatto meglio a presentarsi direttamente domani mattina, magari dopo essersi tolta il pigiama e le pantofole” puntualizzò la Regolina.

Francesca sfoggiò la sua faccia più triste e mortificata: “Ha ragione, domani proverò a essere puntuale. Ma ora posso restare comunque?”

Regolina annuì a malincuore, avrebbe preferito mandarla dal preside, ma quella mattina aveva già spedito venti alunni di tre classi diverse in presidenza, e con quello aveva raggiunto il limite massimo di scolari che il regolamento permettesse di espellere dalla classe. C'è da dire che quella regola era stata introdotta proprio l'anno precedente per evitare che la Regolina facesse le sue lezioni ai banchi vuoti.

Francesca entrò e si diresse verso l'unico banco libero in ultima fila. Lo stuolo di inservienti la seguì, inciampando sugli zaini degli alunni, spostando banchi, facendo volare penne.

Regolina era sbiancata per la confusione e come d'abitudine aveva battuto le mani per riportare l'ordine, ma nessuno l'aveva sentita a causa del chiasso. In fondo alla classe ora, attorno al banco di Francesca Preziosin, c'era un semicerchio di uomini in livrea.

“Bene, potete andare” disse la Regolina rivolta ai valletti.

“Preferirei che restassero” rispose Francesca.

La Regolina pur di continuare la lezione acconsentì a malincuore e proseguì la spiegazione alla lavagna.

Francesca sbirciò sul banco della sua vicina e capì di cosa aveva bisogno. Sussurrò quindi ai valletti: “Per favore un quaderno a quadretti, pastelli colorati, una penna”.

Tutti insieme i valletti si misero a rovistare negli zaini. In pochi istanti Francesca ebbe il tavolo invaso da 48 quaderni a quadretti, 98 set da 12, 240, 3.600 pastelli a cera, a olio, acquerellabili e 9.347 penne blu, nere, rosse, verdi, cancellabili, stilografiche, a sfera, a scatto.

Francesca si mise a frugare tra tutta quella roba, cercando di fare meno rumore possibile. Sfilando un quaderno da sotto la catasta fece crollare tutto a terra con gran fracasso. 

La Regolina si voltò e guardò Francesca con occhi colmi di rimprovero. Francesca si fece piccola piccola sulla sedia, e incapace di decidere quale quaderno, quale penna, quale set di pastelli usare, rimase a fissare la lavagna con le lacrime agli occhi. Era molto in imbarazzo. Dal primo momento in cui era entrata, tutti l'avevano fissata e si erano messi a fare battutine sul suo pigiama con i pagliacci, sulle pantofole a forma di cane e sulla quantità di gente che si era portata dietro.


venerdì 1 ottobre 2021

progetto di scrittura #2 - il libro di crescita personale per ragazzi

mentre frequentavo il corso “scrivere per ragazzi” della scuola holden ho iniziato a frequentare il corso “il mercato editoriale per bambini e ragazzi” di langue e parole.

uno degli incontri era con una libraria che ci ha parlato di come i libri di mindfulness, gestione delle emozioni &co per ragazzi stessero prendendo piede. spulciando la classifica americana dei libri più venduti su amazon e confrontandola con quella italiana... boooom, mi è venuta un'altra idea: un manuale di crescita personale per ragazzi. (sì, booom è il rumore che fa nella mia testa un'idea che mi sembra geniale. il problema è che anche le idee del cazzo fanno lo stesso rumore. e a volte mi ci vogliono mesi per capire che un'idea all'apparenza geniale in verità era un'idea del cazzo)

ho iniziato a scriverlo mentre stavo scrivendo quello su Kathrine Switzer, era la prima volta nella vita che mi capitava di avere due idee e di portarle avanti contemporaneamente.

ho finito di scrivere questo libro ad agosto perché mentre scrivevo questo libro ho iniziato a scrivere non un altro, bensì altri due libri.

a settembre 2020 avevo zero idee e pensavo che non avrei scritto mai più niente, a maggio 2021 avevo quattro libri: uno finito e tre in lavorazione.

lavorare a tre libri contemporaneamente è rassicurante, e folle, e divertente, ed esasperante tutto insieme.

il bello è che puoi saltare da uno all'altro in base alle idee che nel frattempo ti vengono in mente, il brutto è che puoi saltare dall'uno all'altro in base alle idee che nel frattempo ti vengono in mente, e ti sembra di avere personalità multiple e di non fare davvero progressi e di lasciarti scappare tutto tra le mani senza concludere davvero qualcosa.

al momento non uno, non due, ma ben tre editori hanno risposto attivamente di essere interessati a valutare il testo, cosa niente affatto scontata, di solito il silenzio è la risposta standard.

ecco un piccolo estratto dal capitolo 16 del libro di crescita personale per ragazzi:

16. Sii paziente

“La pazienza è la virtù dei forti”. Essere pazienti richiede uno sforzo di cui né tu né io siamo state, né siamo, capaci. 

