venerdì 25 novembre 2022

il bonus (s)facciata - casa mia edition


il bonus (s)facciata ha trasformato il condominio in cui abito nel ponte di san francisco: lo stanno dipingendo da un anno (e non è un eufemismo, hanno iniziato a montare le prime impalcature a novembre 2021 - ovviamente stando al prospetto inviatoci dall'amministratore il tutto si sarebbe dovuto risolvere in sei mesi). ma la realtà è che ancora non è finita. l'impressione è che quando i lavori termineranno, sarà passato così tanto tempo che sarà arrivato il momento di cominciare a ridipingere tutto da capo.

da un paio di giorni il bonus (s)facciata ha trasformato il condominio in cui abito in un carcere di massima sicurezza in cui si violano quotidianamente in diritti umani.
quest'estate per dipingere la parete su cui si affaccia la finestra del bagno, ce l'hanno chiusa per settimane. e ok, non è il massimo della vita avere il bagno buio sempre, ma tutto sommato in bagno non è che ci si passi così tanto tempo.

ora però è arrivato il momento di dipingere la parete su cui si affacciano tutte le altre finestre. quindi per due giorni io e il matematico siamo stati murati vivi. l'impalcatura bloccava completamente gli scuri di camera e salotto e non potevamo aprirne nemmeno uno spiraglio, nemmeno nelle ore in cui gli operai non lavorano davanti alle nostre finestre. stavo decidendo come organizzare il mio ufficio domestico in bagno, mi restava solo da capire se era meglio lavorare seduta direttamente sul vater o sul cesto della biancheria sporca quando il bonus (s)facciata ha trasformato il condominio in cui abito nella casa del grande fratello. gli operai hanno tolto gli scuri e ci fanno "col il culo ciao ciao".

giovedì 17 novembre 2022

soldi


ho un rapporto piuttosto incasinato con tutto e tutti, soldi inclusi.
da qualche mese seguo dei podcast che affrontano questo argomento (vi consiglio grano e rame) e ascoltando le storie degli altri mi sono fatta delle domande sulla mia storia con i soldi.

da quello che ho capito, il rapporto coi soldi dipende dalle credenze e dalle emozioni legate al denaro che abbiamo assorbito in famiglia fin da piccoli.

uno dei ritornelli della mia infanzia è stato il "ce ca costa?" (ndr: quanto costa?) di mia nonna.
mia madre, per fare la spesa, ancora oggi gira 3-4 supermercati diversi a caccia delle offerte, risparmiare 10 centesimi sui pavesini le dà da sempre grandissima soddisfazione. 

l'impressione è sempre stata che i soldi fossero pochi e andassero risparmiati. 

ogni volta che desideravo qualcosa l'ho quasi sempre avuta (pisolone e crystal ball esclusi) ma ogni regalo ricevuto si portava dietro una montagna di sensi di colpa, l'impressione di aver fatto sprecare del preziosissimo denaro familiare per qualcosa di futile, infantile, un capriccio.
in prima media ho lasciato il basket, anche se mi piaceva molto, per non far spendere ai miei ventimila lire al mese.
in quinta superiore non sono andata in gita a berlino perché costava troppo e dovendo scegliere tra berlino e le lezioni di chitarra, ho preferito le lezioni di chitarra

anche nei confronti degli oggetti comprati col denaro, nella mia famiglia c'è da sempre un atteggiamento di "risparmio". il servizio buono tenuto nella credenza, le lenzuola della dote mai usate, i vestiti per la messa indossati per un'ora, il rossetto solo per le occasioni speciali. i gioielli chiusi in un baule. e tutto viene conservato perché "non si sa mai". che si traduce in armadi e scatole e scaffali pieni di roba mai usata per decenni.

quello che è successo, è che tutto questo ha disinnescato in me la capacità delle cose di rendermi felice. quand'ero piccola, passavo mesi a chiedere l'orsetto del cuore, il poppel, un puzzle. quando finalmente questi oggetti arrivavano, ero felicissima: ci giocavo per un giorno o due e poi mi rendevo conto che puf, tutto quel desiderare era stato inutile, ero entrata in possesso di una roba che nel giro di un battito di ciglia aveva perso la sua attrattiva. ero delusa, mi sentivo stupida. 

questo vissuto mi ha trasformato in una persona che vuole avere a che fare con meno soldi possibili, che non ha fiducia nella sua capacità di guadagnare, che non sente di meritare l'acquisto di nulla e che quindi risparmia. risparmia. risparmia. 

le cose non mi interessano, meno roba acquisto, meno ho bisogno di guadagnare, vivo in un appartamento piccolo, perché costa meno di uno grande, perché dentro ci si possono mettere meno cose e non ci sono spazi vuoti da riempire con oggetti che avrebbero un costo. sono childfree perché non ho senso materno, ma anche perché un figlio costa e doverlo mantenere mi costringerebbe a lavorare di più per guadagnare di più. essendo arrivata a quarant'anni senza aver mai avuto un lavoro a tempo pieno e a tempo indeterminato, la mia fiducia nella capacità di guadagnare è pressoché rasente lo zero

ora che sono freelance, non so darmi un prezzo. in questi mesi ho fatto per lo più lavori in cui il prezzo era già stabilito da altri - prendere o lasciare. i prezzi che ho indicato sul sito sono numeri a caso, più che raddoppiati rispetto a quelli che avevo inventato io perché un'altra freelance mi ha detto che erano sicuramente troppo bassi. (e ora quei servizi non ho coraggio di promuoverli perché mi sembra di derubare la gente)
ho anche l'impressione che quello che so fare non serva a nulla. i romanzi che scrivo, per l'editore che li pubblica, sono libri in perdita, e l'anticipo che mi è stato corrisposto mi sembra un furto.

