giovedì 1 luglio 2021

l'inventario delle mie stranezze - l'editing


ho un processo di scrittura molto controllato. mi capita raramente di scrivere in preda all'ispirazione, all'estasi creativa, di getto, in uno stato di flow.

l'unica scena dell'inventario che ho scritto in questo modo entusiasmante finiva così: 


Per entrare in classe busso. La campanella è suonata da dieci minuti e il professore di arte non sarà contento di questo mio ritardo. Invece molto gentilmente dice: – Benvenuta signorina Lumi, grazie per degnarci della sua presenza.

– Prego, – rispondo.

E tutta la classe scoppia in una risata rumorosa.

– Non farei la spiritosa, se fossi in lei, – dice.

Mi dirigo in silenzio e a testa bassa verso il mio posto, ma il professore mi ferma con un: – Signorina, è per caso nata in barca?

– N-no... perché?

Lo scroscio di risate è ancora più assordante del primo. La tentazione di coprirmi le orecchie con le mani è fortissima, ma mi limito a stringere i pugni nelle tasche dei jeans.

– Chiuda la porta e vada a sedersi.

Ubbidisco, ma sono confusa: non volevo essere spiritosa, perché si sono messi tutti a ridere? E cosa c’entrava la barca?


ero così entusiasta di questo brano che l'ho persino letto ad alta voce al matematico. che non legge niente di mio a parte la lista della spesa, ma mi sentivo così orgogliosa che ho voluto renderlo parte del mio genio.

quando ho visto le revisioni a questo brano non sapevo se ridere o piangere: accanto a "nata in barca" c'era scritto "il modo di dire non è poi così famoso, forse sarebbe meglio aggiungere una battuta di dialogo o eliminare il riferimento".



il che mi ha insegnato almeno due cose:

  1. l'ispirazione è sopravvalutata
  2. mai fidarsi di quello che si scrive in uno stato di estasi

2 commenti:

Kuku ha detto...

il modo di dire lo conosco ma in effetti potrebbe essere che qualcuno non lo abbia sentito dire. Ma poi il dialogo continua in modo che si riesca a capirne il senso oppure no?

Come mai il matematico non legge niente di tuo? Mi stupisce sempre l'indifferenza, di cui spesso sento raccontare, da parte dei parenti, anche stretti, delle persone che scrivono.

azzurropillin ha detto...

no, il dialogo dava per scontato che il detto fosse conosciuto in tutta italia. per cui l'ho modificato.

agli esordi della nostra relazione, il matematico non solo leggeva, ma dava anche dei pareri articolati, solo che io non sapevo distinguere il giudizio su quello che scrivevo dal giudizio su me stessa, quindi per non essere ferita dalle sue osservazioni le ignoravo e mi mettevo a scrivere storie diverse.
per cui tutto il suo lavoro non serviva a nulla.
quando ha capito che il suo lavoro di lettore non solo era inutile, ma forse persino dannoso per la mia scrittura, ha smesso di leggere.
ma non è disinteresse, è il mio primo fan. ogni volta che firmo un contratto, finisco un libro, arriva una buona recensione, mi porta a festeggiare... solitamente mangiando dolcini a volontà.