So che nei libri non bisogna mettere frasi fatte. Quindi ricominciamo.

Pazienza deriva dal latino patire, che vuol dire soffrire. Mai prima d'ora guardare all'etimologia di una parola è stato più illuminante di così. Conosci l'espressione “patire le pene dell'inferno”? Ecco, rendere l'idea di cosa per me significa essere pazienti, avere pazienza, aspettare.

Come vedi, cara me del passato, questo doveva essere l'ultimo capitolo, ma ho dovuto metterlo per primo, perché la fretta indemoniata continua a essere la nostra cifra stilistica, e per arrivare in fondo a questo libro è necessario che tutte e due ci diamo una calmata. 

Noi siamo così, facciamo tutto in un lampo e appena finiamo ci chiediamo: e adesso? Cosa succede? Come mai non succede niente!?

Bruciamo tutto in un istante, convinte che dopo arriverà la vita vera, quello per cui davvero vale la pena. Mangiamo, divoriamo, ingoiamo senza masticare: anni di scuola, fette di torta, traguardi raggiunti, amicizie. Non sappiamo gustare niente, non sappiamo goderci i momenti ed è un problema, perché adesso mi è chiaro: dopo non succede niente di entusiasmante. E anche se lo so, continuo a chiedermi “quando arriva la vita vera?”

Tu eri certa che sarebbe arrivata quando avresti preso il diploma e avessi trovato un lavoro, o quando avresti finito l'università. Io ero certa che sarebbe arrivata con la pubblicazione del primo libro e poi del secondo, del terzo, del quarto. Ma nessuna pubblicazione ha mai fatto capitare qualcosa di magico, di meraviglioso, di risolutivo. Io ero sempre io.

La vita vera è adesso così come era allora, quando andavi a scuola, quando studiavi, quando uscivi con le amiche, quando cercavi l'anima gemella. Cara me del passato, non esiste nessun traguardo oltre il quale ci sarà qualcosa di più vero di quanto non ci sia ora. 

Ti ricordi la storia dell'Orsetto Tuttafretta? Abbiamo chiesto a papà di leggercela decine di volte. “Mi raccomando, Orsetto Tuttafretta, non prendere le foglie rosse perché fanno venire il prurito”. Ma l'Orsetto Tuttafretta è già andato a prendere le foglie per la mamma e non ha sentito quella raccomandazione. E nemmeno tu, né io.

Ogni tanto ancora oggi me lo dico da sola “Silvia, hai fatto di nuovo l'Orsetto Tuttafretta”, quando esco per fare la spesa e dimentico la lista a casa, quando invio un'email lasciando metà delle domande senza risposta e subito dopo ne devo inviare un'altra, quando decido di fare una torta al cioccolato e solo dopo aver rotto le uova nella ciotola mi accorgo che mi manca lo zucchero, o la farina, o il cioccolato. O tutti e tre.

martedì 28 settembre 2021

progetto di scrittura #1 - un libro di corsa


un anno fa mi trovavo in un limbo, ero in attesa di sapere se einaudi ragazzi avrebbe accettato di pubblicare “l'inventario delle mie stranezze”, (spoiler alert: sì, ha accettato) e stavo cercando disperatamente l'idea per un nuovo libro.

ci sono scrittori/scrittrici che hanno molte più idee di quante possano concretizzare, io no. non so mai se o quando arriverà un'idea buona per un libro.

a novembre ero così disperata al pensiero che non avrei mai più scritto nulla che ho iniziato a frequentare il corso “scrivere per ragazzi” della scuola holden.

il corso prometteva che entro la fine di gennaio avremmo avuto tra le mani un progetto di libro, ed era proprio quello di cui avevo bisogno.

