lunedì 7 dicembre 2020

il mio minimalismo



non ho un ricordo preciso di come fosse il mio rapporto con gli oggetti durante l'infanzia, ma so di essere minimalista da quando avevo 18-20 anni. anche se allora non lo sapevo.
il mio libro preferito a quel tempo era "il vangelo secondo larry" la storia di un ragazzo che possiede solo 75 oggetti. la mia frase mantra diceva: "più cose possediamo, più preoccupazioni abbiamo", concetto che condivido in pieno ancora adesso.
ero molto colpita dalla figura di san francesco che restituisce a suo padre tutti i beni per essere "libero e felice... come una farfalla" e dalla frase del vangelo "guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre". (sì, ho avuto una lunghissima formazione cattolica. poi sono diventata atea, o al più agnostica)
all'epoca i miei genitori hanno tentato di cointestarmi - insieme a mia sorella maggiore - una proprietà: ho dovuto litigare e alzare la voce per impedirglielo e a vent'anni di distanza mi ringrazio per averlo fatto, perché mi sono evitata una marea di rotture di palle tra dichiarazioni dei redditi e scartoffie.

pensate che sia pazza, lo so. ma provate a seguire il mio ragionamento.

ho poche cose, che scelgo con molta attenzione e intenzione. tre paia di scarpe, una sola giacca invernale e una per la mezza stagione, due borsette, nessun gioiello (ho qualcosa che mi è stato regalato da piccola, ma non lo porto), non ho niente per truccarmi (anni fa avevo comprato un fondo tinta, credo di averne usato meno di metà). amo sfornare dolci ma ho pochissimi stampi (3 di numero) e utensili, per scelta. perché averne di più occuperebbe spazio e non mi renderebbe più felice. 
ma ho due e-reader e un orologio specifico per monitorare la corsa. perché sulle cose che per me sono davvero importanti non risparmio, ma acquisto con attenzione e intenzione.

quest'anno, al compleanno, il mio fidanzato matematico mi ha regalato un alveare, a belluno. un regalo perfetto: niente rotture di palle ingombranti, un modo per sostenere l'ambiente e una realtà locale... e il mese scorso mi è arrivato un vaso di miele. da un chilo.
a tutte le persone che conosco, piace ricevere regali, per me è un incubo: se non sono esattamente quelli che avrei scelto io, una maglia, un oggetto, un libro per me sono un ingombro. 
per il concetto di intenzionalità di cui parlavo prima, una felpa - se non è come mi piace per forma, tessuto, colore - è uno spreco.
visto che acquisto solo cose che mi piacciono e di cui ho veramente bisogno, tutto quello che arriva da fuori è un di più, qualcosa di superfluo che occupa spazio fisico e mentale. qualcosa che non voglio. se l'avessi voluto, me lo sarei già comprato. perché il punto del minimalismo non è avere 75 oggetti, o comprare i vestiti al mercato per risparmiare, o essere avari con se stessi. anzi, proprio perché gli acquisti sono mirati, tendo a comprare cose di qualità: invece di avere 5 o 10 esemplari della stessa cosa ne ho 1 o 2, ma quelli sono esattamente come li voglio.

qualcuno capisce cosa intendo e ci si rispecchia? nessuno nella mia cerchia sembra considerare questo modo di approcciarsi agli oggetti come valido e sensato. tutti si (e mi) riempiono di cose. e forse pensano che io sia una stronza perché non faccio lo stesso con loro.

quest'anno, come tutti gli anni, ho visto sommergere i miei nipoti di regali. per la maggior parte roba di plastica. spesso rumorosa. roba che a breve diventerà spazzatura ma avrà un impatto sull'ambiente per migliaia di anni. ai miei nipoti non sono riuscita a regalare mai niente (a parte un set di cose per la pasticceria che abbiamo usato per sfornare biscotti e muffin prima che il distanziamento sociale ce lo impedisse) perché io mi sento male per loro ogni volta che vedo scaricargli addosso questa marea di roba.

da queste riflessioni, da mesi, sto cercando di ricavare un romanzo per ragazzi. ma qualsiasi cosa abbia concepito fino a ora, ha preso la forma del pippone paternalista-ambientalista-minimalista-maiunagioia per cui non ho ancora scritto una riga. solo una sinossi che è la sinossi del niente, di un libro che so di non dover scrivere.
lo so perché mi è già capitato: a gennaio di quest'anno pensavo di voler scrivere un libro sulla pasticceria dal titolo "la torta di nonna", ne è uscito un romanzo sull'autismo. in cui c'è la ricetta di una torta con la crema e le mele.

se conoscete dei minimalisti, persone che come me odiano ricevere cose, potete regalar loro un alveare, un buono per un negozio/ristorante che frequentano abitualmente, un corso di formazione. se conoscete me, e volete farmi un regalo, piantate un albero, adottate un bambino, finanziate la ricerca a mio nome, ma non regalatemi niente che occupi uno spazio nel mondo.

se avete romanzi sul minimalismo da consigliare, non vedo l'ora.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

eh, simile. Io ho un po' di traumi sui regali (che se tua madre ti fa regali di merda (inteso, comprato qualcosa a caso al supermercato il giorno stesso) da adolescente poi ti rimane un po' di trauma). Questo unito al fatto che mi hanno educato un po' troppo a 'i soldi nn si sprecano', per cui mi sento in colpa ad avere cose non necessarie. Tra l'altro io tendo a rompere, rovinare, far cadere, dimenticare le cose (forse meno con l'eta') e ho raggiunto la conclusione molto tempo fa che la cosa migliore e' non avere 'cose' in partenza - questo un po' vuol dire che tendo a spendere poco per limitare i danni, il cellulare per es e' di sottomarca cinese. C'entra pure la pigrizia, no non metto gioielli perche' togliere / mettere una collana e' un peso (e prima o poi le perdo), truccarsi tutti i giorni mi sembrerebbe una condanna. Tutto cio' vuol dire che l'unica cosa decorativa nell'appartamento in affitto da parecchio oramai sono piante - che se cambio paese ancora si regalano facilmente. Niente meglio di traslochi internazionali per limitare le cose da comprare (no, la gente questa non la capisce).

Al mio ragazzo chiedo che mi regali cose che mi servono (un paio di scarpe invernali, quelle che non ho mai sostituito dopo che me le hanno rubate a febbraio in palestra).

azzurropillin ha detto...

ciao,
grazie per il tuo commento. mi ritrovo su tutto, sui traumi legati ai regali (in prima elementare ho scambiato un orologio nuovo per una gomma da masticare; e un paio d'anni dopo ho perso - e poi ritrovato - un orologio che mi aveva regalato mia zia per la comunione), sui traslochi internazionali e non (ho smesso di comprare libri e sono passata agli ebook proprio per il peso di movimentare le mie letture), sulla pigrizia.
che fatica.

babalatalpa ha detto...

Beh, sì, un po’ pazza lo sei.
No, non sono così minimalista anche se in casa vengo considerata non tanto minimalista quanto quella strana (qualcuno penserà pure “tirchia”, visto che non capisco il senso dell’ennesima roba inutile regalata a Natale. Almeno, nella follia di questo 2020, non avrò sensi di colpa per i mancati doni natalizi).
Ignoravo l’idea dell’adozione dell’alveare. Fantastica. Anche se almeno il 90% delle persone che conosco mi prenderebbe definitivamente per pazza.

Sei poi riuscita a scovare qualche romanzo sul minimalismo?

azzurropillin ha detto...

ciao,
no, niente romanzi sul minimalismo. e ho deciso che non lo scriverò nemmeno io, per adesso.
buone feste senza regali inutili!