oggi mi sono iscritta all'ennesimo corso di editing. fino a ieri pensavo: no, non ti serve, sai già fare il tuo lavoro. non farti fregare dalla tua sindrome dell'impostore, hai già speso tipo duemila euro quest'anno in corsi, smettila.

ho lasciato da parte la me che risparmia e non spende perché sente di non meritare niente e mi sono detta che questi soldi non sono sprecati ma investiti, che il corso mi permetterà di entrare in contatto con persone che hanno la mia stessa sensibilità e i miei stessi interessi, che c'è sempre da imparare, e tenere la mente aperta e curiosa, non sentirsi mai arrivati, è un pregio.

comunque, se mi fate un bonifico sono contenta. 

domenica 6 novembre 2022

previously in: la storia della mia vita #4 lettura


non so vivere senza libri. a un certo punto - tra agosto e settembre - sul mio divano-ufficio avevo una pila di 15 volumi, più i miei due fidati e-reader (kindle e kobo). i libri sono i miei animali domestici, la mia armatura, il mio scudo, il mio comfort food, il mio luogo dell'anima, i miei viaggi. se non sto leggendo un libro, sto ascoltando un audiolibro, ma più probabilmente sto anche leggendo un ebook e pensando a cosa leggere dopo allungando la lista dei libri che vorrei leggere a dismisura. nei periodi di massimo caos arrivo anche a leggere 7 libri contemporaneamente tra cartaceo, digitale, audiolibro e tra le lingue italiana e inglese.

è un modo malsano di vivere la lettura. è bulimico. dei 150 libri che ho "letto" quest'anno solo una decina mi hanno lasciato un'impressione forte. di alcuni non ricordo nulla. se qualcuno mi chiedesse "hai letto quando abbiamo smesso di capire il mondo o il canto delle balene?" dovrei rispondere sì, perché li ho catalogati su goodreads come letti quest'anno. ma se mi fosse chiesto di dire di cosa parlano farei scena muta. 

ha senso leggere in questo modo? non lo so. ma ho pensato che è così che viviamo. voi ricordate esattamente cosa avete fatto il 23 febbraio 2018 o il 4 maggio 2022? eppure non direste mai che vivere quei giorni, per quanto indistinguibili dagli altri, sia stato inutile. 

ecco, credo che la lettura di alcuni libri, per me, sia paragonabile a quei giorni "normali" in cui non succede niente di eclatante e che comunque danno il loro contributo, per quanto piccolo e insignificante, a quello che siamo. senza quel giorno lì - senza quella lettura lì - anche se non è stato niente di speciale, non sarei la stessa.

venerdì 4 novembre 2022

previously in: la storia della mia vita #3 scritura


l'anno scorso è stato un anno di grazia per quanto riguarda la scrittura. ho terminato 2 progetti e ne ho portati avanti altri 2.
quest'anno, al contrario, è stato tutto in salita. sono riuscita a completare solo uno dei due progetti iniziato lo scorso anno, e l'ho fatto a lacrime e sangue, senza nemmeno l'ombra della pura felicità che aveva accompagnato la scrittura della prima parte.

ho scritto:
  • un albo illustrato, 
  • 5 storie molto brevi, 
  • l'incipit sbagliato di un romanzo che vorrei fosse giusto. 
that's it.
pochissimo per una persona che si autoproclama scrittrice. me ne rendo conto. soprattutto per una che non crede nell'ispirazione ma nel sedersi col computer in grembo.
la buona notizia è che sono riuscita a piazzare uno dei due progetti concluso lo scorso anno. se non moriremo tutti prima, vedrà la luce a settembre 2023.

avrei voluto scrivere di più? certo. ho avuto tutto il tempo per farlo. ma boh, semplicemente non sapevo cosa scrivere. ho solo allungato la bibliografia tematica per un romanzo che chissà se sarò mai in grado di scrivere. al momento sono a 14 libri letti, 4 film/documentari visti, 1 podcast ascoltato.

ogni volta che si chiude il mio rubinetto della scrittura sono terrorizzata. penso che non scriverò mai più, che sono un'impostora. i veri scrittori non conoscono blocco. anzi, hanno molte più idee di quante possano scriverne. e se io faccio tanto la preziosa vuol dire che non sono una scrittrice vera. 
so che non è così, che è solo una fase, che l'esperienza di ogni persona che scrive è a sé, che a un certo punto troverò la prossima storia, una storia che ho davvero voglia di scrivere. ma a quanto pare il momento non è adesso.

mercoledì 2 novembre 2022

previously in: la storia della mia vita #2 salute

a gennaio ho lanciato la sfida dei 10 mila passi al giorno. fino a metà luglio è andata alla grande. anzi, avevo anche parecchi giorni di vantaggio, nel senso che mediamente camminavo ben più di 10 mila passi. poi sono stata sopraffatta dal caldo e ho mollato. in ferie ho recuperato un po', ma fino a metà ottobre non mi sono più ripresa. per cui per quasi tre mesi mi sono lasciata completamente andare. adesso sono di nuovo in careggiata, ma chissà per quanto durerà.