ho passato il mese di dicembre a convincermi che avrei scritto un libro per ragazzi a tema minimalismo: due sorelle, una frugale e una malata di shopping...


a gennaio ho acquistato l'ebook “i can run”. era in offerta del mese su amazon e io ero diventata tutt'uno col divano. volevo ricominciare a correre. dentro quel libro c'era un'intervista a Kathrine Switzer, la prima donna a correre una maratona come atleta registrata nel 1967. Boooom.

ho ripreso a correre ascoltando ore di podcast e di interviste alla Switzer, che è ancora bella arzilla e a settant'anni suonati corre e porta avanti l'associazione no-profit 261 fearless eccetera eccetera.

ho letto la sua autobiografia “marathon woman” e ho deciso che la sua storia era troppo bella e potente per restare lì.

le sorelle minimaliste sono state velocemente dimenticate e a fine aprile non solo riuscivo di nuovo a correre per un'ora consecutiva, ma avevo finito il mio nuovo romanzo: “un miglio al giorno – storia della prima maratoneta”.

in questi mesi “un miglio al giorno” è stato rifiutato da una mezza dozzina di editori. sto aspettando ancora qualche risposta. se nessuno si dirà interessato entro aprile 2022 ho deciso che lo autopubblicherò.

Ecco un piccolo estratto dal libro di corsa:

Mio padre si liscia la barba e dice: - No, tesoro, sono sicuro che non vuoi diventare una cheerleader, sono così stupidine.

Non ha tutti i torti, le cheerleader hanno l'aria di non avere un cervello, ma sono sicura che essere una di loro mi aprirebbe le porte per la popolarità, lo dice anche Helen, mi farebbe sembrare carina e interessante. Potrei fare il tifo per John insieme alle altre, sarebbe più facile avere delle amiche, avvicinare i ragazzi.

- Non voglio saperti a gironzolare attorno agli armadietti in attesa dei ragazzi - dice mia madre, guardandomi da sopra le lenti degli occhiali da lettura.

- E poi - aggiunge mio padre - non dovresti stare in disparte a fare il tifo per gli altri, gli altri dovrebbero fare il tifo per te. Ti piace correre, sei un'atleta in gamba.

I complimenti di mio padre sono sempre una carezza gradita. Resto in silenzio, sperando che continui. 

- La vita è fatta per essere protagonisti, non spettatori. La tua scuola ha una squadra femminile di hockey. Dovresti farne parte, essere una leader.

- Ma non ho la più pallida idea di come si gioca a hockey, non mi faranno mai entrare nella squadra - protesto.

- È facile, basta che ti alleni. Corri un miglio ogni giorno e in autunno sarai pronta per la stagione dell'hockey.

- Un miglio? - urlo. Mio padre è impazzito. Un miglio è lunghissimo, sono uno virgola sei chilometri, un'immensità, tipo la distanza da qui alla luna. Correre un miglio, per quanto ne so, è come scalare l'Everest.

- Guarda, ti spiego come fare - prende un foglio di carta e una penna, disegna un rettangolo (casa nostra) e poi un rettangolo esterno più grande. - Il nostro giardino misura quaranta per ottanta, quanto fa il perimetro?

- Duecentoquaranta metri - rispondo, impiegando più tempo di quanto vorrei.

- Quindi per fare un miglio ti basta fare il giro della casa per sette volte.

- È tantissimo.

- Puoi cominciare subito. Basta che esci dalla porta. Inizia piano, col tempo migliorerai. Ti assicuro che correndo un miglio al giorno per tutta l'estate, in autunno sarai ammessa nella squadra di hockey.

mercoledì 22 settembre 2021

la tazza azzurra tinta unita

nelle prime righe di pagina sette del mio romanzo "l'inventario delle mie stranezze" c'è scritto "la mia tazza, quella azzurra". mentre nel dattiloscritto che avevo consegnato all'editore c'era scritto "la mia tazza, quella azzurra tinta unita". la persona che ha revisionato il testo ha reputato che "tinta unita" fosse pleonastico* e l'ha tolto.

una autrice deve decidere quali battaglie combattere, non si può impuntare su qualsiasi proposta di modifica, sia per non rendersi insopportabile, sia per essere più credibile quando si rifiuta di cambiare qualcosa. quindi ho accettato di buon grado di sacrificare "tinta unita" fingendo che per me non avesse senso o valore.

esempio di dialogo tra me e il matematico:

- per favore, mi fai un tè?
- che tazza vuoi?
- quella azzurra tinta unita.

come potete vedere, la risposta "quella azzurra" non avrebbe specificato alcunché.


