martedì 7 luglio 2020

come nasce un libro: la scrittura


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Oggi parleremo della seconda fase: la scrittura
(qui trovi la prima fase: l'idea)

"Scrivere è come farsi rimuovere la milza dal naso, con un camion", ho letto questa frase di recente e credo descriva bene quanto è divertente e piacevole il processo di scrittura per me. So di autori che si divertono, scrivendo. A me, più che scrivere, piace aver scritto.
Avete presente la musa? l'ispirazione? il flusso?
Io no, a me nessuno ha mai dettato neanche una riga: ogni parola è stata dissotterrata scavando a mani nude nella terra, rompendosi le unghie, buttando via un sacco di pietre che sembravano parole.
Una cosa che ho scoperto, è che per scrivere un libro, bisogna mettersi lì per parecchi giorni di fila (o non di fila, ma comunque spesso, molto più spesso di quanto uno vorrebbe) e scrivere. Non c'è un altro modo. Per scrivere un libro bisogna scrivere. Facile no?! No.

Vittori Alfieri si legava alla sedia, un altro scrittore ha dato via tutti i suoi vestiti in modo da costringersi a restare in casa a scrivere, ed era tutta gente che non aveva accesso né a Instagram né a Facebook.

Il maggiore ostacolo alla mia scrittura è la procrastinazione, sono arrivata a livelli di procrastinazione talmente raffinata che non sembra nemmeno procrastinazione: invece di scrivere, leggo manuali di scrittura, in questo modo mi dico che sto comunque lavorando al libro, sto studiando per renderlo un libro migliore.
Poi c'è tutto il tempo speso a intrattenermi coi soliti gioiosi pensieri: a chi importerà mai, non sono capace, come diavolo si scrive un libro, come ho fatto a scrivere libri prima di questo, perché mi sono imbarcata in questa impresa, non ne uscirò mai viva, nella migliore delle ipotesi nessuno leggerà questa schifezza, nella peggiore verrò umiliata e presa in giro.

Una cosa che consiglia la maggior parte dei manuali di scrittura sopracitati è di portare a casa la prima stesura nel minor tempo possibile, scrivendo di getto, senza badare troppo a incongruenze, stile, errori. Ci sarà tempo di sistemare tutto nella fase di revisione.
Io non ce la faccio, se non è tutto perfetto non riesco a proseguire: mentre digito scappa un refuso? Mi fermo a correggere; mi accorgo di una ripetizione? Mi fermo a correggere.
In questo modo ogni parola viene riletta talmente tante volte da far venire la nausea. In compenso, se dovessi morire durante la stesura di un libro, morirei in pace: non sarei considerata una sgrammaticata che si fa riscrivere i libri dagli editor.

Il primo giugno 2017 non avevo messo giù una sola parola, ma ero determinata a partecipare a un concorso che scadeva il 28 giugno. Avevo passato sei mesi a gingillarmi con l'idea, e i personaggi, e il tema, adesso si trattava di scrivere, avevo meno di un mese.
Ho preso il PC e, giorno dopo giorno, in biblioteca, al bar, in pasticceria, girando i locali di mezza Udine per tre settimane, ho portato a casa il libro: era nato "Maschiaccio e femminuccia".


Torna sul blog per le prossime puntate:
 9 luglio: la revisione
12 luglio: la ricerca dell'editore
14 luglio: la firma del contratto
16 luglio: la copertina
19 luglio: l'editing
21 luglio: la sinossi
23 luglio: l'attesa
26 luglio: l'arrivo delle copie (spero!)
27 luglio: l'uscita
28 luglio: come nasce una scrittrice

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