il problema, in questo caso, è che sono una da "o tutto o niente", "o bianco o nero". se mi allaccio le scarpe non lo faccio per camminare meno di un'ora. quindi, o esco con intenzioni serie, o niente. il che è un pessimo modo di affrontare la questione.

a marzo, libera da impegni di lavoro, ho iniziato a fare tutti i controlli medici che rimandavo da anni. analisi del sangue, oculista, ginecologa, dentista, controllo al seno. ho speso quasi mille euro tra visite mediche, cure odontoiatriche, lenti nuove, esami specialistici, farmaci. nonostante temessi che questo mio procrastinare mi avrebbe portata a morte certa, alla scoperta di tumori al quarto stadio, è andato tutto molto meglio del previsto.
sempre a marzo - per la prima volta nella vita - ho iniziato a curare ansia e depressione, non solo con la terapia ma anche con i farmaci. per due mesi è stato un successo. ho pensato "oh, wow. allora è così che vivono le persone normali: leggere. non pensano tutto il tempo al suicidio, alle persone che muoiono di fame, o per le guerre, ai bambini negli slum indiani o nelle bidonville brasiliane, alla crisi climatica, al suicidio, ai terremoti che potrebbero colpirci, alle alluvioni, alle guerre per l'acqua in corso e per quelle a venire, al fatto che non ci saranno antibiotici efficaci, agli animali allevati in condizioni tremende, al suicidio, all'inflazione, alla recessione, alle crisi di governo nostrane e non". poi però è tutto tornato "normale", i farmaci hanno smesso di fare effetto e la mia vita è tornata quasi quella di sempre: una zavorra pesantissima da portarsi dietro con una fatica assurda (ma senza pensieri suicidari).
è come se i farmaci, togliendomi i pensieri suicidari, mi avessero privata dell'ultima forma di energia che mi era rimasta. niente ha senso, perché devo vivere? il mondo è un posto orrendo. vivere mi fa schifo.

sogno. sogno cose assurde, tutte le notti, tantissimo. sogno tante persone, anche gente che non vedo e non sento da venti o trent'anni. sono sogni articolati. sogni faticosi. sogni che quando mi sveglio al mattino sono stanca come se avessi lavorato tutta la notte. ho sognato che mia sorella era incinta. sogno molti spostamenti, spesso faticosi. treni in ritardo, un mucchio di scale da salire, e acqua, tanta acqua, da guadare. se almeno in sogno arrivasse un'idea decente per il prossimo romanzo...

sono ingrassata. la congiuntura negativa tra depressione, farmaci, sospensione della sfida dei 10 mila passi, e la visione della crema pasticcera come unica ragione di vita (da qui tutte le foto di colazioni che posto su instagram), mi ha portata a prendere peso. non riesco più a chiudere nemmeno un paio di jeans. vivo in tuta, ma per lo più in pigiama. sperando di rientrare in un tempo ragionevole nei miei vestiti. di smettere di essere un divano e riprendere presto sembianze umane.
(mi sono pesata, non lo facevo da agosto. la situazione è anche peggiore di quanto pensassi.)

mi sono cresciuti i capelli. ovvio, dato che non li taglio da un anno. i capelli, quando li lavo e li asciugo con la spazzola, mi stanno da dio. peccato che li tenga sempre legati, li lavi una volta ogni mai e che trovi i miei capelli ovunque: uno - non so come - è arrivato persino dentro al congelatore. e tutti questi miei capelli ubiqui (sul cuscino, nella doccia, sui pavimenti, tra i panni tolti dalla lavatrice, nelle frange dei tappeti, tra la barba del matematico...) mi stanno facendo impazzire e rimpiango il periodo in cui li avevo tagliati a zero e mi sentivo libera, folle, capace di tutto.

tra qualche giorno il prossimo previously.

domenica 30 ottobre 2022

previously in: la storia della mia vita #1 lavoro


non mi ricordo mai un tubo delle serie tv che guardo, da una settimana all'altra dimentico il cliffhanger che tanto mi aveva lasciata in sospeso, i nomi dei personaggi, le dinamiche tra loro. poi guardo il "previously" e mi torna tutto in mente, come un amo che tira su un pesce gigantesco nascosto sotto la superficie. fino a un attimo prima non ero nemmeno sicura del titolo della serie che stavo guardando, e poi improvvisamente è tutto di nuovo presente e chiaro.

questo è il primo di 3 (?) post in cui farò un riassunto delle puntate precedenti. sembrerà fatto per portare in pari voi, miei prodi 25 lettori, dato che qui ho scritto pochissimo e in generale sto latitando parecchio. in verità serve a me, per ricordarmi chi sono e cosa ho concretizzato negli ultimi mesi.


a febbraio di quest'anno mi sono licenziata. sono durata solo un anno e mezzo nel mio primo contratto a tempo indeterminato. ho dato le dimissioni con mille paracaduti e reti di protezione. sapevo che se anche fossi precipitata non mi sarei fatta nulla, non sarei rimasta sotto un ponte, quindi a marzo ho aperto partita iva. e da lì in poi le cose si sono allineate insperabilmente bene. mi sono state affidate delle traduzioni dall'inglese, delle correzioni di bozze, alcune autrici mi hanno dato fiducia e abbiamo lavorato insieme su dei romanzi per ragazzi, degli albi illustrati, degli annunci facebook per promuovere libri.