*avevo scritto ridondante, ma pleonastico è una parola cui sono affezionata: l'ha usata il matematico nell'sms in cui mi augurava buon anno 2004, tre mesi prima che diventassimo qualcosa insieme.

giovedì 16 settembre 2021

gli inetti

io e il matematico siamo due inetti in casa. nessuno dei due ha mai voglia di pulire, riordinare, dare una parvenza di vivibilità alla casa. se fosse per il matematico arriveremmo ai livelli di "sepolti in casa", ridotti a scavalcare cumuli di immondizia per passare dal letto al divano, e incapaci di gettare i cartoni del latte vuoti.

in 14 anni sotto lo stesso tetto (tre tetti diversi a dir la verità), il matematico non ha mai preso una spugna in mano per pulire il bagno, né mai passato l'aspirapolvere di sua iniziativa. con grande sforzo e malvolentieri fa qualcosa se costretto. e non è che io sia un'amazzone del pulito o pretenda di avere pavimenti così lustri da poterci mangiare.
periodicamente ci diciamo che forse dovremmo cercare un aiuto domestico. tutte le volte decidiamo che non è poi così sporco né in disordine da dover sopportare che un* sconosciut* metta le mani nelle nostre cose.

a causa della nostra inettitudine, le piccole riparazioni necessarie diventano una questione di stato. abbiamo una lampadina fulminata da mesi (o più probabilmente da prima dell'inizio della pandemia), ma siamo troppo incapaci per sostituirla.

abbiamo avuto la lavastoviglie allagata per settimane, ci siamo lavati assecondando le bizze della caldaia per tre mesi, ci siamo tenuti strati di muffa sui muri per anni, prima di far intervenire qualcuno. ma anche: abbiamo lasciato l'aspirapolvere in mezzo al corridoio per due settimane in attesa che a qualcuno venisse voglia di mettere il sacchetto nuovo.

adesso la porta della camera da letto cigola così tanto che se uno dei due la apre di notte l'altro/a si sveglia. e non basta più fare la mano a geco per non farla cigolare.

in compenso, incredibile a dirsi, abbiamo filtri del condizionatore splendenti. domenica il matematico li ha puliti per la prima volta in cinque anni. filtri che andrebbero ogni due settimane, ovviamente.

sabato 11 settembre 2021

è autobiografico?


è la domanda che separa il prima dal dopo. prima non sei una scrittrice e dopo sì, sei legittimata a definirti tale. la domanda spartiacque è: "ma il tuo libro è autobiografico?".

me l'hanno chiesto per tutti i romanzi che ho scritto e pubblicato. e ho capito che:
    A. le persone non sanno cosa significhi autobiografico
    B. spesso quella domanda ne nasconde un'altra (anche se non sono sicura di sapere quale).

iniziamo affrontando il punto A e definiamo autobiografico. secondo la treccani autobiografia è la "narrazione della propria vita o di parte di essa, soprattutto come opera letteraria"

la protagonista dell'inventario delle mie stranezze ha undici anni in un tempo contemporaneo, in cui c'è internet e ci sono i cellulari. io ho avuto undici anni nel 1993. quindi, se il romanzo fosse autobiografico, sarebbe ambientato in quell'anno. ma diciamo pure che ho ambientato la mia autobiografia in epoca contemporanea per dissimulare. vi sembra possibile che io nel 1993 abbia ricevuto una diagnosi di autismo? persino oggi è difficile arrivare a una diagnosi del genere, all'epoca credo che nemmeno esistesse. quindi no, l'inventario non è autobiografico.

forse però chi mi ha posto questa domanda pensa che io possa essere la madre della protagonista, e che abbia raccontato la storia di mia figlia. in quel caso il libro più che autobiografico, sarebbe biografico, perché non racconto la mia vita ma quella di una persona che conosco. anche qui, comunque, rientriamo nel genere fantascienza, dato che non ho figli.

