lunedì 22 settembre 2008

il romantico, dolcissimo, affascinante mondo dell'editoria

il mondo dell'editoria non è romantico né dolcissimo, è sicuramente affascinante.
catriona potts, facendoci salire al secondo piano ce la mette tutta a spiegare che correggere bozze non è sinonimo di leggere; che non tutto quello che viene scritto deve per forza essere pubblicato, anzi; che non è poi così fantastico e divertente avere a che fare con autori bizzosi, grafici presi dall'estasi creativa, manoscrittari arroganti, traduttori approssimativi.
quello che catriona potts non ha mai raccontato (perché forse da lei, ma più probabilmente per lei, non funziona così) è che spesso chi lavora in editoria ha un lavoro precario, le assunzioni a tempo indeterminato sono dei miraggi, esistono la partita iva e i contratti a progetto, strumenti previsti dalla legge ma usati in modo assolutamente arbitrario.
riporto l'estratto di un articolo comparso sul manifesto del 20 settembre dal titolo "ieri lo sciopero dei precari- assemblea a roma"

Nell'editoria la giungla diventa ancora più fitta. In Lombardia si è formato un coordinamento di precari, vista l'alta concentrazione di case editrici. «In teoria siamo liberi professionisti, in realtà siamo vincolati quanto a orari e ritmi redazionali. Abbiamo dei picchi di produzione, ma anche mesi in cui non si batte un chiodo». La concorrenza è spietata, tra lavoratori che hanno una laurea in tasca. «Nei periodici sono quasi tutti i precari; con il paradosso che al sabato non riescono a lavorare perché un precario non può avere le chiavi della redazione». La voglia esagerata di profitto, insomma, diventa un ostacolo alla stessa produzione. «Siamo completamente ignorati, senza alcun tipo di riconoscimento; tutti pensano che facciamo un lavoro fico. Noi non vogliamo rinunciare al nostro lavoro, ma nemmeno essere sottopagati». Il sogno, qui, diventa «un vero contratto a progetto, con orari e incarichi contrattati. Non come adesso, che facciamo da camera di compensazione per i problemi contingenti del livello "regolare"». Il problema più grosso, comunque, «è negli studi; quattro o cinque persone in un appartamento, nascosti, come cinesi nelle cantine». Ma con la partita Iva, in modo che l'azienda non paga contributi né altro.


qui trovate l'articolo completo

2 commenti:

Willy ha detto...

L'editoria... Un campo in cui mi lancerò non appena ne avrò l'occasione. Mi chiedo soltanto se sarà più un incubo per me o per i poveri editor con cui avrò a che fare.

Per il resto... ormai per i neo laureati scansare la precarietà è più arduo che camminare in un labirinto di spine e uscirne illesi...

Non parlo per esperienza diretta, ho diciassette anni e non ho la presunzione di spacciarmi per un laureato; ma è un fatto che mi giunge all'orecchio e specialmente all'occhio con fin troppa facilità. Specie con alcuni conoscenti, il che è deprimente.

cristina.d ha detto...

www.scioperogenerale2008.org

cerchiamo di esserci tutti, il 17 ottobre in piazza!