e così, dato che stavo fatturando ben più del previsto, ho iniziato a spendere centinaia e centinaia di euro in corsi di formazione (il mio vero guilty pleasure). a gennaio/febbraio avevo già seguito un corso sullo scrivere per ragazzi, da marzo a giugno ho seguito un corso per editor indipendenti, e tra poco inizierò un altro corso di editing. e non avete idea di quante volte mi sia dovuta legare le mani per non iscrivermi a altri corsi di traduzione o di scrittura o di revisione.

a maggio ho aperto un canale telegram, per circondarmi di altre persone interessate alla scrittura per ragazzi. in pochi mesi si sono aggiunte decine di persone, per la maggior parte sconosciute. una volta a settimana un gruppetto di noi si incontra online per scrivere, e una volta al mese commentiamo insieme un romanzo per ragazzi. (sì, siamo adulti e leggiamo libri per bambini. è meraviglioso!)
questo gruppo è una delle cose che ho creato di cui vado più fiera. 

tra qualche giorno la seconda parte

venerdì 7 ottobre 2022

lei non sa chi sono io


mi sono iscritta a un corso per editor che costa 1300 euro. oltre a versare la prima rata di 430 euro mi hanno chiesto una breve presentazione per capire chi sono e perché voglio frequentare il corso. ve la incollo qui. un breve promemoria per voi e per me:


sono nata nell’anno in cui l’italia ha vinto i mondiali (no, non quelli del 2006, quelli prima).

mi sento come natalia ginzburg (ma più in piccolo): 
il mio mestiere è scrivere, e io lo so bene e da molto tempo. spero di non essere fraintesa, sul valore di quel che posso scrivere non so nulla.


ho provato l’editoria in quasi tutte le sue sfumature: dal 2006 al 2010 ho lavorato come segretaria di redazione per mondadori ragazzi, ho fatto anche la lettrice, la revisora di traduzioni, la traduttrice, la correttrice di bozze. 

in veste di scrittrice ho firmato 7 contratti di edizione con editori di tutti i tipi: solo digitali (zandegù e delos), piccoli e tradizionali (augh! e mimebù), grandi e ben distribuiti (einaudi ragazzi). mi sono tenuta ben alla larga dall’editoria a pagamento, e ho autopubblicato con soddisfazione.

sto prendendo accordi con un'agenzia letteraria che si occuperà di trovare un editore per un progetto di testi “prime letture”.

da quando ho quattordici anni leggo manuali, e frequento corsi e laboratori di scrittura, traduzione, editoria. negli ultimi anni:

* “scrivere per ragazzi” con daniele movarelli

* “tradurre per ragazzi”

* “il mercato editoriale per bambini e ragazzi”

* “l’editor indie” presso langue e parole

* “oh boy” con marco magnone per la scuola holden

* “come si vende un libro” con marcos y marcos.

coordino il canale telegram “scrivere per ragazzi” nel quale organizzo un gruppo di lettura mensile.

con la mia scrittura ho perso tutti i concorsi che potevo: il premio calvino (per due volte), il premio strega ragazze e ragazzi (cui ero stata candidata dalla casa editrice), il premio cento, il premio battello a vapore (per tre volte), il concorso salani “scrittori si diventa”. ieri ho perso il nobel per la letteratura, ma negli anni sono diventata cintura nera nell’arte di accogliere i rifiuti e trasformarli in occasioni per festeggiare. 

essendo un’amante dei dolci festeggio sontuosamente e sfarzosamente in pasticceria (e mi sa che è per questo che adesso mi entra solo un unico paio di jeans).

a causa di un’ingente sindrome dell’impostore mi propongo come editor specializzata in libri per ragazzi con molta ritrosia e timidezza.
mi iscrivo a questo corso sperando che curi almeno in parte questa mia inguaribile malattia.

sabato 1 ottobre 2022

come non ho vinto una fisarmonica


a luglio mi sono fatta coinvolgere in una competizione letteraria itinerante.

ho scritto il racconto a tema "gatto nero" in diretta, in venti minuti, mentre dei musicisti suonavano intrattenendo un pubblico composto al 90% da miei parenti (questione che ha reso irrilevante il fatto che, a causa di un malinteso con l'organizzatore, sul banchetto per la vendita dei libri i miei non fossero esposti.)

l'organizzatore è un estroverso, una persona che per essere sicura che la ascolti deve calpestare il tuo spazio personale, una persona che se porti la mascherina (perché vorresti continuare a non prendere il covid) ci rimale male e lo considera un affronto personale.

io sono un'introversa, una persona che sta bene sul suo divano, che non capisce perché la gente voglia ammassarsi e parlare del più e del meno, a maggior ragione ora, che RT è sopra uno e la pandemia di cui nessuno parla più è ancora bella arzilla e la brainfog e il longcovid affliggono milioni di persone. ma probabilmente gli estroversi che si ammassano nei locali, il covid se lo sono già preso proprio in virtù del fatto che si ammassano nei locali. 

comunque. 
ieri sera ci si doveva ammassare in un locale per sapere chi, tra i 12 scrittori partecipanti alla competizione letteraria itinerante, fosse risultato vincitore del premio in palio: una fisarmonica. il motivo per cui la scrittrice o lo scrittore vincitore, invece di ottenere dei prosaici contanti o un buono da spendere in libreria, dovesse accollarsi uno strumento musicale pesantissimo è stato giustificato con il seguente aneddoto.