e ora veniamo al punto B. cosa voleva sapere davvero la persona che mi ha chiesto se l'inventario (ma anche "maschiaccio e femminuccia" o "aria e altri coccodrilli") è autobiografico? io credo che volesse sapere se sono davvero autistica (se ero davvero un maschiaccio/se sono stata davvero depressa a diciotto-vent'anni), se ho vissuto le cose che ho raccontato, se so di cosa parlo o se in definitiva sono una millantatrice, una ciarlatana, una impostrice.

ricordo molto bene quando ho terminato la lettura del romanzo "la madre di eva", un libro potentissimo che mi ha fatta piangere. il tema trattato è quello della disforia di genere. quando ho scoperto che l'autrice non aveva alcuna esperienza diretta con l'argomento ma si era semplicemente documentata, mi sono sentita tradita. improvvisamente il libro ha perso di valore ai miei occhi "ah, è tutto finto". delusione. 

ora, so che è una cosa stupida da pensare. i romanzi sono storie inventate, ne scrivo pure, ho idea di cosa siano. eppure è come se per i libri di cui mi chiedo "è autobiografico?" pretendessi che l'autore non avesse inventato tutto, perché per la mia sensibilità certi argomenti, certe storie, non si devono inventare, per rispetto, per pudore, perché è più giusto che siano raccontate da chi le conosce meglio.

voi che idea vi siete fatti? perché chiedete agli autori se il loro romanzo è autobiografico? e da scrittori? cosa pensate celi quella domanda?

domenica 5 settembre 2021

ho deciso di essere una scrittrice felice


sono da sempre una persona (e una scrittrice) infelice e insoddisfatta.
non ho mai capito chi sostiene che ognuno è artefice della sua felicità, che la felicità è una scelta.
fino a ora. ora credo di aver intuito cosa intendono e mi sono convinta che hanno ragione. 
se lo sforzo di rendere felice la mia vita intera mi sembra al di fuori delle mie possibilità, ho deciso che almeno nell'ambito della scrittura posso scegliere di essere felice.

ho passato anni a saltare da una delusione all'altra: romanzi rifiutati, racconti non pubblicati, concorsi persi, vendite insoddisfacenti. mesi a cercare di ritrovare fiducia e a mettermi a scrivere qualcos'altro. che puntualmente veniva rifiutato. e quel rifiuto appena nato mi gettava di nuovo nello sconforto e nella disperazione.
in ogni dato periodo riponevo tutte le mie speranze solo su un testo: un racconto di due pagine, un romanzo breve.
da adesso non sarà più così: ho abbastanza libri pubblicati e abbastanza libri in cantiere da vedere davanti a me solo grandi soddisfazioni e possibilità: concorsi da vincere, contratti da firmare, ristampe di cui gioire, traduzioni all'estero di cui essere orgogliosa. i rifiuti, le recensioni negative, le vendite al di sotto delle aspettative non avranno più il potere di scalfire il mio entusiasmo. anche perché sono tutte cose fuori dal mio controllo.
una grossa fetta del successo di un autrice ha a che fare con la fortuna e il tempismo. il mercato editoriale non è né giusto né meritocratico: ci sono libri straordinari che non hanno alcun successo e libri mediocri che scalano e le classifiche. io continuerò a scrivere al meglio delle mie possibilità per dare alla fortuna la possibilità di incontrarmi ancora e ancora sulla sua strada.
e tutto quello che arriverà sarà stupendo. 
intanto gioisco di tutto quello che ho raggiunto, che è meraviglioso e per nulla scontato.

sabato 28 agosto 2021

l'inventario delle mie vacanze


soundtrack

  • 180.282 passi (di cui 21.876 il primo giorno, 33.376 il secondo giorno, 45.200 il terzo giorno, 36.893 il quarto giorno, 28.196 il quinto giorno, 14.741 il sesto giorno) per un totale di 145,4 chilometri

  • innumerevoli mangiate

  • millemila anatre

  • 0 minuti su facebook e instagram (è la prima volta da quando ho gli account che provo a vivere senza e, incredibile, si vive anche senza. ora devo solo destreggiarmi tra le oltre 200 notifiche)

  • 200 microcovid presi al ristorante in cui ci hanno detto che per mangiare al chiuso non serve il greenpass
  • 1 nutria

  • 1 piatto di cozze fritte "buone, ma non quanto quelle della zia memena"