un venditore viene inviato in africa per vendere delle scarpe. dopo essere arrivato sul luogo si rende conto che lì nessuno porta le scarpe, quindi chiama i suoi superiori per riferire la questione. alla sua rimostranza gli viene risposto: è proprio perché nessuno porta le scarpe che sei lì a venderle.

dopo aver nominato uno a uno noi prodi scrittori e scrittrici (io sono stata presentata come "scrittrice di successo che pubblica dappertutto!" - e la cosa mi ha sicuramente fatto moltissimo piacere. figuriamoci! è molto bello che gli altri credano che io sia già quello che sono molto lontana dal diventare) si è quindi giunti all'elencazione dei giurati, una dozzina di persone a me perlopiù sconosciute, tranne per un libraio.

successivamente delle autrici hanno raccontato il loro punto di vista sull'esperienza. particolarmente rilevante quella di antonella, che è diventata amica dello scrittore prima sconosciuto con cui si è sfidata: ora si scambiano libri e consigli e sono felicemente in contatto.
io - socialmente inetta - ieri sera non ho nemmeno salutato la povera lucia che ha scritto con me a luglio la sua storia di gatti neri. penserà che il fatto che io sia una "scrittrice di successo che pubblica dappertutto!" mi abbia resa una stronza e una snob. e non che semplicemente sono un'introversa che ha paura delle persone e non è capace di interagire.
dopo tutti questi preamboli si è finalmente giunti alla proclamazione della vincitrice: elena vesnaver, che oltre ad accollarsi la fisarmonica avrà il privilegio di veder pubblicato il suo bel racconto dal titolo "tango" sul messaggero veneto.

a quel punto è arrivato il momento delle foto della vincitrice e della foto di gruppo. in cui io sono l'unica con la mascherina. a un certo punto mi sono ricordata di toglierla, ma forse ormai nessuno fotografava più.

dopo 55 minuti di inferno ("l'inferno sono gli altri" cit.) - che mi sono sembrati tre ore - sono scappata via.

(grazie a silvia e roberto che mi sono stati vicino in questo momento difficile)
(grazie a laura che mi ha ricordato che devo festeggiare di non aver vinto la fisarmonica!)

mercoledì 3 agosto 2022

l'inventario delle mie vacanze



  • 157.314 passi

  • una dozzina di dolcini, uno più buono dell'altro

  • una ventina di mucche, due conigli, una marmotta, quattro daini, due unicorni

  • un libro: the creative introvert di cat rose

  • un podcast: ama ciò che fai di raffaele gaito (su storytel)

  • un audiolibro: un altro giro di giostra di tiziano terzani (su storytel)

  • un albergatore troppo gioviale

  • tre frasi memorabili: io non te lo auguro, nel bosco ogni sentiero una passeggiata, hai mangiato abbastanza?

  • un giro in seggiovia

ps: se in un sentiero in mezzo al bosco, a duemila metri d'altitudine, avete incontrato un tizio con la mascherina ffp2... era il matematico

venerdì 8 luglio 2022

il gatto nero

ieri sera sono stata invitata a un contest di scrittura: io e una collega ci saremmo dovute sfidare a scrivere un racconto in mezz'ora, su un tema dato.
il tema dato: il gatto nero.
ecco quello che ho scritto:


erica riceve un sms, è sua sorella:

ho rotto uno specchio - faccina terrorizzata

erica risponde:

io ho rotto uno specchio cinque anni fa, sto ancora aspettando che la sfiga si esaurisca.

da quando ha rotto lo specchio a tutta parete dell'hotel hilton in cui ha passato la notte con il suo facoltoso amante, il marito l'ha lasciata, l'azienda in cui lavorava è fallita.

poi è dovuta passare sotto a una scala a causa di un cantiere che occupava tutto lo spazio disponibile, e sua madre è morta.

il giorno in cui il suo ombrello a scatto si è aperto senza motivo al centro del soggiorno di casa, la padrona le aveva dato lo sfratto.

ha smesso di usare il sale per evitare di spargerlo accidentalmente, per insaporire i cibi usa le spezie, ordinate nei loro barattolini tutti uguali in ordine alfabetico: alloro, cannella, coriandolo, cumino, curcuma, curry, noce moscata, pepe bianco, nero, rosa, peperoncino, rosmarino, zenzero, zafferano.

le hanno fissato un colloquio di lavoro in un lunedì 13. si è data malata, gliel'hanno spostato a venerdì 17. ovviamente il colloquio è stato disastroso e il lavoro l'hanno dato a un altro.

erica è disperata. altri due anni di sfortuna non può sopportarli. ci sono ancora troppe cose al mondo cui tiene e che le possono essere tolte: sua sorella, sua figlia teresa, il profumo di una torta appena sfornata.

forse farebbe meglio a farla finita. ma come? impiccarsi? non ha idea di che tipo di corda usare, quanto lunga?

spararsi? come ci si procura un'arma da fuoco?

pasticche? macché da quando è iniziata la sua sfiga non le è venuto nemmeno un raffreddore. probabilmente l'universo vuole che sia nel pieno delle sue facoltà fisiche e mentali per vivere appieno tutte le disgrazie.

buttarsi sotto a un treno? troppo cruento.

ma certo. la scogliera. si getterà dagli scogli e ciao.

gratis (e per fortuna, dato che ha il conto in rosso da mesi), veloce, istantaneo.

è deciso, erica si butterà dalla scogliera oggi stesso. piove e fa freddo. non la vedrà nessuno, non proveranno a fermarla.
gratis, veloce, istantaneo.

continua a ripeterselo per convincersi che è la cosa giusta.

sua figlia è dal padre. teresa se la caverà. e comunque la nuova compagna del suo ex marito è sicuramente una madre migliore di lei. ci vuole poco.

si stringe nell'impermeabile, tira su il cappuccio e si avvia.

la scogliera è vicina. la vede a breve distanza.

gratis, veloce, istantaneo.

poi un gatto nero attraversa la strada. erica si blocca.

il gatto le si avvicina e si struscia contro le sue gambe. è piccolo. infreddolito.

erica lo prende in braccio, lo porta a casa.

la scogliera può aspettare.


la protagonista deve il suo nome a una persona presente nel pubblico e a all'amica scrittrice erica barbiani che - purtroppo per me - ieri non è potuta esserci.

lunedì 27 giugno 2022

stregata dalla raimo

rieccomi con le mie opinioni non richieste sulla dozzina dello strega, che è già diventata cinquina e da cui tra poco verrà decretato il libro vincitore.

io faccio gran tifo per veronica raimo e il suo "niente di vero". mi è sembrato un romanzo davvero godibile, intelligente, dall'ironia feroce.

il mio secondo libro preferito è "e poi saremo salvi" di alessandra carati. un romanzo toccante che affronta il tema sempre attuale dell'immigrazione di "seconda generazione" e degli orrori che spesso si consumano nei paesi di provenienza delle persone immigrate.

"randagi", "divorzio di velluto" e "spatriati" per me sono tre "gne". non li ho trovati particolarmente toccanti, né interessanti, e non hanno fatto risuonare niente in me.

"nova" di baccà non ho intenzione di leggerlo. la voce narrante del suo romanzo precedente "benevolenza cosmica" (che ho letto perché il nostro baccà è il grande genio che ha esordito nientemeno che con adelphi e quindi vuoi non restare al corrente) era così sessista che ho giurato a me stessa che mai più.

il grande interrogativo è "stradario aggiornato di tutti i miei baci". vorrei leggerlo ma ha più di 600 pagine e la mia teoria è che se non puoi dirlo in meno di 250 pagine ti stai accollando e io non te lo permetterò. tuttavia - forse un giorno - concederò una possibilità a questo libro che in qualche modo esercita un certo magnetismo sulla mia curiosità.

voi? che ne dite? siete stregati da qualcuno dei finalisti? o preferite il campiello?

in quel caso ho un'opinione non richiesta anche su quello: faccio grande tifo per "la foglia di fico" di antonio pascale. un romanzo originale, dalla struttura particolare, che coniuga botanica e vita - piante e persone - in modo molto intrigante.

venerdì 25 marzo 2022

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da adesso, ufficialmente, non sono più una disoccupata senza arte né parte, ma la titolare di una partita iva in regime forfettario.
sono una editor freelance specializzata in libri per ragazzi, con esperienza pluriennale.
ho un sito professionale: silviapillin.it, offro dei servizi, attraverso gli articoli del blog dimostro di essere una persona competente, che sa di cosa parla.
lo scrivo qui, e me lo ripeto in testa, "sono brava, sono capace, posso farlo" anche se una voce dentro di me continua a ripetermi che sono solo una cretina, che potevo tenermi il mio lavoro comodo, che mi sono messa nei guai da sola.

ho impiegato un mese più del previsto ad arrivare a questo punto. è stato più complicato di quanto immaginassi, sia dal punto di vista burocratico, sia dal punto di vista emotivo.

martedì, alla fiera di bologna, ho incontrato la persona che 12 anni fa ha preso il mio posto in mondadori ragazzi. avrei potuto essere al suo posto e ho provato una sorta di nostalgia, anche se non so cosa faccia di preciso e sono quasi certa che non mi piacerebbe. ma le sliding doors non perdono mai il loro fascino.

e quindi, eccomi qui. mi presento:
sono silvia pillin, editor freelance specializzata in libri per ragazzi. se avete bisogno di una mano nello strutturare, nello scrivere, o nel presentare a un editore un testo per ragazzi, sono la persona giusta!

faccio fattura, pago le tasse, ho un conto in banca etica, sostengo progetti di riforestazione per compensare la mia impronta di carbonio.
ho dei problemi con i cookies e la privacy policy del sito. se puoi aiutarmi, te ne sarò eternamente riconoscente e il tuo nome finirà nei ringraziamenti del prossimo libro pubblicato.

martedì 15 marzo 2022

che coraggio

 

da quando ho dato le dimissioni il 4 febbraio, la cosa che mi è stata detta più di tutto è: sei stata coraggiosa.

io mi sono detta impulsiva, scema, troppo esigente, immatura, infantile. di tutti gli aggettivi che avrei scelto, coraggiosa non era contemplato.

alla fine ho le spalle coperte, il mio stipendietto nel bilancio familiare contava pochissimo, non devo pagare un mutuo, non ho figli da mantenere, ho dei risparmi con cui finanziare i miei sfizi e i miei progetti.in nessun modo aver rinunciato al mio lavoro (e quindi ai soldi) ha modificato o modificherà nel medio periodo il mio stile di vita.