  • numerosissimi giochi logici

  • 0 parole aggiunte ai miei LIC (ndr: libri in corso)

archivio visivo delle mie vacanze









archivio sonoro delle mie vacanze

giovedì 12 agosto 2021

confessioni di una che soffre di paragonite

paragonite s.f. [der. di pragone, col suff. medico -ite]  In medicina, processo infiammatorio, acuto o cronico, dell'autostima dovuto al continuo mettere a confronto se stessi con gli altri col preciso intento di sminuirsi e sentirsi inferiori e non abbastanza.

ho quasi quarant'anni, non ho figli, non sono sposata, non vivo in una casa di proprietà. e tutte queste cose potrebbero avere il potere di farmi sentire non all'altezza di tutte le mie coetanee che hanno figli, sono sposate e pagano il mutuo. ma la verità è che di questi aspetti non me ne frega nulla. ho scelto di non avere figli, ho scelto di non sposarmi, ho scelto di abitare in un appartamento in affitto e nessuna di queste cose, quando mi viene fatta notare, mi infastidisce o mi dispiace o mi mette in difficoltà perché appunto io voglio vivere così: senza figli, senza vincoli formali.

soffro invece di paragonite invalidante in un altro ambito, quello della scrittura. da fuori può sembrare che sia un'autrice di successo, forse c'è persino qualcuno che guarda i miei risultati e soffre di paragonite a causa mia. dopo anni di piccole case editrici ho pubblicato non uno, ma ben due romanzi con einaudi ragazzi, cosa voglio di più?!

voglio più lettori, più recensioni, ristampe, un agente letterario. voglio che i miei libri siano tradotti all'estero. e che abbiano più lettori più recensioni più ristampe anche nelle loro edizioni straniere. voglio essere invitata alle fiere, ai festival. voglio vincere premi.

l'ambizione mi divora. non so stare nel qui e ora. non so dire che sono stata brava, che ho raggiunto ottimi traguardi, che ci vuole tempo, più tempo, e pazienza, ancora pazienza.

mi guardo intorno e vedo autrici che hanno più lettori, più recensioni, più libri pubblicati, più successo, più follower sui social, più visualizzazioni sui reel e vorrei essere loro. anche se non vorrei scrivere i libri che scrivono loro.

e so che è una cosa stupida, perché non ha alcun senso paragonarmi a persone di cui so poco o nulla, che nulla hanno in comune con me. e ugualmente continuo a sentirmi inadeguata, non abbastanza brava, impantanata nelle sabbie mobili della mediocrità quando quello che vorrei è eccellere.

voi come gestite il confronto? siete sereni? 

venerdì 23 luglio 2021

riflessioni confuse su vita, lettura, scrittura, libri

il momento in cui un mio libro esce ha sempre un impatto emotivo molto forte su di me. vengo travolta da un misto di sconcerto, gratitudine, disperazione, euforia difficili da gestire.
poi viene il crollo, il post-event blues, ne parlavo lo scorso anno dopo l'uscita di "maschiaccio e femminuccia". quest'anno mi ero illusa di essere preparata: stesso editore, stesso periodo dell'anno, stessa frenesia da creazione di contenuti (post, reel, podcast, annunci sponsorizzati, segnalibri, interviste, follia). invece no.

comunque, anche quest'anno è andata. ho fatto il possibile, dal sei luglio "l'inventario delle mie stranezze" è vostro, e tutto è definitivamente fuori dal mio controllo. non posso decidere chi può o deve leggere o non leggere il mio libro, quando lo deve comprare o dove, come lo deve recensire e su che piattaforme, quanto lo deve consigliare e con che parole e a chi, quale messaggio deve portare con sé.
sì, sono una maniaca del controllo. e vivo per questo in un'ansia perenne. lucky me.

ma non era di questo che volevo parlare. ho fatto questa introduzione per giustificare almeno in parte il fatto che da due settimane non scrivo sul blog. 

quello che volevo dire è che per me la scrittura è sempre una questione molto personale. tutte le mie storie hanno radici che affondano nella mia vita e nella mia esperienza. anche questo blog è così. tutto quello che scrivo è ombelicale, egoriferito, autoreferenziale. ha a che fare con il mio modo di percepire il mondo, viene filtrato dalla mia esperienza e ingigantito attraverso la lente che è il mio sguardo unico su cose, persone, situazioni. e pur scrivendo sempre e solo di me, in modo più o meno filtrato dalla finzione, l'ambizione è sempre quella che dalla mia esperienza personale gli altri possano trarre qualcosa di universale, valido per loro.

"nel segno dell'anguilla" e "i pesci non esistono" (i due libri che vedete nell'immagine qui sopra) sono proprio così. sono due libri meravigliosi che partono dal rapporto di chi scrive con il padre, passano attraverso la scienza - la sua fallibilità - e arrivano al senso della vita. non sono romanzi, non sono saggi, non sono biografie né autobiografie. appartengono a un genere tutto loro, un ibrido che a qualcuno farà storcere il naso e che io trovo meraviglioso.
credo che questi autori, come me, usino la scrittura come l'unico strumento possibile per comprendere la vita, la loro e quella su questo pianeta.
non so se riuscirò mai a scrivere dei libri così belli, interessanti, profondi, personali e allo stesso tempo universali, ma è l'obiettivo che mi prefiggo sempre quando scrivo.

lunedì 5 luglio 2021

l'inventario delle mie stranezze - il titolo




anni fa avevo trovato al supermercato un libro dal titolo "nato in un giorno azzurro". l'ho comprato d'impulso. ed era perfetto per me, che mi sento azzurra e voglio diventare un colore. raccontava la storia di un ragazzo asperger.
 
credo che "l'inventario delle mie stranezze" sia il titolo più riuscito tra quelli dei miei romanzi. 
per molto tempo il manoscritto ha avuto dei titoli stupidi e sbagliati, quando ho iniziato credendo di scrivere un libro sulla pasticceria si chiamava "la torta di nonna", poi si è chiamato "asperger e torta di mele". (quando leggerete il libro non vi sarà difficile trovare tra le pagine la convinzione che dovesse essere un libro sulla pasticceria.)
per un lungo periodo il titolo provvisorio è stato "sono strana e allora".
solo alla fine del libro ho capito cosa avevo scritto e ho trovato quello che è diventato il titolo definitivo.
penso che "l'inventario delle mie stranezze" sintetizzi in sé due aspetti cardine delle persone nello spettro: la tendenza a catalogare, sistematizzare, schematizzare e la perenne sensazione di essere diversi, alieni, di avere qualcosa che non va, qualcosa di probabilmente sbagliato che agli occhi degli altri - i neurotipici - viene percepito nel migliore dei casi come strano, eccentrico.
spero che questo titolo abbia il potere di attirare a sé i lettori giusti, di fare da calamita per tutte le ragazze, i ragazzi e in generale le persone che hanno bisogno di riconoscersi in Agata e Paolo (per gli amici spettro).

giovedì 1 luglio 2021

l'inventario delle mie stranezze - l'editing


ho un processo di scrittura molto controllato. mi capita raramente di scrivere in preda all'ispirazione, all'estasi creativa, di getto, in uno stato di flow.

l'unica scena dell'inventario che ho scritto in questo modo entusiasmante finiva così: 


Per entrare in classe busso. La campanella è suonata da dieci minuti e il professore di arte non sarà contento di questo mio ritardo. Invece molto gentilmente dice: – Benvenuta signorina Lumi, grazie per degnarci della sua presenza.

– Prego, – rispondo.

E tutta la classe scoppia in una risata rumorosa.

– Non farei la spiritosa, se fossi in lei, – dice.

Mi dirigo in silenzio e a testa bassa verso il mio posto, ma il professore mi ferma con un: – Signorina, è per caso nata in barca?

– N-no... perché?

Lo scroscio di risate è ancora più assordante del primo. La tentazione di coprirmi le orecchie con le mani è fortissima, ma mi limito a stringere i pugni nelle tasche dei jeans.

– Chiuda la porta e vada a sedersi.

Ubbidisco, ma sono confusa: non volevo essere spiritosa, perché si sono messi tutti a ridere? E cosa c’entrava la barca?


ero così entusiasta di questo brano che l'ho persino letto ad alta voce al matematico. che non legge niente di mio a parte la lista della spesa, ma mi sentivo così orgogliosa che ho voluto renderlo parte del mio genio.

quando ho visto le revisioni a questo brano non sapevo se ridere o piangere: accanto a "nata in barca" c'era scritto "il modo di dire non è poi così famoso, forse sarebbe meglio aggiungere una battuta di dialogo o eliminare il riferimento".



il che mi ha insegnato almeno due cose:

  1. l'ispirazione è sopravvalutata
  2. mai fidarsi di quello che si scrive in uno stato di estasi