in queste settimane, però, credo di aver capito che quel coraggio forse non aveva tanto a che fare con i soldi cui avevo deciso di rinunciare, come superficialmente pensavo, quanto piuttosto con il fatto che restare disoccupata mette in discussione la propria identità e il proprio posto nel mondo.

siamo abituati a identificarci nel nostro lavoro. “chi sei” ha molto a che fare con “cosa fai”.

adesso non sono niente, non ho un ruolo produttivo preciso, non sono nemmeno madre. a cosa mai servirò?

ecco, credo che in questo senso ci voglia una buona dose di coraggio nello smettere dopo anni di essere una che si occupa di pubblicità online e scegliere di diventare qualcos'altro e costruirsi una nuova identità.

non so chi sono, non so cosa sto facendo, non so cosa farò da grande ma so cosa non voglio essere e cosa non sono più disposta a fare. basterà?

martedì 8 marzo 2022

quello che volevo dire veramente


sono una persona introversa. non so stare con gli altri, parlare con gli altri, sentirmi a mio agio in mezzo agli altri.
le persone mi fanno paura. paura vera. capace che cambio strada per non dover salutare qualcuno che conosco e che magari mi è pure simpatico e ci farei volentieri quattro chiacchiere... se ne fossi capace. la verità è che non sono capace, e certe volte mentre parlo mi rendo conto di dire delle cose assurde, e dentro di me si attiva tutto un coro di smetti, taci, stai pisciando fuori dal vaso. invece niente. dico fesserie, a volte metto in imbarazzo gli altri e pure me stessa. 

quindi 99 volte su 100, se mi chiedono di parlare in pubblico, mi do malata, mi fingo morta, invento impegni irrevocabili, uso la scusa che non ho la patente e non posso raggiungere i posti.

l'evento di ieri era a 290 metri da casa mia. ho detto sì.

mi ero preparata tutto un bellissimo discorso sul fatto che le storie che ci raccontiamo influiscono sulle nostre azioni, che per anni ho creduto alla narrazione della mia vita che mi voleva difettosa perché non rispondente allo stereotipo di donna-madre-angelo del focolare...

e poi boh, quando è arrivato il mio turno di parlare mi sono agitata tantissimo e ho iniziato a sparare cose a caso a macchinetta. questo è il mio intervento, dura 7 minuti. 7 minuti di pura ansia e terrore.



qualcuno diceva che gli scrittori - in pubblico - sono deludenti, le cose che hanno da dire le dicono meglio nei libri. non posso che sottoscrivere in pieno

domenica 20 febbraio 2022

le dimissioni


il 4 febbraio ho consegnato al titolare la mia lettera di dimissioni.
solo poi ho scoperto che una lettera di dimissioni non vale niente. per dimettersi bisogna andare sul sito del ministero del lavoro e fare la procedura online
il titolare ne è stato felice, per tutto il tempo che mi ha pagato lo stipendio (un paio d'anni) non ha fatto altro che considerarmi un costo inutile e dirlo apertamente, anche in mia presenza. quando ho consegnato le dimissioni gli ho visto in faccia il sorriso di chi pensa "20 mila euro in meno nella colonna dei costi, che colpo di fortuna"

ho lasciato un lavoro perfetto: part-time, a tempo indeterminato, a dieci minuti a piedi da casa, né difficile né faticoso. un lavoro d'ufficio idilliaco, in apparenza. senza grossi sbattimenti.

un lavoro che mi sono impegnata moltissimo a imparare e a svolgere nel migliore dei modi. un lavoro che per quattro anni ho fatto quasi gratis con contratti a progetto. poi come sostituzione di maternità e solo da agosto 2020 a tempo indeterminato.

realizzavo campagne pubblicitarie su google e facebook per attività che non capivano quello che facevamo per loro e si lamentavano che comunque non serviva a niente.

ho deciso di andarmene per una questione di incompatibilità tra i miei valori e quelli dei clienti per cui dovevo lavorare. sabato 2 novembre 2019 ero in ufficio a pubblicare campagne per un farabutto che il mese dopo sarebbe stato arrestato e che ha patteggiato una pena di 3 anni e una confisca di beni per oltre 10 milioni di euro. era il miglior cliente dell'agenzia. aveva i soldi. poi si è capito perché.

il nuovo miglior cliente è arrivato nei primi mesi della pandemia, quando l'agenzia navigava in pessime acque perché tutti i clienti abituali erano chiusi e senza soldi. si tratta di un semianalfabeta arrogante che porta campagne a grappoli di 20 per tre volte l'anno, uno che porta soldi, insomma.
per questo cliente ho messo online delle pagine web imbarazzanti, piene di errori di cui mi vergogno.

ma il cliente ha sempre ragione, e se anche mi sanguinano gli occhi a dargli retta, pazienza. del resto mi pagavano per lavorare, non per esprimere il mio disappunto o per difendere la grammatica italiana.

ho dato le dimissioni dopo aver ricevuto una mail con oggetto: "correzzione bozza". 
è stato allo stesso tempo repentino e prevedibile. covavo fastidio da anni. quel giorno ho deciso che ne avevo abbastanza.

mi sono dimessa per etica, perché i miei valori non erano allineati con quelli delle persone con cui e per cui lavoravo. anche se il lavoro non era brutto ed era un felice part-time di 4 ore al giorno. avrei potuto tener duro, aspettare di trovare altro, di mettere in atto un piano B. ho deciso che la misura era colma. (tradotto in francese: mi ero rotta sonoramente il cazzo.)

sono privilegiata, non ho nessuno da mantenere e le spalle coperte. se anche dovessi rimanere senza stipendio per diversi mesi, non mi troverei in mezzo alla strada.

il mio nuovo piano A sta prendendo forma in questi giorni. questo è il link alla nuova me: una persona che fa qualcosa che le piace, che potrà scegliere con chi lavorare e con chi no, che finalmente allinea lavoro e valori. sto per aprire partita iva, aprire un conto in banca etica, rifare tutto il sito che adesso è su wix in wordpress (oppure no), comprare dominio e hosting. per mettermi in pace la coscienza per il fatto di alimentare un sistema editoriale tutt'altro che sostenibile, sosterrò con una percentuale del mio guadagno progetti di riforestazione tipo treedom.

è tutto ancora in costruzione e probabilmente lo sarà per molto. consigli, suggerimenti, incoraggiamenti sono molto graditi

lunedì 7 febbraio 2022

coincidenze? io non credo

non sono una persona superstiziosa, sono atea, non credo nel destino, nella predestinazione, nelle persone che "ti guardano da lassù", nelle coincidenze.

e però guardando indietro e unendo i puntini ho iniziato a notare un numero che nella mia vita ricorre e che sembra portarmi fortuna mio malgrado. non vorrei mai ammettere che è un numero pari a portarmi fortuna ma è così.
amo i numeri dispari, quelli primi ancora meglio, ma il mio numero fortunato è il 2


  • sono nata il 2.8.82 (otto è due alla terza)

  • il 2.8.2002 è successo questo (ed è stato il primo giorno che abbia sempre considerato tra i più belli della mia vita)

  • nel 2012 è successo questo il giorno 16 (due alla quarta) e pure questo (ok, era maggio, che è il quinto mese e non c'entra un tubo, ma vabbè, forse febbraio era impegnato)

  • il 20.2.2020 è successo che sono andata alla sede Mondadori di Segrate per presentare alla rete commerciale il mio romanzo "Maschiaccio e femminuccia". e quel giorno ho (ri)incontrato persone stupende e sono successe solo cose magnifiche e tutto quello che poteva andare storto è andato benissimo. poi il giorno dopo - per la legge del contrappasso - è iniziata la pandemia, il caso zero di codogno e tutto quello che sappiamo. ma il 20 febbraio, voi non potete immaginare quanto sono stata felice

  • il 2.2.2022 è successo che kathrine switzer, la prima maratoneta, mi ha scritto un'email meravigliosa in risposta a un messaggio che le avevo inviato io. quindi forse, a un certo punto, la biografia romanzata che ho scritto su di lei, uscirà davvero. teniamo le dita incrociate. (per domani - 8.2.22 - ho programmato delle email importanti.)


insomma, tutto questo per dire che siamo nel mio mese e nel mio anno di grazia, il 20 e il 22 mi aspetto eventi straordinari, mirabolanti, irripetibili.

venerdì 21 gennaio 2022

quello di cui parliamo tutti, sempre, in questo periodo


quarantena (vuol dire che devi stare a casa perché potresti avere il covid)*
isolamento (vuol dire che hai il covid)*
tampone positivo
green pass
vaccino
terapia intensiva
tosse
febbre
covid
raffreddore
zona arancione
tampone molecolare
contagiato
booster
novax

vorremmo pensare ad altro, usare altre parole, ma siamo tutti bloccati lì, nell'incubo, nell'incertezza. anche quando facciamo altro, diciamo altro, ci occupiamo di altro, a monopolizzare la nostra vita c'è il covid. navighiamo a vista, rincorrendo regole che cambiano ogni settimana. essere stati a contatto con un positivo è la norma. a essere malati non sono più conoscenti ma amici, parenti stretti, colleghi di lavoro, noi stessi - che siamo vaccinati, siamo stati così attenti, ci siamo usurati le mani a forza di igienizzarle, abbiamo messo due mascherine sovrapposte.

i numeri del contagio hanno cambiato ordine di grandezza. improvvisamente i positivi non sono più ventimila al giorno ma duecentomila.
mia sorella manda i figli a scuola facendo il segno della croce. i miei genitori sono stati in contatto con un positivo. si ammaleranno? 
sette matematici mercoledì sono stati per quattro ore in stanza con un matematico che è risultato positivo venerdì. si saranno contagiati? basteranno il distanziamento, le mascherine ffp2, l'areazione della stanza a proteggere? 

ma se anche oggi l'abbiamo scampata, il prossimo pericolo potrebbe arrivare tra un'ora, o domani.
siamo tutti confusi, spaventati, preoccupati per la nostra salute, per quella dei nostri cari, per le ripercussioni economiche, psicologiche, lavorative.
siamo incazzati, coi novax - che se non fosse per loro gli ospedali non sarebbero in sofferenza; col governo - che prende provvedimenti approssimativi, contradditori, in ritardo sulla velocità del virus; con questa cazzo di pandemia - che non finisce mai, appena sembra di intravederne la fine, eccoci precipitati in un incubo peggiore.

a febbraio 2020 non sapevo cosa fosse una pandemia. adesso rimpiango l'ingenuità della me di allora, che credeva che in due settimane sarebbe tutto finito.


*lo specifico perché molte persone usano quarantena e isolamento in modo intercambiabile o errato